domenica 13 ottobre 2019

Leonardo da Vinci e il moto perpetuo

“Leonardo da Vinci e il moto perpetuo” è il titolo della mostra che dal 10 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020 è aperta al pubblico al Museo Galileo di Firenze.
Fin dal Medioevo l’idea di riprodurre con dispositivi meccanici il moto perpetuo delle sfere celesti ha stimolato l’immaginazione e l’ingegno di tecnici, ingegneri e filosofi naturali, che si sono confrontati con la sfida di costruire macchine che, una volta messe in movimento, potessero funzionare perennemente senza applicazione di forza.
Un nodo fondamentale di questa storia plurisecolare è rappresentato dagli studi nei quali Leonardo ha cercato di stabilire se sia davvero possibile realizzare macchine a moto perpetuo. Le sue ricerche mostrano la serietà e l’impegno con i quali il Genio di Vinci si applicò nella ricerca di soluzioni praticabili. Egli giunse tuttavia alla conclusione che il moto perpetuo non può esistere in natura, anticipando così di oltre tre secoli la dimostrazione definitiva della verità di quel principio fornita da James Clerk Maxwell, protagonista dell’affermazione della termodinamica nella seconda metà del secolo XIX.
La mostra presenta una galleria dei disegni di Leonardo e dei principali protagonisti delle ricerche sul moto perpetuo, affiancata dai modelli di alcuni tra i più intriganti di quei dispositivi e da suggestivi filmati ne illustrano il presunto funzionamento.
Un elemento di grande novità è la sezione dedicata alla realtà aumentata: grazie a questa tecnologia rivoluzionaria, i visitatori potranno interagire con l’ambiente circostante, visualizzando come se fossero reali le macchine a moto perpetuo concepite da Leonardo e dagli altri ingegneri e scienziati.
La mostra, a cura di Juliana Barone e Andrea Bernardoni, è realizzata dal Museo Galileo in collaborazione con Birkbeck–University of London e Ravensbourne University, nel quadro del progetto di ricerca FISR “Scienza, storia, società in Italia. Da Leonardo a Galileo alle ‘case’ dell’innovazione”, promosso e sostenuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e si avvale del patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

venerdì 4 ottobre 2019

Paesaggi in trasformazione tra Medioevo e l’età di Leonardo

Paesaggi in trasformazione tra il Medioevo e l’età di Leonardo. Dalla ricerca alla comunicazione: Semifonte e Sandomierz
Palazzo Pretorio, Certaldo
26 settembre 20197 gennaio 2020
Chiesa di San Michele a Semifonte, Barberino Valdelsa
Il paesaggio, nei molteplici elementi naturali e antropici che lo compongono, quale risultato di mutamenti e sconvolgimenti, rappresenta il tema principale di questa mostra organizzata nelle due sedi di Palazzo Pretorio, nel cuore medievale di Certaldo, e della Cappella di San Michele Arcangelo a Semifonte, nel territorio di Barberino Valdelsa.
Recenti ricerche storiche e archeologiche – coordinate dalla Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università degli studi di Firenze, in collaborazione con l’Istituto per le Tecnologie applicate ai Beni Culturali (CNR Roma) e l’Istituto di Archeologia e Etnologia dell’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia – hanno preso in esame due casi di città distanti tra loro, ma accomunate dal medesimo destino: entrambe furono infatti distrutte e rase al suolo nel Medioevo. Si tratta di Semifonte, in Valdelsa, distrutta nel 1202 dalle truppe fiorentine e della città polacca di Sandomierz spazzata via dall’invasione dei Mongoli, tra 1241 e 1260.
I risultati di questo progetto internazionale sono presentati attraverso suggestive ricostruzioni virtuali realizzate dal Laboratorio di Geografia dell’Università di Firenze e, nel caso di Semifonte, consentono di osservare le trasformazioni del paesaggio dall’età medievale, prima e dopo la fondazione della città, fino alla sua distruzione e le conseguenti modifiche con la nascita di strutture di tipo urbano, le stesse che Leonardo rappresentò nelle sue carte.

giovedì 26 settembre 2019

"Bambin Gesù delle Mani” a Gubbio

Nell'ambito del Festival del Medioevo in programma a Gubbio dal 25 al 29 settembre 2019, in esposizione una straordinaria ed enigmatica opera del Pintoricchio, rimasta ignota per quasi cinquecento anni: il “Bambin Gesù delle Mani”. Prezioso frammento di un affresco scomparso, concepito tra il 1492 e il 1494 per volere di Rodrigo Borgia, salito al soglio di Pietro con il nome di Alessandro VI, l’opera racconta i segreti delle stanze vaticane e la storia di Giulia Farnese, la bellissima “sposa del papa”. L’opera è di proprietà della Fondazione Guglielmo Giordano. L’inaugurazione della mostra sarà preceduta dal focus
Bambin Gesù delle Mani presso la Sala Trecentesca di Palazzo Pretorio, Piazza Grande, venerdì 27 settembre 2019 alle ore 17:00. Al termine del focus, gli Sbandieratori di Gubbio e Viterbo inaugureranno l’esposizione del dipinto con una esibizione in piazza Grande alle ore 19.15.
Approfondimenti: http://www.festivaldelmedioevo.it  Per ulteriori informazioni informazioni: Servizio Turistico Associato IAT - Gubbio, Via della Repubblica 15 - 075 9220693; info@iat.gubbio.pg.it.

lunedì 9 settembre 2019

Aperto a Viterbo il "Museo Storico Didattico dei Cavalieri Templari"

A partire dal 7 settembre 2019, lo staff di Tesori d’ Etruria è pronto ad accogliere e trasportare i visitatori nel mondo dei Cavalieri Templari attraverso una vasta serie di attività e percorsi emozionali che ammaliano grandi e bambini in occasione dell’apertura, a Viterbo, del Museo Storico Didattico dei Cavalieri Templari. Una nuova spettacolare realtà che va ad arricchire l’offerta di Tesori d’Etruria e la sua Viterbo Sotterranea, diventati ormai un vero e proprio punto di riferimento culturale e di intrattenimento nel capoluogo della Tuscia e nel centro Italia.
Come ben sapete la nascita dell’ordine dei Cavalieri del Tempio si colloca nella Terra Santa, al centro delle guerre tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata del 1096. In quel periodo le strade della Terra Santa erano percorse da pellegrini provenienti da tutta Europa, spesso assaliti e depredati. Intorno al 1118 un piccolo gruppo di cavalieri fondò il nucleo originario dell’ordine templare, con il compito di assicurare l’incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme. L’ordine fu ufficializzato nel 1128, assumendo una regola monastica, grazie a Bernardo di Chiaravalle.
I Templari e Viterbo, un binomio imprescindibile, con molti punti di contatto fin dall’origine dell’Ordine, una sorta di primogenitura templare di Viterbo in Europa. Tutto ciò soprattutto grazie a papa Eugenio III, in esilio, più di una volta, da Roma a Viterbo. Proprio qui, nel 1145, papa Eugenio III, con la bolla Militia Dei, dà la possibilità all’Ordine Templare di raccogliere decime, tasse di sepoltura ed altri pagamenti.
Nello stesso anno, sempre da Viterbo, Eugenio III, con la bolla Quantum Praedecessores, dà inizio alla seconda Crociata, appena saputo che la città assira di Edessa era caduta in mano al temibile Imad al-Din Zengi che, con la presa di Edessa, voleva rispondere e contrastare l’ammaliante azione predicatoria messa in atto da Bernardo di Chiaravalle.
A Parigi, 2 anni dopo, Eugenio III presiede il capitulum generale di 130 Cavalieri Templari sotto il comando di Evrard des Barrès. Terminato il capitulum generale, Eugenio III ufficializza l’adozione della croce patente quale simbolo dei Templari, che già utilizzano quella patriarcale, consegnata trent’anni prima da Varmondo di Picquigny, patriarca di Gerusalemme, ai primi Templari. La croce patente assume un significato particolare solo tra i Cavalieri Templari che la adottano come emblema.
Queste e tante altre storie sui monaci-guerrieri, che fondono la storia dei Cavalieri Templari con il mito, potranno essere scoperte dai visitatori in un affascinante viaggio nel tempo con la visita al museo storico-didattico dei Cavalieri Templari a Viterbo Sotterranea.
Il Museo Storico-Didattico dei Cavalieri Templari e il nuovo complesso monumentale di Viterbo Sotterranea si possono visitare tutti i giorni con una visita guidata dedicata che conduce alla scoperta di questi magici luoghi, etruschi e templari, un viaggio nella storia lungo migliaia di anni.
Per ulteriori informazioni e notizie: Tesori d’Etruria, Piazza della Morte, 1 Viterbo 338.8618856 - 0761.220851 - welcome@tesoridietruria.it.

domenica 8 settembre 2019

"Le tavole dell'Ultima Cena" a Venezia

Oggetto della mostra dedicata alle Tavole dell’Ultima Cena è il volume Collection des Têtes, realizzato da André Dutertre, artista, accademico di Francia e insigne incisore e pubblicato a Parigi nel 1808. La sua genesi è totalmente sconosciuta. È plausibile supporre un guizzo dell’Imperatore Napoleone Bonaparte (incoronato Re d’Italia proprio a Milano nel 1805), desideroso di disporre di un volume con le stampe del Cenacolo vinciano dopo esserne rimasto affascinato dalla visione. Nel corso dei secoli nessuno prima di Dutertre aveva mai dedicato un volume allo studio o alla rappresentazione dell’Ultima Cena.
Il primo libro dedicato al Cenacolo fu scritto dal “milanese” Giuseppe Bossi nel 1810 (Del Cenacolo di Leonardo da Vinci: libri quattro), due anni dopo la pubblicazione del volume di Dutertre e, cosa incredibile, in esso non è presente alcuna menzione all’opera del grande incisore francese. Di questo volume esistono allo stato attuale delle ricerche solo pochissime copie al mondo, meno di dieci, compresa questa presente in mostra, tutte custodite in biblioteche pubbliche di grande prestigio. La copia in mostra, dedicata alla Regina d’Olanda Hortense Eugénie Cécile de Beauharnais, è impreziosita dalla firma in originale dello stesso Dutertre. Il contenuto del volume si articola in quattordici tavole, raffiguranti Gesù Cristo, i dodici apostoli e Leonardo da Vinci medesimo, corredate da una biografia del maestro. Durante la mostra il volume verrà esposto in una teca di protezione e aperto su doppia pagina di una delle più belle incisioni. Sono inoltre state riprodotte, incorniciate ed esposte tutte le pagine e le tavole del volume, così che il pubblico possa prendere visione dell’intero libro. Le meravigliose illustrazioni del volume delle Têtes di Dutertre condividono lo stile che caratterizza l’incisione tra fine Settecento e inizio Ottocento, quando la necessità di ritorno al modello, dettata dal Neoclassicismo, e il metodo di studio dell’arte del passato portano a una riscoperta della tecnica, soprattutto del bulino, risorta nel segno dell’ineccepibilità formale e aderenza fedelissima al prototipo.
Il virtuosismo a cui si spingono spesso gli esiti di questa ricerca viene rappresentato alla perfezione dall’opera di Dutertre. La delicatezza del chiaroscuro, gli effetti pittorici ottenuti grazie al sapiente utilizzo degli strumenti, l’aderenza alla realtà del soggetto, la cura maniacale per i dettagli più minuti, hanno il fine di restituire non già solo l’aspetto formale immediato del Cenacolo di Leonardo, ma le stesse caratteristiche intime, materiche, tangibili, dell’opera, evocando in modo sublime gli effetti di tono, luminosità, resa plastica, e le peculiarità stesse della tecnica ad affresco, in un gioco continuo di evocazioni e suggestioni, ammaliando il lettore come solo chi abbia compreso a fondo la lezione del maestro potrebbe fare. La mostra è impreziosita dal contributo della Biblioteca del Museo Correr di Venezia che per l’occasione ha Trattato della pittura di Lionardo da Vinci, Giuseppe Bossi, Del Cenacolo di Leonardo da Vinci libri quattro, Milano 1810; Antonio Conte, Ultima cena, acquaforte, 1812.
A Venezia alla Scuola Grande di San Marco dal 10 settembre al 10 novembre 2019.
Catalogo edito da Luni Editrice.

sabato 7 settembre 2019

Oltre il duomo. Il pozzo del vano ipogeo e le sue ricchezze

Si presenta con una spinta innovativa la mostra-evento 2019/2020 “Oltre il duomo. Il pozzo del vano ipogeo e le sue ricchezze”, allestita e pensata come un percorso a tappe che si snoda tra Grosseto, Roselle e Alberese e che estende l’atto di assemblare i frammenti archeologici per ricomporre “l’unità” anche a pezzi di città e di territorio, per ricostituirne l’identità.
La mostra, organizzata dal Comune di Grosseto, è il risultato di un progetto decennale portato avanti dalla Diocesi e dalla Soprintendenza, che oggi, grazie alla collaborazione di più Enti, si presenta finalmente alla comunità. Tutto è scaturito dalla scoperta, nel 2010, di un ambiente sotterraneo e di un pozzo di butto sotto la Cattedrale. Da qui lo scavo archeologico e l'eccezionale recupero di un contesto ricco e variegato in grado di restituire preziosissime informazioni sullo stile di vita e la quotidianità della Grosseto di XV secolo.
Il progetto, curato dall'architetto Barbara Fiorini con il Comune di Grosseto capofila, è condiviso con la Diocesi di Grosseto, la Soprintendenza Archeologia Beni Culturali e Paesaggio delle province di Siena Grosseto Arezzo, la Facoltà di Agraria dell’Università la Sapienza di Pisa, Fondazione Grosseto Cultura, la Facoltà di Archeologia di Siena (sede distaccata di Grosseto), la Società Speleologica Naturalistica Maremmana, il Polo Museale della Toscana, l'Ente Parco Regionale della Maremma, ClarisseArte, Terre Regionali Toscane, Promocultura oltre ad altri partners privati coinvolti fin da subito in questo lavoro.
Il luogo ove saranno raccolti tutti i materiali recuperati e restaurati è il Museo Archeologico e d’Arte della Maremma-Museo d’Arte Sacra della diocesi di Grosseto, contenitore perfetto per l’esposizione e la narrazione di tutti i reperti archeologici, faunistici e botanici rinvenuti.
Lo scopo della mostra è non solo dare risalto all’unicità di questo recupero, ma soprattutto restituire alla Comunità un contesto ricco e importante che, dopo quello del Cassero nella Fortezza Medicea e quello del progetto di Archeologia Urbana, vada ad arricchire maggiormente e con linee ancora differenti i tratti di una Civitas.
La mostra si sviluppa anche al di fuori del museo in un percorso che mette in rete diversi luoghi della città e del territorio.
Fino al  2 febbraio 2020 al Museo Archeologico e d'Arte della Maremma.

martedì 3 settembre 2019

L'Autunno del Medioevo in Umbria

L'Autunno del Medioevo in Umbria
Cofani nuziali in gesso dorato e una bottega perugina dimenticata
Dal 21 settembre 2019 al 6 gennaio 2020 alla Galleria Nazionale dell'Umbria
a cura di Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi
Il focus centrale della mostra è rappresentato da una serie di cassoni nuziali del Quattrocento, arredi in uso nelle dimore rinascimentali italiane, di cui si conservano pochi esemplari, alcuni ascrivibili a Giovanni di Tommasino Crivelli e alla sua bottega perugina.
Si tratta di raffinati elementi di arredo fondamentali nelle dimore rinascimentali italiane tra XIV e XVI secolo, che raccontano frammenti preziosi della vita privata delle nobili famiglie che li avevano commissionati e documentano uno spaccato della cultura figurativa perugina.
I cassoni nuziali, antenati della moderna cassapanca, venivano costruiti sempre in coppia ed erano destinati a contenere il corredo delle spose di famiglie nobili e borghesi. Al momento dell’insediamento della donna nella casa del marito, o domumductio, venivano trasportati nella camera matrimoniale e lì conservati. Il coperchio, i fianchi e il retro erano raramente decorati, mentre assai più spesso gli ornamenti si concentravano sulla faccia anteriore: in pittura, in intaglio, in gesso dorato o utilizzando più tecniche insieme, erano composti secondo moduli che tendono a differenziarsi tra regione e regione e che rivelano spesso la provenienza da una precisa area geografica.
Vari anche i temi raffigurati, dai semplici motivi animali o vegetali, ripetuti talvolta in modo seriale, alle vere e proprie narrazioni, cortei e feste nuziali, ma anche episodi tratti dalla mitologia e dalla storia greca e romana, dalla Bibbia, dai romanzi medievali, scelti perlopiù tra quanti meglio richiamavano le virtù tipiche della vita matrimoniale e ne condannavano i vizi. Della decorazione facevano spesso parte gli stemmi delle famiglie degli sposi, generalmente secondo le regole dell’araldica che ponevano l’arma dell’uomo alla sinistra dell’osservatore, quella della donna alla destra: è proprio lo studio di questi dettagli a permettere oggi di ricondurre opere erratiche al loro originario contesto di provenienza, nei casi più fortunati addirittura a un preciso matrimonio e quindi a una cronologia sicura.
Oltre ai cassoni nuziali provenienti dalle principali collezioni d’arte italiane ed europee quali la Galleria Nazionale delle Marche, lo Städel Museum di Francoforte, il Muzeum Narodowe di Varsavia e il Victoria & Albert Museum di Londra, in mostra anche un nucleo di dipinti ascrivibili alla stessa bottega, il cui responsabile può essere forse identificato con la personalità, a oggi poco nota, di Giovanni di Tommasino Crivelli.
Per poter meglio contestualizzare la figura poliedrica di questo artista verranno esposte inoltre alcune opere che ben testimoniano la cultura tardogotica che si respirava ancora a Perugia nei primi decenni del Quattrocento, in primis la Madonna con il Bambino e angeli di Gentile da Fabriano, e le opere di pittori a lui coevi come il perugino Benedetto Bonfigli. Si offre, così, uno spaccato della cultura figurativa perugina in un momento delicato di transizione, dove artefici tenacemente nostalgici della civiltà degli ori tardogotici convissero con altri diversamente aperti alla nuova lingua dell’Angelico e di Filippo Lippi, come Benedetto Bonfigli e Bartolomeo Caporali.
Per maggiori informazioni visita il sito della Galleria Nazionale dell'Umbria.
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mercoledì 17 luglio 2019

"Le tavole dell'Ultima Cena" in mostra a Firenze

A 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il Consiglio regionale della Toscana omaggia il genio italiano con la mostra “Leonardo. Le tavole dell’Ultima Cena”, che si inaugurerà giovedì 18 luglio per terminare sabato 24 agosto 2019, nello spazio espositivo Carlo Azeglio Ciampi a Firenze. Oggetto dell’evento è il volume Collection des Tetes, realizzato da André Dutertre, artista, accademico di Francia  e insigne incisore, pubblicato a Parigi nel 1808. Nel corso dei secoli, nessuno, prima di Dutertre aveva mai dedicato un volume allo studio e alla rappresentazione dell’Ultima Cena. Di questo volume esistono allo stato attuale solo pochissime copie al mondo, meno di dieci, compresa quella in mostra nello spazio Ciampi.
Il contenuto del libro si articola in 14 tavole raffiguranti Gesù Cristo, i dodici apostoli e Leonardo medesimo, corredate da una biografia del maestro. Durante la mostra il volume viene esposto in una teca di protezione e aperto su doppia pagina. Sono state inoltre riprodotte, incorniciate ed esposte tutte le pagine e le tavole di Dutertre così che il pubblico possa prenderne visione. Per l’occasione Luni Editore è stata incaricata di realizzare un catalogo che riproduce fedelmente le tavole dell’incisore francese mettendo in evidenza dei particolari per creare un percorso visuale dell’opera leonardiana.  “La nuova sala espositiva del Palazzo del Pegaso, quella interattiva di via de Pucci, lì dove una volta si vendevano i dischi e che quest’anno abbiamo inaugurato con la mostra su “Cosimo I de’ Medici, i bandi e gli atti normativi del primo Granduca di Toscana”, riapre all’insegna degli anniversari con un’importante mostra che ha come riferimento Leonardo da Vinci a 500 anni dalla sua morte.

giovedì 11 luglio 2019

"Una sera a Palazzo” a Narni

Venerdì 12 luglio 2019 con l’evento “Una sera a Palazzo” verrà presentato l’allestimento permanente aperto al pubblico.
Palazzo dei Priori a Narni sarà fruibile tutto l’anno grazie all’Associazione Corsa all’Anello ed a Sistema Museo. Il maestoso palazzo del centro storico, cuore pulsante della Corsa all’Anello, non vivrà quindi soltanto per la Sfida e la Rivincita, ma i visitatori avranno la possibilità di visitare il piano dedicato alla festa cittadina tutto l’anno, ammirando allestimenti che verranno presentat in occasione dell’evento “Un sera a Palazzo”, inaugurazione dell’apertura al pubblico.
Si inizierà alle ore 19,00 con la visita dell’allestimento curato dall’Associazione Corsa all’Anello. Attraverso quattro tappe simboliche si potrà percorrere l’intera festa storica. Si inizierà dalla Saletta del Banditore, dove è esposto il bando che ogni anno all’inizio della festa viene letto per le vie della città, gli abiti dei tre banditori ed un bravio. La seconda sala sarà quella del “Sacro & Profano” dedicata al 3 maggio (giornata del patrono di Narni San Giovenale), dove storia, religione e tradizione si mescolano. Sono presenti un vecchio palio con grifo e San Giovenale, forse tra i primi realizzati, e due bravi: la donna sacra di Pizzitillo, e l’altro di Irene Veschi, rappresentante una processione in costume. Ci sarà anche un costume da donna con  mantello da cerimonia religiosa. Nella Sala Della Vergine, i visitatori troveranno una “pillola” del corteo storico della Corsa all’Anello, con le dame degli  anelli dei terzieri, i simboli di Mezule, Fraporta e Santa Maria, le autorità comunali, seguite da un tamburino ed il vessillo Civitas Narniae. Il tutto accompagnato da un suggestivo video del corteo. Infine nella saletta successiva e nello scoperto attiguo verranno posizionati altri nove bravi che rappresentano nelle sue sfaccettature la Corsa all’Anello. Si tratta di cavalieri, lance, anelli e una dama che rappresenta colei che consegna l’anello della vittoria.
In occasione dell’inaugurazione di venerdì prossimo Sistema Museo presenterà l’ampliamento del percorso alla scoperta degli ambienti medievali ispirati alla Narnia del 1371. Il Palazzo dei Priori entrerà a far parte infatti del circuito come edificio simbolo della città nell’Età di Mezzo. L’antica sede dei priori dei terzieri si aggiungerà alla visita dei luoghi più caratteristici della città medievale attraverso curiosità, tradizioni e aneddoti: dalla cerimonia dell’investitura del cavaliere giostrante, alle produzioni artistiche di una bottega di un vasaio e di un decoratore, fino al racconto della vita di uno speziale francescano e dei segreti della sua officina.
La serata continuerà alle ore 20,00 al Giardino dei Semplici dove sarà la volta dell’anteprima “I suoni del tempo”, serata aperitivo con musica che anticiperà uno degli eventi presenti nel programma della Rivincita di settembre.  E proprio la Rivincita alle 21.30 sarà protagonista dell’intervento del presidente dell’Associazione Corsa all’Anello Federico Montesi che darà qualche anticipazione sulla festa che si svolgerà dal 13 al 22 settembre. Per l’occasione verrà proiettato in anteprima il filmato promozionale della Rivincita.

mercoledì 10 luglio 2019

Fili d'oro e dipinti di seta. Velluti e ricami tra Gotico e Rinascimento

Da sabato 13 luglio a domenica 3 novembre 2019 al Castello del Buonconsiglio.
Piviali in luminoso velluto, pianete scintillanti di oro e d’ argento, rare dalmatiche con ricami in fili di seta variopinta, preziose stoffe fiorentine e veneziane dai molteplici ornati, oltre ad alcuni importanti dipinti sacri di Altobello Melone,  Michele Giambono, Francesco Torbido, Rocco Marconi, e i due magnifici dipinti del misterioso Maestro di Hoogstraeten, raccontano l’affascinante storia dei preziosi manufatti tessili eseguiti tra la seconda metà del XV secolo e primi decenni del XVI secolo in Italia e nell’Europa del Nord. Si tratta di capolavori in velluto con ricchi ricami in seta e oro prodotti presso centri che all’epoca assicuravano un assoluto grado di perfezione tecnica e formale, come Firenze, Venezia e Milano. Tra questi vi è il preziosissimo parato di papa Niccolò V del Museo del Bargello di Firenze, commissionato nel 1450 dalla città di Siena e donato al pontefice in occasione della canonizzazione di San Bernardino, ma anche il cappuccio di piviale del Castello Sforzesco di Milano, appositamente restaurato per l’occasione e decorato con un ricamo per il cui disegno preparatorio è stato fatto il nome del grande Botticelli. Dopo oltre cinque secoli, affiorano capolavori inediti che testimoniano influssi derivanti da diverse tradizioni tessili, approfondite grazie agli specialisti che collaborano all’iniziativa, comprendendo anche esempi che denunciano la circolazione di manufatti importati da grandi centri di produzione transalpini tramite gli intensi scambi commerciali tra la penisola italiana e i fiorenti mercati delle Fiandre e della zona del Reno e il desiderio di sfarzo dei più facoltosi committenti.
La mostra Fili d’ oro e dipinti di seta. Velluti e ricami tra Gotico e Rinascimento è la prima iniziativa che approfondisce questa particolare categoria di lussuosi tessuti ricamati ancora presenti nelle aree dell’intero arco alpino, a suo tempo creati sia per la committenza religiosa che laica ma sopravvissuta fino ad oggi grazie alla lungimirante attività di conservazione della Chiesa e alla passione di molti collezionisti. Grazie a queste testimonianze artistiche viene valorizzata una produzione di opere che, pressoché sconosciuta ai più, si rivela preziosa per comprendere l’altissimo livello raggiunto dalle botteghe di tessitori e ricamatori italiani al “tramonto del Medioevo” anche grazie all’introduzione di innovative soluzioni imprenditoriali.

Nelle più belle sale del Castello del Buonconsiglio viene pertanto esposta una quarantina di paramenti sacri, oltre a una selezione di dipinti su tavola che ne illustrano funzioni e fogge, in parte presenti nelle collezioni del museo e in parte ottenute in prestito da parrocchie, da Musei diocesani e da istituzioni prestigiose come il Castello Sforzesco di Milano, la Galleria degli Uffizi, il Museo Correr e Palazzo Mocenigo di Venezia, i Civici Musei di Padova, il Museo Nazionale del Bargello di Firenze, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo di Palazzo Madama di Torino, il Museo del Tessuto di Prato, la Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, Castelvecchio di Verona ed altri ancora.
Tutte le informazioni, orari, biglietti sul sito del Castello del Buonconsiglio.

venerdì 28 giugno 2019

"Barche et navili". Immagini, idee e scritti navali di Leonardo da Vinci

Al Museo della Marineria di Cesenatico, da sabato 29 giugno (inaugurazione alle ore 21,00) a domenica 8 settembre 2019, una mostra - 'Barche et navili' - racconta interessi e studi di Leonardo da Vinci in campo navale: rappresentazioni, disegni, studi riferiti a barche, navi e alle loro attrezzature. La mostra, a cura di Marco Bonino, permetterà di fare un viaggio nella storia della marineria italiana e negli studi di ingegneria militare che Leonardo fece in uno dei momenti più interessanti del Rinascimento a confine tra due mondi: quello medievale ormai alla fine e con lampi di modernità già alle porte. 
L'esposizione - che Cesenatico propone nel 500° della morte - inizia dalle raffigurazioni di navi nell'arte del 400 e dalla tradizione degli ingegneri civili e militari del tardo medioevo, che Leonardo arricchisce con le sue osservazioni sulle imbarcazioni incontrate e con studi originali. Anche in campo militare sono presenti innovazioni, come l'applicazione delle artiglierie e diversi mezzi d'assalto.

venerdì 21 giugno 2019

"Leonardo e la sua grande scuola" mostra a Venezia

Palazzo Giustinian Lolin, sede della Fondazione Ugo e Olga Levi onlus, ospita in collaborazione con la Fondazione Venezia 2000 dal 31 maggio al 25 agosto 2019 un importante tributo al genio di Leonardo Da Vinci, in occasione delle celebrazioni del cinquecentenario dalla scomparsa: la mostra “Leonardo e la sua grande scuola”, a cura di Nicola Barbatelli in collaborazione con altri studiosi internazionali. Con 24 opere esposte – di cui due disegni attribuiti al genio toscano – il progetto pone l’accento, non solo sull’opera del grande Maestro, ma soprattutto sulle straordinarie pitture dei suoi seguaci – tra cui Giampietrino, Marco d’Oggiono, Cesare da Sesto, Salaì, Bernardino Luini – e il loro dialogo con la poetica artistica di Leonardo.
La mostra costituisce inoltre la prima di un tour internazionale che porterà le opere in Cina, alla fine del periodo espositivo veneziano: il tour cinese della mostra aprirà al CAFAM di Pechino il 15 settembre e proseguirà con tappe a Shanghai e Shenzhen.
Giunto a Milano nel 1482 – spiega nel saggio presente nel catalogo della mostra la studiosa Giovanna Nepi Sciré - Leonardo impiegò aiuti nella sua bottega, arrivando ad una presenza molto numerosa soprattutto negli anni 1489-90 [...]. Essi contribuirono alla fortuna ed alla diffusione delle sue invenzioni, copiate talvolta nello stesso momento della loro creazione, anzi spesso egli delegava loro la traduzione pittorica di un’idea grafica, lasciando a disposizione schizzi e studi, cosicchè vano sarebbe cercarne il prototipo. E progressivamente si assiste al nascere di una generazione di artisti che domina la produzione pittorica dei primi decenni del nuovo secolo e il cui merito principale è stato quello di diffondere lo stile innovativo di Leonardo in molte aree italianeed europee: in Lombardia, prima di tutto, ma anche a Venezia, in Canton Ticino, in Valtellina, nelle Fiandre, in Francia e persino nella penisola iberica."
Potete trovare tutte le informazioni sul sito ufficiale della mostra !

giovedì 6 giugno 2019

Il Codex Astensis in mostra a Asti

Da giovedì 6 giugno a domenica 7 luglio 2019 la Fondazione Asti Musei, in collaborazione con il Comune di Asti, la Soprintendenza per i beni archivistici e librari e l’Archivio storico del Comune, espone nel salone d’onore di Palazzo Mazzetti il Codex Astensis, per farlo conoscere al maggior numero possibile di visitatori, astigiani e turisti. Un’occasione unica per ammirare il più importante documento storico della nostra città all’interno del palazzo barocco più rappresentativo della storia astigiana, sede della pinacoteca civica.
Il Codex Astensis, noto anche come Codice Malabayla, è una raccolta trecentesca splendidamente illustrata di cronache e documenti medievali che riguardano la città di Asti  dal 1065 al 1353, oggi conservato presso l’Archivio del Comune di Asti e normalmente visibile solo su prenotazione.
Il Codex, (380 carte legate in 45 fascicoli) è un vero e proprio liber iurium, un libro di leggi, raccolta di diritti della città di Asti, suddiviso in cinque parti: la Cronaca di Ogerio Alfieri, i privilegi e diplomi imperiali concessi al Comune, i documenti relativi ai territori ultra Tanagrum, quelli relativi alle terre citra Tanagrum e una quinta parte contenente diversi atti e scritture.
Il manoscritto, in elegante e professionale minuscola cancelleresca, presenta capilettera riccamente ornati ed è corredato da 105 miniature: le prime 6 raffigurano personaggi illustri della città e dell’impero, mentre le rimanenti 99 illustrano i territori intorno alla città.
Una prima esposizione astigiana del Codex Astensis risale al 1971, nell’ambito della manifestazione “Archivi e cultura in Asti”; più recentemente il documento è stato esibito nella mostra “Dai Visconti agli Sforza”, allestita a Palazzo Reale a Milano nel 2015.
I visitatori avranno la possibilità di esplorare l’intero repertorio delle 105 splendide miniature – attribuite in buona parte a Giovannino de’ Grassi, uno dei massimi esponenti del tardo gotico italiano – grazie alla proiezione su schermo delle immagini salvate su supporto digitale, strumento importantissimo a cui è ricorsa la Città nell’ottica della conservazione di un bene archivistico assai fragile.
Una breve introduzione storica e artistica su tre pannelli completerà l’esposizione, raccontando anche episodi curiosi e sconosciuti come le vicende legate al Codex e al suo arrivo ad Asti grazie a Quintino Sella.
La mostra sarà visitabile acquistando lo Smarticket nei consueti orari di apertura della Fondazione Asti Musei (da martedì a venerdì, 10-19)
Per informazioni: info@fondazioneastimusei.it;  0141.530403.

sabato 25 maggio 2019

Leonardo in Valdichiana: il disegno del territorio e la scienza delle acque

Da sabato 25 maggio 2019 la Fortezza di Montepulciano ospita la mostra dal titolo Leonardo in Valdichiana: il disegno del territorio e la scienza delle acque, curata dal Museo Galileo di Firenze.  L’esposizione è promossa dal Comune di Montepulciano e dalla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, su progetto del Museo Galileo di Firenze, con l’organizzazione di Opera Civita.
Nella sua lunga vita Leonardo da Vinci fu impiegato anche come cartografo, numerose, infatti, sono le mappe da lui disegnate. La carta della Valdichiana (Windsor, RL, 12278) è uno dei più raffinati prodotti cartografici di Leonardo. Fu disegnata tra il 1502 e il 1503 quando l’artista era al servizio di Cesare Borgia coma architetto e ingegnere militare. E’ una carta che si distingue per la ricchezza dei contenuti topografici e idrografici ma anche per la particolare rappresentazione a volo d’uccello che ne fa una sorta di fotografia aerea ante litteram.A dare l’impressione della tridimensionalità è la rappresentazione prospettica dei castelli e dei rilievi montuosi, nonché lo schiacciamento evidente del territorio volterrano, compresso ad arte per estendere la rappresentazione cartografica fino al mare. I numerosi toponimi permettono di individuare 254 luoghi geografici, tra città, castelli, e fiumi distribuiti in un territorio esteso tra Firenze, l’Aretino, il Trasimeno, il Chianti senese, il Volterrano, la Val d’Orcia e la val di Cecina. Il principale oggetto della rappresentazione, tuttavia, è la grande palude che dal Medioevo affliggeva la Val di Chiana con aria malsana. Leonardo evidenziò la zona paludosa con un azzurro chiaro in modo da rendere ben visibili, con un azzurro più scuro, i numerosi corsi d’acqua che confluivano verso il canale maestro della Chiana, l’antico fiume Clanis che dà il nome alla regione e che da circa tre secoli allagava la pianura circostante. La funzione idrografica della mappa è ben evidenziata in un foglio di studio (Windsor, RL, 12277) in cui Leonardo rileva un canale in secca, già emissario del Trasimeno verso la Val di Chiana, annotando che fu chiuso dal signore di Perugia Andrea Fortebracci: “Braccio da Montone lo chiuse”. La chiusura di questo canale era uno dei tentativi di bonifica della Val di Chiana che si susseguirono fino al Settecento. Fortebracci lo chiuse riaprendo nel contempo l’antico emissario a sud del Trasimeno, occluso in un breve tratto percorso in galleria, che fin dall’epoca romana permetteva di far defluire le acque del lago verso il Tevere.
E’ probabile che la mappa di Leonardo dovesse servire come studio preliminare per un intervento risolutivo di bonifica del territorio delle Chiane.
Una seconda ipotesi è che lo studio idrografico di quel territorio fosse destinato a trasformare la palude malsana in un grande serbatoio idrico per garantire la navigabilità costante del Canale di Firenze, il progetto che Leonardo elaborò nello stesso periodo per la Repubblica fiorentina.
In questa seconda ipotesi, la carta della Valdichiana si lega alle altre mappe del territorio toscano in cui Leonardo elabora il progetto del canale navigabile da Firenze al mare. Sono le carte della Valdinievole e Valdarno Inferiore (Windsor, RL 12685) dove un segno a matita traccia il percorso del canale che da Firenze, passando per Prato, Pistoia, Serravalle e il padule di Fucecchio, avrebbe raggiunto il mare a Pisa, o nei pressi di Livorno. A suggerire il legame tra la bonifica della Valdichiana e il canale navigabile è una nota contenuta nel Codice Atlantico: “Facciasi alle Chiane di Arezzo tali cateratte che mancando acqua la state in Arno il canale non rimanga arido”.
La mostra alla Fortezza di Montepulciano sarà aperta al pubblico dal 25 maggio all'8 settembre 2019, tutti i giorni, dalle 10,30 alle 19,30. Biglietto d’ingresso euro 5,00.
Per tutte le informazioni visito il sito ufficiale della mostra: www.leonardomontepulciano.it.

venerdì 24 maggio 2019

Restaurata la Croce dipinta di Simone Martini

E’ il modello medievale del Christus patiens, simbolo della sofferenza provocata dalla Passione, quello che Simone Martini, il grande maestro senese protagonista della storia dell’arte medievale italiana, scelse per la raffigurazione del Crocifisso ligneo di San Casciano Val di Pesa.
Adesso il capolavoro torna nella sede originaria della trecentesca Chiesa di Santa Maria al Prato dopo un complesso restauro ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. L’opera restaurata sarà inaugurata e presentata alla cittadinanza sabato 25 maggio 2019 alle ore 17,00 nella Chiesa di Santa Maria al Prato.
Ad illustrare il percorso e il lavoro di restauro conservativo saranno il professor Marco Poli, Governatore della Misericordia, il sindaco di San Casciano, il dottor Andrea Pessina e la dottoressa Maria Pia Zaccheddu della Soprintendenza (Sabap Firenze Prato Pistoia) e il dottor Marco Ciatti, la dottoressa Cecilia Frosinini e la restauratrice Alessandra Ramat dell’Opificio delle Pietre Dure. Il Cristo ligneo sarà collocato in corrispondenza del secondo altare sul lato destro della chiesa. 
L’opera, attribuita a Simone Martini, è stata realizzata intorno al 1330, prima della partenza dell’artista per Avignone. 
La resa scrupolosa dei dettagli anatomici rimanda ad una conoscenza di Giotto, da lui conosciuto durante il suo lavoro ad Assisi nella Cappella di San Martino. Alcuni studiosi ipotizzano che il lavoro originale sia stato commissionato dai domenicani di Santa Maria Novella, probabilmente trasferito in questa chiesa nei secoli successivi in seguito al cambiamento del gusto artistico.
Il restauro è stato finanziato integralmente dall’Opificio delle Pietre Dure.

lunedì 20 maggio 2019

Le Tavole dell'Ultima Cena

La mostra è dedicata alle Tavole dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, nel volume di Duterte.
Di questo volume esistono pochissime copie compresa quella presente in mostra, indirizzata alla “Regina d’Olanda”, Hortense Eugénie Cécile de Beauharnais, figlia della prima moglie di Napoleone, Joséphine, sposa in seconde nozze del fratello del Bonaparte Luigi, re d’Olanda e padre del futuro imperatore Napoleone III.
Il volume raccoglie quattordici tavole, raffiguranti Gesù Cristo, i dodici apostoli e Leonardo da Vinci medesimo, corredate da una biografia del maestro.
La mostra è accompagnata da un catalogo che riproduce fedelmente le tavole di Duterte, che si legano a Casa Manzoni per il volto di Cristo dipinto da Giulia, la primogenita dello Scrittore.
Per maggiori informazioni clicca qui !

giovedì 16 maggio 2019

"Castrum Superius. Il Palazzo dei Re Normanni" in mostra

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"Castrum Superius. Il Palazzo dei Re Normanni" è la nuova mostra che resta aperta fino al 10 gennaio 2020 (qui tutte le informazioni) e ripercorre le vicende del Palazzo Reale di Palermo catapultando il visitatore in un'altra era - quella Medievale - grazie ad un'avvolgente immersione multimediale.
La mostra allestita nelle Sale Duca di Montalto svela al viaggiatore uno dei periodi più importanti e gloriosi vissuti e cioè quello Normanno, per farlo la Fondazione Federico II ha messo insieme un’equipe internazionale di rinomati studiosi che si sono ritrovati attorno al comune obiettivo di consegnare al fruitore una prospettiva storico-scientifica.

Tra reperti dell’epoca provenienti da importanti Istituzioni regionali e nazionali, documenti antichi, pannelli con descrizioni storiche, modelli in scala e tecnologia avanzata si ricostruisce la fisionomia medievale di Palazzo Reale e della Capella Palatina, dalle prime fasi costruttive sino al tramonto del Regno normanno. Un percorso espositivo articolato in più sezioni.

La prima dedicata a "I Normanni" racconta la storia di tale popolo e la loro presenza in Italia meridionale e in Sicilia. Ma è solo una delle varie sezioni che compongono il percorso: “Sicilia Araba”, “Castrum Superius” (la costruzione, la fortezza – il Palazzo – la Cappella Palatina), “Gli Opifici”, La Zecca”, “Il Parco Reale”, ”L’Agricoltura” e “La Cucina”.

Tutto contribuisce a conoscere le tematiche che resero il Palazzo Reale di Palermo un perfetto esempio di una cultura fondata sulla sintesi artistica e politica unica del regno normanno in Sicilia.

«Palazzo dei Normanni è diventato un punto di riferimento della cultura palermitana e siciliana. - Così il presidente dell’Assemblea regionale siciliana e della Fondazione Federico II, Gianfranco Miccichè, durante la presentazione alla stampa della nuova esposizione - Alla base c’è una ricerca di grande rigore scientifico che ha consentito, tra le altre cose, di riprodurre in 3D il soffitto della Cappella Palatina, che contiene numerose immagini suggestive difficili da vedere ad occhio nudo. Palazzo Reale è della città e del mondo è questo il punto di partenza inconfutabile e oggettivo. Un concetto che si traduce in due doveri per chi, come noi, ha il grande onore e la responsabilità di gestirlo: renderlo fruibile e non smettere mai di studiare per conoscere fino in fondo i suoi segreti».

Castrum Superius (Palazzo dei Normanni), contrapposto un tempo al Castrum Inferius (Castello a mare) è uno scrigno pieno di tesori sovrapposti come le tante contaminazioni e dominazioni che si sono susseguite in città.

Tanti segreti, storie e personaggi di quel “Palazzo” vengono svelati ai viaggiatori curiosi e attenti, un luogo dove latini, bizantini e saraceni contribuirono a rendere meravigliosa la residenza dei sovrani grazie alle proprie eccellenze in ambito architettonico, ingegneristico e artistico. La mostra è un progetto interistituzionale della Fondazione Federico II, in stretta collaborazione con l’Assemblea Regionale Siciliana, l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, il Dipartimento Regionale dei Beni Culturali, la Soprintendenza per i Beni Culturali e il Centro Regionale per la Progettazione e per il Restauro.

Un intricato legame di culture, di maestranze, di richiami obbligatori tra Palazzo e Cappella Palatina, che sulla base dei più recenti studi condotti da esperti del settore e con l’ausilio di moderni sistemi espositivi multimediali, emergono insieme ad aspetti peculiari del Palazzo che si sono concretizzati negli oltre cento anni di governo normanno dal conte Ruggero al re Guglielmo II. Una lente di ingrandimento su uno dei più importanti monumenti normanni per alcuni aspetti ancora poco noto.

«Abbiamo voluto - ha detto Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II - che stavolta il protagonista della mostra non fosse un artista o il grande pittore. È lo stesso Palazzo Reale, la cui storia è stata sviscerata grazie al lavoro estenuante di una equipe di docenti di fama internazionale. Adesso invitiamo il pubblico ad addentrarsi nell’affascinante e intricato insieme del Palazzo Reale Normanno, da sempre legato indissolubilmente alla Cappella Palatina».
Per tutte le informazioni, orari e biglietti visita il sito ufficiale della Mostra !

venerdì 3 maggio 2019

Sguardi di Medioevo a Roma

L’esposizione fotografica “SGUARDI DI MEDIOEVO” in mostra all'Istituto Storico Italiano per il Medioevo da martedì 7 a venerdì 31 maggio 2019 presenta ritratti in primo piano di persone in abiti medievali raccolti durante una ricerca, durata due anni e realizzata nelle diverse celebrazioni storiche. I soggetti ritratti assumono pose, espressioni del volto in un gioco di rappresentazione di sé, all’interno di un dialogo tra epoche diverse.
Le riprese fotografiche sono state effettuate con uno sfondo nero alle spalle del soggetto per drammatizzarne l’impatto visivo ed accentuare il legame della fotografia con la ritrattistica pittorica dell’epoca. Una selezione delle immagini raccolte, diventa una mostra itinerante in varie città d’Italia e 5 ritratti vengono scelti da FIOF per rappresentare i fotografi italiani alla Art Photography Festival di Lishui in Cina.
Roberto Campanaro negli anni Settanta frequenta Enzo Ghiringhelli e nel suo studio impara le tecniche di ripresa e stampa. In seguito, diventa fotografo di scena per la cooperativa Mocambo film.
Il suo lavoro lo porta a viaggiare e completa così alcuni reportage uno dei quali verrà pubblicato nel libro “BNCOLOR INDIA dal bianco e nero al colore”.
Dopo una personale in Giappone allo Shinjuku Nikon Salon di Tokyo, le sue foto vengono distribuite dall’agenzia Goro International Press.
In Italia fotografa alcuni paesi del Lazio per la “Storia dell’arte italiana” di Einaudi e inizia una ricerca sui monumenti ai caduti della Grande Guerra a Roma e nel Lazio, che diventa il libro “La memoria perduta” curato dall’Università la Sapienza; le stampe della ricerca sono attualmente conservate presso il Museo storico Piana delle Orme di Latina.

lunedì 22 aprile 2019

In castris in obsidione Lucerie - la storia, i protagonisti e le ricostruzioni

A 750 anni dall'assedio della città e dalla fondazione della fortezza di Lucera, l'associazione storico culturale "Imperiales Friderici II" e il Blog "Lucera: memoria e cultura" organizzano, con il patrocinio del Comune di Lucera, diversi eventi di commemorazione di quegli avvenimenti riuniti sotto il titolo di Luceria 1269.
In particolare la mostra “In castris in obsidione Lucerie - la storia, i protagonisti e le ricostruzioni”, si terrà da giovedì 25 aprile a venerdì 10 maggio 2019, presso la Galleria “Manfredi” di Lucera (Corso Manfredi, 12).
I contenuti della mostra, già presentati nel marzo 2015 presso il Museo di Archeologia Urbana “Giuseppe Fiorelli” di Lucera, saranno arricchiti e riproposti negli spazi della Galleria “Manfredi” con l’esposizione di pannelli esplicativi roll-up, manichini, ricostruzioni di equipaggiamenti e manufatti ad uso civile e militare inseriti in percorsi tematici didattico-divulgativi.

venerdì 19 aprile 2019

Albrecht Dürer. La collezione Remondini a Bassano del Grappa

Albrecht Dürer. La collezione Remondini propone, per la prima volta in modo integrale, da sabato 20 aprile a lunedì 30 settembre 2019 a Bassano del Grappa (VI), il tesoro grafico di Albrecht Dürer (1471-1528), patrimonio delle raccolte museali bassanesi. Un corpus di 214 incisioni che, per ampiezza e qualità, è classificato, con quello conservato all'Albertina Museum di Vienna, il più importante e completo al mondo.
La Città di Bassano del Grappa ha scelto questo straordinario omaggio al genio di Dürer per celebrare la riapertura di Palazzo Sturm, a conclusione dell’ultima campagna di restauro che ha integralmente restituito alle visite il magnifico gioiello di architettura e arte, sede ideale per l’esposizione delle opere grafiche di Albrecht Dürer. Palazzo Sturm accoglie, infatti, il Museo dell’Incisione Remondini che conserva e presenta, in modo estesamente suggestivo, le creazioni della mitica dinastia di stampatori bassanesi, specializzati in raffinate edizioni e in stampe popolari che, tra ‘600 e ‘700, hanno saputo diffondere in tutto il mondo.
Ma i Remondini furono anche attenti collezionisti d’arte. Nelle loro importantissime raccolte, oggi patrimonio dei Civici Musei, si trovano ben 8500 opere di grafica tra le quali spiccano i nomi dei grandi maestri europei del Rinascimento e dell’epoca moderna.
Tra loro Albrecht Dürer, presente nelle Collezioni Remondini con 123 xilografie e 91 calcografie. Dürer realizzò 260 incisioni e di esse ben 214 sono a Bassano del Grappa.

Dürer inizia la sua carriera come incisore di legni (xilografie) nel 1496. Dal 1512 al 1519 lavora per l’imperatore Massimiliano I per il quale realizza L’Arco di trionfo e La processione trionfale, quest’ultimo nelle collezione di Bassano del Grappa. Molto probabilmente passò per la città sul Brenta. Lo si vede nei paesaggi e nelle vedute di sfondo di opere come La Grande Fortuna. I temi trattati da Dürer sono mitologici, religiosi, popolari, naturalistici, ritratti, paesaggi e nelle collezioni bassanesi sono incluse le serie complete dell’Apocalisse, della Grande Passione, della Piccola Passione e della Vita di Maria.
Per l’Imperatore Massimiliano realizza anche una delle sue incisioni più popolari, il “Rinoceronte”. A ricordo dell’esotico animale che l’Imperatore aveva destinato al Papa ma che non arrivò mai a Roma, vittima di un naufragio di fronte alle coste liguri. Intorno a questa famosissima opera, Chiara Casarin ha voluto offrire ai visitatori della mostra un focus che, da un lato rievoca la vicenda e dall’altro percorre la fortuna che nei secoli ebbe quell’incisione. Il tema del Rinoceronte ha infatti affascinato molti artisti, da Raffaello a Stubbs, a Salvador Dalì sino a Li-Jen Shih, il cui King Kong Rhino è stato voluto a Bassano per testimoniare quanto ancor oggi quel soggetto e la lezione dureriana siano attuali e universali.
Li-Jen Shih, tra i massimi artisti contemporanei cinesi, presente nelle più importanti collezioni private e pubbliche del mondo, lavora da quarant’anni sul tema del Rinoceronte. A Bassano, il suo King Kong Rhino sarà, per l’intera durata della mostra di Dürer, esposto nel belvedere di Palazzo Sturm.
Albrecht Dürer. La collezione  Remondini è accompagnata da un video di raffinata qualità artistica che rivive l’atelier di Albrecht Dürer e illustra la tecnica dell’incisione. La mostra, a cura di Chiara Casarin in collaborazione con Roberto Dalle Nogare, sarà accompagnata da un catalogo con testi di Chiara Casarin, Bernard Aikema, Giovanni Maria Fara, Elena Filippi e Andrea Polati.
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