martedì 7 luglio 2020

Storie di immagini dipinte

In mostra a Pazzo Pitti "Storie di immagini dipinte" dal 24 giugno al 4 ottobre 2020.
Un tesoro di sapere, arte e devozione, prima rubato e poi ritrovato: sono libri antichi e preziosi come il minuscolo Ufficio dei Morti appartenuto a Papa Leone X de’ Medici, i grandissimi corali, le pergamene finemente illustrate e decorate dai alcuni dei più grandi maestri del Medioevo e del Rinascimento. La mostra “Storie di pagine dipinte. Miniature recuperate dai Carabinieri” organizzata dalle Gallerie degli Uffizi comprende circa quaranta opere, recuperate dopo il furto da questo speciale comando dell’Arma. I manoscritti e le singole pagine miniate in mostra attraversano la grande stagione di produzione libraria dell’Italia centrale dal Duecento al Cinquecento: provengono da Castelfiorentino, Colle di Val d’Elsa, Firenze, Perugia e Pistoia, e le miniature sono opera di artisti importantissimi come il Maestro di Sant’Alessio in Bigiano, che malgrado sia ancora anonimo era a capo della bottega più attiva in Toscana nell’ultimo quarto del XIII secolo; Pacino di Buonaguida (uno dei primi e più dotati tra i seguaci di Giotto); fino ad Attavante degli Attavanti e Gherardo e Monte di Giovanni, illustratori di libri di fama internazionale ai tempi di Lorenzo il Magnifico.
La bellezza e il pregio delle opere esposte non è la sola attrazione di questa mostra: la sua spettacolarità sta nella storia dei furti e dei recuperi di cui è protagonista ogni volume, ogni singola pagina, ogni miniatura ritagliata. Tra queste i corali provenienti dal convento dei Minori Osservanti di San Lucchese a Poggibonsi, oggetto di ben due furti, negli anni Trenta del ‘900 e poi di nuovo nel 1982; gli oltre venti volumi dell’abbazia benedettina di Montemorcino in Umbria che, trasferiti nell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore ad Asciano, vennero rubati nel 1975; l’Ufficio dei Morti di Leone X de’ Medici, prezioso ed elegante come si conveniva a quel papa, raffinato intellettuale. La rassegna non esclude le opere sfregiate, le pagine da cui sono state ritagliate le miniature, i fogli strappati dai codici, ed è quindi un’occasione per pensare al furto di questi manufatti non solo come a una sottrazione di un bene comune, ma come una violenza che va dritta al cuore della nostra cultura e che attacca i testi, la nostra lingua, le pitture che la accompagnavano.
La realizzazione della mostra è dovuta a storici dell’arte, specializzandi e dottorandi di Storia della Miniatura all’Università degli Studi di Firenze, sotto la guida della professoressa Sonia Chiodo, una dei massimi esperti della materia. Particolarmente in un campo complesso come lo studio dei volumi (codicologia) e delle loro decorazioni, è indispensabile che il lavoro anti crimine dei Carabinieri si avvalga di precise competenze specialistiche, come in questo caso: ogni miniatura o libro antico recuperato deve poter essere ricondotto al contesto di appartenenza, ed è in questo ambito che un drappello di giovani studiosi ha costruito l’esposizione di Palazzo Pitti. E la concretezza, l’importanza dei risultati da loro raggiunti non saranno legate soltanto all’occasione temporanea della mostra: il loro lavoro include infatti il censimento di tutte le mancanze in modo da mettere a disposizione della Banca Dati dei Carabinieri una messe di informazioni aggiornate, essenziali alle investigazioni in corso e a quelle future.
Storie di pagine dipinte ha anche un particolare corredo infografico: sette disegni della nota illustratrice Vanna Vinci, resi interattivi mediante una tecnologia touch, che presentano ai visitatori, in modo chiaro e accattivante, i luoghi e i protagonisti delle storie che la mostra ricostruisce: copisti, miniatori, religiosi e, da ultimo, i ladri e le forze dell’ordine.
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giovedì 2 luglio 2020

L’anatomia dal Medioevo a Leonardo da Vinci

L’anatomia dal Medioevo a Leonardo da Vinci, curata da Paola Salvi – presenta, nella sala Federiciana della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, una selezione di volumi, tutti parte del ricchissimo catalogo della Biblioteca Ambrosiana, che consente di tracciare per tappe significative il percorso degli studi di medicina e anatomia dall’inizio del millennio all’epoca in cui fu attivo Leonardo da Vinci.
Fino al 6 settembre 2020 la Sala Federiciana ospiterà una selezione di 16 disegni di Leonardo dal Codice Atlantico. La prima sezione, costituita da 8 fogli e curata dalla Prof.ssa Paola Salvi, sarà dedicata agli studi di anatomia di Leonardo. Tra questi vi sono il celebre f. 327 verso, considerato un “manifesto” del metodo scientifico leonardiano e il f. 834 r, incentrato sulla costruzione di un’ala meccanica che riprende nella forma e nell’articolazione dei segmenti lo scheletro dell’ala naturale di uccello, a sua volta studiata in altri fogli con un criterio comparativo con l’arto umano.
Arricchisce l’esposizione una serie di volumi di argomento anatomico provenienti dai fondi della Biblioteca ed esposti nelle teche del mobile Bagatti Valsecchi. Una menzione particolare merita uno splendido manoscritto che riporta, tra gli altri testi, La Chirurgia di Albucasis e l’Anathomia del monaco cassinese Costantino l’Africano, le cui traduzioni fecero conoscere in Occidente le grandi opere della medicina araba. Esso contiene circa 200 illustrazioni di strumenti chirurgici, molti dei quali disegnati dall’autore.
Nella seconda sezione, sarà possibile ammirare otto disegni del Codice Atlantico dedicati a studi di meccanismi di orologio: Leonardo era affascinato dal potenziale dei meccanismi di orologeria, non solo per capire il funzionamento degli stessi, ma anche per adattare i loro ingranaggi automatici ad altri apparecchi meccanici. Tra i disegni selezionati spicca il celebre f. 1111 v, dove Leonardo riproduce i meccanismi dell’orologio dell’Abbazia di Chiaravalle.

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domenica 28 giugno 2020

I Trionfi del Regno di Sicilia

Torna inoltre fruibile al Civic Center (ex carcere) di corso Vittorio Veneto a Mazara del Vallo (TP) la mostra grafico pittorica “I Trionfi del Regno di Sicilia” a cura degli architetti Mario Tumbiolo e Mario Giubilato dell’Accademia Selinuntina di Scienze, Lettere ed Arti, che era stata inaugurata lo scorso primo marzo e pochi giorni dopo sospesa per l’emergenza sanitaria.
Si tratta di una mostra di opere grafiche (carte illustrate, tarocchi) del prof. Paolo Asaro, composta da 78 tavole aventi come tema il periodo storico che va dalla fondazione del Regno di Sicilia nel 1130 d.c. fino all’epoca di Federico II di Svevia  (dagli Altavilla agli Hohenstaufen).
La mostra, che sarà fruibile fino al 16 luglio 2020, negli stessi giorni ed orari degli altri siti museali, è inserita in una serie di eventi culturali dal tema La Sicilia ed il Medioevo che prevede un ciclo di conferenze, anch’esso avviato a marzo e subito interrotto per l’emergenza Covid, che riprenderà nella prima settimana di luglio.

mercoledì 24 giugno 2020

Riapre il Museo Casa di Dante

Il Museo casa di Dante, dopo 4 mesi, mercoledì 24 giugno 2020 riapre al pubblico nel giorno del patrono di Firenze, San Giovanni, con una nuova veste tutta tecnologica. Un modo per raccontare in modo contemporaneo la vita e le opere di Dante Alighieri integrando alla verità storica una rinnovata spinta emozionale.
Aspettando l’anniversario del 2021 «Dovevamo inaugurare il nuovo allestimento in Marzo ma a causa del Covid abbiamo rimandato e siamo felici di riaprire nella data cara ai fiorentini del 24 giugno in cui si festeggia il patrono San Giovanni — spiega Tullia Carlino coordinatrice del Museo — Il compimento di questo progetto arriva alla vigilia del 2021, l’anniversario dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, con l’idea che la tecnologia sia uno strumento che non sostituisce ma integra la realtà. Siamo felici di vederlo finalmente decollare con la consapevolezza che il nostro museo fosse ormai datato e si rendesse sempre più necessario un restyling che lo tenesse al passo con i tempi senza, però, strappargli anima e identità».
Tra aspetti pubblici e privati Nel nuovo allestimento ogni spazio coincide con un momento essenziale della storia di Dante Alighieri. Ogni sala è la tappa di un percorso che unisce attraverso legami narrativi gli aspetti privati e pubblici, familiari, letterari e politici che hanno intessuto la vita del Sommo Poeta. Accolti da un Dante virtuale disegnato da un illustratore, i visitatori accedono così al Museo che nella giornata inaugurale del 24 giugno dalle 12 alle 18 possono entrare gratuitamente.
Il volto del Divin Poeta in 3D «Il primo piano - racconta Adele Magnelli International Project Manager di Ett S.p.A. che ha realizzato progetto di riallestimento multimediale – è dedicato alla vita alla politica e al rapporto di Dante con la Firenze medievale, fino all’esilio». È qui che grazie ad un display olografico si potrà vedere il volto di Dante in 3D con il suo celebre profilo, assistere quindi in una sala immersiva dove immagini girate con droni si avvicendano ad illustrazioni originali di computer grafica, alla battaglia di Campaldino, divertirsi quindi a giocare con gli stemmi delle «Arti Fiorentine» o vedere su un plastico multimediale gli edifici simbolo della vita politica di Firenze dell’epoca.
Si dovrà salire al secondo piano per scoprire invece il Dante poeta, uomo di cultura e padre della lingua italiana. «Tra le chicche di questo piano — precisa Adele Magnelli — c’è la sala dedicata alla Divina Commedia. Al centro si trova un grande volume aperto dove viene riprodotto il viaggio dantesco attraverso una proiezione in video mapping. Il libro sembrerà sfogliarsi da solo mentre scorrono le immagini accompagnate da alcuni versi della Commedia letti da Francesco Pannofino».
Soddisfazione per il nuovo progetto del Museo Casa di Dante è stato espresso anche da Eugenio Giani, Presidente della storica istituzione culturale. «Questo riallestimento della ‘sua casa’ è la migliore delle maniere per tenere viva la memoria e la grande opera di Dante. È un luogo che ci deve stimolare a riflessioni sulla figura di uno dei personaggi più importanti della storia della letteratura e da oggi lo fa grazie alla più innovative tecnologie che abbiamo a disposizione. Del resto Dante, fiorentino e toscano, rappresenta l’unità del Paese attraverso una unica lingua e ora più che mai c’è bisogno di un senso di unione e condivisione. Dante e la cultura sono un mezzo perché questo sentimento emerga nella giusta maniera».

martedì 23 giugno 2020

Il Santo che battezzò Cristo

In occasione del 24 giugno, festa del santo patrono di Firenze, san Giovanni Battista, le Gallerie degli Uffizi presentano sul sito una mostra virtuale dedicata alla figura di Giovanni Battista nell’arte. Titolo dell’ipervisione è Il Santo che battezzò Cristo. Scene dalla vita di San Giovanni Battista, a cura di Anna Bisceglia: esposte online quindici opere delle collezioni realizzate tra Trecento e Novecento, tra cui capolavori di grandi artisti quali Leonardo, Raffaello, Bronzino, Veronese e un’icona russa. 
Il Battista è stato infatti molto rappresentato nell’arte figurativa, dal Medioevo al Novecento, in quanto figura chiave, anello di congiunzione tra Vecchio e Nuovo Testamento, tra la tradizione ebraica e il messaggio di Gesù.
Il percorso virtuale ha inizio con la pala d’altare del pittore giottesco Giovanni del Biondo; seguono il San Giovannino nel deserto, opera che Raffaello eseguì a Roma intorno al 1518, e quello di Andrea del Sarto. E ancora, le raffigurazioni della prima infanzia del Battista dipinte da Pontormo e dal Bronzino, e il Battesimo di Cristo raffigurato nei dipinti del Verrocchio e Leonardo e del Veronese. Il martirio e la decollazione sono descritti invece nelle opere di Cranach il Vecchio e di Alonso Berruguete.
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venerdì 19 giugno 2020

Riaperto il Museo Archeologico di Castellina (SI)

Porte aperte da alcuni giorni al Museo Archeologico del Chianti senese a Castellina in Chianti (SI), dove sono tornate a disposizione dei cittadini più piccoli anche le attrezzature da gioco presenti nei parchi pubblici, nel rispetto delle misure di sicurezza anti Covid-19.  
Il Museo Archeologico del Chianti senese è pronto ad accogliere i visitatori con il regolare orario estivo, che prevede l’apertura tutti i giorni dalle ore 11,00 alle ore 19,00 con ultimo ingresso alle ore 18.15. La visita comprende le sale del Museo Archeologico e la Rocca medievale, con i camminamenti e l’arrivo sulla sommità della torre quattrocentesca da cui è possibile ammirare il territorio circostante. Insieme alle visite, ripartono anche le attività educative e culturali per visitatori di tutte le età. A pochi passi dal centro storico e dal Museo Archeologico del Chianti senese, inoltre, è possibile visitare, con accesso libero, il Tumulo etrusco di Montecalvario, monumento funerario aristocratico risalente a 2700 anni fa.
Per informazioni e prenotazioni, è possibile contattare il Museo Archeologico del Chianti senese al numero 0577-742090 oppure all’indirizzo mail info@museoarcheologicochianti.it.

sabato 13 giugno 2020

Prorogata la mostra "Imago splendida" a Bologna

La mostra "Imago splendida. Capolavori di scultura lignea a Bologna dal Romanico al Duecento" organizzata dal 22 novembre 2019 al 6 settembre 2020 presso il Museo Civico Medievale, in collaborazione con la Curia Arcivescovile di Bologna, l’Università di Bologna e la Fondazione Giorgio Cini di Venezia è incentrata sull’affascinante e poco studiata produzione scultorea a Bologna tra XII e XIII secolo. L’esposizione, curata da Massimo Medica e da Luca Mor, è l’occasione per presentare per la prima volta alcuni rarissimi capolavori lignei della città, alcuni dei quali restaurati per l’occasione.
Tali opere, principalmente grandi crocifissi, consentiranno di fissare una nuova tappa verso la comprensione dei modelli di riferimento nella Bologna di quel tempo. Qui, del resto, il Medioevo fu animato da un fiorente clima multiculturale, favorito sia dalla posizione strategica della città sulla Via Emilia, quindi tra gli Appennini e le direttrici verso l’Oltralpe, sia per la nascita nel tardo XI secolo di una celebre scuola giuridica.
Una realtà così cosmopolita garantì un impulso costante per i contatti internazionali, l’indotto dei commerci, lo sviluppo urbano e, non ultime, le commissioni artistiche, tra cui quelle di arredi liturgici e tesori ecclesiastici destinati a soddisfare le crescenti esigenze devozionali. Oggi però di questi manufatti rimane assai poco, come documenta la scultura lignea medievale che, anche a causa della deperibilità del materiale, a Bologna conta soltanto pochi esempi secondo una tendenza che accomuna tutti i grandi centri italiani.
Ciò rende ancora più emblematico il valore delle testimonianze locali superstiti che per lo più si caratterizzano di esempi monumentali di elevata qualità esecutiva. Basti menzionare il superbo gruppo della Crocifissione che campeggia nella Cattedrale di San Pietro (tra i più antichi in Italia ancora completi delle figure dei Dolenti), del tutto isolato nel panorama emiliano-padano ed esito credibile di una bottega alpina itinerante specializzata nella lavorazione del legno che realizzò l’opera entro 1184, anno di consacrazione della nuova chiesa avvenuta alla presenza di papa Lucio III.
Le novità del Duecento trovano invece riscontro in un pregevole gruppo di sculture stilisticamente omogenee che raffigurano il Christus Triumphans, ormai pervase da un naturalismo gotico modulato in virtù dell’iconografia più o meno arcaizzante. Si tratta del Crocifisso ancora poco conosciuto della chiesa Santa Maria Maggiore, che oggi ritorna all'antico splendore dopo l'importante restauro finanziato dal Comune di Bologna; del Crocifisso nelle Collezioni Comunali d’Arte, riallestito nel corso Trecento su una croce dipinta da Simone dei Crocifissi; nonché del Crocifisso pervenuto alla raccolta d’arte della Fondazione Giorgio Cini a Venezia.
L’identificazione di questa importante bottega e l’occasione di esporre insieme le sue opere costituirà pertanto una circostanza pressoché irripetibile, non solo per rendere noti i preziosi dati di restauro e per cercare di approfondire il tema dello spazio liturgico a Bologna tra il XII e XIII secolo (anche grazie all’esposizione di coeve croci dipinte) , ma anche per misurare in dettaglio gli originalissimi effetti locali della rinascenza gotica su un genere artistico così particolare: stimolato in modo sinergico sia dalle novità d’Oltralpe, mediate nel capoluogo emiliano attraverso la circolazione di “arti minori” ( in mostra verranno esposti alcuni preziosi codici miniati ed altri oggetti liturgici) ed eruditi stranieri, sia dall’influsso di quelle toscane che proprio in città manifestarono episodi di primo piano come la famosa Arca marmorea di San Domenico, realizzata per la chiesa omonima da Nicola Pisano e aiuti (1264-1267).

domenica 7 giugno 2020

Animalia. La raffigurazione medievale del creato nel Palio di Legnano

"La raffigurazione medievale del creato nel Palio di Legnano” è organizzata dal Comitato Palio in collaborazione con la Commissione Permanente dei Costumi e con la consulenza scientifica della Fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze.
Dal 6 giugno al 4 ottobre 2020, Castello di Legnano – Sala ipogea
La mostra rappresenta un’importante occasione di studio e valorizzazione del patrimonio culturale espresso dalle Collezioni del Palio di Legnano.
Attraverso l’esposizione di preziosi documenti d’archivio, in un rapporto dialogico tra passato e presente, il visitatore potrà scoprire come ogni singolo elemento riferisca ad una precisa simbologia espressa dagli stemmi delle contrade e afferente ad un preciso sistema semantico connesso al dato naturalistico.
Attraverso una lettura dettagliata di abiti, armi e accessori del Palio di Legnano, la mostra si pone come obiettivo il presentare un affondo scientifico inerente alla complessa visione simbolica legata al mondo animale nel Medioevo e la sua conseguente rilettura, effettuata a partire della seconda metà dell’Ottocento.
Seguendo una disamina cronologica delle diverse tipologie raffigurative di natura zoomorfa presenti in ricami, opere tessili, metalli, etc. e la conseguente mutazione di significato dettata dal progressivo avanzamento della conoscenza in ambito medievistico e vestimentario, Animalia. La raffigurazione medievale del creato nel Palio di Legnano fornirà al visitatore numerosi spunti di riflessione e indagine sul significato del mondo animale nel passato così come per l’epoca contemporanea.
La mostra, ospitata presso la Sala Ipogea del Castello di Legnano, si sviluppa in otto aree tematiche:
1) i bestiari medievali come fonte d’ispirazione
2) la raffigurazione del mondo animale nelle armi
3) le proprietà delle pietre e il mondo animale
4) le figure zoomorfe nella produzione tessile bizantina
5) animali e gli stemmi delle contrade
6) l’araldica e la simbologia qualitativa
7) dalle origini ad oggi: altro che “animalier”
8) la descrizione del mondo: il mantello di Bamberga
Ogni sezione sarà introdotta da appositi testi redatti dagli esperti della Commissione Permanente dei Costumi del Palio Legnano, con lo scopo di illustrare il contesto generale di ciascuna area tematica. Tale decisione è stata adottata per lasciare la libertà al visitatore di concentrarsi sugli oggetti esposti, esplorandoli in autonomia.
La mostra identifica il nuovo percorso di studio e ricerca adottato dalla Commissione Permanente dei Costumi, volto alla valorizzazione scientifica del Palio di Legnano e finalizzato alla prossima formalizzazione della verifica di Interesse Culturale al MiBACT.
La mostra, curata da Alessio Francesco Palmieri Marinoni e organizzata grazie al contributo degli esperti della Commissione Permanente dei Costumi, con testi di Paola Marabelli, Carla Marinoni Brusatori, Lucia Miazzo, Alessio Francesco Palmieri-Marinoni, Elena Settimini, rappresenta un’importante occasione di studio e valorizzazione del patrimonio culturale espresso dalle Collezioni del Palio di Legnano.
La mostra sarà visitabile il sabato dalle ore 15,00 alle 19,00 e domenica dalle ore 10,00 alle 12.30, e dalle 15,00 alle 19,00.

lunedì 1 giugno 2020

Riapre al pubblico il Museo Garda di Ivrea

Il Museo Civico Pier Alessandro Garda di Ivrea si prepara a riaprire al pubblico, mercoledì 3 giugno 2020, in piena sicurezza e nel rispetto delle misure indicate dal Governo e dalle Regioni. Nel periodo del lockdown le attività sono state curate dallo staff del Museo in modalità di lavoro agile, l'apertura al pubblico avverrà nei consueti giorni e orari. A variare saranno invece le modalità di accesso.
Gli ingressi saranno contingentati e così organizzati: chi desidera visitare il museo potrà farlo preferibilmente con prenotazione da effettuarsi via mail all’indirizzo musei@comune.ivrea.to.it; l’ingresso sarà consentito per un numero massimo di 5-6 persone alla volta, fino a un massimo di 40 persone con accessi scaglionati; i visitatori dovranno obbligatoriamente essere dotati di mascherine e guanti, mentre sarà a disposizione gel igienizzante all’ingresso del museo; l’accesso alla cassa sarà consentito a una persona alla volta.
Il Museo, secondo le indicazioni di un piano elaborato dal responsabile tecnico della sicurezza, si è dotato, in questi mesi, di tutte le misure previste per assicurare la massima protezione ai visitatori.  Il piano prevede tra l’altro la predisposizione di percorsi che permettono l’ingresso e l’uscita attraverso accessi differenziati. Le collezioni permanenti del museo: Archeologica, Orientale, Guelpa-Croff, Medioevo e Rinascimento torneranno così ad essere fruibili.
Il Museo continua ad essere attivo attraverso i suoi canali Facebook, Instagram e Linkedin, mentre sul sito www.museogardaivrea.it l’archivio digitale permette di ammirare centinaia di opere corredate da schede descrittive e di creare percorsi di visita tematici e personalizzati.

venerdì 29 maggio 2020

Schifanoia e Francesco del Cossa. L’oro degli Estens

Riapre Palazzo Schifanoia, anche se parzialmente, dopo il restauro architettonico post sisma grazie al quale il Salone dei Mesi e gli appartamenti del duca Borso offriranno una nuova esperienza di visita immersiva ed emozionale.
Per l'occasione è stata allestita l’esposizione "Schifanoia e Francesco del Cossa. L’oro degli Estensi" (2 giugno13 settembre 2020), una raccolta di opere di pertinenza dei Musei di Arte Antica connesse alla figura di Borso e una significativa selezione di “ospiti” legati all'Officina ferrarese.
Un viaggio tra le medaglie di Pisanello, le sculture di Domenico di Paris e di Guido Mazzoni, i colori dei miniatori estensi e dei pittori attivi nel – o influenzati dal – Salone dei Mesi, in confronto serrato con il protagonista di questo straordinario capolavoro: Francesco del Cossa (c. 1430-1478).
La visita alle sale avverrà secondo modalità previste per la prevenzione e il contenimento del virus Covid-19 nei seguenti orari di apertura:
dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 (chiusura biglietteria alle 18.30) - Chiuso il lunedì. Info, biglietti e orari https://bit.ly/Schifanoia.

giovedì 28 maggio 2020

Musei civici di Mantova on line: il Virgilio in cattedra

Il Museo della Città di Mantova ha riaperto e vi aspetta a Palazzo San Sebastiano in questi giorni di primavera riscoprire dal vivo le sue collezioni. Lo stesso biglietto è valido anche per Palazzo Te.
Venerdì 29 maggio 2020
, uno dei nostri appuntamenti sul web sarà dedicato all’opera più simbolica per i mantovani: il Virgilio in cattedra conservato proprio in San Sebastiano.
Questa meravigliosa scultura medievale policroma era un tempo posta sull’arengario di Palazzo della Ragione a Mantova e molti studiosi concordano nel considerarlo il simbolo stesso della città. Virgilio, il più alto esponente della poesia latina, è il nume tutelare di Mantova, sua città natale, come indirettamente dimostrato anche dalla fitta presenza di questa stessa effigie nella monetazione comunale del XIV secolo.
Sarà possibile conoscere i dettagli e approfondirne la storia accendendo online ai canali istituzionali dei musei civici: www.palazzote.it, Facebook, Instagram (palazzotemuseicivicimn) e su YouTube (Musei Civici Mantova).

domenica 17 maggio 2020

A Padova riapre la mostra "A nostra immagine"

Inaugurata a metà febbraio, subito dopo chiusa, aperta e richiusa per il lockdown, mercoledì 20 maggio 2020 riapre al pubblico la mostra A NOSTRA IMMAGINE. Scultura in terracotta del Rinascimento. Da Donatello a Riccio nelle Gallerie di Palazzo Vescovile di Padova, sede delle esposizioni temporanee del Museo diocesano (rimane ancora chiusa invece la parte museale con le esposizioni permanenti).
Le 21 sculture esposte nelle Gallerie del Palazzo per due mesi sono rimaste “sole”. Ora finalmente i visitatori potranno tornare ad ammirarle, nella loro bellezza e nella storia che raccontano, in totale sicurezza, grazie a un protocollo appositamente studiato sulla base delle Linee guida regionali sulla riapertura al pubblico di musei, archivi e biblioteche, che prevede l’accesso contingentato, la sicurezza dei locali, la possibilità anche di visite guidate in piccoli gruppi garantendo il distanziamento sociale, la necessità di indossare mascherina e guanti e di sottoporsi al controllo della temperatura corporea.
Da lunedì 18 maggio la segreteria della mostra sarà operativa telefonicamente al numero 049-8226159 per dare tutte le informazioni al pubblico e raccogliere prenotazioni e da mercoledì 20 maggio si ripartirà con il consueto orario da martedì a venerdì 10.00 – 13.00 e 14.00 – 18.00; sabato, domenica e festivi 10.00 – 13.00 e 14.00 – 19.00, così almeno fino al 2 giugno, data prevista di chiusura dell’esposizione, mentre è ancora in fase di verifica la possibilità di una proroga.
A NOSTRA IMMAGINE Scultura in terracotta del Rinascimento Da Donatello a Riccio è il frutto di un progetto di restauro e di una campagna di ricerca che ha portato anche interessanti novità tra cui il ruolo centrale di un plasticatore di origine cremasca, Giovanni de Fondulis (a cui sono state attribuite definitivamente alcune terrecotte del territorio diocesano), e la vivacità della sua bottega padovana, rimasta attiva per oltre un ventennio nella seconda metà del Quattrocento. Ma la mostra ha portato anche nuove scoperte, tra cui la Madonna del monastero della Visitazione, che dopo la rimozione delle integrazioni ottocentesche e delle pesanti ridipinture, si è rivelata un capolavoro della tarda attività di Giovanni de Fondulis, e nuove attribuzioni, come la paternità a Pietro Lombardo, da parte dello studioso Francesco Caglioti, della Madonna proveniente dal Museo del Bargello, precedentemente attribuita a Antonio di Chellino.
«La mostra che siamo felici di poter finalmente riaprire dopo questa chiusura forzata – spiega il direttore del Museo diocesano Andrea Nante, ideatore e curatore dell’esposizione insieme al conservatore Carlo Cavalli – è il momento conclusivo di un progetto durato oltre due anni, durante il quale, con il sostegno della campagna Mi sta a cuore, sono state restaurate quattro opere del territorio diocesano, ora inserite nel percorso espositivo (escluso il Compianto di San Pietro conservato nella chiesa di San Pietro). Oltre che operazioni di recupero e valorizzazione, i restauri sono stati un’importante occasione di studio e conoscenza delle opere, uno studio che durante tutto il periodo del progetto si è allargato, per quanto possibile, all’intero patrimonio diocesano di terrecotte rinascimentali, con l’apporto fondamentale del lavoro di specialisti e di giovani studiosi. Il catalogo scientifico raccoglie gli esiti di questa ricerca storico artistica, e la mostra li rende visibili, facendo parlare direttamente le opere».
Il ricco catalogo della mostra, edito da Scripta edizioni, documenta tutta l’esposizione e il progetto culturale che la motiva. Acquistarlo direttamente al Museo diocesano è un modo per sostenere sia il percorso di recupero di opere del territorio, sia la mostra, tanto penalizzata da questi due mesi di chiusura forzata. Per quanti sono interessati ad acquistarlo, ma impossibilitati a raggiungere la mostra fisicamente, il catalogo può essere richiesto alla segreteria che provvederà alla spedizione postale.
La mostra A nostra immagine. Sculture in terracotta del Rinascimento DA DONATELLO A RICCIO è promossa e organizzata dal Museo diocesano di Padova e dall’Ufficio diocesano Beni culturali, con la collaborazione dell’Università di Padova – CIBA Centro per i beni culturali, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso e ha il patrocinio di Regione Veneto, Provincia di Padova, Comune di Padova, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana.
La realizzazione è stata possibile grazie al contributo speciale di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e ai contributi di Camera di Commercio di Padova, Fondazione Alberto Peruzzo, Fondazione Antonveneta, Ravagnan, Sirman, Confartigianato, dell’8per mille della Chiesa cattolica e di numerosi altri sostenitori.

martedì 7 aprile 2020

1338: Andrea e Guglielmo di Nascio, dal Catai ad Avignone

Fabrizio Benente
Nell'attesa di poter risolvere questa terribile emergenza e tornare così alla vita di tutti i giorni ecco che tra le molteplici iniziative che stanno spopolando in rete, tra dirette, collegamenti streaming e portali online, apre le proprie sale sul web anche il Museo Archeologico Lomellino.
E' già presente sul sito del Museo un primo racconto curato dal Prof. Fabrizio Benente su due imperdibili viaggi medievali. L'archeologo e docente presso l'Università di Genova ci porta dal nostro salotto di casa fino nel lontano e tenebroso Medioevo attraverso due storie da lui interpretate.
Il primo intervento è già disponibile sul sito del Museo Archeologico Lomellino e sulla pagina Facebook del Prof. Fabrizio Benente e ci riporterà nel 1338, alle vicende di Andrea e Guglielmo Di Nascio in viaggio dal Catai ad Avignone.
Le fonti avignonesi relative ad Andrea “Franco” da Nascio sono state ben segnalate, negli anni ’70, da Benjamin Kedar. Abbiamo un pugno di testimonianze che ci narrano la vicenda di Andrea e Guglielmo. Nasci, Naxi, Nassio è il nome con cui nei documenti d’archivio genovesi viene definita Nascio, in Val Graveglia, a partire dall’XI secolo. Sulla mobilità degli uomini di Nascio nel Mediterraneo medievale ha scritto poche e chiare pagine Geo Pistarino.
Per visualizzare il video clicca qui

lunedì 6 aprile 2020

Santa Maria della Scala di Siena “riapre” al pubblico grazie all’avatar Bernardino

Visitare il complesso di Santa Maria della Scala di Siena stando comodamente seduti sul proprio divano? Da oggi è possibile, grazie al nuovo BrainControl Avatar, il robottino che consente di muoversi all’interno degli splendidi ambienti museali dell’edificio senese anche a distanza.
Pensato inizialmente per assistere le persone con difficoltà motorie, permettendo loro di visitare “da remoto” il complesso, Bernardino – questo il nome dell’avatar – aiuterà in queste settimane di isolamento domestico tutti coloro che, desiderosi di arricchire il proprio bagaglio culturale, avranno voglia di godere delle bellezze presenti nel museo senza uscire dalla propria dimora.
Pilotando il robottino – una sorta di alter ego capace di muoversi a comando – sarà possibile passeggiare all’interno di alcune sale del museo, osservare gli oggetti esposti in maniera ravvicinata e interagire con la guida che accompagnerà l’utente all’interno del percorso. Per utilizzare il sistema basterà prenotare la propria visita in anticipo sul sito web del museo; i tour da remoto avranno luogo ogni martedì dalle 15,00 alle 18.00.
BrainControl Avatar rende i prestigiosi ambienti museali del Santa Maria della Scala sempre più inclusivi. E’ possibile regolare audio, video e altezza del campo visivo, per osservare meglio gli oggetti esposti o leggere le didascalie descrittive, rendendo l’esperienza veramente immersiva.
L’uso dell’Avatar è previsto il Martedì pomeriggio e le sale che attualmente è possibile visitare sono: Sale Mascioli (mostra Spannocchi), Pellegrinai, Cappella del Manto, Museo D’Arte per bambini.

mercoledì 4 marzo 2020

Taddeo di Bartolo alla Galleria Nazionale dell'Umbria

Taddeo di Bartolo, Santo Stefano. Museo di Palazzo Ducale, Gubbio
Da sabato 7 marzo a domenica 7 giugno 2020, la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia sarà teatro di un eccezionale evento espositivo.
Per la prima volta si terrà un’ampia monografica dedicata a Taddeo di Bartolo (1362 ca. – 1422), una delle più significative presenze artistiche dell’epoca, in patria e non solo. Da vero e proprio maestro itinerante, infatti, egli trascorse buona parte della carriera spostandosi tra Toscana, Liguria, Umbria, e Lazio al servizio di famiglie politicamente ed economicamente potenti, autorità pubbliche, grandi ordini religiosi e confraternite.
La mostra, curata da Gail E. Solberg, la più accreditata studiosa del pittore, presenterà 100 tavole del pittore senese, in grado di ricostruire l’intera sua parabola artistica, dalla fine degli anni ottanta del Trecento fino al 1420-22, con prestiti provenienti da prestigiosi musei internazionali, quali il Louvre di Parigi e il Szépművészeti Múzeum di Budapest, e con la decisiva collaborazione di enti e istituti italiani.
Taddeo di Bartolo è stato il più grande maestro del polittico del suo tempo. La rassegna darà quindi particolare enfasi a questa forma d’arte sacra, grazie alla presenza di pale complete e di tavole disassemblate che, riaffiancate, consentiranno di ricomporre per la prima volta i complessi di appartenenza.
Per l’occasione, in un ambiente che ricreerà l’interno di una chiesa francescana ad aula, sarà ricostruito l’imponente apparato figurativo della ormai smembrata pala di San Francesco al Prato di Perugia, di cui la Galleria Nazionale dell’Umbria conserva ben 13 elementi. A questi si aggiungeranno le parti mancanti, finora individuate, come le sette tavole della predella raffiguranti Storie di san Francesco, conservate tra il Landesmuseum di Hannover (Germania) e il Kasteel Huis Berg a s’-Heerenberg (Paesi Bassi), e il piccolo San Sebastiano del Museo di Capodimonte a Napoli, che probabilmente decorava uno dei piloni della carpenteria.
Dal Palazzo Ducale di Gubbio giungeranno le otto tavolette, dipinte a tempera su fondo oro con figure di Santi, originariamente appartenute al polittico della chiesa eugubina di San Domenico. Questi lavori di Taddeo di Bartolo sono stati recentemente acquisiti dal MiBACT, che ha esercitato il diritto di prelazione riconoscendo in essi un eccezionale interesse storico-artistico, restituendoli così al patrimonio culturale della città.
La mostra documenterà inoltre le altre tipologie di opere, come gli stendardi processionali o le piccole tavole di devozione privata, consentendo una ricostruzione quanto più completa del suo catalogo.
Si tratterà quindi di una panoramica completa dell’arte di Taddeo, dalla prima opera firmata e datata – alla quale apparteneva l’Annunciazione del Kode Museum di Bergen (Norvegia) (1389) – fino alla Madonna Avvocata del Museo di Arte Sacra di Orte (VT), del 1420, passando attraverso prove capitali della sua carriera quali il polittico di Montepulciano, di cui si espongono le tre cuspidi, e l’imponente polittico della Pinacoteca di Volterra (PI).
Taddeo di Bartolo, San Tommaso, Museo di Palazzo Ducale, Gubbio
L’importante attività di Taddeo di Bartolo come frescante sarà illustrata da una ricostruzione video in 3D degli affreschi della cappella del Palazzo Pubblico di Siena, parte di un ricco apparto multimediale che si ripropone di documentare i restauri e le indagini diagnostiche eseguiti in occasione della mostra grazie al contributo della Galleria Nazionale dell’Umbria, e di illustrare l’altissima qualità tecnica e stilistica della produzione di questo grande maestro.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo scientifico bilingue (italiano e inglese) edito da Silvana Editoriale, contenente saggi di Gail E. Solberg, Emanuele Zappasodi, Veruska Picchiarelli, Donal Cooper e Alberto Sartore, Machtelt Brüggen Israëls, Christa Gardner von Teuffel, Daniele Costantini, Cristina Tomassetti ed Emanuela Massa. Inoltre, come è ormai consuetudine della Galleria, in occasione della mostra verrà realizzata anche una pubblicazione ad hoc per il pubblico dei più piccoli, una favola-racconto su Taddeo scritta da Carla Scagliosi, funzionario storico dell’arte della Galleria,  illustrata dalla disegnatrice Chiara Galletti ed edita da Aguaplano.
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giovedì 30 gennaio 2020

Ab artis inventae origine alla Braidense di Milano

Chissà se Johann Gutenberg, quando alla metà del Quattrocento inventò la stampa a caratteri mobili, fosse consapevole di cambiare il mondo. Da quel momento il prodotto tipografico entrò prepotentemente nella vita delle persone e la nuova tecnica – la «sancta ars» come la definì il cardinale filosofo Niccolò da Cusa – fu impiegata per oltre tre secoli, senza particolari stravolgimenti.
L’incunabolo, ovvero convenzionalmente il libro a stampa prodotto durante i primi cinquant’anni di vita dell’arte tipografica, sarà l’oggetto della mostra Biblioteche riscoperte. Ab artis inventae origine: storie di libri, persone e biblioteche milanesi tra le edizioni quattrocentesche della Braidense, che si svolgerà presso la sala Maria Teresa della Biblioteca Nazionale Braidense di Milano da martedì 4 febbraio giorno dell'inaugurazione a sabato 28 marzo 2020. Due mesi in cui uno dei più importanti istituti italiani di conservazione aprirà le porte al grande pubblico che potrà ammirare, in un affascinante percorso adatto a tutti, oltre cento volumi, estremamente preziosi e rari, stampati entro la fine dell’anno 1500.
La Biblioteca Braidense possiede una delle maggiori raccolte di edizioni quattrocentesche a livello nazionale. Al fine di valorizzare questo inestimabile patrimonio culturale, la Regione Lombardia, con la collaborazione operativa del Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca (CRELEB) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha sostenuto un ampio lavoro di censimento e catalogazione dell’intero fondo, che ha richiesto oltre tre anni di impegno e che è giunto in porto solo pochi mesi fa. Ora una minuziosa descrizione del patrimonio braidense è gratuitamente disponibile on line per il pubblico degli studiosi (ma non solo) di tutto il mondo, nel grande database internazionale: Material Evidence in Incunabula gestito dal prestigioso Consortium of European Research Libraries (CERL) di Londra. Per quanto riguarda la Braidense, si tratta di dati estremamente preziosi per ricostruire figure di antichi lettori e collezionisti, perdute raccolte librarie e biblioteche di istituti religiosi milanesi e non solo. Soprattutto queste notizie rappresentano una fonte indispensabile per ricostruire la formazione di una grande biblioteca, accresciutasi anche tramite le acquisizioni derivate dalle soppressioni degli istituti religiosi.
La Regione Lombardia è all’avanguardia nel settore sia in Italia sia nel mondo, avendo già riversato nel database MEI i dati relativi a oltre i due terzi dell’intero patrimonio di incunaboli conservato nelle biblioteche del territorio (per un totale di quasi 9.000 esemplari). Per Milano, si pensi alla grande collezione dell’Archivio storico civico e Biblioteca Trivulziana, cui si aggiungono i fondi della Biblioteca civica “Angelo Mai” di Bergamo e della Biblioteca civica Queriniana di Brescia, oltre a numerose biblioteche “minori”.
Il percorso espositivo della mostra Biblioteche riscoperte. Ab artis inventae origine sarà articolato in tre sezioni: la prima introdurrà il visitatore alla conoscenza degli aspetti tipici del libro a stampa del XV secolo, mettendone in risalto gli elementi di novità e invitandolo a riflettere sul rapporto tra tradizione e innovazione; nella seconda, invece, si potranno ammirare alcuni esemplari particolarmente preziosi per rarità o valore storico; l’ultima sezione, infine, mirerà a ricostruire la storia, ovvero il percorso secolare dei singoli volumi. Attraverso lo studio dei segni lasciati sui libri dagli antichi lettori nel corso dei secoli, infatti, si dimostrerà come essi abbiano viaggiato nel tempo e talvolta nello spazio, prima di confluire nella raccolta braidense. Alcuni pannelli descrittivi faciliteranno il visitatore nell’esperienza del percorso, che sarà anche arricchito dall’esposizione di una selezione di attrezzature tipografiche, gentilmente messe a disposizione dal Museo della Stampa e Stampa d’Arte “Andrea Schiavi” di Lodi. Un’occasione unica per entrare dal vivo nel mondo di Gutenberg e dei suoi successori.
La mostra intende rivolgersi sia al visitatore che si avvicina per la prima volta al libro antico sia a quello più esperto, con l’obiettivo di valorizzare e far conoscere una porzione importante del patrimonio librario della Biblioteca Nazionale Braidense.

mercoledì 22 gennaio 2020

"Bassano feudale" alla Torre di Guardia del Castello degli Ezzelini

Una nuova esposizione va ad arricchire l’offerta storico-culturale della città di Bassano del Grappa (VI): è il secondo importante progetto realizzato in pochi mesi all’interno delle mura del Castello, per ridare linfa e vitalità ad uno dei luoghi storici più importanti della città.
Negli spazi della Torre di Guardia del Castello degli Ezzelini rinasce la “Bassano feudale”, un viaggio nella storia e nella vita del Medioevo, ricostruite fedelmente grazie ad un’accurata e attenta ricerca storica e archeologica.
Curato dall’associazione “Arieti di Ventura” con la collaborazione di Roberto “Popi” Frison, l’allestimento, che veste tutti gli ambienti della torre, riproduce la vita a corte nel Medioevo, ricostruendone passo passo ogni suo aspetto con metodica precisione e solide fondamenta storiche.
Al piano terra trovano spazio la cucina, l’ospedaletto e lo speziale, mentre al primo piano a dominare è l’alloggio del capitano, affiancato da una nutrita armeria. Nel soppalco, cinque armature complete, racconteranno la storia dell’armatura medievale dal X al XV secolo, mentre una parte del camminamento del Castello è impiegata per riprodurre l’orto o il pozzo dell’epoca.
In ogni stanza, ogni pezzo esposto è la fedele ricostruzione di ambientazioni, utensili, costumi o strumenti realmente esistiti e la cui storicità è testimoniata dall’esposizione fotografica della fonte originale.
Immancabile la presenza di Ezzelino, la cui figura è già rievocata nell’esposizione di un abito nobiliare e che da metà febbraio sarà completa con la presenza della spada ingioiellata.
Far entrare i visitatori nella storia, l’obiettivo del progetto che vanta la presenza di alcuni pezzi assolutamente unici. È il caso della riproduzione della spada cosiddetta di San Maurizio, datata 1200-1250 e conservata all’Armeria Reale di Torino e usata per oltre 400 anni nell’investitura reale del Sacro Romano Impero. La lama esposta al Castello degli Ezzelini vanta il primato di essere la riproduzione più fedele all’originale del XIII secolo, poiché forgiata con tecniche dell’epoca da un artigiano specializzato. Una ricostruzione che ha permesso di fare anche una preziosa scoperta: è emerso, infatti, che le misurazioni della spada indicate della stessa Armeria Reale ed elencate nel libro “Armi Bianche Italiane” di Lionello G. Boccia erano imprecise. La riproduzione bassanese, dunque, risulta essere ad oggi l’unica esistente con le misure corrette, e pertanto la più simile all’originale.
Altro pezzo unico è rappresentato dalla replica dell’armatura “S18”, conservata a Castel Coira in Alto Adige, la cui particolarità è costituita dal presentare come elmo il primo esempio di armet della storia.
Per spiegare origine, datazione e caratteristiche di ciascun ambientazione a giorni saranno posizionate apposite didascalie in 4 lingue: italiano, inglese, tedesco e veneto.
Aperta gratuitamente ai visitatori, “Bassano Feudale - viaggio nel tempo” rivolge uno sguardo diretto anche al mondo della scuola, fornendo a studenti ed insegnanti un percorso didattico di assoluta qualità, arricchito anche da attrazioni rivolte direttamente ai ragazzi, come la fedele riproduzione della leggendaria “spada nella roccia” di San Galgano, ancora conservata nell’eremo di Montesiepi, in Toscana.
All’interno della torre è prevista anche la presenza di una “biblioteca a tema”, realizzata in collaborazione con librerie, che vede esposti libri di storici bassanesi, dedicati proprio all’epoca medievale.
L’esposizione sarà aperta tutti i fine settimana fino al prossimo febbraio, ampliando l’apertura al pubblico anche nelle giornate di giovedì, venerdì e festivi, nel periodo compreso tra marzo e ottobre.
Già in programma anche una serie di eventi pensati per animare ulteriormente il Castello e che permetteranno ai visitatori di immergersi nel clima feudale, trovandosi di volta in volta ospiti ad un matrimonio, protagonisti dell’assalto al castello, spettatori di un torneo cortese o commensali alla cena medievale.
L’inaugurazione è in programma sabato 25 gennaio 2020. Un corteo in abiti d’epoca, fedelmente riprodotti, partirà alle 15 da Angarano e dopo aver attraversato le principali vie del centro storico, raggiungerà il Castello. Qui è prevista la ricostruzione fedele di una cerimonia dell’epoca, con la consegna delle chiavi della città da parte del sindaco al Castellano.
Una cerimonia di forte impatto simbolico in grado di riportare in auge antiche pratiche e tradizioni, nel rispetto della storia.