giovedì 23 giugno 2016

Mostra itinerante e multimediale del Medioevo sul Garda

Durante l’Anno Santo, l’esposizione itinerante di immagini relative ai beni culturali medievali ecclesiastici del Garda bresciano è un evento che mira a valorizzare i secoli in cui il cristianesimo ha avuto un ruolo fondamentale, non solo dal punto di vista religioso ma anche culturale, politico e sociale. Quaranta immagini, selezionate con il criterio della rappresentatività, sia territoriale, sia per l’importanza storica. La mostra è stata creata da L.A.CU.S. per incentivare la fruizione e creare nuove motivazioni di viaggi; si articola in tre sezioni: basso, medio e alto Garda bresciano. Ogni sezione descrive itinerari con immagini corredate da QR code in italiano e inglese, contenenti la scheda descrittiva dei singoli edifici medievali così come descritti nei testi della pubblicazione de “Le chiese medievali del Garda bresciano” curata dal prof. Giampietro Brogiolo.
In collaborazione con monsignor Evelino Dal Bon, parroco di Sirmione, con il sindaco Alessandro Mattinzoli e con la presidente della biblioteca Anna Motta, sabato 25 giugno 2016 alle ore 11,00 nella splendida cornice altomedievale della chiesa di San Pietro in Mavino, ci sarà l’inaugurazione della mostra del Medioevo religioso sul Garda. Seguirà un rinfresco inaugurale offerto dall’azienda vitivinicola sirmionese “Malavasi” della Strada dei Vini e dei Sapori del Garda, partner del progetto.
L’esposizione rimarrà aperta nella chiesetta di San Pietro in Mavino a Sirmione (BS) fino a venerdì 8 luglio 2016, anche con la collaborazione degli alunni del Liceo Fermi di Salò, il martedì, giovedì, sabato e domenica in orario pomeridiano dalle 15 alle 18; la domenica anche in orario mattutino dalle 10 alle 12.

giovedì 16 giugno 2016

Egidio da Viterbo. L’uomo, il teologo, l’umanista e la sua terra

"Egidio da Viterbo. L’uomo, il teologo, l’umanista e la sua terra” è il titolo della mostra che sarà possibile visitare a Viterbo da sabato 18 giugno a domenica 24 luglio 2016 al chiostro della Trinità.
L’agostiniano che compie il suo primo vagito nel viterbese, con molta probabilità a Canino (a cavallo tra il XV e il XVI secolo), muove dalla Tuscia i suoi primi passi, andando in giro per l’Europa ma sempre col cuore nelle terre etrusche, dove ama ritornare e soggiornare, soprattutto nell’isola Martana (Bolsena) e Soriano nel Cimino. Gli studi teologici e filosofici lo portano ad essere uno degli uomini più influenti del periodo dell’umanesimo medievale, tanto da essere “uno dei maggiori ispiratori della Riforma della Chiesa, anche se è rimasto un po’ dietro le quinte – come spiega il priore della Trinità padre Mario Mattei -. Egidio è parte delle radici del movimento agostiniano ed è importante celebrare la sua figura perché spiega anche quello che l’ordine è diventato oggi”.
“Un percorso di 20 grandi pannelli guiderà i visitatori nella vita di Egidio – spiega padre Pietro Bellini – per riscoprire non solo l’uomo di Chiesa, ma il suo profilo a 360° gradi. Ci saranno anche dei pannelli che ricorderanno episodi simpatici della sua vita e altri che ad esempio lo metteranno a confronto con un agostiniano suo contemporaneo: Lutero”.
L’evento si svolge nella meravigliosa location del chiostro della Trinità, che dopo tanto tempo, riapre le porte ai cittadini. Vedere la mostra è un’occasione anche per entrare nel chiostro, dove tra l’altro ci sarà ‘un’invasione’ del gruppo #igersviterbo che posterà sui social network le foto dei pannelli e del bellissimo chiostro”.

domenica 12 giugno 2016

Un museo nella Torre del Conte Ugolino


Chi lo ha studiato a scuola con Dante, nell'inferno più inferno fra il trentaduesimo e il trentatreesimo canto. Chi, la sua storia, l'ha letta dopo; chi lo ha incontrato nella scultura di Rodin o nella pittura o in un'altra letteratura. La tragedia di Ugolino della Gherardesca è di quelle che non si dimenticano, che ti inseguono anche quando hai voltato mille altre pagine. Troppo dolore, troppa vendetta nella storia del conte lasciato morire nella "torre della fame", qui a Pisa. Qui, in piazza dei Cavalieri dove c'è una targa che lo ricorda e dove i turisti transitano con quell'aria da passeggio e si fermano a fotografarla. Lì sopra si legge: "Qui sorgeva la torre dei Gualandi. La tragica morte del Conte Ugolino della Gherardesca le diè il titolo della fame e suscitò nel divino Alighieri lo sdegno e il canto onde il ricordo del miserando caso si eterna". Ecco è proprio qui che è stato inaugurato il nuovo museo, voluto da Claudio Ciociola, docente di Filologia italiana alla Scuola Normale e presidente della biblioteca. È il piccolo e suggestivo percorso dedicato proprio a colui che Dante ci fa incontrare coi celebri versi: "La bocca sollevò dal fiero pasto / quel peccator, forbendola a' capelli / del capo ch'elli aveva di retro guasto". Le pareti dell'antica torre medievale adesso si possono visitare, mentre fino a poco tempo fa erano parte della biblioteca e nascosti dagli scaffali pieni di volumi all'interno del palazzo dell'Orologio. Da pochi giorni sono accessibili a tutti e gratis: basta prenotare una visita sul sito della Scuola Normale (www.sns.it/torreugolino). "È un punto così pieno di rimandi storici che mi sembrava importante valorizzarlo" spiega il professore. Nella torre si entra dalla piazza e ci si trova davanti al muro di pietra e a uno di mattoni, ai resti di quello che doveva essere il vano dell'entrata. "...e io sentì chiavar l'uscio di sotto / a l'orribile torre ond'io guardai/ nel viso a' mie' figliuoli senza far motto..." scrive Dante nella Divina Commedia. Lo spazio museale si trova all'interno dell'attuale palazzo dell'Orologio in uno spazio che adesso è scorporato dalla biblioteca e dove fa compagnia la voce di Vittorio Sermonti che legge i passi dell'Inferno.
"Il visitatore trova - riprende il professor Ciociola - diversi pannelli che in italiano e inglese ripercorrono la storia umana e quella letteraria del conte Ugolino". Seguendo un'immaginaria linea del tempo oltre ai pannelli illustrativi c'è anche un video e una serie di edizioni antiche, cinquecentesche e non, della Commedia, illustrazioni preziose ben affacciate e ingrandite alle pareti di alcune salette. Il fascino è dettato dal sapere che questo luogo fisico è legato a uno dei personaggi tragici la cui storia è stata resa immortale da Dante: "Padre, assai ci fia men doglia / se tu mangi di noi, tu ne vestisti /queste misere carni e tu le spoglia". Ugolino, conte di Donoratico, è stato esponente di una delle più rappresentative famiglie aristocratiche della Pisa del XIII secolo. Dopo la sconfitta della Meloria (1284) venne eletto podestà e per 4 anni esercitò la signoria sulla città. In seguito a un tumulto popolare istigato dall'arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini, suo avversario politico, il 1 luglio 1288 viene arrestato e chiuso coi figli Gaddo e Uguccione e i nipoti Anselmuccio e Nino in una torre adiacente al Palazzo degli Anziani (attuale palazzo della Carovana sede principale della scuola Normale). "Dopo otto mesi di prigionia, nel marzo 1289, Ugolino viene lasciato morire di fame insieme ai suoi congiunti - riprende Ciociola - È negli anni Settanta quando sono stati fatti i lavori di ristrutturazione del palazzo dell'Orologio che l'architetto Francesco Tomassi ha ritrovato le antiche mura della torre".
Così si è compreso dove Ugolino passò gli ultimi giorni: "Non a caso la targa che si trovava sull'altra ala del palazzo è stata spostata qui". Il leggendario personaggio e la patetica vicenda del conte Ugolino sono stati al centro di innumerevoli riscritture e visualizzazioni. Su Ugolino grava, nella tradizione esegetica, il sinistro sospetto di cannibalismo, per via dell'enigmatica confessione: "Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno". Fra tesi e contro tesi, non ci è stata ancora consegnata nessuna verità storica, ma molte ipotesi su questo e su altri aspetti della vita e della morte del conte. La torre che ospita oggi il percorso museale è quella nella quale ha avuto luogo l'episodio dantesco e risale all'undicesimo secolo. Il Palazzo dell'Orologio, in cui è stata inglobata, deve la sua configurazione a successivi interventi il più importante dei quali si ebbe tra il 1605 e il 1608, per iniziativa di Ferdinando I.
Le visite guidate, a ingresso gratuito, avvengono su prenotazione, per un numero massimo di 20/25 persone a visita. Per informazioni: torreugolino@sns.it.

domenica 29 maggio 2016

“La Misericordia nell’Arte. Itinerario giubilare tra i Capolavori dei grandi Artisti Italiani”

Particolare “Madonna dei Raccomandati”, Maestro del Trittico di Chia
Da martedì 31 maggio a domenica 27 novembre 2016 i Musei Capitolini ospiteranno una mostra dal titolo “La Misericordia nell’Arte. Itinerario giubilare tra i Capolavori dei grandi Artisti Italiani”, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e Cultura in occasione del Giubileo indetto dal Santo Padre, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Il tema della Misericordia, proprio perché costituisce il cuore del pensiero cristiano, è stato oggetto di tante opere d’arte, da dipinti a sculture, da miniature a incisioni, che raffigurano da una parte la Madonna della Misericordia, cioè la Vergine che accoglie con il mantello il popolo cristiano, come una madre che protegge, difende e aiuta la propria prole, e dall’altra le Opere di Misericordia Corporali, che Cristo enuncia (Vangelo di San Matteo, 25, 35-36) e che il buon cristiano deve compiere.
La mostra dunque esporrà varie testimonianze artistiche dedicate al tema della Misericordia, suddividendo il percorso in due sezioni:
L’appellativo di Mater Misericordiae è molto antico, risale probabilmente tra il V e il VI secolo, quando viene citata così in un sermone dello scrittore Giacomo di Sarug. L’iconografia in cui la Vergine appare in piedi con un grande mantello sotto il quale accoglie il popolo di Dio ebbe origine in Toscana e nel Lazio nell’alto Medioevo ed ebbe una grande diffusione tra il Tre e il Quattrocento. L’opera più famosa di questo tema è il Polittico della Misericordia di Piero della Francesca, che si trova a Borgo San Sepolcro, ma tanti sono stati gli artisti che l’hanno raffigurata, da Simone Martini a Lippo Memmi, da Bartolomeo Caporali a Pietro Perugino.
In questa sezione, un piccolo nucleo di dipinti testimonieranno della grande diffusione che il soggetto ebbe e tra questi si segnalano un dipinto di Niccolò Alunno, proveniente dalla Pinacoteca Comunale di Assisi, una tavola della fine del Quattrocento del Museo Diocesano di Orte, una tela di Jacopo Zanguidi detto Il Bertoja della Galleria Nazionale di Parma.
Le Opere di Misericordia sono per la prima volta descritte da Cristo stesso nel Vangelo di San Matteo e vengono ben presto codificate in un elenco. Nella coscienza cristiana si sviluppa infatti il senso dell’importanza della traduzione pratica dell’amore di Dio che si esterna nell’amore per l’altro. Tuttavia probabilmente è solo nel XII secolo che viene stabilita la lista delle sette opere di misericordia, le sei citate da San Matteo (vestire gli ignudi, dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati) e seppellire i morti.
L’opera più celebre e più esemplificativa del tema della misericordia è il dipinto che Caravaggio eseguì per il Pio Monte della Misericordia a Napoli nel 1606-1607, conosciuto come le Sette Opere di Misericordia. In verità, l’esatto titolo dell’opera, come risulta dai documenti, è la Madonna della Misericordia. Così, in uno dei suoi colpi di genio, Caravaggio unisce l’iconografia della Madonna della Misericordia con quella delle Sette Opere di Misericordia, in un simbolico dialogo tra la Vergine e il popolo misericordioso.
Polittico della Misericordia, Piero della Francesca

Qui sono presentati i dipinti e le sculture che illustrano le varie opere misericordiose, tra cui si segnalano un bassorilievo di Pietro Bernini del Museo Nazionale di San Martino, la Carità di Guido Reni e un dipinto di Pierre Subleyras del Museo di Roma.
I due grandi capolavori di Piero della Francesca e di Caravaggio, per la delicatezza e l’importanza delle opere, saranno documentati attraverso pannelli didattici.
La mostra è curata da Maria Grazia Bernardini e Mario Lolli Ghetti, con il Comitato Scientifico costituito da Claudio Parisi Presicce, Daniela Porro, Claudia Cieri Via, Anna Maria Guiducci, Rita Silvestrelli, Marco Bussagli e presieduto dall’Arcivescovo Jean-Louis Bruguès, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa.
Il catalogo della mostra è edito dalla Gangemi Editore.
per informazioni contattare:
Franco Cavallaro – Ufficio Stampa Centro Europeo per il Turismo e Cultura
Tel: 06/687.64.48 – 06/687.64.97 - e-mail: info@centroeuropeoturismo.it - mobile: +39 338/6376149

Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - Ufficio Comunicazione e Relazioni Esterne
comunicazione.sovrintendenza@comune.roma.it.

giovedì 26 maggio 2016

Un Borgo bestiale. Animali reali, fantastici, ritrovati

La mostra Un Borgo bestiale. Animali reali, fantastici, ritrovati, allestita dal 26 maggio al 18 settembre 2016 nella sala espositiva della Chiesa del Borgo Medievale di Torino e diffusa lungo la via Maestra del museo, racconta di animali reali, fantastici e ritrovati che si incontrano fin dall’antichità nell’immaginario collettivo e che hanno trovato fortuna nella letteratura e nell’arte.
Testimoni di questo interesse verso le specie animali più fantastiche e fantasiose sono i Bestiari Medievali, un particolare genere letterario che raccoglie brevi descrizioni di animali (reali e immaginari), accompagnate da spiegazioni moralizzanti e riferimenti tratti dalla Bibbia.
Il Borgo Medievale, proiezione di ciò che gli uomini dell’Ottocento credevano fosse il Medioevo quattrocentesco, ben abbraccia il tema degli animali sia lungo la via Maestra, nelle decorazioni pittoriche che ornano le pareti delle case e della Chiesa, sia nei manufatti e, ancora, nelle decorazioni che impreziosiscono le stanze della Rocca.
La mostra si compone di tre diversi percorsi complementari che si sviluppano nel Borgo, nella sala espositiva della Chiesa e in Rocca. Gli animali vengono riprodotti sulle ceramiche, sui tessuti e su oggetti decorativi in bronzo per la tavola imbandita, che per l’occasione saranno esposti al pubblico in un contesto diverso dalla Rocca;  potremo scoprire la leggenda legata al dente di Narvalo, identificato con la magia dell’unicorno. Inoltre sarà possibile approfondire, tramite documentazione grafica, le caratteristiche reali e immaginarie di alcuni animali presenti nel museo e apprezzare i particolari dei due soffitti lignei della casa di Alba e del castello di Pavone, ricchi di esemplari fantastici.
La visita nel Borgo ci svelerà invece l’importanza della presenza degli animali nel mondo medievale. Potremo scoprire gli ospiti che abitano sulle case lungo la via e incontrare animali reali che abitano il parco del Valentino. Infine durante la visita alla Rocca non mancheranno spunti interessanti relativi al tema “bestiale” che riguardano soprattutto draghi e grifoni, stemmi araldici e incantesimi, così come nella Fontana di Giovinezza.
Ingresso gratuito.
INFO:
tel.0114431701/712

lunedì 23 maggio 2016

"Vivere La Misericordia nel Trecento" mostra a Roma

L'Archivio di Stato di Roma presenta in mostra, nella Sala Alessandrina del Complesso di S. Ivo alla Sapienza, fino al 17 giugno 2016 le carte miniate del Liber regulae, il codice trecentesco che contiene la regola dell’ordine di Santo Spirito.
Grazie al sostegno offerto da ITALKALI, Società Italiana Sali alcalini, è stato possibile affrontare una serie interventi di restauro del codice volti a restituire ai fogli membranacei di cui è composto, la primitiva distensione. L’occasione di smontare la legatura dei fogli del codice offre l’opportunità unica di mostrare ai visitatori una selezione dei 105 fogli miniati che compongono il Liber Regulae permettendo così di apprezzare la incredibile varietà delle scene e delle decorazioni marginali rappresentate nel prezioso manoscritto miniato, capostipite dell’enorme e ricchissimo archivio dell’ospedale romano del S. Spirito in Sassia, conservato presso l’Archivio di Stato di Roma. Il progetto di restauro, predisposto da Orietta Verdi (Archivio di Stato Roma), viene realizzato da Restauro San Giorgio di Adriano Pandimiglio.
La mostra, allestita e curata con la consulenza di Philine Helas (Biblioteca Hertziana di Roma) e Francesca Manzari (Università di Roma La Sapienza), da Giovanna Mentonelli e Letizia Leli dell’Archivio di Stato, intende focalizzare l’attenzione sugli albori delle politiche assistenziali che si concretizzano con l’istituzione dell’Ordine di Santo Spirito. Il Liber Regulae dell’Ospedale romano ebbe il compito di illustrare attraverso una sorprendente serie di “quadri” miniati e di figure fantastiche istoriate nei margini del codice, la fondazione dell’ospedale, la vita comunitaria, l’accoglienza dei pellegrini e dei neonati abbandonati, aprendo uno spiraglio straordinario sulla vita quotidiana a Roma nel Trecento.
Per informazioni:
Archivio di Stato di Roma. Servizio manifestazioni culturali
06/67235600; Fax 06/68190871
e-mail:
as-rm.mostre@beniculturali.it; web: www.archiviodistatoroma.beniculturali.it
. 

giovedì 19 maggio 2016

“Le Pietre di Petra”: antiche pergamene in mostra a Badia Polesine (RO)

La mostra di pergamene, dal titolo “Le Pietre di Petra”, allestita nell’antica cappella di Santa Maria della Vangadizza, che fa parte del complesso dell’ex monastero, sarà inaugurata sabato 21 maggio 2016 alle 19.00, per chiudersi l’11 giugno 2016.
La sera dell’inaugurazione, alle 21.00, al Teatro Sociale “Eugenio Balzan” di Badia Polesine (RO) si potrà assistere ad un concerto dedicato al compositore Orazio Tarditi (Roma, 1601 – Forlì, 1677). Monaco benedettino, a lungo attivo anche presso diverse abbazie venete come quelle di San Michele in isola, di Badia Polesine e di Carceri, Tarditi fu compositore e cantore di solidissima fama tra i suoi contemporanei, come testimoniano le cronache, le dediche e i legami con diversi tra i maggiori musicisti del Seicento italiano. Le musiche presentate sono per lo più inedite, frutto di oltre quindici anni di ricerche condotte dal musicologo Daniele Torelli intorno alla cultura musicale del monachesimo italiano tra Cinque e Seicento. Gli esecutori, accuratamente formati alle prassi esecutive storicamente informate e agli strumenti antichi, provengono tutti dall’Istituto di Musica antica della Civica Scuola di Musica «Claudio Abbado» di Milano e saranno diretti dal Maestro Antonio Frigé, coordinatore dell’Istituto.
La mostra, a cura del Sodalizio Vangadiciense con il patrocinio del Comune di Badia Polesine e della Regione Veneto, si propone di illustrare una fascia temporale importante: dalla prima donazione dell’anno 954, l’atto dal quale inizia lo sviluppo della Vangadizza, alla fine del 1200. La data simbolo della chiusura di questo periodo fu il 1298 quando fra la Vangadizza e il comune di Padova venne firmata la “Permutatio”, con la quale l’antica abbazia cedette i suoi diritti feudali, soprattutto quelli di “catena” sull’Adige e Adigetto a Padova e in cambio ricevette protezione e altri beni a Bosco di Rubano (PD).
L’esposizione ha un duplice obiettivo: rendere fruibile alla collettività il materiale storico custodito fino ad oggi nell’archivio “Guido Mora” del Sodalizio Vangadiciense che ha sede nell’Abbazia della Vangadizza a Badia Polesine e renderla itinerante nei luoghi in cui nei secoli scorsi la Vangadizza ha avuto influenza e possedimenti.
Fra le riproduzioni delle pergamene che verranno esposte, la più significativa è del 1219 con la quale Federico II di Svezia conferma del privilegio riconosciuto alla Vangadizza da Federico I “Barbarossa” con il quale il monastero è dichiarato dipendente soltanto all’autorità imperiale.
Atto del 1219 - foto di Maurizio Braiato
Saranno presentati inoltre alcuni catastici della fine del 1700 del territorio non solo locale per dare una dimensione della presenza della Vangadizza. In mostra anche la planimetria del monastero di fine ‘700 e alcuni frontespizi delle raccolte di atti rilegati in volume. Si potranno inoltre vedere alcune planimetrie del monastero di fine ‘700 e sarà illustrata una storia della Vangadizza su più pannelli curata da Camillo Corrain.
Informazioni
Mostra “Le Pietre di Petra” – mostra di pergamene e documenti storici a cura dell’Archivio storico della Vangadizza di Badia Polesine (Ro)
Quando: Da sabato 21 maggio a sabato 11 giugno 2016 
Dove: Antica cappella di Santa Maria della Vangadizza presso l’Abbazia della Vangadizza – Badia Polesine (Rovigo)
Inaugurazione della mostra: sabato 21 maggio, ore 19.00; a seguire, concerto alle ore 21.00 presso il Teatro Sociale “Eugenio Balzan” di Badia Polesine
Orari di apertura della mostra: tutti i giorni, dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30
Contatti & Info: tel./fax: 0425.594479 mail: sodaliziovangadiciense@libero.it.