giovedì 6 giugno 2019

Il Codex Astensis in mostra a Asti

Da giovedì 6 giugno a domenica 7 luglio 2019 la Fondazione Asti Musei, in collaborazione con il Comune di Asti, la Soprintendenza per i beni archivistici e librari e l’Archivio storico del Comune, espone nel salone d’onore di Palazzo Mazzetti il Codex Astensis, per farlo conoscere al maggior numero possibile di visitatori, astigiani e turisti. Un’occasione unica per ammirare il più importante documento storico della nostra città all’interno del palazzo barocco più rappresentativo della storia astigiana, sede della pinacoteca civica.
Il Codex Astensis, noto anche come Codice Malabayla, è una raccolta trecentesca splendidamente illustrata di cronache e documenti medievali che riguardano la città di Asti  dal 1065 al 1353, oggi conservato presso l’Archivio del Comune di Asti e normalmente visibile solo su prenotazione.
Il Codex, (380 carte legate in 45 fascicoli) è un vero e proprio liber iurium, un libro di leggi, raccolta di diritti della città di Asti, suddiviso in cinque parti: la Cronaca di Ogerio Alfieri, i privilegi e diplomi imperiali concessi al Comune, i documenti relativi ai territori ultra Tanagrum, quelli relativi alle terre citra Tanagrum e una quinta parte contenente diversi atti e scritture.
Il manoscritto, in elegante e professionale minuscola cancelleresca, presenta capilettera riccamente ornati ed è corredato da 105 miniature: le prime 6 raffigurano personaggi illustri della città e dell’impero, mentre le rimanenti 99 illustrano i territori intorno alla città.
Una prima esposizione astigiana del Codex Astensis risale al 1971, nell’ambito della manifestazione “Archivi e cultura in Asti”; più recentemente il documento è stato esibito nella mostra “Dai Visconti agli Sforza”, allestita a Palazzo Reale a Milano nel 2015.
I visitatori avranno la possibilità di esplorare l’intero repertorio delle 105 splendide miniature – attribuite in buona parte a Giovannino de’ Grassi, uno dei massimi esponenti del tardo gotico italiano – grazie alla proiezione su schermo delle immagini salvate su supporto digitale, strumento importantissimo a cui è ricorsa la Città nell’ottica della conservazione di un bene archivistico assai fragile.
Una breve introduzione storica e artistica su tre pannelli completerà l’esposizione, raccontando anche episodi curiosi e sconosciuti come le vicende legate al Codex e al suo arrivo ad Asti grazie a Quintino Sella.
La mostra sarà visitabile acquistando lo Smarticket nei consueti orari di apertura della Fondazione Asti Musei (da martedì a venerdì, 10-19)
Per informazioni: info@fondazioneastimusei.it;  0141.530403.

sabato 25 maggio 2019

Leonardo in Valdichiana: il disegno del territorio e la scienza delle acque

Da sabato 25 maggio 2019 la Fortezza di Montepulciano ospita la mostra dal titolo Leonardo in Valdichiana: il disegno del territorio e la scienza delle acque, curata dal Museo Galileo di Firenze.  L’esposizione è promossa dal Comune di Montepulciano e dalla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, su progetto del Museo Galileo di Firenze, con l’organizzazione di Opera Civita.
Nella sua lunga vita Leonardo da Vinci fu impiegato anche come cartografo, numerose, infatti, sono le mappe da lui disegnate. La carta della Valdichiana (Windsor, RL, 12278) è uno dei più raffinati prodotti cartografici di Leonardo. Fu disegnata tra il 1502 e il 1503 quando l’artista era al servizio di Cesare Borgia coma architetto e ingegnere militare. E’ una carta che si distingue per la ricchezza dei contenuti topografici e idrografici ma anche per la particolare rappresentazione a volo d’uccello che ne fa una sorta di fotografia aerea ante litteram.A dare l’impressione della tridimensionalità è la rappresentazione prospettica dei castelli e dei rilievi montuosi, nonché lo schiacciamento evidente del territorio volterrano, compresso ad arte per estendere la rappresentazione cartografica fino al mare. I numerosi toponimi permettono di individuare 254 luoghi geografici, tra città, castelli, e fiumi distribuiti in un territorio esteso tra Firenze, l’Aretino, il Trasimeno, il Chianti senese, il Volterrano, la Val d’Orcia e la val di Cecina. Il principale oggetto della rappresentazione, tuttavia, è la grande palude che dal Medioevo affliggeva la Val di Chiana con aria malsana. Leonardo evidenziò la zona paludosa con un azzurro chiaro in modo da rendere ben visibili, con un azzurro più scuro, i numerosi corsi d’acqua che confluivano verso il canale maestro della Chiana, l’antico fiume Clanis che dà il nome alla regione e che da circa tre secoli allagava la pianura circostante. La funzione idrografica della mappa è ben evidenziata in un foglio di studio (Windsor, RL, 12277) in cui Leonardo rileva un canale in secca, già emissario del Trasimeno verso la Val di Chiana, annotando che fu chiuso dal signore di Perugia Andrea Fortebracci: “Braccio da Montone lo chiuse”. La chiusura di questo canale era uno dei tentativi di bonifica della Val di Chiana che si susseguirono fino al Settecento. Fortebracci lo chiuse riaprendo nel contempo l’antico emissario a sud del Trasimeno, occluso in un breve tratto percorso in galleria, che fin dall’epoca romana permetteva di far defluire le acque del lago verso il Tevere.
E’ probabile che la mappa di Leonardo dovesse servire come studio preliminare per un intervento risolutivo di bonifica del territorio delle Chiane.
Una seconda ipotesi è che lo studio idrografico di quel territorio fosse destinato a trasformare la palude malsana in un grande serbatoio idrico per garantire la navigabilità costante del Canale di Firenze, il progetto che Leonardo elaborò nello stesso periodo per la Repubblica fiorentina.
In questa seconda ipotesi, la carta della Valdichiana si lega alle altre mappe del territorio toscano in cui Leonardo elabora il progetto del canale navigabile da Firenze al mare. Sono le carte della Valdinievole e Valdarno Inferiore (Windsor, RL 12685) dove un segno a matita traccia il percorso del canale che da Firenze, passando per Prato, Pistoia, Serravalle e il padule di Fucecchio, avrebbe raggiunto il mare a Pisa, o nei pressi di Livorno. A suggerire il legame tra la bonifica della Valdichiana e il canale navigabile è una nota contenuta nel Codice Atlantico: “Facciasi alle Chiane di Arezzo tali cateratte che mancando acqua la state in Arno il canale non rimanga arido”.
La mostra alla Fortezza di Montepulciano sarà aperta al pubblico dal 25 maggio all'8 settembre 2019, tutti i giorni, dalle 10,30 alle 19,30. Biglietto d’ingresso euro 5,00.
Per tutte le informazioni visito il sito ufficiale della mostra: www.leonardomontepulciano.it.

venerdì 24 maggio 2019

Restaurata la Croce dipinta di Simone Martini

E’ il modello medievale del Christus patiens, simbolo della sofferenza provocata dalla Passione, quello che Simone Martini, il grande maestro senese protagonista della storia dell’arte medievale italiana, scelse per la raffigurazione del Crocifisso ligneo di San Casciano Val di Pesa.
Adesso il capolavoro torna nella sede originaria della trecentesca Chiesa di Santa Maria al Prato dopo un complesso restauro ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. L’opera restaurata sarà inaugurata e presentata alla cittadinanza sabato 25 maggio 2019 alle ore 17,00 nella Chiesa di Santa Maria al Prato.
Ad illustrare il percorso e il lavoro di restauro conservativo saranno il professor Marco Poli, Governatore della Misericordia, il sindaco di San Casciano, il dottor Andrea Pessina e la dottoressa Maria Pia Zaccheddu della Soprintendenza (Sabap Firenze Prato Pistoia) e il dottor Marco Ciatti, la dottoressa Cecilia Frosinini e la restauratrice Alessandra Ramat dell’Opificio delle Pietre Dure. Il Cristo ligneo sarà collocato in corrispondenza del secondo altare sul lato destro della chiesa. 
L’opera, attribuita a Simone Martini, è stata realizzata intorno al 1330, prima della partenza dell’artista per Avignone. 
La resa scrupolosa dei dettagli anatomici rimanda ad una conoscenza di Giotto, da lui conosciuto durante il suo lavoro ad Assisi nella Cappella di San Martino. Alcuni studiosi ipotizzano che il lavoro originale sia stato commissionato dai domenicani di Santa Maria Novella, probabilmente trasferito in questa chiesa nei secoli successivi in seguito al cambiamento del gusto artistico.
Il restauro è stato finanziato integralmente dall’Opificio delle Pietre Dure.

lunedì 20 maggio 2019

Le Tavole dell'Ultima Cena

La mostra è dedicata alle Tavole dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, nel volume di Duterte.
Di questo volume esistono pochissime copie compresa quella presente in mostra, indirizzata alla “Regina d’Olanda”, Hortense Eugénie Cécile de Beauharnais, figlia della prima moglie di Napoleone, Joséphine, sposa in seconde nozze del fratello del Bonaparte Luigi, re d’Olanda e padre del futuro imperatore Napoleone III.
Il volume raccoglie quattordici tavole, raffiguranti Gesù Cristo, i dodici apostoli e Leonardo da Vinci medesimo, corredate da una biografia del maestro.
La mostra è accompagnata da un catalogo che riproduce fedelmente le tavole di Duterte, che si legano a Casa Manzoni per il volto di Cristo dipinto da Giulia, la primogenita dello Scrittore.
Per maggiori informazioni clicca qui !

giovedì 16 maggio 2019

"Castrum Superius. Il Palazzo dei Re Normanni" in mostra

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"Castrum Superius. Il Palazzo dei Re Normanni" è la nuova mostra che resta aperta fino al 10 gennaio 2020 (qui tutte le informazioni) e ripercorre le vicende del Palazzo Reale di Palermo catapultando il visitatore in un'altra era - quella Medievale - grazie ad un'avvolgente immersione multimediale.
La mostra allestita nelle Sale Duca di Montalto svela al viaggiatore uno dei periodi più importanti e gloriosi vissuti e cioè quello Normanno, per farlo la Fondazione Federico II ha messo insieme un’equipe internazionale di rinomati studiosi che si sono ritrovati attorno al comune obiettivo di consegnare al fruitore una prospettiva storico-scientifica.

Tra reperti dell’epoca provenienti da importanti Istituzioni regionali e nazionali, documenti antichi, pannelli con descrizioni storiche, modelli in scala e tecnologia avanzata si ricostruisce la fisionomia medievale di Palazzo Reale e della Capella Palatina, dalle prime fasi costruttive sino al tramonto del Regno normanno. Un percorso espositivo articolato in più sezioni.

La prima dedicata a "I Normanni" racconta la storia di tale popolo e la loro presenza in Italia meridionale e in Sicilia. Ma è solo una delle varie sezioni che compongono il percorso: “Sicilia Araba”, “Castrum Superius” (la costruzione, la fortezza – il Palazzo – la Cappella Palatina), “Gli Opifici”, La Zecca”, “Il Parco Reale”, ”L’Agricoltura” e “La Cucina”.

Tutto contribuisce a conoscere le tematiche che resero il Palazzo Reale di Palermo un perfetto esempio di una cultura fondata sulla sintesi artistica e politica unica del regno normanno in Sicilia.

«Palazzo dei Normanni è diventato un punto di riferimento della cultura palermitana e siciliana. - Così il presidente dell’Assemblea regionale siciliana e della Fondazione Federico II, Gianfranco Miccichè, durante la presentazione alla stampa della nuova esposizione - Alla base c’è una ricerca di grande rigore scientifico che ha consentito, tra le altre cose, di riprodurre in 3D il soffitto della Cappella Palatina, che contiene numerose immagini suggestive difficili da vedere ad occhio nudo. Palazzo Reale è della città e del mondo è questo il punto di partenza inconfutabile e oggettivo. Un concetto che si traduce in due doveri per chi, come noi, ha il grande onore e la responsabilità di gestirlo: renderlo fruibile e non smettere mai di studiare per conoscere fino in fondo i suoi segreti».

Castrum Superius (Palazzo dei Normanni), contrapposto un tempo al Castrum Inferius (Castello a mare) è uno scrigno pieno di tesori sovrapposti come le tante contaminazioni e dominazioni che si sono susseguite in città.

Tanti segreti, storie e personaggi di quel “Palazzo” vengono svelati ai viaggiatori curiosi e attenti, un luogo dove latini, bizantini e saraceni contribuirono a rendere meravigliosa la residenza dei sovrani grazie alle proprie eccellenze in ambito architettonico, ingegneristico e artistico. La mostra è un progetto interistituzionale della Fondazione Federico II, in stretta collaborazione con l’Assemblea Regionale Siciliana, l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, il Dipartimento Regionale dei Beni Culturali, la Soprintendenza per i Beni Culturali e il Centro Regionale per la Progettazione e per il Restauro.

Un intricato legame di culture, di maestranze, di richiami obbligatori tra Palazzo e Cappella Palatina, che sulla base dei più recenti studi condotti da esperti del settore e con l’ausilio di moderni sistemi espositivi multimediali, emergono insieme ad aspetti peculiari del Palazzo che si sono concretizzati negli oltre cento anni di governo normanno dal conte Ruggero al re Guglielmo II. Una lente di ingrandimento su uno dei più importanti monumenti normanni per alcuni aspetti ancora poco noto.

«Abbiamo voluto - ha detto Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II - che stavolta il protagonista della mostra non fosse un artista o il grande pittore. È lo stesso Palazzo Reale, la cui storia è stata sviscerata grazie al lavoro estenuante di una equipe di docenti di fama internazionale. Adesso invitiamo il pubblico ad addentrarsi nell’affascinante e intricato insieme del Palazzo Reale Normanno, da sempre legato indissolubilmente alla Cappella Palatina».
Per tutte le informazioni, orari e biglietti visita il sito ufficiale della Mostra !

venerdì 3 maggio 2019

Sguardi di Medioevo a Roma

L’esposizione fotografica “SGUARDI DI MEDIOEVO” in mostra all'Istituto Storico Italiano per il Medioevo da martedì 7 a venerdì 31 maggio 2019 presenta ritratti in primo piano di persone in abiti medievali raccolti durante una ricerca, durata due anni e realizzata nelle diverse celebrazioni storiche. I soggetti ritratti assumono pose, espressioni del volto in un gioco di rappresentazione di sé, all’interno di un dialogo tra epoche diverse.
Le riprese fotografiche sono state effettuate con uno sfondo nero alle spalle del soggetto per drammatizzarne l’impatto visivo ed accentuare il legame della fotografia con la ritrattistica pittorica dell’epoca. Una selezione delle immagini raccolte, diventa una mostra itinerante in varie città d’Italia e 5 ritratti vengono scelti da FIOF per rappresentare i fotografi italiani alla Art Photography Festival di Lishui in Cina.
Roberto Campanaro negli anni Settanta frequenta Enzo Ghiringhelli e nel suo studio impara le tecniche di ripresa e stampa. In seguito, diventa fotografo di scena per la cooperativa Mocambo film.
Il suo lavoro lo porta a viaggiare e completa così alcuni reportage uno dei quali verrà pubblicato nel libro “BNCOLOR INDIA dal bianco e nero al colore”.
Dopo una personale in Giappone allo Shinjuku Nikon Salon di Tokyo, le sue foto vengono distribuite dall’agenzia Goro International Press.
In Italia fotografa alcuni paesi del Lazio per la “Storia dell’arte italiana” di Einaudi e inizia una ricerca sui monumenti ai caduti della Grande Guerra a Roma e nel Lazio, che diventa il libro “La memoria perduta” curato dall’Università la Sapienza; le stampe della ricerca sono attualmente conservate presso il Museo storico Piana delle Orme di Latina.

lunedì 22 aprile 2019

In castris in obsidione Lucerie - la storia, i protagonisti e le ricostruzioni

A 750 anni dall'assedio della città e dalla fondazione della fortezza di Lucera, l'associazione storico culturale "Imperiales Friderici II" e il Blog "Lucera: memoria e cultura" organizzano, con il patrocinio del Comune di Lucera, diversi eventi di commemorazione di quegli avvenimenti riuniti sotto il titolo di Luceria 1269.
In particolare la mostra “In castris in obsidione Lucerie - la storia, i protagonisti e le ricostruzioni”, si terrà da giovedì 25 aprile a venerdì 10 maggio 2019, presso la Galleria “Manfredi” di Lucera (Corso Manfredi, 12).
I contenuti della mostra, già presentati nel marzo 2015 presso il Museo di Archeologia Urbana “Giuseppe Fiorelli” di Lucera, saranno arricchiti e riproposti negli spazi della Galleria “Manfredi” con l’esposizione di pannelli esplicativi roll-up, manichini, ricostruzioni di equipaggiamenti e manufatti ad uso civile e militare inseriti in percorsi tematici didattico-divulgativi.

venerdì 19 aprile 2019

Albrecht Dürer. La collezione Remondini a Bassano del Grappa

Albrecht Dürer. La collezione Remondini propone, per la prima volta in modo integrale, da sabato 20 aprile a lunedì 30 settembre 2019 a Bassano del Grappa (VI), il tesoro grafico di Albrecht Dürer (1471-1528), patrimonio delle raccolte museali bassanesi. Un corpus di 214 incisioni che, per ampiezza e qualità, è classificato, con quello conservato all'Albertina Museum di Vienna, il più importante e completo al mondo.
La Città di Bassano del Grappa ha scelto questo straordinario omaggio al genio di Dürer per celebrare la riapertura di Palazzo Sturm, a conclusione dell’ultima campagna di restauro che ha integralmente restituito alle visite il magnifico gioiello di architettura e arte, sede ideale per l’esposizione delle opere grafiche di Albrecht Dürer. Palazzo Sturm accoglie, infatti, il Museo dell’Incisione Remondini che conserva e presenta, in modo estesamente suggestivo, le creazioni della mitica dinastia di stampatori bassanesi, specializzati in raffinate edizioni e in stampe popolari che, tra ‘600 e ‘700, hanno saputo diffondere in tutto il mondo.
Ma i Remondini furono anche attenti collezionisti d’arte. Nelle loro importantissime raccolte, oggi patrimonio dei Civici Musei, si trovano ben 8500 opere di grafica tra le quali spiccano i nomi dei grandi maestri europei del Rinascimento e dell’epoca moderna.
Tra loro Albrecht Dürer, presente nelle Collezioni Remondini con 123 xilografie e 91 calcografie. Dürer realizzò 260 incisioni e di esse ben 214 sono a Bassano del Grappa.

Dürer inizia la sua carriera come incisore di legni (xilografie) nel 1496. Dal 1512 al 1519 lavora per l’imperatore Massimiliano I per il quale realizza L’Arco di trionfo e La processione trionfale, quest’ultimo nelle collezione di Bassano del Grappa. Molto probabilmente passò per la città sul Brenta. Lo si vede nei paesaggi e nelle vedute di sfondo di opere come La Grande Fortuna. I temi trattati da Dürer sono mitologici, religiosi, popolari, naturalistici, ritratti, paesaggi e nelle collezioni bassanesi sono incluse le serie complete dell’Apocalisse, della Grande Passione, della Piccola Passione e della Vita di Maria.
Per l’Imperatore Massimiliano realizza anche una delle sue incisioni più popolari, il “Rinoceronte”. A ricordo dell’esotico animale che l’Imperatore aveva destinato al Papa ma che non arrivò mai a Roma, vittima di un naufragio di fronte alle coste liguri. Intorno a questa famosissima opera, Chiara Casarin ha voluto offrire ai visitatori della mostra un focus che, da un lato rievoca la vicenda e dall’altro percorre la fortuna che nei secoli ebbe quell’incisione. Il tema del Rinoceronte ha infatti affascinato molti artisti, da Raffaello a Stubbs, a Salvador Dalì sino a Li-Jen Shih, il cui King Kong Rhino è stato voluto a Bassano per testimoniare quanto ancor oggi quel soggetto e la lezione dureriana siano attuali e universali.
Li-Jen Shih, tra i massimi artisti contemporanei cinesi, presente nelle più importanti collezioni private e pubbliche del mondo, lavora da quarant’anni sul tema del Rinoceronte. A Bassano, il suo King Kong Rhino sarà, per l’intera durata della mostra di Dürer, esposto nel belvedere di Palazzo Sturm.
Albrecht Dürer. La collezione  Remondini è accompagnata da un video di raffinata qualità artistica che rivive l’atelier di Albrecht Dürer e illustra la tecnica dell’incisione. La mostra, a cura di Chiara Casarin in collaborazione con Roberto Dalle Nogare, sarà accompagnata da un catalogo con testi di Chiara Casarin, Bernard Aikema, Giovanni Maria Fara, Elena Filippi e Andrea Polati.
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giovedì 18 aprile 2019

Leonardo. La macchina dell'immaginazione

Da venerdì 19 aprile a domenica 14 luglio 2019 si mette in moto la macchina dell'immaginazione: a Palazzo Reale di Milano apre la mostra "Leonardo. La macchina dell'immaginazione" che Treccani e Studio Azzurro hanno curato sul genio poliedrico di Leonardo da Vinci !
«Musico», «Architetto et Ingegnero Generale», cartografo, pittore, talora considerato «scienziato» più che artista, talora considerato incarnazione totale dell'uomo rinascimentale.
Con la sua incostanza, così familiare alle impazienze del nostro tempo, scomoda per la sua epoca. Con la sua curiosità e umiltà nei confronti di ogni competenza acquisita con l'esperienza. Con la sua accuratezza nell'osservare e appuntare ogni dettaglio come segno di un'armonia (quasi) invisibile.
Abbiamo pensato a uno spazio che sia una grande macchina dell'immaginazione, formalmente generata dagli studi di ingegneria e meccanica di Leonardo. Le macchine inoltre richiamano inevitabilmente il rigore geometrico delle forme archetipiche del "De Divina Proportione" di Luca Pacioli e li rimodulano in strumenti utili.
Un mondo di macchine trasformate in dispositivi narrativi, di giganteschi fogli di appunti in attesa di essere risvegliati, accoglie il visitatore in una penombra da cui spiccano i colori del legno, della tela e della carta.
E abbiamo pensato a un'esperienza per i visitatori, fatta di osservazione, di gesti, di voce e di parole.
L'interazione avviene infatti con sistemi diversi: l'azione, ma anche la voce attraverso combinazioni di parole che permettono di svelare poco per volta i contenuti del percorso.
Per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e l'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, promuovono questo percorso nell'immaginario di Leonardo, il cui progetto è stato affidato a Studio Azzurro che integrando linguaggi diversi ha elaborato un viaggio nei disegni e negli scritti di Leonardo da Vinci, avvalendosi della consulenza scientifica dello storico dell'arte Edoardo Villata.
Per tutte le informazioni e il programma completo visita il sito dedicato alla mostra.

mercoledì 17 aprile 2019

In mostra la Battaglia di Casorate

Da sabato 20 aprile a sabato 8 giugno 2019 all'Abbazia di Morimondo (MI) sarà visitabile un'interessante mostra organizzata dalla Compagnia di Porta Giovia, sulla Battaglia di Casorate con reperti originali, pannelli esplicativi e ricostruzioni che ci racconteranno come i Visconti (signori di Milano) giunsero allo scontro con le maggiori potenze dell'epoca unite in alleanza.
Lo studio e la comparazione delle fonti getta una nuova luce sulla battaglia "ad locum, qui dicitur Kasora"
Visite guidate tutti i sabati e le domeniche dalle 10:30 alle 16:30
Per informazioni: 02 9496 1919 oppure fondazione@abbaziamorimondo.it.
Per seguire l'evento su Facebook clicca qui !

martedì 16 aprile 2019

Rinascimento visto da Sud

Ma chi l'ha detto che il Rinascimento sia stato soltanto un affare del centro e del nord? Proviamo a cambiare prospettiva, a partire dal sud.
Dalle sponde di quel Mediterraneo che è incrocio di culture e di civiltà, di gente e di arti, da sempre. Scopriremo un Rinascimento diverso, che dialoga con Firenze, Milano, Roma e Venezia senza perdere la sua peculiarità. E sarà tutta un'altra storia.
Questo l'obiettivo di "Rinascimento visto da Sud", una mostra a cura di Marta Ragozzino, Pierluigi Leone de Castris, Matteo Ceriana e Dora Catalano che presenta una rilettura inedita su uno dei periodi più floridi del nostro Paese.
Il percorso si aprirà con il Mediterraneo e ci condurrà verso Napoli, la Spagna, la Provenza e le Fiandre, una mappa che ritrae un mondo e gli artisti e studiosi che lo hanno popolato. Le opere, più di 180, provengono dai più prestigiosi musei italiani ed europei, e sono il simbolo di una cultura eclettica, che non dimentica le sue origini: i ritratti e le sculture si alternano a mappe e portolani, in un gioco di rimandi e interconnessioni che rimandano ad una cultura fatta di scambi e contaminazioni, il punto d'incontro tra Rinascimento e Mediterraneo.
La mostra avrà luogo presso il Museo Nazionale d'Arte Medievale e Moderna della Basilicata Palazzo Lanfranchi, Piazzetta Pascoli Matera, da venerdì 19 aprile a lunedì 19 agosto 2019, dalle ore 9.00 alle ore 20.00.
Per maggiori informazioni clicca qui !

giovedì 11 aprile 2019

Sulle tracce del genio: mappe e cosmografie ai tempi di Leonardo

Da sabato 13 aprile a mercoledì 1 maggio 2019 presso la Sala Brizzi a Civitella del Lago (TR) mostra “Sulle tracce del genio: mappe e cosmografie ai tempi di Leonardo” a cura dell’Associazione Culturale CivitellArte in collaborazione con l’Associazione Roberto Almagià – collezionisti italiani di cartografia antica, l’Associazione Culturale Ovo Pinto e con il patrocinio della Regione Umbria, Provincia di Terni e Comune di Baschi.
In occasione delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, la mostra propone importanti cimeli cartografici originali e descrizioni del mondo pubblicati nei decenni a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, che delineano l’ambiente culturale nel quale Leonardo visse e si formò. Alcune delle cronache esposte, quali la Geografia di Claudio Tolomeo e la cronaca di Filippo Foresti, furono possedute da Leonardo, come testimoniato da alcuni elenchi nei quali egli indica i libri sia manoscritti che a stampa, che erano nella sua disponibilità.
La straordinarietà dell’evento è data dalla possibilità irripetibile di ammirare, eccezionalmente riunite, una serie di preziose cartografie originali che nessun museo al mondo è in grado di proporre nel suo insieme: mappe rarissime generalmente non esposte al pubblico, la cui visione è stata resa possibile grazie alla disponibilità di importanti collezionisti, Emilio Moreschi e Roberto Borri, che hanno voluto concedere il prestito delle loro straordinarie opere.
Tra le altre, sarà visibile la tavola di Francesco Rosselli realizzata a Firenze nel 1492, uno dei prodotti cartografici più preziosi nel panorama cartografico italiano, della quale si sono conservati tre soli esemplari: il primo, già appartenuto alla Biblioteca Landau-Finaly, si trova presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, il secondo presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, il terzo, quello esposto in mostra, l’unico con colorazione coeva, appartiene alla Collezione Emilio Moreschi di Bergamo.
Ad ulteriore completamento della proposta culturale, domenica 28 aprile 2019 alle ore 17.00, è in programma una conferenza dello storico d’arte Luca Tomio dal titolo “1503: Leonardo da Vinci e i paesaggi umbri del Rinascimento”.
La mostra è descritta in una pubblicazione-catalogo la cui parte scientifica è a cura dell’Associazione Roberto Almagià, arricchita con testi del Professor Carlo Vecce, ordinario di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e uno dei massimi studiosi dei manoscritti di Leonardo da Vinci, e del professor Vladimiro Valerio, Professore di Geometria Proiettiva all’Università IUAV di Venezia, l’unico italiano ad aver ricevuto il premio internazionale Helen Wallis nel 2017 per il suo contributo agli studi storico cartografici.
Orari apertura mostra:
dal 13 aprile al 20 aprile apertura gratuita dalle 16.00 alle 19.00
dal 21 aprile al 1 maggio ingresso a pagamento (€ 3,00) inserito nel circuito mostre Ovo Pinto con orario 10.00 - 12.30 / 16.00 - 19.00.

mercoledì 10 aprile 2019

"Leonardo a Vinci. Alle origini del genio" mostra a Vinci

LEONARDO A VINCI. ALLE ORIGINI DEL GENIO
15 aprile15 ottobre 2019
Vinci, Museo Leonardiano
A Vinci, luogo leonardiano per eccellenza, la mostra Leonardo a Vinci. Alle origini del Genio, co-organizzata con le Gallerie degli Uffizi, è incentrata sul legame biografico di Leonardo con la sua città natale e sulle suggestioni che la terra d'origine offrì al suo percorso di artista, tecnologo e scienziato. In quest'ottica, sono presentati i documenti in prestito dall’Archivio di Stato di Firenze, che ricostruiscono in maniera inequivocabile le primissime vicende della vita di Leonardo a Vinci, e il primo disegno conosciuto da lui realizzato, "Paesaggio 8P" datato 5 agosto 1473, conservato presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi di Firenze.
Di grande suggestione all’interno della sezione biografica, l'esposizione del registro notarile del bisnonno di Leonardo sul quale, all'ultima pagina, il nonno Antonio da Vinci annotò la nascita, dopo quella dei suoi figli, del primo nipote, Leonardo, insieme alle portate catastali della famiglia da Vinci relative all'infanzia e prima giovinezza dell'artista. Nella sezione dedicata al giovanile disegno di "Paesaggio" del 1473, già identificato come raffigurazione della Valdinievole e di parte del Valdarno Inferiore, si documentano le suggestioni offerte al giovane Leonardo dalla sua terra d'origine. L’immagine costituisce infatti un vero e proprio “palinsesto” di tutta la futura opera di Leonardo tant’è che è già possibile intravedervi il profondo interesse verso la natura, la fascinazione per l’acqua e il suo movimento vorticoso, le ricerche in campo geologico e cartografico. In questo contesto, si offre una lettura del disegno da più punti di vista, da quello storico artistico a quello storico geografico, evidenziando gli elementi tematici presenti in relazione alle successive ricerche scientifiche, tecniche e ingegneristiche di Leonardo.
Il percorso comprende realizzazioni multimediali e ricostruzioni di progetti leonardiani relativi al territorio vinciano e del Valdarno Inferiore. Allestita all'interno di una delle due sedi del Museo Leonardiano, il Castello dei Conti Guidi, la mostra si integra pertanto con parte della collezione di macchine e modelli della collezione museale relativi agli studi sull'acqua, di ingegneria idraulica e rappresentazione cartografica del Valdarno Inferiore.
INAUGURAZIONE
15 aprile 2019, ore 10.00
Piazza Guido Masi, Vinci (FI)
INFORMAZIONI
Museo Leonardiano di Vinci
tel 0571 933285 - www.museoleonardiano.it.
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martedì 9 aprile 2019

"Il Rinascimento parla ebraico" mostra a Ferrara

Apre al MEIS di Ferrarra da venerdì 12 aprile a domenica 15 settembre 2019 la mostra Il Rinascimento parla ebraico, a cura di Giulio Busi e Silvana Greco.
L’esposizione affronta uno dei periodi cruciali della storia culturale della Penisola, decisivo per la formazione dell’identità italiana, svelandoci un aspetto del tutto originale, quale la presenza degli ebrei e il fecondo dialogo culturale con la cultura cristiana di maggioranza.
Opere pittoriche come la Sacra famiglia e famiglia del Battista (1504-1506) di Andrea Mantegna, la Nascita della Vergine (1502-1507) di Vittore Carpaccio e la Disputa di Gesù con i dottori del Tempio (1519-1525) di Ludovico Mazzolino, Elia e Eliseo del Sassetta, dove spuntano a sorpresa significative scritte in ebraico. Manoscritti miniati ebraici, di foggia e ricchezza rinascimentale, come la Guida dei perplessi di Maimonide (1349), acquistato dallo Stato italiano meno di un anno fa. O l’Arca Santa lignea più antica d’Italia, mai rientrata prima da Parigi, o il Rotolo della Torah di Biella, un’antichissima pergamena della Bibbia ebraica, ancora oggi usata nella liturgia sinagogale.
Nel Rinascimento gli ebrei c’erano ed erano in prima fila, attivi e intraprendenti. A Firenze, Ferrara, Mantova, Venezia, Genova, Pisa, Napoli, Palermo e ovviamente Roma. A periodi alterni accolti e ben visti, con un ruolo non secondario di prestatori, medici, mercanti, oppure oggetto di pregiudizio. Interpreti di una stagione che racchiude in sé esperienze multiple, incontri, scontri, momenti armonici e brusche cesure. Il MEIS racconta per la prima volta questo ricco e complesso confronto, grazie anche alla coinvolgente scenografia concepita dai progettisti dello Studio GTRF Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni.
Ricostruire tale intreccio di reciproche sperimentazioni significa riconoscere il debito della cultura italiana verso l’ebraismo ed esplorare i presupposti ebraici della civiltà rinascimentale. E significa ammettere che questa compenetrazione non è sempre stata sinonimo di armonia, né di accettazione priva di traumi, ma ha comportato intolleranza, contraddizioni, esclusione sociale e violenza ai danni del gruppo ebraico, impegnato nella difficile difesa della propria specificità.
Con questa nuova narrazione il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara segna un passaggio cruciale della propria offerta al grande pubblico. Non solo perché la mostra costituisce un ulteriore capitolo del racconto dell’ebraismo italiano (dopo quello sui primi mille anni, oggi trasformato in prima parte del percorso permanente), ma anche perché questa nuova sezione tocca il cuore della missione del MEIS: testimoniare il dialogo complesso ma possibile, talvolta fruttuoso, pur non privo di ombre, tra minoranza e maggioranza. Una lezione preziosa che l’Italia raccoglie dalla sua storia per offrirla al presente, a un’Europa sempre più multiculturale e chiamata a interrogarsi sulle proprie radici.
Il Rinascimento parla ebraico è organizzato dal MEIS, con il patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Ferrara, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane - UCEI e della Comunità ebraica di Ferrara.
Sponsor: Intesa Sanpaolo, Fondazione Ebraica Marchese Cav. Guglielmo De Levy, TPER, Leonardo, Coop Alleanza 3.0, Bonifiche Ferraresi.
La mostra può essere visitata fino a domenica 15 settembre 2019, dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00. Negli stessi orari sono attivi il bookshop e i laboratori didattici.Biglietto intero: € 10,00; ridotto: € 8,00 (dai 6 ai 18 anni compresi, studenti universitari e possessori di MyFE Card); gruppi da minimo 15 persone: € 6,00 (ogni 20 paganti, un accompagnatore entra gratis); famiglie composte da almeno 1 adulto e 1 minore tra i 6 e i 14 anni: € 6,00; università e scuole (minimo 15 persone, da lunedì a venerdì): € 5,00 (2 docenti o accompagnatori gratuiti per ogni gruppo); ingresso gratuito: bambini sotto i 6 anni, diversamente abili al 100% con un accompagnatore, giornalisti e guide turistiche con tesserino, membri ICOM e militari in divisa.
Il biglietto è valido per tutto il percorso espositivo (mostre sui primi mille anni di ebraismo italiano e sul Rinascimento), per lo spettacolo multimediale Con gli occhi degli ebrei italiani, per Lo Spazio delle Domande, il Giardino delle Domande e il docufilm Eravamo Italiani sui sopravvissuti italiani alla Shoah.
Catalogo bilingue Silvana Editoriale.

lunedì 8 aprile 2019

Mostra Notre-Dame de Paris a Torino

Una mostra innovativa e multimediale dà vita a quattro sculture gotiche provenienti dalla celebre cattedrale di Notre-Dame de Paris che accompagneranno il pubblico a riflettere su temi cruciali per l'arte: l’organizzazione del lavoro in un cantiere medievale complesso come quello di una cattedrale, il tema della distruzione e mutilazione delle opere d’arte per ragioni politiche, fino a quello del restauro integrativo “romantico” dei monumenti medievali, che caratterizza gli interventi del XIX secolo in tutta Europa. L’esposizione, curata della conservatrice di Palazzo Madama Simonetta Castronovo e allestita nella Sala Stemmi del museo fino al 30 settembre 2019, è frutto di una collaborazione con il Musée de Cluny – Musée national du Moyen Âge di Parigi.
L’evento si configura come una mostra dossier dedicata al tema della scultura gotica francese nella prima metà del 1200 e, in particolare, al cantiere della cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Dal portale dell’Incoronazione della Vergine sulla facciata occidentale proviene la Testa d’Angelo, mentre dal portale del braccio settentrionale del transetto provengono la Testa di Re mago, la Testa di uomo barbuto e la Testa di figura femminile, allegoria di una virtù teologale. Queste quattro opere, oltre a essere esempi di altissima qualità della scultura medievale europea, sono testimonianze di quel momento della civiltà gotica indicato dal celebre storico dell’arte Cesare Gnudi come “classicismo gotico” o “naturalismo gotico”, che ebbe un forte influsso, alla fine del Duecento, anche sui protagonisti del Gotico in Italia: Giotto, Nicola Pisano, Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio.
Le teste sono presentate con un coinvolgente allestimento audiovisivo, realizzato da Leandro Agostini, che ricrea uno sfondo architettonico e ambientale per le sculture, arricchendo la visita con proiezioni e voci fuori campo, che animano i quattro personaggi e ne raccontano la storia. In questo modo il percorso espositivo diventa un’occasione di approfondimento sulle straordinarie sculture gotiche di Notre-Dame, offrendo contemporaneamente ai visitatori una narrazione sulla Cattedrale parigina (dal Medioevo alle distruzioni successive alla Rivoluzione Francese, fino ai restauri integrativi di Eugène Viollet-le-Duc alla metà dell’Ottocento) e un’illustrazione dei diversi caratteri iconografici e stilistici dei suoi portali.
Tra il 1793 e il 1794 le quattro sculture esposte a Palazzo Madama furono rimosse dalla cattedrale parigina, insieme a molte altre che decoravano la galleria dei Re e i portali della facciata, su ordine del Comité revolutionnaire de la Section de la Cité, in quanto simbolo della feudalità, della monarchia e della religione. Infatti dal 1793 la Francia era diventata una repubblica - Luigi XVI e Maria Antonietta erano stati ghigliottinati all’inizio dell’anno -  retta da un Comitato di salute pubblica guidato da Robespierre. Le sculture, molte ormai allo stato di frammenti, abbandonate a lungo sul sagrato della chiesa, vennero successivamente cedute a impresari cittadini interessati a reimpiegarle come materiale da costruzione. Una perdita che è all’origine dell’imponente cantiere di restauro della Cattedrale, negli anni 1845-64, a opera di Eugène Viollet-le-Duc e Jean-Baptiste Lassus, che si dovettero basare, per realizzare le nuove sculture, in sostituzione di quelle perdute, su disegni e incisioni antiche raffiguranti i portali, imitando per quanto riguarda lo stile il linguaggio delle sculture gotiche coeve di Chartres, Reims e Amiens. Molte delle sculture originali di Notre-Dame, comprese le quattro opere esposte a Palazzo Madama, insieme a centinaia di frammenti, sono state rinvenute nel 1977 durante lavori alle fondazioni dell’hôtel Moreau a Parigi, sede della Banque Française du commerce extérieur, che poi decise di donarle allo Stato francese per essere depositate al Musée de Cluny, che le conserva dal 1980.
La mostra suggella un proficuo rapporto di collaborazione con il Musée di Cluny, avviato già nel 2015 all’interno della Rete europea dei musei di arte medievale, nata nel 2011 per promuovere iniziative espositive comuni, ricerche condivise, convegni e conferenze sul patrimonio di arte medievale conservato in tali istituzioni. La rete oggi riunisce il Musée de Cluny di Parigi, il Museo del Bargello di Firenze, lo Schnütgen Museum di Colonia, il Museo Diocesano di Vic in Catalogna, Palazzo Madama- Museo Civico d’Arte Antica di Torino, il Musée Mayer van den Bergh di Anversa, il Catharijnconvent di Utrecht e il Musée de l’Oeuvre Notre-Dame di Strasburgo. Il Musée de Cluny e Palazzo Madama hanno già realizzato un’importante mostra in partenership: Les émaux de Limoges à décor profane. Autour des collections du cardinal Guala Bicchieri (Parigi, Musée de Cluny, 13 aprile – 29 agosto 2016), poi presentata a Torino con il titolo Un cardinale in viaggio. Guala Bicchieri collezionista di arte gotica tra Vercelli, Limoges, Parigi e Londra (10 novembre 2016 – 6 febbraio 2017).

mercoledì 20 marzo 2019

Iste liber est. Codici miniati da Polirone alla Teresiana

Le sale monumentali della Biblioteca Comunale Teresiana di Mantova da giovedì 21 marzo a venerdì 3 maggio 2019 ospitano una raffinata esposizione dedicata ai codici miniati polironiani dall’XI al XV secolo. Focus della mostra sono le miniature contenute nei manoscritti provenienti dallo scriptorium e dalla biblioteca del monastero di S. Benedetto in Polirone e dal 1797, a seguito delle soppressioni monastiche napoleoniche, conservati presso la storica Biblioteca di Mantova.
Il progetto prevede l’esposizione di 34 codici miniati, tutti appartenenti al Fondo di manoscritti medievali della Biblioteca Teresiana. Si tratta di un nucleo di manoscritti di valore inestimabile per organicità, antichità, aspetti testuali e artistici e oggetto di profondo e sistematico interesse da parte di studiosi italiani e stranieri. Il percorso espositivo si articolerà in tre sezioni che, partendo dalla nascita dello scriptorium benedettino, guideranno il visitatore attraverso le varie fasi del suo sviluppo nei secoli, ricostruendo gli scambi di codici e il contesto in cui si sono verificati, per ripercorrere la memoria della straordinaria storia culturale e spirituale di quello che fu, dall’XI al XVIII secolo, uno dei più prestigiosi monasteri europei.
Tra i capolavori esposti si potranno ammirare le ricche illustrazioni dello Psalterium Davidicum (ms. 340), che risale agli anni tra l’XI e il XII secolo; le sfarzose miniature del Missale (ms. 441) risalente al XII secolo, a testimonianza della grandezza della comunità religiosa; l’importante Breviarium polironianum (ms. 142), realizzato nel 1449, che contiene la prima versione ufficiale del nuovo breviario della Congregazione di Santa Giustina, dal complesso programma iconografico.
La cura scientifica della mostra è affidata alla prof.ssa Giuseppa Z. Zanichelli, docente di Storia della Miniatura e dell’Arte Medievale presso l’Università di Salerno, che da oltre trent’anni studia il fondo polironiano con specifica attenzione alle miniature. La mostra verrà corredata da un catalogo illustrato, a cura della Biblioteca Teresiana all’interno della collana “Teche”. Il catalogo, pubblicato da Publi Paolini editore, presenterà un percorso di ricerca sulla miniatura polironiana con saggi introduttivi di Giuseppa Z. Zanichelli, Paolo Golinelli e Corrado Corradini e schede di catalogo di Roberta Benedusi.
La contemporanea conclusione dei complessi lavori di catalogazione scientifica dell’intero Fondo dei manoscritti polironiani della Biblioteca Teresiana permetterà di presentare al pubblico e agli studiosi interessati anche la pubblicazione del terzo e ultimo volume del catalogo dei manoscritti polironiani a cura di Corrado Corradini, Paolo Golinelli e Giuseppa Z. Zanichelli, per le edizioni Pàtron di Bologna.
Per il programma completo della mostra in formato PDF clicca qui !

domenica 10 marzo 2019

"Verrocchio il Maestro di Leonardo" a Palazzo Strozzi

Da sabato 9 marzo a domenica 14 luglio 2019 Palazzo Strozzi celebra Andrea del Verrocchio, artista simbolo del Rinascimento a Firenze, attraverso una grande mostra che ospita oltre 120 opere tra dipinti, sculture e disegni provenienti dai più importanti musei e collezioni del mondo come il Metropolitan Museum of Art di New York, il Musée du Louvre di Parigi, il Rijksmuseum di Amsterdam, il Victoria and Albert Museum di Londra, le Gallerie degli Uffizi di Firenze.
L’esposizione, con una sezione speciale al Museo Nazionale del Bargello, raccoglie insieme per la prima volta celebri capolavori di Verrocchio e opere capitali dei più famosi artisti della seconda metà del Quattrocento legati alla sua bottega, come Domenico del Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Pietro Perugino e Leonardo da Vinci, il suo più famoso allievo, di cui sarà possibile ricostruire la formazione e lo scambio con il maestro attraverso eccezionali prestiti e inediti confronti.
L’esposizione, curata da due tra i maggiori esperti dell’arte del Quattrocento, Francesco Caglioti e Andrea De Marchi, si colloca come uno degli eventi di punta delle celebrazioni leonardiane del 2019 e costituisce la prima retrospettiva mai dedicata a Verrocchio, mostrando al contempo gli esordi di Leonardo da Vinci, offrendo uno sguardo sulla produzione artistica a Firenze tra il 1460 e il 1490 circa, l’epoca di Lorenzo il Magnifico.
La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e dai Musei del Bargello con la National Gallery of Art di Washington DC (che sarà la seconda sede dell’esposizione dal 29 settembre 2019 al 2 febbraio 2020). Con il sostegno di Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze. Con il contributo di Fondazione CR Firenze. Main sponsor Intesa Sanpaolo.

sabato 23 febbraio 2019

"Animali fantastici e dove trovarli" alla Capitolare di Verona

La Biblioteca Capitolare di Verona, in collaborazione con Fondazione Discanto e con il patrocinio del Comune di Verona, organizza nelle giornate di sabato 23 e domenica 24 febbraio 2019 un’esposizione temporanea sul tema “Animali Fantastici e dove trovarli”.
Perché il pavone e il pellicano sono simboli di Cristo? Come nasce un Basilisco? Chi può catturare un unicorno? In un viaggio tra le figure zoologiche ed i loro simboli, i visitatori potranno scoprire molte curiosità sulle fitte connessioni che anticamente si pensava unissero inscindibilmente il mondo concreto ed il soprannaturale, connessioni che spesso erano coperte di squame, piume o pelliccia.
Il mondo antico, e quello medievale in particolare, era infatti pensato come popolato di creature fantastiche o mostruose, specchio di paure ancestrali e riflesso di mondi ultraterreni. Il percorso proposto sarà un viaggio zoologico che spazierà dalle antiche leggende alle simbologie cristiane, tra miniature variopinte e folklore locale, alla scoperta di alcune di queste straordinarie creature, ma anche dei significati allegorici degli animali “reali”, in un universo dove il confine tra vero e immaginario è molto labile, se non superfluo.
Verranno esposti una copia manoscritta del XIV secolo del Livre du Trèsor di Brunetto Latini, la prima enciclopedia in lingua volgare che contiene un esteso Bestiario degli animali ritenuti esistenti all’epoca, alcuni splendidi codici musicali di varie epoche storiche che riportano illustrazioni e miniature di soggetto mostruoso, e altri testi che permetteranno di ammirare chimere, draghi, sirene e altre creature leggendarie.
In entrambe le giornate sono previsti un turno di visite guidate al mattino, alle ore 11:30, e un turno il pomeriggio, alle ore 16.00, al prezzo di 10 euro. Nelle fasce orarie 10:30-11:30 e 12:30-16:00 sarà invece possibile accedere all’esposizione senza guida al prezzo di 5 euro.
Sabato pomeriggio, alle ore 16:00, parallelamente alla visita guidata si terrà un laboratorio didattico per bambini, nel quale i piccoli partecipanti di età compresa fra i 6 e i 12 anni potranno, proprio come gli antichi miniatori del Medioevo, liberare la loro fantasia nel creare la propria personale creatura fantastica. Il laboratorio avrà la durata di un’ora, al costo di 10 euro a bambino. Attive numerose promozioni per famiglie.

venerdì 22 febbraio 2019

La Magna Charta: Guala Bicchieri e il suo lascito. L’Europa a Vercelli nel Duecento

Con questo progetto ci si propone di realizzare la mostra della Magna Charta che si terrà in Arca a Vercelli da sabato 23 marzo a domenica 9 giugno 2019 con un allestimento in grado di metterne in luce le caratteristiche e l’importanza, far conoscere la sua storia e il suo legame con la città di Vercelli e con il Cardinale Guala Bicchieri.
La Mostra sarà intitolata: “La Magna Charta: Guala Bicchieri e il suo lascito. L’Europa a Vercelli nel Duecento” e si si estenderà, come percorso diffuso e tematico, nei musei cittadini: Museo Francesco Borgogna, Museo Leone e Museo del Tesoro del Duomo e nell’Archivio di Stato di Vercelli. Saranno effettuate visite guidate all’Abbazia di Sant’Andrea.
Con questa mostra i curatori ci conducono in un viaggio temporale attraverso il medioevo e i secoli successivi per scoprire non solo la storia del documento e dei personaggi ad esso collegati, ma soprattutto il Cardinale Guala Bicchieri.
La mostra dedica all’immagine del cardinale una breve sezione nella quale, oltre al richiamo alle raffigurazioni duecentesche di Guala Bicchieri, saranno esposti due ritratti pittorici di età moderna, concessi in prestito dall’ASL-Ospedale di S. Andrea di Vercelli, uno dei quali verrà restaurato per l’occasione.
Altri oggetti in prestito esposti in ARCA provengono da Palazzo Madama di Torino (il prezioso Cofano di Guala Bicchieri e nove smalti limosini) e dal Castello Sforzesco di Milano (il coltello eucaristico legato al nome del cardinale).
I rimanenti prestiti, altrettanto importanti sul piano storico e documentario, sono di ambito cittadino e quasi tutti inediti: codici, carte e pergamene della Biblioteca diocesana Agnesiana di Vercelli, oltre ad una pergamena e a uno dei due codici detti “dei Biscioni” della Biblioteca Civica di Vercelli.
Si tratta di un evento unico nel suo genere in quanto è la prima volta in assoluto che la Magna Charta arriva in Italia.
Installazione Magna Charta assonometria
La Mostra sarà ospitata presso il Polo Espositivo Arca di Vercelli.
ARCA è il moderno polo espositivo inaugurato nel 2007. Progettato dall’architetto Ferdinando Fagnola, è ospitato all’interno dell’ex chiesa medievale di San Marco. La Chiesa, dopo aver subito varie trasformazioni nel corso dei secoli, è divenuta oggetto di importanti lavori di restauro degli affreschi e di recupero delle strutture architettoniche, visibili in occasione delle mostre temporanee che “Arca” accoglie al suo interno. Il vero e proprio polo espositivo consiste in una struttura appoggiata nella navata centrale, mentre le due laterali sono lasciate libere, per essere impiegate in caso di iniziative collaterali legate alle esposizioni in corso. Si determina così una suggestiva contrapposizione tra lo spazio moderno e tecnologico di “ARCA” e quello dall’atmosfera medievale delle navate laterali e dell’abside, rendendo ancora più affascinante questo spazio espositivo.
Arca è il luogo più adatto ad ospitare tesori inestimabili come la Magna Charta, in quanto è dotata di sistemi  climatizzazione e monitoraggio dell’aria e di allarme di ultima generazione.
Per tutte le informazioni e il programma completo clicca qui !

martedì 29 gennaio 2019

L'ideale guerriero

Giovedì 31 gennaio 2019 al Museo di Santa Giulia, Basilica di San Salvatore alle ore 11.00 si tiene l'inaugurazione della mostra "L'ideale guerriero".
La mostra, organizzata da Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei e Museo delle civiltà di Roma è parte del più ampio progetto "Longobardi in vetrina. Scambi e condivisioni tra musei per valorizzare il patrimonio longobardo", realizzato e coordinato dall'Associazione Italia Langobardorum, struttura di gestione del sito UNESCO Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d. C.), con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ed il contributo della Legge MIBAC 77/2006, dedicata ai siti UNESCO italiani.
Quello del guerriero longobardo è un luogo comune nella visione collettiva dell’altomedioevo, sia per l’importanza che questa figura rivestiva all’interno del proprio gruppo sociale, sia perché larga parte delle nostre conoscenze in merito ai Longobardi derivano dai ritrovamenti di necropoli, contesti nei quali emerge, con forza, la volontà della società del tempo di rappresentare la maggior parte della compagine maschile come guerrieri.
L’obiettivo dello scambio è quello di presentare nelle due sedi (Museo di Santa Giulia a Brescia e Museo delle civiltà di Roma) un ideale di guerriero longobardo più legato al modello germanico (il guerriero di Brescia) e un ideale di guerriero sempre germanico ma influenzato da elementi romano-bizantini (il guerriero di Castel Trosino).
Su tutto il territorio nazionale si tengono in contemporanea altre 14 mostre dedicate ai Longobardi, grazie a scambi tra musei della rete del sito UNESCO (Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli, l'antiquarium di Castelseprio, il Museo di Santa Giulia di Brescia, il Museo nazionale del Ducato di Spoleto, il tempietto di Campello sul Clitunno, il museo Diocesano di Benevento, i Musei TECUM di Monte Sant'Angelo) ed altri sette musei presenti sul territorio nazionale.
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lunedì 21 gennaio 2019

Leonardo Da Vinci 1519 – 2019, 500 anni di genio

Mulini, alianti, una bombarda e persino una macchina volante.
Sono questi alcuni dei progetti nati dal genio di Leonardo Da Vinci che saranno visibili a Calusco d’Adda all’interno della mostra “Leonardo Da Vinci 1519 – 2019, 500 anni di genio”.
L’esposizione, organizzata dall’associazione “Club 33” di Rodengo Saiano, ha aperto i battenti nell’ex Chiesa di San Fedele e fino a domenica 17 febbraio 2019 racconterà il rapporto fra il genio toscano e l’acqua: “Leonardo è una personalità complessa e per comprenderla a fondo è necessario scegliere un tema legato ad esso per cui abbiamo scelto l’acqua – spiega Salvatore Cortese, organizzatore della mostra -. Essendo stato Calusco come tutta la valle dell’Adda al centro dei suoi studi, non potevamo non celebrare Leonardo in occasione del suo cinquecentesimo anniversario dalla morte, così abbiamo deciso di organizzare questa mostra”.
Al centro dell’esposizione una traduzione fotografica degli studi leonardeschi sulla vitalità dell’acqua realizzata da Salvatore Cortese, ma anche circa 20 modelli statici e dinamici d’invenzioni progettati da Gianfranco Zucchi: “Abbiamo scelto questi modelli perché riguardano il tema dell’acqua e quello dell’aria ad esso legato, nel corso degli anni ne ho realizzati circa altri 13 – sottolinea Zucchi -. Per realizzarli ci è voluto molto tempo, ma dietro questo lavoro si nasconde una grande passione”

giovedì 17 gennaio 2019

Gli animali nell’arte dal Rinascimento a Ceruti

Da sabato 19 gennaio a domenica 9 giugno 2019, le sale di Palazzo Martinengo a Brescia ospitano la mostra “Gli animali nell’arte dal Rinascimento a Ceruti”, che documenta attraverso 80 capolavori, come la rappresentazione degli animali abbia trovato ampia diffusione nell’arte italiana tra XVI e XVIII secolo.
Nella storia dell’arte i primi soggetti rappresentati dall’uomo sono gli animali. Dalla preistoria ad oggi, gli animali hanno sempre continuato ad interessare ed affascinare gli artisti. Ammirati per le loro qualità, temuti per i loro comportamenti aggressivi, sfruttati come forza-lavoro, amati per la loro fedeltà e amicizia, sono spesso diventati simboli pieni di significati, incarnazioni di divinità o demoni, presenze importanti della natura e della vita dell’uomo.
Col passare dei secoli la concezione medievale del mondo come materia informe da plasmare cede il posto ad una visione “illuminata”, in cui il mondo terreno deve essere apprezzato e osservato per come si presenta. L’influenza della religione comincia a scemare fino a perdersi del tutto. Ed ecco che il cambiamento di pensiero si riflette anche nell’arte e in particolare nella raffigurazione del mondo animale, che ora è caratterizzata da opere naturalistiche e oggettive, con un valore simbolico ma distaccato dalla dimensione religiosa. A partire dalla fine del ‘200, Giotto segna la svolta pittorica nell’osservazione della realtà. Con la scoperta dell’America il punto di vista naturalistico si evolve ancor di più perché si iniziano ad osservare e riprodurre specie animali fino ad allora sconosciute. Nel ‘500 saranno Leonardo e Dürer, con i loro disegni, a dare inizio all’illustrazione zoologica moderna e alla loro classificazione, seguiti successivamente dal pensiero dei positivisti e dalle ricerche di Darwin.
L’esposizione, curata da Davide Dotti, organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, col patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Brescia e del Comune di Brescia, in partnership con WWF Italia, trasformerà la storica residenza cinquecentesca nel cuore della città in un’arca di Noè, per consentire al visitatore di comprendere come l’animale abbia da sempre avuto un ruolo fondamentale nella grande pittura antica.
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