lunedì 19 febbraio 2018

In loco ubi dicitur Vicolongo

E’ una mostra che guarda indietro nel passato, quella ospitata presso la sala Expo del Polo Artistico Culturale di Novi di Modena. La mostra racconta, mediante reperti e immagini, la storia di un antico insediamento che le carte d’archivio chiamano “Vicus Longus” nell’alto Medioevo e poi, a partire circa dal Mille, Santo Stefano. L’area dove sorse il villaggio, già frequentata in età romana, è posta al confine tra Novi di Modena e Concordia sulla Secchia. Dal gennaio 2016 il sito è tutelato da un vincolo ministeriale, poiché conserva una consistente stratificazione archeologica in ottimo stato.
La mostra sarà aperta da sabato 24 febbraio a mercoledì 25 aprile 2018 presso il PAC – Polo Artistico Culturale – in via G. di Vittorio, 30 a Novi di Modena, ogni giovedì dalle 10.00 alle 12.30, sabato e festivi dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00. L’ingresso è gratuito, per informazioni rivolgersi in biblioteca 0596789220.
Per maggiori info sulla mostra clicca qui

venerdì 16 febbraio 2018

Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia

Nel 2018 2200 anni lungo la Via Emilia, il programma culturale organizzato in occasione della ricorrenza dei 2200 anni dalla fondazione romana di Modena, Parma e Reggio Emilia, aggiunge alle celebrazioni una mostra di archeologia a Bologna sul medioevo emiliano-romagnolo. Il capoluogo regionale, infatti - da sabato 17 febbraio a domenica 17 giugno 2018 - ospita al Lapidario del Museo Civico Medievale l'esposizione "Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia" a cura di Sauro Gelichi (Professore Ordinario di Archeologia Medievale, Dipartimento Studi Umanistici, Università Ca’ Foscari Venezia) e di Luigi Malnati (Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara).
La mostra, promossa da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara in collaborazione con Istituzione Bologna Musei | Musei Civici d'Arte Antica, intende offrire una panoramica del territorio regionale attraverso quasi un millennio di storia, dalla Tardantichità (IV-V secolo) al Medioevo (inizi del Trecento). L’Emilia-Romagna, infatti, fornisce una prospettiva di ricerca privilegiata per la comprensione di fenomeni complessi che investono non solo gli aspetti politici, sociali ed economici, ma la stessa identità culturale del mondo classico nella delicata fase di passaggio al Medioevo.
Il percorso espositivo si articola in sei sezioni tematiche. La I sezione è incentrata sul tema della Trasformazione delle città, ossia sull’evoluzione dei centri di antica fondazione in rapporto ai cambiamenti socio-economici e all’organizzazione delle nuove sedi del potere (laico ed ecclesiastico).
La II sezione, imperniata sulla Fine delle ville, prende in esame l’insediamento rurale di tipo sparso, già tipico delle fattorie di età romana.
I grandi mutamenti e, in particolare, l’ideologia funeraria di VI-VII secolo, caratterizzano la III sezione dedicata a Nuove genti, nuove culture, nuovi paesaggi: in tale periodo l’Emilia-Romagna consente di rilevare la sostanziale continuità tra età romana e gota - Parma, Imola (ricco corredo da Villa Clelia), Bentivoglio (Bologna) - e la forte differenziazione tra territori soggetti ai Longobardi (Emilia) e ai Bizantini (Romagna, qui rappresentata da Faenza e da Rimini).
Allo sfarzo di alcuni manufatti afferenti alle sepolture fanno riscontro i pochi materiali recuperati nei contesti urbani regionali – Fidenza (Parma), Rimini e Ravenna - della IV sezione dedicata a Città ed empori nell’alto Medioevo. All’opposto, spicca per vitalità e capacità economiche il più grande emporio del nord Italia nel secolo VIII, Comacchio (Ferrara), strategico centro lagunare aperto, in cui l’acqua gioca il ruolo fondamentale di via di comunicazione, trasporto e smistamento di merci e di beni mediterranei destinati alle terre del Regno longobardo.

Con la V sezione Villaggi, castelli, chiese e monasteri: la riorganizzazione del tessuto insediativo vengono evidenziate le nuove forme d’insediamento (VIII-XIII secolo), quali i castelli, i villaggi di pianura, talvolta fortificati, i borghi franchi, le chiese rurali, perfettamente integrate nella rete itineraria e il ruolo dei monasteri, incaricati del perpetuarsi della memoria dei defunti e della trasmissione della cultura.
Il racconto termina ciclicamente - grazie alla VI sezione incentrata su Dopo il Mille: la rinascita delle città, con il ritorno al tema dell’evoluzione dei centri urbani, studiati nella nuova fase di età comunale: Parma e Ferrara (di cui sono esposti oggetti di straordinario valore, perché conservati nonostante la deperibilità del materiale, il legno), Rimini e Ravenna, caratterizzate da rinnovato dinamismo e Bologna, rappresentata dalla più antica croce viaria lapidea (anno 1143), recuperata nel 2013 sotto il portico della chiesa di Santa Maria Maggiore (via Galliera).
Le storie dell’Emilia-Romagna si concludono a Bologna con altri eccezionali rinvenimenti dall’ex Sala Borsa e dalla chiesa di San Giacomo Maggiore, edificio alla sommità del quale sono stati recuperati - dalla collocazione originaria - i bacini (piatti) in maiolica databili agli inizi del XIV secolo. In quest’ultimo caso, oltre alla testimonianza di una vocazione decorativa specificamente programmata e realizzata a Bologna, emerge la figura emblematica del ritratto, in uno di questi contenitori, di frate Simone, identificabile molto probabilmente con l’omonimo sindaco del convento di San Giacomo.
Medioevo svelato, che allarga il raggio di azione del progetto complessivo a tutta l'Emilia-Romagna offre una particolare promozione per il pubblico legata alla Card Musei Metropolitani Bologna: grazie a una convenzione tra i Comuni di Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia, i possessori della Card avranno diritto all'ingresso con biglietto ridotto alle mostre Mutina splendidissima (Modena, Foro Boario, 26 novembre 2017 - 8 aprile 2018) e On the road. Via Emilia 187 a.C. - 2017 (Reggio Emilia, Palazzo dei Musei, 24 novembre 2017 - 1 luglio 2018). Reciprocamente, i possessori di biglietto delle due esposizioni di Modena e Reggio Emilia avranno diritto alla riduzione sul titolo d'ingresso per la mostra al Museo Civico Medievale di Bologna.
La partnership attivata al di fuori dall'area metropolitana di Bologna permette di rendere effettiva, anche grazie alla comunicazione e informazione congiunta di tutte le iniziative del progetto 2200 anni lungo la Via Emilia, l'idea di rete culturale e di museo diffuso sul territorio che è alla base della Card Musei Metropolitani, abbonamento annuale che consente l'accesso illimitato alle collezioni permanenti e offre riduzioni per le mostre temporanee dei musei aderenti al circuito. 
Orari di apertura:
fino al 28 febbraio 2018
dal martedì al venerdì h 9.00 – 18.30
sabato, domenica e festivi h 10.00 – 18.30
chiuso lunedì feriali
dal 1 marzo 2018
dal martedì alla domenica h 10.00 – 18.30
chiuso lunedì feriali, 1° maggio
Ingresso:
intero € 5 | ridotto € 3 | gratuito Card Musei Metropolitani Bologna e la prima domenica del mese
Museo Civico Medievale
via Manzoni 4 | 40121 Bologna
tel. +39 051 2193916 / 2193930
museiarteantica@comune.bologna.it
Twitter: @MuseiCiviciBolo

domenica 4 febbraio 2018

"Templari: storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio" a Vigevano

Dal 17 febbraio al 6 maggio 2018, presso la Seconda Scuderia del Castello Sforzesco di Vigevano, si terrà la mostra Templari: storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio, ideata e progettata dalla Fondazione DNArt di Milano, in collaborazione con l’Ente Nazionale IdeAzione, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di Regione Lombardia e l’egida del Gran Priorato di Napoli e Sicilia - Centro Studi Melitensi.
La mostra, curata dall’Accademico dei Lincei, il professor Cosimo Damiano Fonseca, tramite l’esposizione di alcuni importanti reperti storico - artistici, racconterà il mondo templare come una grande eredità storica, partendo direttamente dal contesto di questa epoca, ricca di ombre e luci, dove il visitatore si potrà muovere in un personale viaggio di approfondimento e di scoperta.
È un’esposizione unica nel suo genere per la grandezza del tema e l’unicità di reperti che schiuderanno a ogni visitatore una serie di nuovi orizzonti d’interpretazione storica.
Grazie all’esposizione di documenti, reperti storici la mostra spiegherà la nascita, lo sviluppo, la fine e l’eredità dell’Ordine, lungo il percorso di diverse tappe storiche e le gesta dei personaggi che ne furono membri importanti.
La mostra ha anche la finalità simbolica, grazia ai reperti che la illustrano, ricchi di simboli e di metafore che formano un’eredità ancora viva, nella cultura del mondo di oggi, per una storia, quella dei Templari, diventate un’epopea, capace di chiarire molti aspetti della nostra storia contemporanea.
La nascita dell’Ordine del Tempio, infatti, fu uno degli avvenimenti chiave della storia europea, era un gruppo, per la prima volta universalmente riconosciuto, preposto per la difesa dei pellegrini, con un'idea di bene e di valori comuni e condivisi.
Il motto del Templari era la protezione dei deboli, la virtù e l’abnegazione al servizio del compimento del dovere, la subordinazione degli interessi particolari a un concetto di bene universale, che divennero in pochi anni le parole d'ordine di una comunità fondata sul coraggio e sulla cavalleria.
Molto particolare, all’interno della mostra, sarà il percorso didattico, con l’utilizzo di una serie di miniature medioevali, proporrà delle scenografie di pop-up illustrati che illustreranno ai ragazzi i momenti più famosi della storia dell’Alto Medioevo, delle Crociate e dei pellegrini.
Inoltre gli oggetti di uso religioso e cavalleresco, le cartografie, le cronologie dettagliate aiuteranno gli insegnanti a ideare un periodo storico importante e affascinante, ma al tempo stesso complesso, che attraverso la visualizzazione diretta delle sue tracce sarà in grado di affascinare e istruire grandi e piccoli.
Il biglietto d’ingresso alla mostra costerà 5 euro.

giovedì 1 febbraio 2018

Il Reliquiario di Montalto in mostra al Bargello

Il Reliquiario di Montalto
Il Museo Nazionale del Bargello ha il piacere di presentare il Reliquiario di Montalto, attribuito all’artista francese Jean Du Vivier - attivo a Parigi alla corte di Carlo V, nella seconda metà del XIV secolo -, che sarà esposto fino al 30 aprile 2018 nella Cappella della Maddalena del Museo del Bargello, su gentile concessione del Museo Sistino Vescovile di Montalto.
Il terremoto del 30 ottobre 2016 ha compromesso l’agibilità del Museo Sistino Vescovile di Montalto che conserva, come suo tesoro più prezioso, il reliquiario donato da papa Sisto V. In questa drammatica contingenza il Museo Nazionale del Bargello ha deciso di ospitare il reliquiario, rarissimo capolavoro di oreficeria medioevale, perché sia visibile anche durante i necessari lavori di restauro dell’edifico storico dove sono esposte le collezioni e perché l’attenzione del pubblico non si distolga dalla critica situazione che il sisma ha provocato nelle regioni centroitaliane.
Il reliquiario, formato da una teca centrale in oro destinata a contenere preziose reliquie, è eseguito con una tecnica preziosa e difficile, quella dello smalto ‘en ronde bosse’ che permetteva di ricoprire il metallo di colori splendenti anche nelle parti in aggetto. La lucentezza di questo materiale gareggia con quello delle gemme e delle perle.
La parte più antica in oro è attribuita al celebre orafo parigino della fine del XIV secolo, Jean Du Vivier che ha lavorato per il re di Francia Carlo V (1364-1380). Il reliquiario divenne, per la rarità del suo contenuto sacro e per l’elezione della sua forma artistica, oggetto di desiderio di sovrani, papi e cardinali passando di proprietà rapidamente dai duchi di Borgogna, a Ferdinando IV del Tirolo, a Lionello d’Este marchese di Ferrara e, tramite il gioielliere tedesco Giacomo de Goldemont, a papa Paolo II Barbo (1464-1471). Infine, papa Sisto V Peretti (1585-1590) donava il reliquiario alla cittadina marchigiana di Montalto, “sua carissima patria”.
L’esposizione mira, inoltre, a sostenere una raccolta fondi - con un crowdfunding e mettendo a disposizione nel nostro bookshop alcune pubblicazioni sul reliquiario - destinata al restauro del museo di Montalto e di altri monumenti danneggiati dal sisma, appartenenti alla rete museale dei Musei Sistini del Piceno.
Durante l’esposizione presso il Museo Nazionale del Bargello si terranno visite guidate e altre iniziative di divulgazione e approfondimento dedicate all’oreficeria sacra, di cui il reliquiario di Montalto rappresenta uno dei più alti capolavori.

giovedì 25 gennaio 2018

"Dalla pietra all'oro" mostra a Sassari

La vita dei sardi raccontata attraverso i gioielli e gli ornamenti che dalla Preistoria a oggi hanno accompagnato l'esistenza delle popolazioni isolane. È il fil rouge della mostra "Dalla pietra all'oro. Gioielli e ornamenti dalla Preistoria ad oggi nelle collezioni del Museo Sanna", che sarà inaugurata venerdì 26 gennaio 2018, alle ore 17,00 nella Sala Conferenze del Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico"G.A. Sanna" di Sassari, a cura di Antonio Luiu, e Barbara Rossi, demoetnoantropologo e archeologa del Polo Museale della Sardegna.
L'esposizione presenterà una selezione di gioielli e ornamenti visibili in due sezioni, una etnografica e una archeologica. La prima parte comprende alcuni esemplari della gioielleria tradizionale sarda realizzati con metalli preziosi e con l'utilizzo di antiche tecniche di lavorazione: spille, anelli, orecchini, collane, amuleti e ornamenti per le vesti, appartenenti alle collezioni "Gavino Clemente" e "Zely Bertolio".
La sezione archeologica contiene i primi monili realizzati in pietra, conchiglia e osso, e, attraverso un viaggio nel tempo, conduce i visitatori ai gioielli e agli ornamenti in bronzo, oro e argento, creati dall'epoca nuragica a quella medievale. A inaugurare la mostra saranno, Giorgio Murru, direttore del Menhir Museum, Museo della Statuaria Preistorica in Sardegna di Laconi, l'orafo Pier Andrea Carta e Nicola Castangia, fotografo di ArcheoFoto, che terranno una conferenza dal titolo "I Gioielli delle Janas: dal mito delle janas fino alle tipologie più diffuse della gioielleria popolare".

venerdì 19 gennaio 2018

"Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia"

Oltre 100 opere tra pittura, disegno, grafica: l’apice del Rinascimento tedesco finalmente al Palazzo Reale di Milano Milano. Con la firma di Albrecht Dürer (1471-1528). Arriva a Palazzo Reale dal 21 febbraio al 24 giugno 2018 in una magnifica e rappresentativa selezione di opere di Dürer e dei suoi contemporanei tedeschi e (nord)italiani la mostra “Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia”.
Il cuore della mostra rivelerà le qualità intrinseche delle sue opere nelle varie categorie da lui praticate, pittura, disegno e grafica, evidenziandone il carattere innovativo. La mostra intende proporre – per la prima volta – al pubblico milanese, ma anche a quello italiano ed internazionale, la grande figura di Albrecht Dürer, artista universale di Norimberga. La carriera di Albrecht Dürer segna un momento di grande effervescenza in termini socio-economici, artistici, culturali ed intellettuali nella Germania meridionale, ma anche un momento di massima apertura verso l’Europa, sia in Italia (Nord) sia nei Paesi Bassi. Un periodo, questo, di rapporti reciproci sul piano visivo, intellettuale e culturale che coinvolge anche altri grandi protagonisti della mostra, come gli artisti tedeschi suoi contemporanei: Lucas Cranach, Albrecht Altdorfer, Hans Baldung da un lato, e dall’altro di grandi pittori, disegnatori e artisti grafici italiani della Val Padana fra Milano e Venezia, come Giorgione, Andrea Mantegna, Leonardo da Vinci e Lorenzo Lotto.
Il dibattito religioso e spirituale come substrato culturale delle opere di Dürer, il suo rapporto con la committenza attraverso l’analisi della ritrattistica, dei soggetti mitologici, delle pale d’altare, la sua visione della natura e dell’arte tra Classicismo e Anticlassicismo, la sua figura di uomo e le sue ambizioni d’artista. Il tutto raccontato in una mostra che per la prima volta porterà a Milano a Palazzo Reale capolavori del maestro tedesco e del suo tempo.
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martedì 16 gennaio 2018

Prorogata la mostra "Ambrogio Lorenzetti" a Siena

Inserita ai vertici delle mostre più interessanti dell’anno in Europa dagli esperti del settore, l’esposizione “Ambrogio Lorenzetti” al Santa Maria della Scala non è mancata ad attirare l’attenzione sia di pubblico che di critica. Aperta al pubblico lo scorso 22 ottobre e con la chiusura prevista per il 21 gennaio, la mostra si è rivelata un vero successo, attirando in tre mesi con grande plauso della stampa ben oltre 35mila spettatori. Dopo una così grande richiesta prorogarne l’apertura era la risposta migliore: la chiusura viene quindi posticipata a domenica 8 aprile 2018.
“Non è stato per niente semplice, ma ce l’abbiamo fatta: la mostra continuerà, dopo il grande successo di pubblico e critica, suggellando la crescita del Santa Maria della Scala e delle politiche culturali e turistiche di Siena. Ambrogio ci accompagnerà fino alla primavera, per i senesi che non l’hanno ancora visitata o vogliono tornarci, per gli storici dell’arte ed i critici, e per i tanti turisti che avranno un motivo in più per scegliere Siena, scoprendo un capitolo fondamentale dell’arte medievale mondiale. Siamo felici di poter dare l’annuncio ufficiale.” commenta il Sindaco Bruno Valentini, uno dei maggiori fautori di questa decisione.
Grande soddisfazione anche nelle parole del direttore del Santa Maria Daniele Pittèri: ” In un periodo in cui progressivamente, e fortunatamente, si sta abbandonando la logica delle grandi mostre blockbuster per abbracciare quella della riscoperta e della riflessione monografica sui grandi artisti del passato, un’esposizione dedicata a Lorenzetti assume un valore che va oltre l’impatto dell’evento.”
La riuscita della mostra è il culmine di un lungo lavoro che parte dall’iniziativa del 2015 “Dentro il restauro” volta a recuperare la bellezza dei molti affreschi dell’artista senese ed ha portato oggi a reintegrare nell’esposizione pressoché interamente la vicenda artistica di Ambrogio Lorenzetti con prestiti mirati dal Musée du Louvre, dalla National Gallery di Londra, dalle Gallerie degli Uffizi, dai Musei Vaticani, dallo Städel Museum di Francoforte e dalla Yale University Art Gallery. Il risultato finale è ancora più notevole se si prende in considerazione che su Lorenzetti non esiste nemmeno una moderna e affidabile monografia scientifica e che un’iniziativa del genere è possibile soltanto a Siena, che conserva all’incirca il settanta per cento delle opere oggi conosciute del pittore.
L’esposizione è curata da Alessandro Bagnoli, Roberto Bartalini e Max Seidel, curatori anche del corposo volume che accompagna la mostra, mentre l’allestimento è progettato dallo studio Guicciardini & Magni Architetti. Il percorso espositivo è arricchito inoltre dalla presenza di un’audioguida in più lingue e da alcuni interventi videofilmati, sia di taglio informativo che di taglio suggestivo/narrativo.