mercoledì 4 marzo 2015

Arte lombarda dai Visconti agli Sforza

Arte lombarda dai Visconti agli Sforza
Palazzo Reale, Milano
da giovedì 12 marzo a domenica 28 giugno 2015
Per maggiori informazioni visita il sito della mostra.
La mostra che apre il 12 marzo a Palazzo Reale si ispira in modo programmatico, ma criticamente rivisto alla straordinaria esposizione Arte lombarda dai Visconti agli Sforza - allestita nel 1958 nella medesima sede espositiva risanata dopo i bombardamenti del 1943 – che aveva allora riunito oltre cinquecento opere e costituito il punto d’arrivo di una lunga stagione di riscoperte e di studi specialistici.
Stagione iniziata nel 1912 con il monumentale volume La pittura e la miniatura nella Lombardia dai più antichi monumenti alla metà del Quattrocento di Pietro Toesca e proseguita per circa mezzo secolo grazie ai contributi di studiosi italiani e stranieri come Wilhelm Suida, Bernard Berenson, Roberto Longhi. Quella mostra di importanza capitale era, soprattutto, l’affermazione di una identità, la dimostrazione della grandezza di una tradizione culturale e artistica, finalmente liberata – come scriveva Roberto Longhi nell’introduzione al catalogo - “dagli ultimi residui del lungo complesso d’inferiorità che l’ha ostinatamente tenuta in soggezione al confronto d’altre regioni d’Italia”. Era anche il frutto del lungo lavoro di ricerca, di valorizzazione e di restauro del patrimonio artistico ad opera di alcune personalità di alto livello morale e intellettuale, attive negli istituti di tutela cittadini come Fernanda Wittgens, Franco Russoli, Gian Alberto Dell’Acqua, protagoniste, durante la guerra, della difesa del patrimonio milanese e lombardo.
Fortemente promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, coprodotta da Palazzo Reale e Skira Editore, la mostra di oggi ripensa quel progetto nella chiave più pertinente e attuale: quella della centralità di Milano e della Lombardia, alle radici della cultura dell’Europa moderna. Prende in esame lo stesso periodo storico considerato dalla mostra del ’58, dunque i secoli dal primo Trecento al primo Cinquecento: tutta la signoria dei Visconti, poi degli Sforza, fino alla frattura costituita dall’arrivo dei Francesi. Raccoglie i frutti di più di cinquant’anni di studi, che hanno toccato i più diversi settori storici e tecnici, e fatto registrare passi avanti molto significativi nelle conoscenze e anche nella conservazione, nel restauro e nella valorizzazione del patrimonio milanese e lombardo. “Oggi l’arte lombarda della fine del Medioevo e del Rinascimento – affermano i due curatori Mauro Natale e Serena Romano - appare come una realtà storica di grande rilievo internazionale, che estende le proprie diramazioni ai maggiori paesi europei”.
A più di cinquant’anni dall’esposizione di Palazzo Reale, questa nuova splendida mostra propone una rilettura della storia artistica lombarda, riconoscendo nelle aperture e nelle relazioni con gli altri territori una parte sostanziale della sua identità.
I due secoli circa di cui la mostra si occupa sono tra i più straordinari della storia milanese e lombarda, celebrati dalla storiografia e fissati nella memoria comune come una sorta di età dell’oro, il primo momento di compiuta realizzazione di una civiltà di corte dal respiro europeo.
Il percorso della mostra si svolge attraverso una serie di tappe, che costituiscono altrettante sezioni e sottosezioni; l’ordine cronologico illustra la progressione degli eventi e la densità della produzione artistica: pittura, scultura, oreficeria, miniatura, vetrate, con una vitalità figurativa che soddisfa le esigenze della civiltà cortese e conquista rinomanza internazionale al punto da divenire sigla d’eccellenza riconosciuta: l’“ouvraige de Lombardie”.
Dopo una breve sezione introduttiva che include una galleria di ritratti delle due dinastie di grandi committenti, i decenni centrali del Trecento costituiscono la prima sezione espositiva, dedicata a illustrare come i Visconti abbiano impresso una svolta fondamentale alla cultura lombarda, dapprima importando a Milano e in Lombardia artisti “stranieri” - i toscani Giotto e Giovanni di Balduccio - poi aprendo cantieri nelle capitali del ducato, nelle città satelliti, nelle campagne, occupando gli spazi urbani e rinnovando quelli ecclesiastici; fondando biblioteche, come quella di Pavia, che fu una delle più importanti del mondo occidentale e fu poi in gran parte spostata in Francia dopo la conquista del ducato.
Sono qui esposte opere di grandissimo pregio e di svariate ed eccelse tecniche: dipinti su tavola, affreschi, vetrate, sculture in marmo, legno, pietra, oreficeria, miniatura, bronzi, ricami, arazzi come, tra gli altri, i manoscritti Liber Pantheon del 1331 e il Messale – Libro d’ore (1385-1390) appartenuto a Bianca di Savoia, dalla Biblioteca nazionale di Francia; splendide vetrate dalla Chiesa di Santa Maria Matris Domini di Bergamo, uniche del Trecento esistenti in Lombardia; alcune mirabili opere in marmo di Giovanni di Balduccio, del Maestro di Viboldone e di Bonino da Campione provenienti, oltre che dalla Lombardia, da importanti musei europei e americani; disegni, tavole e affreschi di Giovanni da Milano, di Giusto de’Menabuoi, del Maestro di San Nicolò dei Celestini.
Si assiste qui alla trasformazione del linguaggio figurativo lombardo, dapprima ancora legato alla tradizione autoctona, come nella austera ed arcaica Madonna col Bambino del Maestro degli Osii (1330 circa), poi innovato dagli artisti toscani, intrisi di cultura francese.
Una seconda e straordinaria tappa sarà quella degli anni attorno al 1400, dove domina Gian Galeazzo Visconti, personaggio chiave del tardo gotico lombardo: sono gli anni del grande cantiere del Duomo di Milano. La mostra ha voluto rispettare l’integrità delle collezioni del Museo del Duomo, mediante la soluzione di includerne la sezione tardo gotica nel percorso della mostra stessa: un atto di responsabilità solidale, nel momento in cui EXPO 2015 attirerà visitatori nelle mostre e nei musei della città. La Fabbrica del Duomo ha però generosamente accettato di smontare ed esporre alcune statue dei pilastri del Duomo e alcune vetrate, altrimenti difficilmente visibili.
Al volgere del 1400, grazie alla personalità magnetica e intraprendente di Gian Galeazzo, i rapporti della corte milanese con le altre corti e gli altri grandi cantieri europei – specialmente Parigi; ma anche Praga, Vienna, Budapest, le Fiandre – sono strettissimi e contribuiscono alla fioritura di una cultura gotica che rappresenta uno dei punti culminanti dell’esposizione.
I protagonisti di questa stagione sono: Giovannino de’ Grassi e in seguito Michelino da Besozzo: entrambi lavorano al cantiere del Duomo, di entrambi sono esposte opere notevolissime come alcuni preziosi manoscritti – il Taccuino di disegni, l’Offiziolo Visconti e il Landau Finaly 22 di de’ Grassi e il Libro d’Ore di Michelino da Avignone e dalla Morgan Library di New York, prestito eccezionale che non fu concesso nel 1958. Questo straordinario momento creativo corrisponde all’apice del fasto della corte pavese verso la quale convergono artisti di primissimo piano, italiani e stranieri come Jean d’Arbois, Gentile da Fabriano, di cui è in mostra una splendida tavola da Pavia e Pisanello.
Nella terza sezione si passa al lungo regno di Filippo Maria Visconti, molto diverso da Gian Galeazzo, con una personalità nevrotica, non adatta a riunire una vita di corte di qualità. Comincia la crisi del ducato e molti artisti lasciano la Lombardia, disperdendosi. Michelino da Besozzo va infatti a Venezia, Verona e Vicenza, poi rientra a Milano, ma non lavora più per la committenza ducale. In questa sezione domina comunque il linguaggio tardo-gotico con largo uso di materiali preziosi, ori, vestiti sfarzosi, con opere straordinarie: le tavole di Michelino di Verona (Museo di Castelvecchio), di Siena (Pinacoteca Nazionale) e di New York (Metropolitan Museum); magnifici manoscritti di seguaci di Michelino, il bellissimo polittico con Madonna col Bambino, Santo e donatore (1447) di Maestro Paroto, la pregevole scultura in legno Madonna col Bambino (1450 circa) di un anonimo maestro lombardo dalla chiesa milanese di San Tomaso; e ancora pale d’altare, messali, miniature, un prezioso dittico di Francesco Zavattari, ricomposto per la prima volta riunendo le due tavole conservate a Praga e in una collezione privata in Cile; i celebri Tarocchi di Bonifacio Bembo, di cui sarà eccezionalmente ricomposto in mostra il capolavoro costituito dall’Incoronazione del Museo di Cremona e dalle due tavole che l’affiancavano, ora al Museo di Denver; inoltre una serie di opere di alta oreficeria di straordinaria maestria.
Il capitolo successivo, la quarta sezione, mette a fuoco l’importanza capitale dello snodo figurativo che corrisponde alla fine dinastica dei Visconti e alla presa di potere di Francesco Sforza (gli anni intorno al 1450) fino a tutto il periodo di governo di Galeazzo Maria Sforza. Le iniziative di Francesco Sforza si collocano all’insegna della continuità con il passato, ma integrano anche nuove esperienze favorite dalla politica di alleanze sulle quali il duca poggia il proprio potere. Anche il progressivo spostamento della sede della corte da Pavia a Milano, destinata a diventare a breve l’unica capitale stabile del ducato, facilita l’avvento di nuove maestranze e nuove tendenze: il razionalismo figurativo di Vincenzo Foppa che si apre al linguaggio padovano si confronta con il naturalismo di origine fiamminga che filtra da Genova e seduce i signori italiani. E’ il periodo delle grandi botteghe che si spartiscono il lavoro delle grandi imprese decorative al Castello Sforzesco a Milano e a Pavia: Foppa, Bembo, Zanetto Bugatto, Bergognone. Sfilano opere straordinarie come i Santi Stefano e Ambrogio di Donato de Bardi (collezione privata); le splendide tavole di Vincenzo Foppa da Pisa e dalla Pinacoteca di Brera; un magnifico e rarissimo Cristo in pietà tra i santi Ambrogio e Agostino, del Maestro di Chiaravalle; la splendida tavola Madonna con bambino e angeli (1460-70) di Zanetto Bugatto da Villa Cagnola a Gazzada (Varese), finalmente riavvicinata  agli altri elementi che l’affiancavano (Santi ora in collezione privata a New York): il prezioso trittico di Gottardo Scotti (Museo Poldi Pezzoli); una serie di sculture in legno intagliato e dipinto e in terracotta, di un gusto già rinascimentale, anche se fortemente lombardo.
Una quinta e ultima tappa sarà infine dedicata agli anni di Ludovico il Moro e alla spaccatura provocata dalla sua caduta e dall’arrivo dei Francesi: sono anni di cambiamenti radicali nell’urbanistica, nell’architettura e in generale nella produzione artistica grazie alla presenza a Milano di personalità eccezionali come Bramante, Leonardo, Bramantino. In questi anni, malgrado la crisi del sistema politico e la fragilità delle finanze dello stato, le botteghe lavorano a pieno regime: Milano produce ed esporta meravigliosi prodotti di lusso come smalti, oreficerie, ricami eseguiti in gran parte sulla base di progetti elaborati da artisti di primo piano, secondo un procedimento che anticipa quello del moderno “design”. Stimolata dall’ambizione sfrenata del duca, la produzione artistica è sottesa da uno spirito di emulazione/concorrenza nei confronti delle altre corti padane, legate a quella sforzesca da stretti rapporti famigliari oltre che da interessi economici e politici comuni: la sezione prende in esame in modo particolare le relazioni con Ferrara, Bologna, e con Mantova. Vi sono esposte sculture in marmo di Giovanni Antonio Amadeo, importanti tavole di Bernardino Butinone (abitualmente inaccessibili perché di antiche collezioni private), la bella tavola Madonna con il Bambino, santa Dorotea e Caterina, angeli dal Petit Palais di Parigi; vetrate dal Duomo di Milano e alcune tavole di Foppa, tra cui la mirabile Annunciazione (1500 circa) dal Palazzo Borromeo all’Isola Bella (Stresa) e la Madonna in trono con il Bambino e angeli dal Musée des Beaux-Arts di Digione; le due tavole di Bernando Zenale dagli Uffizi; la splendida Madonna e il Salvator Mundi della collezione Borromeo di Bergognone; il celebre manoscritto Ore all’uso degli Umiliati con iconografia da Bergognone, dalla British Library di Londra, mai esposto; e anche qui una serie strepitosa di opere di oreficeria, reliquiari, medaglioni, messali, manoscritti, bronzi, dove emerge con tutta la sua forza la cosidetta arte lombarda. La mostra si chiude con opere che attestano l’impatto avuto in Lombardia da Leonardo e Bramante, con dipinti di Giovanni Antonio Boltraffio, Ambrogio de Predis, Bernardo Zenale.
Le circa duecentocinquanta opere in mostra sono state selezionate in modo da consentire allo spettatore non solo di apprezzare la preziosità dei materiali e delle forme dei singoli oggetti, ma anche di riconoscerne i legami formali, il linguaggio comune cui fanno riferimento produzioni realizzate con materiali e con procedimenti tecnici distinti.
Una mostra importante e affascinante a un tempo che racconta il ruolo fondamentale che la cultura artistica lombarda ebbe tra il Trecento e il Cinquecento, quando in tutta Europa fu sinonimo di qualità eccelsa e di straordinari talenti.

sabato 28 febbraio 2015

"Il Medioevo in viaggio" in mostra a Firenze

Da venerdì 20 marzo a domenica 21 giugno 2015 a Firenze nel Museo Nazionale del Bargello si terrà la mostra "Medioevo in viaggio" a cura di Beatrice Paolozzi Strozzi, Ilaria Ciseri e Benedetta Chiesi.
La mostra è in collaborazione con i musei appartenenti al Réseau des Musées d’Art Médiéval, nato nel 2011, quando il Musée de Cluny (Parigi), il Museo Nazionale del Bargello, il Museum Schnütgen (Colonia) e il Museu Episcopal (Vic) – simili per genere di collezioni e storia – hanno messo a punto, lavorando insieme, un progetto espositivo che valorizzasse le reciproche raccolte d’arte attorno a un tema specifico: “Il Medioevo in viaggio”.
Il tema è largamente discusso e studiato, ma costituisce un’ardua sfida per una mostra, nel renderlo “visibile”. Sono poche, infatti, le testimonianze di cultura materiale direttamente legate a viaggi così lontani nel tempo. Le opere d’arte, tuttavia, offrono numerosi spunti per evocare i viaggi nel Medioevo: non solo attraverso raffigurazioni iconografiche di viaggi reali o fantastici, ma anche attraverso una quantità di oggetti, che un tempo accompagnarono i tanti e diversi viaggiatori in età medievale, spinti dalla ricerca della redenzione, o del denaro, o della gloria.
La mostra si articolerà in cinque diverse sezioni.
1. La rappresentazione del mondo
La prima sezione affronta, attraverso una selezione di carte e piante geografiche dal XII al XV secolo (ma anche del primo globo celeste esistente), i confini del mondo conosciuto e la visione che se ne aveva nel Medioevo. Queste carte appaiono attraversate da rotte e percorsi diversi: talora letterari e devoti, derivati dalle Sacre Scritture; talora invece reali, frutto dell’esperienza diretta dei viaggiatori, quasi delle “carte stradali” ante-litteram, ad uso soprattutto dei viandanti che dall’Europa del Nord scendevano fino a Roma. I viaggi per mare, leggendari e pericolosi, sono evocati sia da una selezione iconografica (miniature, rilievi, dipinti dell’epoca), sia da alcuni antichi strumenti di navigazione.
2. La salvezza dell’anima: pellegrini, predicatori, chierici
Il pellegrinaggio è la forma più nota del viaggio del Medioevo. Anche se la motivazione religiosa non esaurisce le ragioni più articolate e complesse per cui si intraprendeva un pellegrinaggio, è sicuramente la causa apparente più rilevante di questo moto di massa che ha attraversato l’Europa nei secoli centrali del Medioevo.
La sezione intende illustrare le tipologie dei pellegrini medievali, il loro “corredo” di viaggio (esemplari di scarpe, vesti, strumenti…), le loro insegne distintive a seconda delle mète raggiunte: per lo più, i grandi santuari d’Europa (placchette di pellegrinaggio). Reliquie più ingombranti potevano essere “acquistate” e trasportate in patria in apposite borse o cofanetti: in mostra, rare testimonianze di questo tipo, come la tasca in cotone dello Schnütgen Museum di Colonia.
3. La guerra: crociate, cavalieri, spedizioni militari
Il tema sarà evocato da alcune testimonianze dirette del viaggio dei crociati, di stretta rilevanza storica, provenienti dal Museo di Cluny, come la croce pettorale dei cavalieri della prima Crociata (1096-1099). Il tema sarà inoltre richiamato da racconti di viaggio delle Crociate, da quello sfortunato del re Luigi IX a quello fantastico di Febusso e Briusso (nella redazione italiana del Manoscritto della Biblioteca Nazionale di Firenze).
I viaggi per terra e per mare sono documentati inoltre da una sezione di piccoli oggetti devozionali, testimoni della circolazione di memorie di pellegrinaggio e di reliquie, di doni e souvenir della Terra Santa. Il loro stile, la presenza di reliquie legate ai luoghi della Passione di Cristo, le provenienze leggendarie, potevano e possono ancora evocare, al pari dei racconti di viaggio, il sapore della distanza e la fascinazione per “l’esotico” e per quelle eroiche e secolari missioni cristiane.
4. Il viaggio di affari: mercanti, banchieri, messaggeri
In questa sezione, di stampo prettamente laico, sono esposti i tipi di viaggio “di affari” svolti per commercio e per mercato, ma anche per missioni politiche, da categorie che potremmo dire di professionisti itineranti (diplomatici, ambasciatori, ecc.).
In questa sezione saranno centrali le figure del mercante e del messaggero, evocate da una serie di oggetti e strumenti del loro mestiere, come le scarselle, le custodie dei documenti, le tessere mercantili o le lettere di cambio, essenziali per una circolazione rapida, sicura e garantita di beni e denaro nell’Europa medievale.
5. Il viaggio di immagine: le corti in movimento
Anche distanze molto ridotte potevano costituire, in termini simbolici, un viaggio: come le periodiche trasferte del sovrano o del signore nei suoi possedimenti, col suo seguito di dignitari e il suo fastoso corredo da viaggio (a sottolineare la visibilità politica e sociale) per confermare la propria autorità e garantire l’ordine; o come quello metaforico delle spose aristocratiche, che lasciano la casa del padre per raggiungere quella del marito, spesso a conferma di una nuova alleanza politica fra potenti casati: rappresentato in mostra da tre sontuosi esemplari di selle d’avorio scolpito, in uso in Germania e nel Nord Italia.

venerdì 27 febbraio 2015

"Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza" mostra a Reggio Emilia

Vi sono personaggi, nella storia dell’arte, che sono portatori di novità tali da innescare una vera e propria rivoluzione. Uno di questi è sicuramente Piero della Francesca che sarà protagonista della mostra Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza”, curata da Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro e Luigi Grasselli, in programma a Palazzo Magnani di Reggio Emilia da sabato 14 marzo a domenica 14 giugno 2015.
Un viaggio, commentato nell’audioguida da Piergiorgio Odifreddi, condurrà il visitatore tra le opere grafiche e pittoriche di Piero (sarà esposto il suo magnifico affresco staccato del “San Ludovico da Tolosa” del Museo di Sansepolcro) e tra i capolavori pittorici e grafici di altri grandi maestri del XV e XVI secolo quali Lorenzo Ghiberti, Ercole de’ Roberti, Domenico Ghirlandaio, Giovanni Bellini, Francesco di Giorgio, Albrecht Dürer, Bernardo Zenale, Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Amico Aspertini, Michelangelo, e molti altri; opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere (Sbb-Pk Staatsbibliothek di Berlino, Bibliothèque Municipale di Bordeaux, Bibliothèque Nationale de France, British Museum, British Library, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Galleria Nazionale dell’Umbria, Musei Vaticani, Biblioteca Medicea-Laurenziana, Biblioteca Nazionale di Firenze, Biblioteca Ambrosiana, Biblioteca Palatina di Parma, Galleria Estense di Modena, Museo Comunale di Sansepolcro … solo per citarne alcune).
Proiezioni di una testa umana, dal De prospectiva pingendi
Fulcro dell’esposizione è l’esemplare del De Prospectiva Pingendi della Biblioteca “Panizzi” di Reggio Emilia, uno dei più importanti testimoni della fondamentale opera prospettica di Piero della Francesca. Il manoscritto, opera di un copista, reca numerose correzioni, note marginali ed estese aggiunte di mano di Piero. Esso fa fede del lavoro di continua revisione del testo e ospita nei suoi 110 fogli numerosi disegni di mano dell’artista: linee sottilissime che solcano le pagine del codice a illustrazione del testo, manifestando la straordinaria perizia grafica dell’autore.
“PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza” è dunque un appuntamento imperdibile, di rilevanza internazionale, che consentirà di comprendere il linguaggio espressivo di Piero della Francesca – “Monarca a li dì nostri della pictura e architectura” come lo definì Luca Pacioli nella Divina proportione (1509) –, e di decifrare i codici di lettura della sua opera, gettando nuova luce su un artista che ha tramutato la scienza in arte e che ha saputo influenzare, a distanza di tempo, le Avanguardie del primo Novecento e la pittura Metafisica.

venerdì 20 febbraio 2015

“Bizantini e Longobardi, culture e territori in una secolare tradizione” a S. Giovanni di Persiceto

Sabato 21 febbraio 2015 alle ore 12.30 nella sala consiliare del comune di San Giovanni in Persiceto (BO) e nell’adiacente androne sarà inaugurata la mostra “Dal Baltico all’Emilia. Il Dna dei Partecipanti di San Giovanni in Persiceto rivela tracce di antiche migrazioni germaniche” con testi di Davide Pettener e Alessio Boattini dell’Università di Bologna (aperta fino al 18 aprile 2015 da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 19 e sabato dalle 8.30 alle 13). In questa sede sono esposti pannelli che illustrano le ricerche condotte negli ultimi quattro anni dall’Università di Bologna sul dna dei partecipanti di Persiceto unitamente alle indagini genealogiche curate dal Consorzio dei Partecipanti in collaborazione con l’Università. Da studi ed analisi sono emerse tracce di dna di probabile origine scandinava, giunto nei nostri territori con le migrazioni germaniche.
I dettagli di questa interessante scoperta saranno svelati dal professor Alessio Boattini durante l’incontro in programma sempre sabato mattina, prima dell’inaugurazione della mostra: alle ore 10 nelle Sala del Consiglio del Municipio di Persiceto si terrà infatti il primo dei due incontri del ciclo “Per conoscere i Bizantini” a cui interverranno Igor Santos Salazar (Università degli studi di Trento) che parlerà di “Beni fiscali e il castrum Persiceta nel secolo VIII” e Alessio Boattini (Università degli studi di Bologna) che presenterà “Dal Baltico all’Emilia. Il Dna dei Partecipanti di San Giovanni in Persiceto rivela tracce di antiche migrazioni germaniche”.
Successivamente ci si sposterà nella vicina Chiesa di Sant’Apollinare per l’inaugurazione della seconda mostra dal titolo “Segni sulle terre. Confini di Pianura tra Modena e Bologna” tesa ad illustrare i confini dei nostri territori di pianura, fra bolognese e modenese, attraverso pannelli storici esplicativi, materiale cartografico (XV-XIX), ma anche documenti rari e preziosi come il “Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis” (830 o 846) di Andrea Agnello, sacerdote di Ravenna della metà del secolo IX, pervenuto in copia del XV secolo (e giunto a noi in due sole copie manoscritte). Anche questa mostra rimarrà aperta fino al 18 aprile il sabato dalle ore 16 alle 19 e la domenica e festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.
Nell’ambito di “Bizantini e longobardi, culture e territori in una secolare tradizione” si susseguiranno poi tante altre conferenze che si terranno, oltre che a Persiceto anche a Modena, Nonantola, Sant’Agata Bolognese e Spilamberto.
“Bizantini e Longobardi, culture e territori in una secolare tradizione” è il titolo della seconda edizione del ciclo culturale triennale “Il confine che non c’è. Bolognesi e modenesi uniti nella terra di mezzo” promosso dall’Archivio di Stato di Modena, dal Comune di Persiceto e dal Consorzio dei Partecipanti del Comune di Persiceto. Dopo la prima edizione dello scorso anno, dedicata all’Inquisizione, si passa ora ad analizzare il rapporto tra Bizantini e Longobardi, le due etnie culturali che, fronteggiandosi per oltre un secolo sull’antico corso del Panaro (Scoltenna), attuale confine tra Modena e Bologna, hanno influito sulla fissazione di tale asse confinario, favorendo lo sviluppo di tradizioni culturali diverse sui due versanti, a est i Bolognesi in aree di tradizioni bizantine, a ovest i Modenesi in aree di tradizioni longobarde.
Info dettagliate sul programma completo: Archivio di Stato di Modena, tel. 059.230549, as-mo@beniculturali.it, oppure www.comunepersiceto.it, Urp del Comune di San Giovanni in Persiceto, n. verde 800.069678.

venerdì 13 febbraio 2015

"Tutti i colori tranne il grigio" la Milano di Bonvesin de la Riva raccontata da 20 illustratori

La Milano del 1200 aveva 51 fiumi, 200 campane e buona parte della sua economia girava attorno al lino. Lo racconta in De magnalibus urbis Mediolani (Le Meraviglie di Milano, 1228) Bonvesin de la Riva, un po’ cronista e un po’ censore dei vizi della città. Scriveva in una lingua tutta sua, un latino imbastardito con il volgare lombardo – un lessico a cui ha guardato Giovanni Testori, quando ha cercato una lingua nuova in cui esprimersi, negli anni ’70.
E proprio a Casa Testori, a Novate Milanese, da sabato 14 febbraio, 20 illustratori raccontano quella Milano medievale, con la mostra Tutti i colori tranne il grigio: una stanza di Casa Testori per ogni illustrazione, un mondo diverso per ogni stanza.
Un esempio? Si inizia con un bassorilievo in stile pop della Scrofa semilanuta, il primo simbolo di Milano, per poi passare in stanza piene di colori, numeri, pesci, orti, campanili, tovaglie. C’è anche una stanza affidata a un tatuatore, Luca Font, a cui è affidata la stanza del macellaio.
Tutti i colori tranne il grigio
La meravigliosa Milano di Bonvesin de la Riva raccontata da 20 illustratori.
Una mostra a Casa Testori di Giacomo Bagnara, Elyron, Luca Font, Giacomo Gambineri, Marco Goran Romano, Libero Gozzini, Roberta Maddalena, Simone Massoni, Sarah Mazzetti, Davide Mottes, Francesco Muzzi, Gio Pastori, Tai Pera, Giordano Poloni, Emiliano Ponzi, Francesco Poroli, Jacopo Rosati, Paola Sala, Mimaster (con Andrea Bozzo).
Novate Milanese (Milano), largo Angelo Testori 13
Periodo: domenica 15 febbraio – domenica 19 aprile 2015
Orari: martedì-venerdì 10-18, giovedì 10-22, sabato-domenica 14-20. Chiuso il lunedì.
Ingresso: gratuito
Inaugurazione: sabato 14 febbraio 2015, ore 18.30.

venerdì 6 febbraio 2015

"Palazzo Pretorio sotto la lente: il Medioevo", visita guidata

Agnolo Gaddi, Madonna col Bambino
Domenica 8 febbraio 2015, alle ore 15,30, presso il Museo di Palazzo Pretorio, Piazza del Comune, a Prato, si terrà la visita guidata Palazzo Pretorio sotto la lente: il Medioevo.
Si potranno ammirare la collezione di fondi oro, veri e propri gioielli di un'arte fatta per ispirare sentimenti religiosi e per raccontare storie di Santi o di Reliquie, come nel caso della predella di Bernardo Daddi, Agnolo Gaddi, Giovanni da Milano, Pietro di Miniato e di altri protagonisti della scena artistica tra Trecento e Quattrocento.
Costo della Visita: 5,00 euro a persona + biglietto di ingresso al museo.

lunedì 2 febbraio 2015

A Siena "Teatro al Museo"

Al Museo Civico di Siena, uno dei più importanti esempi di architettura gotica a livello mondiale, il fascino della storia incontra la suggestione del teatro all’interno della rassegna "Teatro al Museo", che prosegue per tutto il mese di febbraio. A far rivivere eventi e figure storiche sono gli attori della compagnia LaLut nelle vesti di ‘guide d’eccezione’: un antico pellegrino, il Podestà, Duccio di Buoninsegna, Simone Martini e i personaggi che, ad ogni appuntamento, ‘usciranno’ dalle opere d’arte. I quattro eventi si svolgeranno il sabato – il 7, 14, 21, 28 febbraio 2015 alle ore 16.30 - per un viaggio alla scoperta dei segreti e delle opere d’arte custodite nelle sale del Palazzo Pubblico di Siena dove ha sede il Museo, tra arte e messa in scena: dalla Maestà di Simone Martini al Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi, sempre di Simone Martini, fino all'Allegoria del buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti.
Info e prenotazioni:
Tel: 0577/292223 - email: museocivico@comune.siena.it.