sabato 3 dicembre 2016

Arnolfo di Cambio e Tino di Camaino al Museo dell'Opera del Duomo

Arnolfo di Cambio, Apostolo
Mercoledì 7 dicembre 2016 prendono posto nel nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Firenze tre capolavori di scultura medievale create per la Cattedrale fiorentina e successivamente disperse: un Apostolo di mano di Arnolfo di Cambio, originariamente parte del gruppo della Dormitio Virginis nel timpano della porta meridionale della facciata da lui iniziata tra la fine del XIII e i primi anni del XIV secolo, e due angeli di Tino di Camaino, componenti di un monumento funebre realizzato nell’ancora erigenda chiesa negli anni 1320. Acquistate dall’Opera di Santa Maria del Fiore nel 2015, i tre pezzi sono altorilievi.
L’Apostolo di Arnolfo raffigura uno degli apostoli che, secondo la tradizione, sarebbero stati convocati al letto di morte della Vergine; di intenso pathos, è tra le massime espressioni del nuovo interesse umano mutuato del periodo, sviluppato anche nella coeva pittura di Giotto.
La figura marmorea, rimossa dalla facciata del Duomo nel 1587, quando per volontà del Granduca Francesco I l’incompiuta facciata medievale venne smantellata, e passata dai depositi dell’Opera alla collezione dei marchesi Torrigiani nell’Ottocento, verrà ora reintegrata nel gruppo della Dormitio nella ricostruzione della facciata medievale del nuovo Museo dell’Opera. Quasi tutti gli altri elementi del gruppo esposto al museo sono copie, essendo stati alienati in epoca indeterminata gli originali, e così il ritorno dell’Apostolo è particolarmente significativo.
Le altre due sculture acquistate dall’Opera sono un paio di angeli reggidrappo provenienti dal monumento sepolcrale del vescovo Antonio d’Orso, realizzato intorno al 1321 per la controfacciata del Duomo di Firenze dal maestro senese Tino di Camaino. Questi rilievi di forma triangolare decoravano la cimasa del perduto tabernacolo architettonico del monumento, dove le loro forme triangolari s'inserivano simmetricamente nel frontone. Inginocchiati e guardando adoranti verso l’alto, i due angeli hanno in mano i lembi di un drappo (ora perso), che, steso sopra l’effigie seduto del vescovo, alludeva alla Elevatio animae del prelato: l’innalzamento verso Dio della sua anima dopo morto. Spostato più volte all’interno del Duomo, il monumento, senza il suo tabernacolo architettonico, fu riportato alla posizione originale sulla controfacciata, a sinistra di chi varca la soglia della porta mediana, solo nel primo Novecento. Nella ricostruzione parziale della tomba in cattedrale manca, però, il supporto originale di questi angeli, che verranno perciò esposti nella «Sala delle navate» del Museo, che raccoglie vari cimeli un tempo all’interno della cattedrale.

venerdì 2 dicembre 2016

“Francesco e la Croce dipinta”, in mostra a Perugia

Fino al 29 gennaio 2017 alla Sala Podiani della Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia è possibile ammirare una preziosa mostra di pittura medievale. L’esposizione Francesco e la Croce dipinta, curata da Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, col patrocinio della Basilica Papale e Sacro Convento di S. Francesco in Assisi e della Regione Umbria, offre alla vista del visitatore 9 capolavori, tutte croci dipinte fra gli anni settanta del Duecento fino al primo ventennio del secolo successivo.
Mostra molto preziosa, non solo per gli ori e le gemme di cui brillano queste pale, ma anche per il valore delle singole opere, il cui accostamento crea una panoramica significativa dell’evoluzione artistica e religiosa sul tema della Crocifissione. Dalle grandi croci sospese d’altar maggiore, alle più piccole croci da devozione privata, il motivo iconografico del Cristo in Croce si sviluppa e modifica sino a legarsi alla figura del santo di Assisi, San Francesco.
Rintracciando la figura di Francesco ai piedi della Croce, si delinea l’evoluzione dal Christus Patiens (il Cristo morto, col capo reclinato sulla spalla e gli occhi chiusi) dal modello di Giunta Pisano e Cimabue a quello giottesco, dove il corpo acquista peso e drammaticità.
Tra le opere esposte, la Croce di S. Francesco al Prato dipinta nel 1272 dal Maestro di San Francesco, conservata alla Galleria Nazionale dell’Umbria e la tavola inedita proveniente dal Monastero di S. Paolo a Orvieto recentemente liberata dai pesanti rimaneggiamenti effettuati nei secoli successivi e riportata al suo antico splendore. L’esposizione si chiude con il crocifisso del Maestro della Croce di Trevi (1315-1320) dove Francesco è raffigurato molto più grande che nelle croci duecentesche, appoggiato alla collina del Golgota.
Biglietti (mostra + Galleria)
intero 8€, ridotto 4€
Orari di apertura
dal martedì alla domenica 8.30-19.30 (ultimo ingresso 18.30)
lunedì chiuso (tranne lunedì 31 ottobre, aperto 12-19.30)

mercoledì 23 novembre 2016

"Giovanni dal Ponte (1385 - 1437). Protagonista dell'umanesimo tardo gotico fiorentino"

"Giovanni dal Ponte (1385 - 1437). Protagonista dell'umanesimo tardo gotico fiorentino" è il titolo della mostra dedicata all'affermato rappresentante dell'arte toscana del primo '400 che da martedì 22 novembre 2016 a venerdì 17 marzo 2017 verrà allestita negli spazi della Galleria dell'Accademia a Firenze.
Circa 50 opere, molte delle quali provenienti dai maggiori musei italiani e del mondo (fra cui l''Incoronazione della Vergine', meraviglioso trittico appena restaurato, e l'imponente pala dell''Annunciazione e quattro santi') testimoniano e fanno riscoprire le meraviglie del tardo-gotico fiorentino.
La mostra, che è stata curata da Angelo Tartuferi e Lorenzo Sbaraglio, ha lo scopo sia di colmare una carenza di studi e conoscenza dell'artista sia di favorirne una classificazione critica più adeguata. Infatti è ormai accertato che il dal Ponte occupò un ruolo non marginale negli sviluppi della pittura fiorentina del primo Rinascimento, soprattutto per la creazione di un linguaggio individuale ed estroso, aggiornato sull'attività dei maestri attivi a Firenze in quell'epoca, da Gherardo Starnina a Lorenzo Monaco e Lorenzo Ghiberti fino a Masaccio, Masolino e Beato Angelico.
La mostra è aperta dal martedì alla domenica con orario 8,15-18,50.

martedì 22 novembre 2016

Il mondo urbano della Sassari medievale

Poca carne, molta frutta e altrettanta verdura provenienti dalle campagne che si estendevano a perdita d’occhio oltre le porte della città murata. La dieta dei sassaresi al tempo della Repubblica era caratterizzata soprattutto dai prodotti della terra, alimentata da un sistema di corsi d’acqua che scorrevano abbondanti attorno al borgo medievale.
Non è che uno spaccato di vita sociale ricostruito da Paolo Cau e Daniela Rovina nella sala al piano terra dell’Archivio storico comunale, in una bella mostra intitolata “Il mondo urbano della Sassari medievale” che  resterà aperta sino a venerdì 30 dicembre 2016. presenti il sindaco Nicola Sanna, l’assessora alla Cultura Raffaella Sau e la soprintendente Maura Picciau.
Buona parte dei reperti esposti, che affiancano le vetrine con gli originali degli Statuti sassaresi, provengono da scavi archeologici realizzati negli ultimi anni all'interno della città vecchia. Si tratta di ceramiche, utensili, brocche e caraffe che venivano utilizzate per imbandire la tavola e che accompagnavano i rituali della consumazione del pasto. Oggetti preziosi ritrovati in fondo ad alcuni pozzi scoperti durante i lavori effettuati qualche anno fa. «Pozzi e cisterne - ha spiegato l'archeologa Daniela Rovina - che facevano parte del sistema di approvvigionamento idrico della Sassari medievale e che una volta esaurita la funzione d'uso venivano utilizzati come deposito di rifiuti».
Con ogni probabilità erano pozzi comunitari, profondi anche 14 metri, che venivano scavati, a canna circolare, all'interno di corti proprio per consentirne l'uso collettivo. La città medievale era disseminata di pozzi e cisterne, notizia confermata anche da Enrico Costa che nel “Sassari” fa riferimento costante a queste raccolte d'acqua realizzate all'interno della cinta muraria. Nell’area di fronte alle Monache cappuccine era riemersa addirittura un'intera porzione del vecchio quartiere medievale, una strada, i resti di un'abitazione con tanto di focolare databile al periodo fra la fine Trecento e i primi del Quattrocento. Altre cisterne sono state intercettate in via Turritana, in via Satta e nell'area attorno al Duomo di San Nicola. Sul fondo di questi pozzi, poi rifunzionalizzati, sono stati ritrovati resti di cibo, frutta secca, noccioli, piatti e posate che hanno consentito di far luce sulle abitudini alimentari di Sassari al tempo degli Statuti. Non solo, gli archeologi hanno avuto conferma del fatto che Sassari in quel periodo aveva rapporti commerciali con la Toscana e la Liguria, ma anche con la Spagna. Paolo Cau, direttore dell'Archivio storico, ha rievocato il fervore dell'antica Platha de cothinas, l'attuale corso Vittorio Emanuele, che si estendeva in longitudine, dall'area di piazza Castello fino a Porta Sant'Antonio.
Luogo di passeggio e di acquisti dove i mercanti esponevano merci e prodotti perché la vendita - come imponevano gli Statuti - doveva avvenire all'aperto e in presenza del pubblico per prevenire eventuali truffe o imbrogli a danno degli acquirenti.

mercoledì 9 novembre 2016

"Favole antiche: da Melusina a Pentamerone" mostra a Firenze

Mostra "Favole antiche: da Melusina a Pentamerone"
Giovedì 10 novembre 2016, alle ore 17:30 in via San Gallo 25/R a Firenze, Libri Liberi Officine SanGallery inaugura la mostra "Favole antiche: da Melusina a Pentamerone" di Elettra Casini.
Dalla passione dell'artista per il mito di Melusina e il libro di Gian Battista Basile "Lo cunto de li cunti" o "Pentamerone", Elettra Casini ha realizzato una serie di tavole facilmente fruibili ed interpretabili al fine di avvicinare, promuove o semplicemente far conoscere racconti poco conosciuti ad un pubblico quanto più vasto possibile. Nello specifico, gran parte dei lavori dell'artista traggono ispirazione dall'antica favola medievale di Melusina e il Pentamerone.
Melusina, favola che affonda le proprie radici addirittura nella figura mitologica di Lilith, la prima Eva, quella nata autonomamente e non dalla costola di Adamo, essere poco incline a sottomissione e alla volontà dell'uomo, figura eliminata nell'attuale Genesi. Nata quindi con molta probabilità nel periodo Cananeo se non Babilonese, come buona parte della Genesi, per poi trasformarsi nei secoli nella fata acquatica o demone, a seconda delle interpretazioni, che stipula una sorta di contratto con l'uomo.
Il Pentamerone è invece la prima raccolta italiana di favole destinate ai bambini. Colpiscono i colori vivaci, gli scenari fantastici, la ricchezza nel linguaggio e la creatività narrativa delle situazioni. Spesso i personaggi, come nella mitologia greca interagiscono con animali, piante e altri oggetti.
Melusina alla fontana
Le tavole cercano di restituire i colori, l'aspetto surreale, quasi onirico di personaggi e situazioni riprodotti in gesti eloquenti e momenti salienti della narrazione. Tutte le opere di Elettra Casini sono realizzate con l'ausilio di tecniche artistiche miste: dall'acrilico all'acquerello, dal collage alla grafite, dai gessetti alla china passando per il carboncino. Non mancano applicazioni a rilievo e glitter per dare vita e maggior corposità alle scene e personaggi riprodotti.
Elettra Casini è nata e vive a Firenze. Dopo gli studi artistici apre in San Frediano, nel cuore della vecchia Firenze, una bottega in cui crea, realizza e vende opere in ceramica. Nel suo laboratorio artistico di via Pisana si dedica per oltre vent’anni alla realizzazione di quadri in tecnica mista e alla decorazione di maioliche artistiche tradizionali, che traggono ispirazione all’arte gotica e romanica.
La mostra organizzata dall'Associazione Culturale Vittorio Rossi - Libri Liberi sarà visitabile, con ingresso libero e gratuito, fino al 27 novembre 2016.


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martedì 8 novembre 2016

Dopo un anno di restauri torna a splendere la “Mesopanditissa”

Torna a splendere l’icona della Madonna della Salute o altrimenti denominata la “Mesopanditissa”, il dipinto su legno di epoca medievale finalmente ricollocato sull’altare della Basilica della Salute a Venezia.
Dopo lo svelamento dell’icona, il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia si è rivolto ai fedeli riuniti nella rotonda minore della Basilica della Salute, definendo il soggetto del prezioso dipinto la "Madonna dei veneziani".
L’immagine della Madonna della Salute è stata restituita alla città di Venezia (e all'Italia) in forma smagliante dopo il restauro. Un intervento che si era reso della massima urgenza a causa di piccola, ma significative "cadute di colore" sulla parte lignea.
L’intervento, durato circa un anno, si è incentrato sulle indagini diagnostiche alla tavola pittorica risalente all’epoca medioevale (XII-XIII secolo), finanziate da Save Venice Inc. A questo è seguito il restauro alla “riza” argentea (in russo significa veste) formata da 29 piccole lamine più l’aureola che è stato reso possibile grazie al Comitato Italiano per Venezia attraverso il contributo della Maison Piaget.
«Questa è la casa dei veneziani quando sono in difficoltà», ha dichiarato il Patriarca di Venezia che ha ricordato l’imminente festa. «È festa», ha ribadito Moraglia, «anche nella cura degli oggetti che vanno oltre la materialità. Una persona, una società che perde senso per il simbolo diventa una persona, una società esclusivamente funzionale, ciò vuol dire guadagno efficiente ma mancanza di umanità. Guardiamo la nostra icona perché la fede e il bello vanno sempre insieme. Da sempre la fede genera il bello».
Il rettore del Seminario patriarcale don Fabrizio Favaro ha dichiarato che la “Mesopanditissa” ricollocata sull’altare maggiore mette gioia nel cuore ai residenti, ai pellegrini e ai turisti che potranno nuovamente ammirarla, contemplarla, invocarla.

lunedì 7 novembre 2016

“La Madonna della Misericordia” di Piero della Francesca esposta a Palazzo Marino

Anche quest’anno il Comune di Milano rinnova il tradizionale appuntamento natalizio con la grande arte a Palazzo Marino: da martedì 6 dicembre 2016 a domenica 8 gennaio 2017, in Sala Alessi, si potrà ammirare uno dei massimi capolavori del Rinascimento, la Madonna della Misericordia di Piero della Francesca, pala centrale dell’omonimo Polittico conservato al Museo Civico di Sansepolcro, città natale del Maestro toscano. 
Molte sono le ragioni che rendono questo appuntamento denso di significati. 
Innanzitutto il valore assoluto dell’opera che è uno dei capisaldi del Rinascimento italiano oltre ad essere la prima opera documentata di Piero della Francesca. Si tratta in effetti dello scomparto centrale del polittico della Misericordia, realizzato da Piero per la Confraternita della Misericordia di Sansepolcro tra il 1445 e il 1472. Una recente e impegnativa campagna di restauro ha riportato il polittico, oggi ricostruito nel Museo Civico di Sansepolcro nel suo assetto originario, prima che venisse smembrato nel XVII secolo. 
Inoltre, la Madonna della Misericordia - nella classica rappresentazione della Vergine Maria che apre il mantello per dare riparo ai fedeli secondo la tradizione medievale della ‘protezione del mantello’ -  corona anche a livello iconografico la conclusione dell’Anno dedicato al Giubileo della Misericordia.
Allo stesso tempo l’opera è emblematica della modernità della ricerca artistica che, per lo studio della prospettiva e della Divina proporzione, fa di Piero della Francesca un “gigante” del Rinascimento italiano.
La scelta del Comune si è orientata anche per quest’anno su un grande capolavoro proveniente da una piccola città, da quell’Italia cosiddetta minore che è scrigno di tesori straordinari e mai abbastanza conosciuti. Proveniva infatti da Fermo l’Adorazione dei Pastori di Rubens, protagonista dell’esposizione delle scorse festività natalizie, mentre l’opera di quest’anno arriva da Sansepolcro, la città che ha dato i natali a Piero della Francesca e a Luca Pacioli, di cui il prossimo anno ricorreranno i 500 anni della morte.
Durante il periodo dell’esposizione della Madonna della Misericordia milanesi e turisti avranno inoltre l’opportunità di ammirare, a poche centinaia di metri da Palazzo Marino, altro capolavoro di Piero della Francesca: la celeberrima Sacra Conversazione, esposta nella Pinacoteca di Brera. Si tratta delle due testimonianze fondamentali ed estreme della rivoluzionaria e modernissima ricerca artistica del Maestro, fondata sulla costruzione geometrica e prospettica dello spazio.
Il percorso ideale legato a Piero della Francesca prosegue fino al Museo Poldi Pezzoli, in via Manzoni, che conserva una delle quattro tavole dello splendido Polittico Agostiniano realizzato dall’artista a Sansepolcro tra il 1454 ed il 1469: quella che raffigura San Nicola da Tolentino.
Curata da Andrea Di Lorenzo, la mostra di Piero a Palazzo Marino è promossa dal Comune di Milano, con il coordinamento di Palazzo Reale, in collaborazione con la Città di Sansepolcro, grazie al supporto di Intesa Sanpaolo e della propria sede museale milanese le Gallerie d’Italia e con il sostegno di Rinascente e l’organizzazione di Civita; sarà corredata da un catalogo scientifico a carattere divulgativo e da un allestimento che valorizzerà il significato profondo ed emblematico della Madonna della Misericordia.