sabato 26 giugno 2021

Riapre al pubblico l'Antico Arsenale di Amalfi

Sabato 26 giugno 2021
l’Antico Arsenale di Amalfi riapre al pubblico.
 
Molte le novità promosse dal Comune di Amalfi per valorizzare il monumento simbolo dei fasti dell’Antica Repubblica Marinara, a partire dalla possibilità di ammirare il monumento nella sua originaria veste per la prima volta, anche grazie all’ultimo intervento di riqualificazione promosso da Scabec lo scorso anno. Lo splendido gioiello di architettura medievale sarà inoltre accessibile in maniera gratuita per tutto l’anno in corso.
Per accompagnare la visita sono stati realizzati nuovi materiali informativi, realizzati in doppia lingua, una mappa dedicata ai più piccoli e soprattutto un percorso tematico digitale chiamato “Le pietre narranti”. Il progetto si basa sull’utilizzo di codici QR distribuiti lungo le pareti dell’Arsenale e accessibili da qualsiasi smartphone, e consente di approfondire la conoscenza dell’edificio e della sua storia attraverso testi, foto e audio, in maniera discreta e senza alterare la percezione visiva della struttura. 
Tra le tante attività di rilancio promosse dal Comune e curate dall’Assessore alla Cultura Enza Cobalto, una delle più importanti è il progetto di riallestimento degli spazi dell’Arsenale, che sarà presentato in occasione della riapertura. “Anche in questo caso la soluzione espositiva sarà volutamente minimale e rispettosa dell’edificio – sottolinea l’assessore – prevedendo la sistemazione dei principali reperti del Museo della Bussola e del Ducato marinaro in nuove teche eleganti e funzionali.
Tra le novità più attese vi è certamente la prossima ricollocazione in Arsenale del Galeone in legno della Regata Storica, restaurato e riportato ai colori originari, che potrà essere finalmente ammirato nel suo contesto più adatto. La presenza del galeone si affiancherà a quella del nuovo plastico tridimensionale della Città di Amalfi nel XIII secolo, curato e realizzato dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, anche questa una novità assoluta. “Il plastico non è solo un eccezionale strumento di conoscenza della storia della città – continua l’Assessore Enza Cobalto – ma è un piccolo gioiello di design che ha impegnato anni di studio, lavoro e ricerca da parte del Centro di Cultura e Storia Amalfitana. A loro va la riconoscenza di tutta l’Amministrazione Comunale anche per l’instancabile attività grazie alla quale l’Arsenale ha raggiunto negli anni l’attenzione che merita, e che oggi consente di conoscerlo e ammirarlo per il suo eccezionale valore storico e culturale”.
Le novità con le quali l’antico cantiere navale della Repubblica di Amalfi riapre al pubblico non sono finite.
L’Estate 2021 comincia quindi con un significativo impegno per il rilancio culturale della città di Amalfi a partire da uno dei propri luoghi-simbolo. L’impegno congiunto dell’Amministrazione Comunale, degli operatori culturali e delle imprese che hanno collaborato alla sua riapertura è un indubbio segnale di ripartenza e soprattutto di fiducia per il futuro, che poggia anche sulle solide e millenarie mura dell’Arsenale.

martedì 22 giugno 2021

"Siena all'alba del Rinascimento" al Museo Puškin di Mosca


Nell’ambito dell’anno trasversale Italia-Russia dedicato alla collaborazione dei musei italiani e russi, la  Direzione regionale musei della Toscana e il Museo Puškin di Mosca, inaugura venerdì 25 giugno 2021 la mostra "Siena all'alba del Rinascimento. Pittura dalle collezioni della Pinacoteca nazionale di Siena, dall'Archivio di Stato di Siena, da altri musei della Toscana e dal Museo Puškin", curata da Vittoria Markova e Elena Rossoni, in programma fino a domenica 3 ottobre 2021.
L’esposizione costituisce un’occasione particolarmente importante per valorizzare la pittura di ambito senese, a partire dalle sue origini duecentesche scaturite dal dialogo con l’arte bizantina, passando dalla sua gloriosa fioritura gotica coi grandi maestri del Trecento, sino alla sua originale evoluzione nel Quattrocento, sviluppatasi in rapporto e a confronto con le novità del Rinascimento, soprattutto di ambito fiorentino.
La Pinacoteca nazionale di Siena, da cui provengono la maggior parte delle opere italiane esposte, fra le quali la Madonna con Bambino di Simone Martini, la Crocifissione con dolenti e San Francesco d’Assisi di Ugolino di Nerio, il Cristo benedicente di Benedetto di Bindo o ancora la Madonna dell’Umiltà di Giovanni di Paolo, è il museo di elezione per percorrere, attraverso i suoi capolavori, l’età d’oro della pittura senese. Il museo infatti conserva un patrimonio fondamentale di pittura che, posto in relazione con le altre numerose testimonianze artistiche nella città e nel territorio, definisce al meglio la ricchezza di Siena, uno prezioso scrigno d’arte il cui centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
Alle opere della Pinacoteca di Siena si aggiungono alcuni altri importanti dipinti provenienti dal Museo Nazionale di San Matteo di Pisa e dal Museo Nazionale d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo, che fanno parte anch’essi della Direzione regionale musei della Toscana. Notevole è anche il nucleo delle biccherne provenienti dall’Archivio di Stato di Siena.
Il confronto diretto fra i dipinti riuniti per la mostra costituisce un’occasione importante sia per far conoscere ai visitatori russi questo particolare capitolo della pittura italiana, sia per arricchire le rispettive conoscenze dei nostri musei e collezioni.
La mostra offre la possibilità di esaminare da vicino generi e tipologie diverse, come ad esempio le biccherne, di spiccato valore civile, ma anche i dipinti destinati alla devozione pubblica e privata, in forma di dittici o trittici di estrema raffinatezza; sino ad arrivare a parti di polittici destinati agli altari, purtroppo spesso smembrati per le vicende della storia. Ognuna di queste opere, che dialogano con i grandi cicli di affreschi ancora presenti nelle chiese senesi e toscane in generale, rappresenta un tassello di un mondo artistico e sociale complesso e articolato che, attraverso l’analisi storico-critica, possiamo ricomporre nella sua bellezza e nella sua varietà.

mercoledì 16 giugno 2021

Incanto tardogotico. Il trittico ricomposto del Maestro della Madonna Straus

Dal 15 giugno al 7 novembre 2021, grazie alla preziosa collaborazione dei Musei Vaticani, sarà riunito e visibile per la prima volta il trittico composto dalla Madonna in trono con il Bambino e gli angeli, attualmente custodito nel Museo Diocesano di Spoleto, e dagli scomparti laterali con le raffigurazioni di Santa Paola Romana e Santa Eustochio che, scampati alla furia del terremoto del 1703, entrarono nel mercato dei collezionisti e sono documentati in Vaticano a partire dal 1867.
La mostra, dal titolo “Incanto tardogotico. Il trittico ricomposto del Maestro della Madonna Straus” è curata da Adele Breda, Curatore del Reparto per l’Arte Bizantino-medievale dei Musei Vaticani, da Stefania Nardicchi, Conservatore del Museo Diocesano di Spoleto, e da Anna Pizzamano, Dottoranda in “Storia e Beni Culturali della Chiesa” presso la Pontificia Università Gregoriana. Il catalogo della mostra, a cura di Adele Breda e Anna Pizzamano, è edito da Quattroemme, Perugia.
In occasione del recente restauro dei due scomparti laterali conservati all’interno della Collezione Vaticana, riportanti la ricercata iconografia di due sante poco note, Paola Romana ed Eustochio, madre e figlia che vissero all’epoca di San Girolamo (fine IV secolo), se ne è approfondito lo studio e si è cercato di trovare lo scomparto centrale perduto. Le ricerche hanno individuato al Museo Diocesano di Spoleto una tavola frammentata, dove è rappresentata una Madonna in trono col Bambino tra due angeli reggicortina. Il dipinto, seppur mutilo della parte inferiore, appare stilisticamente affine ed è stato riconosciuto come parte centrale del trittico. L’opera ornava in origine l’altare della chiesa di Santa Maria presso il castello di Abeto di Preci, da cui l’appellativo di “Maria Santissima di Piè di Castello”. 
Al fine di comparare i tre elementi del trittico, si sono rese necessarie accurate indagini scientifiche: per questo motivo, la Madonna di Spoleto è stata trasferita al Gabinetto di Ricerche Scientifiche applicate ai Beni Culturali dei Musei Vaticani, dove i diversi componenti sono stati esaminati a fondo: l’essenza lignea, i pigmenti, le incisioni e i punzoni ne hanno confermato la piena compatibilità. Il Reparto per l’Arte Bizantino-medievale ha proseguito le ricerche storico-artistiche ed è arrivato all’ipotesi ricostruttiva che viene qui presentata.
Con l’intento di approfondire lo studio di un pittore di elevatissima qualità non abbastanza noto, è stata selezionata anche un’opera più tarda del medesimo maestro da mettere a confronto, la Madonna in trono col Bambino tra due angeli, oggi custodita presso il Museo di Arte Sacra e Religiosità Popolare “Beato Angelico” di Vicchio del Mugello. 
Sono diversi i motivi che hanno condotto a questa scelta. Si tratta, infatti, di polittici realizzati da una delle botteghe fiorentine più raffinate e ricercate del tempo, destinati all’arredo liturgico di cappelle e pievi delle zone rurali di Umbria e Toscana (successivamente smembrati, riconfigurati in parte come opere autonome e in parte dispersi). La sopravvivenza della sola tavola con la Madonna, sia nel caso di Abeto di Preci che in quello di Vicchio, attesta, altresì, una devozione mai interrotta e un legame affettivo e plurisecolare con il territorio, che ha resistito anche alla dispersione degli scomparti laterali. Grazie a questo accostamento è anche possibile intuire le dimensioni originarie della Madonna di Spoleto, gravemente danneggiata nel terremoto del 1703.
Due momenti del percorso stilistico del Maestro della Madonna Straus, attivo a Firenze tra il 1385 e il 1415, un pittore che, da un iniziale neogiottismo, lentamente si apre al nuovo stile internazionale, accogliendo in parte i modi di Lorenzo Monaco e di Gherardo Starnina, ma mantenendo sempre una sua originale arcaicità.