sabato 30 marzo 2024

L'Enigma del Maestro di San Francesco

Galleria Nazionale dell’Umbria ospita dal 10 marzo fino al 9 giugno 2024, un’altra prestigiosa iniziativa che farà scoprire al grande pubblico, la figura del Maestro di San Francesco, uno degli artisti più importanti del Duecento, dopo Giunta Pisano e prima di Cimabue.

L’esposizione, curata da Andrea De Marchi, Veruska Picchiarelli, Emanuele Zappasodi, che rientra nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario dall’impressione delle stigmate a san Francesco, presenta, per la prima volta riuniti, sessanta capolavori provenienti anche dalle più prestigiose istituzioni museali al mondo, dal Louvre di Parigi alla National Gallery di Londra, dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery di Washington.
Dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, che conserva il principale nucleo delle opere su tavola del Maestro di San Francesco, il percorso si estende idealmente al ciclo con Storie del Cristo e storie di san Francesco eseguito dal pittore nella chiesa inferiore della Basilica di Assisi, anche in virtù dell’accordo di valorizzazione che lega il Sacro Convento al museo perugino.
Il Duecento fu un secolo di grandiosi sommovimenti, sociali, economici e culturali. L’Umbria fu la regione che meglio seppe assorbire e rielaborare la rivoluzione religiosa e culturale provocata dalla nascita degli ordini mendicanti. L’Umbria e Assisi, dove furono create alcune delle opere pittoriche più singolari dell’epoca, divennero il nuovo fulcro europeo nel sistema delle arti, nel quale emerse la misteriosa figura del Maestro di San Francesco, cui gli studiosi non sono ancora riusciti a dare un nome, così chiamato dalla tavola con l’effigie del Santo dipinta su un’asse dove, secondo la tradizione, Francesco spirò, conservata all’interno del Museo della Porziuncola presso il Santuario di Santa Maria degli Angeli (Assisi) ed eccezionalmente esposta nella mostra perugina.
Ed è proprio a lui che i frati minori si rivolsero, dapprima per lavorare alle vetrate della chiesa superiore della Basilica, a fianco di maestri tedeschi e francesi, quindi per decorare l’intera chiesa inferiore. Tra mille fregi diversi, emuli dell’oreficeria e degli smalti, il Maestro aveva incastonato nella navata ad aula unica il primo ciclo delle storie di Francesco, narrate in parallelo con quelle di Cristo, secondo le indicazioni di Bonaventura da Bagnoregio, allora generale dell’Ordine: il Santo per la prima volta veniva identificato come Alter Christus, come uomo simile a Cristo anche nel corpo, grazie al dono delle stigmate.
Grazie a rilievi acquisiti con laserscanner 3D in occasione della mostra, all’interno del percorso sarà allestita una sala immersiva che ricostruirà, attraverso l’uso di nuove tecnologie, le pitture murali realizzate dal Maestro nella basilica inferiore di Assisi, in parte compromesse dagli interventi avvenuti alla fine del XIII secolo, in particolare dopo l’arrivo di Giotto.
L’esposizione avrà come cardine la Croce datata 1272, proveniente dalla chiesa perugina di San Francesco al Prato, uno dei pezzi in assoluto più importanti della Galleria, attorno cui ruoteranno gran parte delle opere del pittore, che tornano in Umbria da vari musei del mondo. In una vetrina climatizzata verrà collocata la sezione superstite del dossale opistografo (dipinto su entrambi i lati) che sull’altare maggiore di San Francesco al Prato integrava visivamente la grande Croce e di cui la GNU conserva il maggior numero di frammenti.
Si cercherà inoltre di offrire una documentazione articolata e per quanto possibile sistematica dell’intera produzione pittorica in Umbria negli anni di attività del Maestro di San Francesco, dalla metà del secolo all’avvio del cantiere pittorico della chiesa superiore della Basilica di Assisi con papa Niccolò IV. Punto di partenza emblematico sarà comunque l’opera umbra di Giunta Pisano, rivalutando con una data più alta, verso il 1230, il dossale con San Francesco e quattro miracoli post mortem del Museo del Tesoro della Basilica papale di San Francesco in Assisi, uno dei capolavori del secolo, a confronto con l’altra versione della Pinacoteca Vaticana e con la Croce firmata della Porziuncola. Non meno rilevante la possibilità di apprezzare le opere del probabile Gilio di Pietro da Pisa, attivo alla metà del secolo, a Siena e Orte.
A lato del Maestro di San Francesco verranno ricostruite le figure di comprimari come il Maestro delle Croci francescane e il Maestro della Santa Chiara, grazie all’eccezionale presenza, per quest’ultimo, della pala agiografica proveniente dalla Basilica della santa, datata 1283, e della monumentale croce dipinta del Museo Civico Rocca Flea di Gualdo Tadino. La produzione del Maestro del Trittico Marzolini, che mostra singolari affinità con la miniatura armena, sarà una testimonianza eloquente della straordinaria polifonia di opere e artisti dell’Umbria del secondo Duecento, cresciuta all’ombra del cantiere internazionale di Assisi.
La regione è infatti un osservatorio privilegiato per comprendere la natura degli scambi fittissimi che in quegli anni solcarono le rotte del Mediterraneo, fra la Terra Santa e l’Italia centrale, culla del francescanesimo e di rivolgimenti artistici epocali che non sarebbero immaginabili senza il clima che si era creato nella Basilica di San Francesco.
La mostra è frutto della collaborazione fra la Galleria Nazionale dell’Umbria, il Ministero della Cultura, la Basilica papale e Sacro Convento di San Francesco in Assisi e la Provincia Serafica “San Francesco d’Assisi” dei Frati Minori dell’Umbria, con il supporto della Fondazione Perugia e in sinergia con la Regione Umbria.

venerdì 22 marzo 2024

“Il castello che non c’è” mostra virtuale medievale della storia di Schio


Ricostruire una fortezza medievale grande quasi come un campo da calcio, nel centro della città. Con pietre e mattoni, camminamenti e spalti, porte fortificate e accessi vigilate da masnade armate. A partire dal 6 aprile con l’inaugurazione della mostra “Il castello che non c’è” verrà riportata in “vita” la fortezza che dominava Schio e tutto l’Alto Vicentino fino a sei secoli fa. Una fortezza che oggi esiste solo in libri, nei dipinti cinquecenteschi di Francesco Verla e in alcuni residui nella collina: la torre campanaria e la chiesa di Santa Maria della Neve sono infatti ricostruzioni barocche.

Fino al 31 ottobre 2024 al Lanificio Conte sarà possibile rivedere il Castello di Schio, sede dei nobili Maltraversi, grazie alla realtà virtuale. Il progetto nasce dall’idea di un team di studiosi e appassionati di storia locale e nuove tecnologie, tra cui la start-up scledense Setpointstudio srl, con la collaborazione dell’Ufficio Cultura del Comune. Tutto è partito da un’indagine storicoarcheologica, che prende le mosse da un rinnovato esame di rilievi cartografici eseguiti all’inizio del 1900 e di altra documentazione di epoche varie custodita sia in archivi pubblici che privati, come il fondo Guido Cibin (reso disponibile agli studiosi dalla famiglia Gori).
Da quanto emerso da questa analisi, e utilizzando la realtà virtuale, è nato un percorso interattivo e spettacolare non solo per far scoprire ai visitatori la fortezza, ma anche tutto ciò che era Schio nel Medioevo: un borgo ai confini con l’impero tedesco e i domini veneziani, in lotta con le realtà contermini per far emergere la propria autonomia, ma anche possedimento centrale di una famiglia aristocratica che per secoli dominò le campagne vicentine.
La mostra sarà aperta al pubblico ogni sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19. Il costo del biglietto Live show 7€ intero, 4€ ridotto, gratis fino ai 6 anni. Il prezzo del biglietto Realtà Virtuale 3€. Il costo della visita guidata sul territorio accompagnati da Cooperativa Trama 3€. Maggiori informazioni: www.ilcastellochenonce.it .