lunedì 6 luglio 2015

"Alto Medioevo Appenninico" in mostra a Bibbiena (AR)

L’esposizione "Alto Medioevo Appenninico" è dedicata al mondo altomedievale e alle attestazioni che di esso sono state rinvenute nella valle casentinese. I reperti esposti sono principalmente elementi architettonici decorati pertinenti a chiese altomedievali, rinvenuti durante le campagne di scavo o di recupero che nel corso degli ultimi tre decenni hanno interessato alcuni siti ecclesiastici del territorio. I reperti presenti richiamano direttamente momenti salienti dello sviluppo della decorazione scultorea nel passaggio dalla fase altomedievale (ancora pressoché ignota o scarsamente documentata) a quella romanica.
I reperti Casentinesi sono inoltre contestualizzati all’interno di una più ampia cornice appenninica, attraverso l’esposizione di analoghi frammenti altomedievali provenienti dal Museo Civico ‘Mambrini’ di Galeata e recuperati nel territorio della Val Bidente. Speciale attenzione è rivolta ai confronti tematici e formali fra i reperti dei due Comprensori, oltre che alla figura di Ellero, Santo patrono di Galeata di origine toscana, eremita e fondatore dell’omonima abbazia (da cui provengono gran parte dei reperti altomedievali galeatesi).
"Alto Medioevo Appenninico", oltre a contribuire alla scoperta e alla presentazione al pubblico di un periodo ancora oscuro o, per lo meno, scarsamente conosciuto dal punto di vista documentale per il Casentino, si propone come ponte fra museo e territorio, fra la storia antica e il medioevo e di creare finalmente un legame fra il Casentino degli etruschi e quello delle pievi e dei castelli, che viene proposto come vero e proprio itinerario territoriale esterno. Infine, il confronto con un consimile comprensorio, quello della Val Bidente, è l’opportunità per far emergere come nel passato i crinali montani fossero delle cerniere e dei punti di contatto più che delle barriere.
Alto Medioevo Appenninico
Bibbiena (AR), Museo Archeologico del Casentino
11 luglio - 1 novembre 2015.

giovedì 2 luglio 2015

Dialogus Creaturarum Moralisatus, mostra a Monreale (PA)

Venerdì 10 luglio 2015 alle ore 16 sarà inaugurata al Complesso Guglielo II di Monreale (PA) alla presenza del sindaco Piero Capizzi la mostra "Dialogus Creaturarum Moralisatus", ideata e realizzata da Antonina Greco con la collaborazione di Francesca Paola Massara e di Padre Cosimo Scordato.
Una raccolta di opere di Artisti Libristi Siciliani che si sono impegnati nella realizzazione in forme figurate del testo tardo medievale Dialogus Creaturarum Moralisatus, pubblicato per la prima volta a Stoccolma nel 1483: una raccolta di centoventidue favolette che hanno per oggetto animali, piante e tutti gli altri elementi del Creato in relazione duale, con un sotteso insegnamento etico. In particolare questi manufatti realizzati in formato leporello hanno uno straordinario apparato scenografico e permettono al contempo una rappresentazione più completa e variegata del tema.
In esposizione opere di: Giuseppe Agnello, Mariano Brusca, Gai Candido, Franco Castiglione, Liliana Conti Cammarata, Nicolò D’Alessandro, Rosetta D’Alessandro, Isabella Ducrot, Antonio Freiles, Laura Giambarresi, Nella Giambarresi, Carla Horat, Giuseppe La Bruna, Michele Lambo, Carlo Lauricella, Rossella Leone, Giovanni Leto, Gaetano Lo Manto, Carmelo Marchese, Elmo Napoli, Gina Nicolosi, Arianna Oddo, Enzo Patti, Marilena Pecoraro, Lorenzo Reina, Salvatore Rizzuti, Salvatore Salamone, Paolo Sardina, Franco Spena, Enzo Venezia e Vincenzo Ventimiglia.
“L’idea di questa mostra - ha dichiarato Antonina Greco - nasce dalla considerazione di una raccolta medievale di piccole favole moralistiche che hanno per oggetto elementi della natura, in particolare animali. Essa riprende e approfondisce il percorso operativo di un gruppo di artisti libristi.”
La mostra resterà aperta dal 10 luglio al 5 settembre 2015 con il seguente orario: lunedì-sabato ore 9:00-18:30, domenica dalle 9:00-13:00.

sabato 27 giugno 2015

Un gioiello nel cuore di Milano

C'è un piccolo scrigno, nel cuore delle Gallerie d'Italia di IntesaSanpaolo in piazza Scala a Milano: è un laboratorio di restauro, che da venerdì 26 giugno 2015 è aperto al pubblico e che ospita migliaia e migliaia di frammenti, in una ricomposizione che sembra un vero e proprio rompicapo. Provengono dalla Chiesa di San Pietro all'Olmo di Cornaredo, paese nei pressi proprio del capoluogo lombardo, e che ci fanno qui? Sono l'ultima parte del progetto "Restituzioni” dell'Istituto, che dal 1989 con un investimento di milioni di euro ha riportato alla luce, in collaborazione con le Soprintendenze e i poli museali, oltre mille opere d'arte, tra restauri e riscoperte. «”Restituzioni” è la più grande e antica manifestazione del proprio impegno per la cultura sul territorio di Intesa Sanpaolo, che arriva ai musei – ricorda Michele Coppola, neo direttore per i Beni Storici e Culturali della banca – un progetto cresciuto nel corso di questi 26 anni e iniziato quando il rapporto "pubblico privato”, era ancora un binomio quantomeno lungimirante, e lontano».
Ed è così che oltre 10mila frammenti della chiesa dell'Olmo di Cornaredo sono ora visibili in un vero e proprio laboratorio di restauro a pochi metri dal teatro alla Scala e dal Duomo, puntando come da programma di tutela non tanto sullo spettacolare ma sul valore storico del progetto. «Si restituisce quello che è stato tolto e che ha valore. Se ridà memoria a quello che si dimentica. Si tratta di un lavoro profondo che inizia molto prima della messa in posa», ricorda la Soprintendente Antonella Ranaldi, che plaude anche un progetto che aiuta le Sovrintendenze spesso in difficoltà. Insomma, siamo di fronte a un lavoro che – in questo caso – aggiunge anche una testimonianza ad un periodo che non ha grandi collegamenti con la storia dell'arte medioevale: la chiesa, affrescata all'inizio dell'XI secolo, ci riporta all'arte bizantina. C'è poi una sorta di ricostruzione filologica dei frammenti, e una serie di scoperte (come l'estensione che avrebbe dovuto occupare l'affresco, sulle due navate della chiesa) che nonostante le difficoltà e le caratteristiche "non definitive”, aggiungono proprio un tassello all'arte lombarda, e alla storia dell'arte. Una restituzione di un tesoro italiano diffuso, e per certi versi ancora di scrivere o, meglio, da indagare.

lunedì 22 giugno 2015

"Societas Legnanensis: cibo usi e costumi del XII secolo", mostra al Castello di Legnano

Un "tuffo" nel Medioevo, la mostra "Societas Legnanensis: cibo usi e costumi del XII secolo" inaugurata sabato 20 giugno e visitabile fino al 20 settembre 2015.
Nelle sale espositive del Castello di Legnano, riaperte recentemente a conclusione della riqualificazione idraulica dell'isola, è allestita l'esposizione voluta dal Comitato Palio. Un'iniziativa pensata per valorizzare il patrimonio di abiti della sfilata storica e offrire un'occasione di approfondimento sull'argomento principale di "Expo 2015".
Nelle stanze del castello, ecco ricostruito un mercato medievale, il mondo contadino, quello nobiliare e militare. Temi raccontati solo attraverso il cibo e i preziosi costumi prodotti nelle 8 contrade di Legnano.
Un allestimento scenografico curato in particolar modo da Roberto Clerici. Ad accogliere lo spettatore, nella prima stanza, la raffigurazione dell'Alberto Da Giussano e uno schermo interattivo utile a spiegare la mostra. Un percorso tra le diverse caste sociali che si sconclude con la rievocazione dello storico "Incontro della Pace di Venezia" fra Papa Alessandro III e Federico di Hoenstauffen detto il Barbarossa.
E' possibile prenotare visite guidate per gruppi telefonando all'Ufficio Palio 0331/471251.

venerdì 19 giugno 2015

"Un documento una storia" all'Archivio di Stato di Milano

Un documento una storia
Dal pranzo della badessa all'abolizione della pastasciutta: come cambia l'alimentazione nei secoli (XII - XX)
Mostra documentaria 23 giugno - 31 ottobre 2015, Archivio di Stato di Milano.
Inaugurazione: Martedì 23 giugno 2015, ore 18,00
Interventi: Daniela Ferrari, direttore Archivio di Stato di Milano
Giovanni Liva, Archivio di Stato di Milano
Andrea Perin, architetto museografo
Lettura documenti a cura della Compagnia Teatrale Luna Rossa.
Aperitivo sotto il portico.

giovedì 18 giugno 2015

“Le donne, i Cavalier, l’arme, gli amori, la cortesia”, mostra a Gubbio (PG)

“Le donne, i Cavalier, l’arme, gli amori, la cortesia”: da questi straordinari versi tratti dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, nascono tutto il nucleo progettuale e il titolo della personale di Antonio Giovanni Mellone, presso il Palazzo del Bargello di Gubbio, a cura di Catia Monacelli ed Elisa Polidori, che verrà inaugurata venerdì 3 luglio alle ore 17,00, che proseguirà fino al 31 dello stesso mese.
Un passato storico per un presente visionario, questo il tema della mostra del noto pittore Antonio Giovanni Mellone, leccese di nascita, parmigiano d’adozione e ora toscano convinto. L’artista, giornalista professionista e già art-director del quotidiano Il Giorno, dipinge da sempre e ha all’attivo numerose mostre e molti premi. Negli ultimi anni, ha privilegiato le tematiche dei cavalieri e delle donne, illustrati con vividi colori, nelle sue personali al Castello Malaspina di Massa, a Palazzo Giordani di Parma, al Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi, a Villa Cuturi di Marina di Massa e nelle collettive, come a Montecatini, alla Galleria Turelli delle Terme Tettuccio, e a Pietrasanta, alla Galleria Intrecciarte.
Nel titolo della mostra si racchiude tutta la volontà del progetto espositivo che vi è alle spalle. L’espressionismo moderno, realizzato nelle tele con colori acrilici, secondo la tecnica del pennello a secco, è l’attuale approdo artistico di Mellone, che dei suoi quadri dice: “I miei cavalieri, come “Velvet rider”, sono gli archetipi di un mondo virtuale che collega un passato in cui erano validi certi valori, la compassione, la lealtà e l’amicizia e l’oggi, in cui questi principi, messi in un angolo dalle crude necessità della sopravvivenza, cedono il passo al materialismo”.
Le donne di Mellone, padrone del segno grafico e pittore dai connotati figurativi, sono una parafrasi in chiave moderna, che mette in risalto le problematiche femminili attuali, molte delle quali ben diverse da quelle di un tempo. Una trama espressionista senza tensioni, fatta del piacere di una pittura che affonda le radici nel tempo. Anche la “donna” dell’artista, come i cavalieri e i paesaggi, è intrisa di colore, primitiva, pittorica illusione di un sorso di felicità.
La personale di Gubbio si prospetta come un interessante incontro tra le visioni medioevali di Mellone e una città che di quell’epoca ne mantiene intatto il fascino, il mistero, la storia. Il Palazzo del Bargello è indubbiamente il simbolo assoluto del passato glorioso della città; perfettamente conservato, è la testimonianza materiale della grandezza di Gubbio in epoca medioevale. In questo contesto, si inseriranno le opere di Mellone che avranno appunto come filo conduttore il mito, le leggende di quell’epoca che tanto interesse ancora oggi desta. Un’interpretazione personalissima del mito medioevale, esorcizzato attraverso una straordinaria rilettura della storia, che attraverso i colori assoluti dei gialli, dei blu e le pennellate primitive ingabbiate in trame geometriche, portano le dame e i cavalieri al nostro contemporaneo.

domenica 14 giugno 2015

"Uomini e donne illustri di casa Sforza": una mostra a Castellarquato

La storia della famiglia Sforza, che per secoli ha governato la contea toscana di Santa Fiora, situata sul Monte Amiata e che ebbe rilevante peso anche a Castell’Arquato, è narrata dai ritratti di “Uomini e donne illustri di casa Sforza” in mostra, da domenica 14 giugno a domenica 12 luglio 2015, nel Loggiato del Palazzo del Podestà del borgo medievale piacentino. L’apertura è nei giorni di venerdì, sabato, domenica con orario 10.00/12.00 - 15.00/18.00 e su prenotazione tel. 0523 803215 iat, e-mail: iatcastellarquato@gmail.com.
La galleria espone 40 delle 89 opere della collezione; fra loro l'immagine del capostipite Muzio Attendolo Sforza (1369-1424), fino adarrivare ad altri protagonisti del XVII secolo italiano. Affascinanti sono i ritratti delle illustri e potenti donne della casata: forse la più conosciuta a livello locale è Costanza, signora di Castell'Arquato nel '500, figlia di Papa Paolo III (Farnese), che andò in sposa a Bosio II Sforza e diede alla luce Sforza Sforza di Santa Fiora, insignito del Toson d'oro. Una storia che è narrata attraverso i ritratti alcuni dei quali ricostruiti, ma tutti con massima attenzione ad abiti e acconciature.  La collezione completa dei ritratti comprende 89 quadri ed è stata avviata per volontà di Federico e Livia Sforza Cesarini, uniti nel celebre matrimonio del 1673, per testimoniare la nuova immagine familiare felicemente raggiunta con la realizzazione di un albero genealogico illustrato, dove ricostruire con i volti dei protagonisti il lungo percorso che ha portato una dinastia prevalentemente militare, gli Sforza, a sviluppare notevoli qualità di buon governo, assicurando la gestione di vasti territori. Il volto della locandina della mostra di Castell’Arquato è quello di Ascanio Sforza (1520- 1575), personaggio che combatté nella Battaglia di Lepanto.

L’inaugurazione ufficiale sarà domenica 14 giugno 2015, alle ore 18.00, nel  Palazzo del Podestà di Castell’ Arquato.