mercoledì 29 luglio 2015

"L'eredità di Bisanzio" in mostra a Bellagio (CO)

Apre al pubblico sabato 8 agosto 2015 a Bellagio (CO), nella medioevale cornice de la Torre delle Arti, “L’Eredità di Bisanzio”, la più vasta esposizione, in termini di provenienza geografica e varietà stilistica, di icone bizantine e post-bizantine dell’ecumene cristiana che conta 100 opere, datate dalla metà del XIV agli inizi del XX sec., di molteplici provenienze diverse (Italia, Grecia - Creta, Corfù, Isole Ionie -, Balcani, Bulgaria, Serbia, Romania - Valacchia, Transilvania, Moldavia -, Polonia, Ucraina, Bielorussia, Russia, Siria e Palestina), in mostra fino a domenica 23 agosto 2015.
Annunciata, in occasione della mostra, anche la straordinaria scoperta di una rarissima icona firmata da Doménikos Theotokópoulos, meglio conosciuto come El Greco, raffigurante San Demetrio, la più integra delle uniche tre icone, sinora conosciute, di questo straordinario artista, genio del ‘500. L’opera, proposta da una piccola società d’asta francese come post-bizantina, si è rivelata autografa di El Greco grazie ad approfondite indagini diagnostiche, commissionate dal fortunato collezionista tedesco a Mariella Lobefaro, che ha ideato e curato questa originale mostra coinvolgendo il prof. Puppi, considerato il più grande conoscitore del periodo italiano del El Greco, nelle sue ricerche che completano quelle storico-artistiche svolte fin da 1963 dallo studioso sull’arte veneto-cretese. Il prof. Puppi introdurrà a Bellagio questa importante icona, firmata dal Theotokópoulos, che sarà poi presentata nella mostra di Treviso, El Greco in Italia, Metamorfosi di un Genio, in programma a Casa dei Carraresi dal 24 ottobre al 10 aprile prossimi, il più importante evento europeo sulla giovinezza de El Greco.
L’icona rimarrà, eccezionalmente esposta il weekend dell’8 agosto, ma anche in seguito a disposizione di ogni storico dell’arte accreditato per essere visionata*.
L’evento unico e straordinario, a entrata gratuita, è un progetto promosso dal Comune di Bellagio e dall’Associazione Torre delle Arti di Bellagio che si pone come obiettivo la promozione della conoscenza delle icone cristiane, contestualizzandole storicamente e geograficamente e ampliando, quindi, il ventaglio dei paesi di provenienza, i periodi storici di appartenenza e la meravigliosa varietà di tecniche e stilemi che le contraddistingue.
La mostra è il frutto di oltre 30 anni di studi e ricerche da parte della Curatrice della mostra, Mariella Lobefaro, restauratrice e una delle massime esperte di icone antiche in Italia, a cui va il merito di essere riuscita a riunire in uno stesso luogo un numero incredibile di opere d’arte, grazie ai rapporti privilegiati instaurati con collezionisti europei nel corso degli anni.
Un’occasione irripetibile che porterà il visitatore, in un viaggio spazio temporale, attraverso la scoperta dell’affascinante mondo delle icone, spiegando come Bisanzio, capitale dell’Impero Romano d’Oriente, sia di fatto la “culla” dell’iconografia canonica stabilita nel VII Concilio Ecumenico quando la Chiesa era indivisa, e come il Sacco di Costantinopoli (nome assunto da Bisanzio nel 330 d.C. sotto il dominio dell’imperatore Costantino), il saccheggio della Capitale Bizantina da parte dei Crociati nel 1204, abbia portato non solo alla “diaspora” delle più importanti opere d’arte, ma anche alla successiva fusione della nascente arte figurativa medioevale con lo stile bizantino, preludio dell’arrivo del gotico in Europa.
Andrea Ritzos, Madre di Dio Odighitria, Seconda metà del XV sec

A simbolo di questa tesi, l’opera n.0 della mostra è la “Vergine della Tenerezza”, una rara scultura della seconda metà del XIII secolo, proveniente dall’Ile de France, raffigurante una Madonna che abbraccia teneramente il Bambino Gesù in una postura inedita per l’allora tradizione stilistica romanica, guancia a guancia, ma tipica della tradizione bizantina. Grazie a un affascinante scritto in prosa realizzato appositamente per l’evento dall’artista Piero Crida, l’opera sarà la silente testimone del cruciale passaggio dallo stile romanico al gotico, così come dimostra anche una monumentale icona del XVIII secolo esposta in mostra, opera derivante dalla famosa “Madre di Dio della Tenerezza di Vladimir”, icona costantinopolitana del XII secolo, Palladio della Russia, e una delle più famose icone giunte sino a noi.
Durante il percorso, il visitatore potrà usufruire di un catalogo multimediale, accessibile da smartphone e iPad, che, attraverso pillole di storia, di letteratura e di tecnica artistica, ci racconterà come, per esempio, anche il più piccolo dettaglio di una icona, se ingrandito di 10 volte, è perfetto come se fosse stato dipinto a grandezza naturale, oppure i segreti che si celano dietro le diverse tecniche di doratura.
Aneddoti che ci faranno comprendere, attraverso la straordinaria bellezza delle opere in mostra, perché il loro mito è ancora così vivo e il loro collezionismo è un fenomeno che non accenna a diminuire.
La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,00. Venerdì e sabato anche dalle 21,00 alle 23,00.
*le richieste per visionare l’icona “San Demetrio” possono essere inoltrate all’Associazione Culturale Icone: Ricerca e Conoscenza: icone.ricerca@fastwebnet.it

martedì 28 luglio 2015

"Giotto, l'Italia" da settembre a Palazzo Reale di Milano

Polittico Stefaneschi
Con «Giotto, l’Italia», in calendario da mercoledì 2 settembre 2015 al 10 gennaio 2016, Palazzo Reale di Milano chiude la stagione espositiva legata al semestre di Expo 2015.
Coordinata da un comitato scientifico di prim’ordine, la mostra conta un corpus eccezionale di tredici opere, in prevalenza su tavola, mai riunite prima. «Fra i prestiti da segnalare – racconta Serena Romano, curatrice dell’esposizione assieme a Pietro Petraroia – c’è sicuramente il Polittico Stefaneschi, che finora non aveva mai lasciato la Città del Vaticano, dove è esposto dal 1932. Ma è un prestito importante anche il Polittico Baroncelli, tempera di S. Croce, a Firenze, che, dopo aver preso parte a una rassegna allestita nel 1937, non ha piú girato.
E dal Museo di San Diego, in California, è arrivata la cuspide centrale del polittico fiorentino, che per la prima volta viene ricongiunta all’insieme originario».
Sull’impianto scientifico del progetto espositivo, la curatrice spiega: «Invece di costruire una panoramica del Trecento, che sarebbe stata un’operazione forse piú facile, per la maggiore disponibilità di dipinti, abbiamo preferito puntare su un progetto austero, con lavori certamente giotteschi, di provenienza sicura e documentata. Abbiamo cercato pezzi che, essendo legati a luoghi, committenti, cronologia, ci permettano di avanzare ipotesi sul percorso di Giotto e sul suo viaggio in Italia».
La mostra si avvale di un prestigioso Comitato Scientifico che riunisce i responsabili delle istituzioni italiane che nel corso degli anni e fino ad oggi hanno contribuito non solo alla conservazione e alla tutela delle opere di Giotto, ma anche – e in misura straordinaria – alla conoscenza e all’approfondimento scientifico e tecnico della pittura del maestro.
Il Comitato è composto dal presidente Antonio Paolucci e da Cristina Acidini, Davide Banzato, Giorgio Bonsanti, Caterina Bon Valsassina, Gisella Capponi, Marco Ciatti, Luigi Ficacci, Cecilia Frosinini, Marica Mercalli, Angelo Tartuferi.
Il progetto allestitivo è a cura di Mario Bellini.
Tutte le informazioni sul sito ufficiale della mostra !

mercoledì 22 luglio 2015

"Come gente che pensa a suo cammino - Persone e Personaggi della Divina Commedia" mostra a Gromo (BG)

Alla cerimonia d'inaugurazione hanno partecipato, oltre al sindaco di Gromo (BG) Ornella Pasini e all'assessore alla cultura Sara Riva, Maurizio Meloni del credito Bergamasco che ha spiegato il perché di una mostra dedicata al sommo poeta italiano e alla sua opera più celebre: "La Fondazione Credito Bergamasco ha deciso di raccontare la Divina Commedia con opere di Angelo Celsi in occasione del 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri attraverso un suggestivo viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso. Dei 300 personaggi contenuti nell'opera ne abbiamo selezionati 25 che accompagnano il pubblico dagli inferi fino alla redenzione con la tela dedicata alla Vergine; per noi questa mostra itinerante è un simbolo della pace che si spera di raggiungere dopo le tribolazioni quotidiane".
"Quando Angelo Piazzoli, Segretario Generale della Fondazione Credito Bergamasco e curatore dell'evento espositivo, - ha spiegato Guido Fratta, presidente di Promoserio - ci ha chiesto dove in Val Seriana poteva trovare un degno contesto la mostra, il primo pensiero è stato subito al borgo medievale di Gromo, vera perla di cultura e arte locale".
Già durante la prima serata la mostra ha visto un boom di presenze nelle diverse location in cui sono distribuite le tele: la Sala ex pro loco, il Palazzo Comunale, la Sala Ombrello e la Chiesa San Gregorio di Gromo.
"Non dimentichiamo inoltre - ha concluso Meloni - che l'artista Celsi conosciuto in tutto il mondo e con cui abbiamo già intrapreso diverse collaborazioni è della Valle Seriana, nativo di Songavazzo". "Siamo onorati di ospitare nel nostro borgo - ha commentato Sara Riva - che fa parte del circuito I Borghi più belli d'Italia ed è Bandiera Arancione, una mostra di una portata simile che permetterà ai visitatori di riscoprire la Divina Commedia e di apprezzare gli angoli del nostro territorio".
Mostra itinerante che sarà presente nei seguenti punti: Chiesa S.Gregorio, Palazzo Comunale, Sala Ombrello e Sala Ex Pro loco.
Orari di apertura: tutti i giorni 10.00 – 12.30 / 16.00 – 18.00.
La Mostra sarà vistabile fino a domenica 30 agosto 2015 con ingresso libero.

martedì 21 luglio 2015

La morte nera nel Tigullio medievale

Mercoledì 22 luglio 2015 (Palazzo Fascie, Sala Bo, ore 21.00), saranno presentati al MuSel di Sestri Levante i risultati di una ricerca antropologica e paleopatologica condotta su alcune sepolture medievali indagate nel corso degli scavi dell’ospedale medievale di San Nicolao di Pietra Colice (Monte San Nicolao, Passo del Bracco). Contestualmente verrà inaugurata la mostra che rimarrà aperta fino al 16 agosto 2015.
A San Nicolao, nel corso della campagna di scavo 2006, furono rinvenute alcune sepolture “anomale”, tra cui una sepoltura multipla che conteneva 3 individui e un feto (una donna al termine della gravidanza e due infanti). Erano stati inumati nello stesso momento e, quindi, verosimilmente erano morti a pochissima distanza di tempo. Fin da subito, gli archeologi che conducevano lo scavo si interrogarono sulle cause della morte e furono avanzate alcune ipotesi. Non c’erano evidenze per parlare di morte violenta (ad esempio un omicidio), e si pensò ad una causa patologica (una malattia di qualche tipo, un’epidemia, ecc.)
Nel mese di aprile 2015, grazie alla disponibilità di nuove tecnologie diagnostiche sviluppate da Raffaella Bianucci presso l’Università di Torino, l’antropologa Deneb Cesana e il medico patologo Elpis Samantà hanno condotto presso i laboratori del MuSel una ricerca su questa sepoltura, riuscendo a trovare le tracce della causa di morte: la yersinia pestis. I resti ossei sono stati sottoposti ad un’analisi paleoimmunologica, utilizzando il Test per la Diagnosi Rapida della peste (RDT peste). Questo test, inizialmente validato dagli Istituti Pasteur del Madagascar e di Parigi e abitualmente utilizzato nella sorveglianza e nel controllo nei paesi in cui la malattia permane in forma endemica (Madagascar), ha dimostrato di avere un’elevata sensibilità e specificità anche per la diagnosi retrospettiva di peste in resti umani antichi.

Con il termine “Morte Nera” si classifica una vasta ondata di epidemie di peste bubbonica che si diffusero in tutta Europa tra il 1347 e il 1353, causando la morte di oltre la metà della popolazione del tempo. Si stima che, su una popolazione europea complessiva di circa 80 milioni di abitanti, siano deceduti 48 milioni di individui. Essa rappresentò il primo ciclo di eventi epidemici ricorrenti definiti, nel complesso, Seconda Pandemia, eventi che interessarono il mondo allora conosciuto. La Seconda Pandemia durò quattro secoli, dal 1346 al 1720-22 in Europa occidentale e al 1750 in Europa orientale.
L’indagine condotta al MuSel ha anche fatto anche emergere dati sulle patologie sofferte, sull’alimentazione e le carenze, sui dati biologici degli individui sepolti, aprendo un’interessante finestra antropologica sul Tigullio medievale. I risultati sono ora diventati oggetto di una mostra (a cura di F. Benente, con testi di Ole J. Benedictow, Raffaella Bianucci, Deneb Cesana, Nadia Piombo, Elpis Samantà) che sarà presentata al MuSel mercoledì 22 luglio, alle ore 21.00 (Palazzo Fascie, Sala Bo).
La conferenza e la visita della mostra sono a ingresso libero.
Info: Tel: 0185/478530 – mail: info@musel.it.

giovedì 16 luglio 2015

Gentucca e il complesso conventuale di San Francesco tra testimonianze letterarie e realtà sepolte

La mostra Gentucca e il complesso conventuale di San Francesco tra testimonianze letterarie e realtà sepolte, presenta, con un apparato rivolto al grande pubblico, i materiali restituiti dallo scavo e gli aspetti della vita lucchese negli anni di Gentucca che possono essere ricostruiti integrando i documenti archeologici con le fonti letterarie ed iconografiche. Viene ospitata negli ambienti espositivi realizzati nell’area absidale del San Francesco e rimarrà aperta il sabato e la domenica e nei giorni festivi negli orari di apertura del Complesso (dalle ore 10,00 alle ore 19,00) fino al 31 ottobre 2015 (salvo proroghe successive).
Perché Gentucca? Che c’entra la “dama” lucchese celebrata da Dante nel Purgatorio con la chiesa di San Francesco? Perché nel corso della campagna di scavi condotti dagli archeologi è apparsa l’iscrizione funeraria della famiglia lucchese dei Morla, a cui apparteneva Gentucca. Al suocero della “dama”, Lazzaro Fondora, si deve tra l’altro la costruzione della chiesa detta oggi di San Franceschetto – che egli dedicò ‘alla Vergine e a San Francesco’ – completata nel 1309, come dichiara l’iscrizione splendidamente restaurata sull’architrave della chiesa. Con questa si concludeva quasi un secolo di imprese architettoniche che aveva conferito al complesso conventuale l’estensione che ancora conserva.
Leggere i nomi dei Morla, rileggere la dedica di Lazzaro Fondora, correre a ritrovare le pagine con cui il Minutoli, nell’Ottocento, aveva ricostruito il profilo ‘familiare’ di Gentucca, riconoscere nella terra le ombre di una storia degli anni di Dante, fu immediato ed emozionante, per chi vede l’archeologia non solo come sequenza di strati o di forme di vasi.
Le emozioni, tuttavia, devono essere disciplinate con la ricerca, prima di essere condivise. Sono stati necessari due anni di indagini sui materiali, di analisi incrociate delle evidenze degli strati e delle strutture – documentate in modo minuzioso grazie alla disponibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca – perché l’emozione provata nella primavera 2013 davanti all’iscrizione dei Morla venisse fatta decantare.

mercoledì 15 luglio 2015

“Legami storici tra Milano e la Lituania: Bona Sforza e il Palazzo dei Granduchi di Lituania”

Da mercoledì 15 luglio a domenica 2 agosto 2015, nelle nuove sale del Quartiere dell’Ospedale Spagnolo al Castello Sforzesco di Milano, in “parallelo” con la presenza della Lituania a Expo, apre la mostra “Legami storici tra Milano e la Lituania: Bona Sforza e il Palazzo dei Granduchi di Lituania”.
La mostra è articolata in tre sezioni: la prima espone una presentazione della Lituania, dei più importanti fatti storici e del suo patrimonio culturale; la seconda è dedicata ai legami storici tra Lombardia e Lituania: Milano e Vilnius, dalla “via dell’ambra” nell’antichità fino ai giorni nostri; l’ultima sezione è un racconto sul Palazzo dei Granduchi di Lituania, fulcro dei legami storici tra la Lituania e l’Italia. Accanto all’iconografia storica, alle foto moderne, ai commenti testuali e ai modelli delle stufe dei tempi di Bona Sforza, ricostruite nel Palazzo dei Granduchi di Lituania, sono esposti in mostra anche oggetti d’arte del XVI sec. che illustrano i legami tra la Lombardia e la Lituania, Milano e Vilnius. L’esempio più rappresentativo è l’arazzo con lo stemma combinato del Granduca di Lituania Sigismondo Augusto, nel cui campo centrale è raffigurato un biscione che ingoia un fanciullo; si tratta del segno araldico della madre del sovrano, la principessa di Milano Bona Sforza. La mostra esporrà mattonelle da stufa della metà del XVI sec., originali e copie, insieme ad altri manufatti di ceramica associati a Bona Sforza, figura centrale dei legami tra la Lombardia e la Lituania.
Anche nel padiglione lituano a Expo sono esposti oggetti associati al nome di Bona, come la mattonella angolare da stufa del sec. XVI con lo scudo araldico degli Sforza, probabilmente appartenuta alla sovrana, e una forchetta simbolo delle nuove tradizioni gastronomiche portate da Bona Sforza dall’Italia alla Lituania. La figlia di Bona Sforza, Caterina Jagellona, che nel 1562 nel Palazzo di Vilnius sposò il futuro re di Svezia Giovanni III Vasa, una volta trasferitasi in Svezia diffuse l’uso della forchetta anche in quel paese.Bona Sforza, figlia di Gian Galeazzo Sforza e nipote di Ludovico il Moro, principessa di Milano, Napoli, Bari e Rossano, diventata granduchessa di Lituania e regina di Polonia, esercitò un’influenza determinante per la diffusione delle idee e della civiltà del Rinascimento italiano in Lituania e nelle regioni limitrofe.
L’inizio dei legami storici tra Lombardia e terre lituane risale all’età del bronzo (II millennio a. C.). Fu proprio nella Milano medievale che il romano pontefice prese decisioni importanti per la formazione dello Stato lituano. E sempre Milano può aver influito anche sul formarsi della leggenda dell’origine romana dei lituani, diffusasi nel XV e XVI secolo. Gli architetti e gli altri artisti italiani attivi in Lituania durante il Rinascimento e il Barocco (secoli XVI–XVIII) erano in prevalenza lombardi o legati alla Lombardia. È interessante sapere che nel XVIII sec. anche i nunzi apostolici che risiedettero nella Repubblica delle due Nazioni (stato comune di Lituania e di Polonia) per lo più provenivano da Milano.
INGRESSO LIBERO
Orario
martedì-domenica   9-19.30    giovedì chiusura alle 22,30
Per informazioni, tel. 02.88463660

sabato 11 luglio 2015

"Versus Mare" alla Marina di Loano (SV)

Sarà visitabile fino a domenica 6 settembre 2015, nella Marina di Loano (SV) la mostra “Versus mare” organizzata dalla Fondazione Santa Francesca Romana e dal Trust Floridi Doria Pamphilj in collaborazione con La Marina di Loano e il patrocinio dell’Assessorato al Turismo, Cultura e Sport del Comune di Loano e della Regione Liguria.
Il percorso espositivo riunisce i reperti archeologici e le opere d'arte medievali della chiesa Doria di Santa Maria in Cappella nel quartiere genovese di Roma. Si tratta di pezzi unici e straordinari come per esempio l'altare (1090) con i suoi reliquiari risalente al pontificato di Urbano II. Il contenuto medievale della mostra pur non essendo connesso direttamente alla storia dei Doria medievali liguri, aiuta ad esprimere le origini crociate delle tre famiglie e indaga la lunga storia della Chiesa di Trastevere ripercorrendo l'incredibile avventura delle casate aristocratiche italiane dall'anno mille fino al suo crollo.
Si potranno ammirare una dozzina di marmi che compongono gli arredi della Chiesa Santa Maria in Cappella sul Tevere, la cattedra ricomposta con un trapezoforo di epoca imperiale, l'ambone in stile cosmatesco e una meravigliosa acquasantiera dell'epoca di Federico II probabilmente trasferita da Melfi a Roma nel primo novecento. Gli oggetti esposti esprimono la grande attitudine del medioevo europeo al viaggio visto come apertura al nuovo e al superamento dei limiti, soprattutto attraverso il pellegrinaggio verso la terra santa e il ruolo importante che ebbe in quella avventura la Chiesa sulle sponde del Tevere: versus mare.
Il progetto dedicato alle famiglie Floridi Doria e Pamphilj comprende anche uno spazio ludico, la pista di pattinaggio, e l’allestimento della tenda della Principessa.
Il costo del biglietto è di euro 6,00 e comprende la visita alla tenda della Principessa, alla mostra “Versus Mare” e l’accesso gratuito al pattinaggio. La mostra è aperta dalle 19.00 alle 24.00, tutti i giorni escluso il martedì. Sconto a 5 euro per chi è amico della pagina facebook Trust Floridi Doria Pamphilj.