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venerdì 15 marzo 2024
"Piero della Francesca. Il polittico agostiniano riunito" in mostra a Milano
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lunedì 7 novembre 2016
“La Madonna della Misericordia” di Piero della Francesca esposta a Palazzo Marino
Anche quest’anno il Comune di Milano rinnova il
tradizionale appuntamento natalizio con la grande arte a Palazzo Marino:
da martedì 6 dicembre 2016 a domenica 8 gennaio 2017, in Sala Alessi, si potrà ammirare uno dei
massimi capolavori del Rinascimento, la Madonna della Misericordia di
Piero della Francesca, pala centrale dell’omonimo Polittico conservato
al Museo Civico di Sansepolcro, città natale del Maestro toscano.
Molte sono le ragioni che rendono questo appuntamento denso di significati.
Innanzitutto il valore assoluto dell’opera che è uno dei
capisaldi del Rinascimento italiano oltre ad essere la prima opera
documentata di Piero della Francesca. Si tratta in effetti dello
scomparto centrale del polittico della Misericordia, realizzato da Piero
per la Confraternita della Misericordia di Sansepolcro tra il 1445 e il
1472. Una recente e impegnativa campagna di restauro ha riportato il
polittico, oggi ricostruito nel Museo Civico di Sansepolcro nel suo
assetto originario, prima che venisse smembrato nel XVII secolo.
Inoltre, la Madonna della Misericordia - nella classica
rappresentazione della Vergine Maria che apre il mantello per dare
riparo ai fedeli secondo la tradizione medievale della ‘protezione del
mantello’ - corona anche a livello iconografico la conclusione
dell’Anno dedicato al Giubileo della Misericordia.
Allo stesso tempo l’opera è emblematica della modernità
della ricerca artistica che, per lo studio della prospettiva e della
Divina proporzione, fa di Piero della Francesca un “gigante” del
Rinascimento italiano.
La scelta del Comune si è orientata anche per quest’anno su
un grande capolavoro proveniente da una piccola città, da quell’Italia
cosiddetta minore che è scrigno di tesori straordinari e mai abbastanza
conosciuti. Proveniva infatti da Fermo l’Adorazione dei Pastori di
Rubens, protagonista dell’esposizione delle scorse festività natalizie,
mentre l’opera di quest’anno arriva da Sansepolcro, la città che ha dato
i natali a Piero della Francesca e a Luca Pacioli, di cui il prossimo
anno ricorreranno i 500 anni della morte.
Durante il periodo dell’esposizione della Madonna della
Misericordia milanesi e turisti avranno inoltre l’opportunità di
ammirare, a poche centinaia di metri da Palazzo Marino, altro capolavoro
di Piero della Francesca: la celeberrima Sacra Conversazione, esposta
nella Pinacoteca di Brera. Si tratta delle due testimonianze
fondamentali ed estreme della rivoluzionaria e modernissima ricerca
artistica del Maestro, fondata sulla costruzione geometrica e
prospettica dello spazio.
Il percorso ideale legato a Piero della Francesca prosegue
fino al Museo Poldi Pezzoli, in via Manzoni, che conserva una delle
quattro tavole dello splendido Polittico Agostiniano realizzato
dall’artista a Sansepolcro tra il 1454 ed il 1469: quella che raffigura
San Nicola da Tolentino.
Curata da Andrea Di Lorenzo, la mostra di Piero a Palazzo Marino è
promossa dal Comune di Milano, con il coordinamento di Palazzo Reale, in
collaborazione con la Città di Sansepolcro, grazie al supporto di
Intesa Sanpaolo e della propria sede museale milanese le Gallerie
d’Italia e con il sostegno di Rinascente e l’organizzazione di Civita;
sarà corredata da un catalogo scientifico a carattere divulgativo e da
un allestimento che valorizzerà il significato profondo ed emblematico
della Madonna della Misericordia.
domenica 29 maggio 2016
“La Misericordia nell’Arte. Itinerario giubilare tra i Capolavori dei grandi Artisti Italiani”
![]() |
| Particolare “Madonna dei Raccomandati”, Maestro del Trittico di Chia |
Da martedì 31 maggio a domenica 27 novembre 2016 i Musei Capitolini ospiteranno una mostra dal titolo “La Misericordia
nell’Arte. Itinerario giubilare tra i Capolavori dei grandi Artisti Italiani”, promossa da Roma Capitale -
Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e Cultura in
occasione del Giubileo indetto dal Santo Padre, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività
Culturali e del Turismo.
Il tema della Misericordia, proprio perché costituisce il cuore del pensiero cristiano, è stato oggetto di tante
opere d’arte, da dipinti a sculture, da miniature a incisioni, che raffigurano da una parte la Madonna della
Misericordia, cioè la Vergine che accoglie con il mantello il popolo cristiano, come una madre che protegge,
difende e aiuta la propria prole, e dall’altra le Opere di Misericordia Corporali, che Cristo enuncia (Vangelo di
San Matteo, 25, 35-36) e che il buon cristiano deve compiere.
La mostra dunque esporrà varie testimonianze artistiche dedicate al tema della Misericordia, suddividendo il
percorso in due sezioni:
L’appellativo di Mater Misericordiae è molto antico, risale probabilmente tra il V e il VI secolo, quando viene
citata così in un sermone dello scrittore Giacomo di Sarug. L’iconografia in cui la Vergine appare in piedi con
un grande mantello sotto il quale accoglie il popolo di Dio ebbe origine in Toscana e nel Lazio nell’alto
Medioevo ed ebbe una grande diffusione tra il Tre e il Quattrocento. L’opera più famosa di questo tema è il
Polittico della Misericordia di Piero della Francesca, che si trova a Borgo San Sepolcro, ma tanti sono stati gli
artisti che l’hanno raffigurata, da Simone Martini a Lippo Memmi, da Bartolomeo Caporali a Pietro Perugino.
In questa sezione, un piccolo nucleo di dipinti testimonieranno della grande diffusione che il soggetto ebbe e
tra questi si segnalano un dipinto di Niccolò Alunno, proveniente dalla Pinacoteca Comunale di Assisi, una
tavola della fine del Quattrocento del Museo Diocesano di Orte, una tela di Jacopo Zanguidi detto Il Bertoja
della Galleria Nazionale di Parma.
Le Opere di Misericordia sono per la prima volta descritte da Cristo stesso nel Vangelo di San Matteo e
vengono ben presto codificate in un elenco. Nella coscienza cristiana si sviluppa infatti il senso
dell’importanza della traduzione pratica dell’amore di Dio che si esterna nell’amore per l’altro. Tuttavia
probabilmente è solo nel XII secolo che viene stabilita la lista delle sette opere di misericordia, le sei citate da
San Matteo (vestire gli ignudi, dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, alloggiare i pellegrini,
visitare gli infermi, visitare i carcerati) e seppellire i morti.
L’opera più celebre e più esemplificativa del tema della misericordia è il dipinto che Caravaggio eseguì per il
Pio Monte della Misericordia a Napoli nel 1606-1607, conosciuto come le Sette Opere di Misericordia. In
verità, l’esatto titolo dell’opera, come risulta dai documenti, è la Madonna della Misericordia. Così, in uno dei
suoi colpi di genio, Caravaggio unisce l’iconografia della Madonna della Misericordia con quella delle Sette
Opere di Misericordia, in un simbolico dialogo tra la Vergine e il popolo misericordioso.
Qui sono presentati i dipinti e le sculture che illustrano le varie opere misericordiose, tra cui si segnalano un bassorilievo di Pietro Bernini del Museo Nazionale di San Martino, la Carità di Guido Reni e un dipinto di Pierre Subleyras del Museo di Roma.
I due grandi capolavori di Piero della Francesca e di Caravaggio, per la delicatezza e l’importanza delle opere, saranno documentati attraverso pannelli didattici.
La mostra è curata da Maria Grazia Bernardini e Mario Lolli Ghetti, con il Comitato Scientifico costituito da Claudio Parisi Presicce, Daniela Porro, Claudia Cieri Via, Anna Maria Guiducci, Rita Silvestrelli, Marco Bussagli e presieduto dall’Arcivescovo Jean-Louis Bruguès, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa.
Il catalogo della mostra è edito dalla Gangemi Editore.
per informazioni contattare:
Franco Cavallaro – Ufficio Stampa Centro Europeo per il Turismo e Cultura
Tel: 06/687.64.48 – 06/687.64.97 - e-mail: info@centroeuropeoturismo.it - mobile: +39 338/6376149
Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - Ufficio Comunicazione e Relazioni Esterne
comunicazione.sovrintendenza@comune.roma.it.
| Polittico della Misericordia, Piero della Francesca |
Qui sono presentati i dipinti e le sculture che illustrano le varie opere misericordiose, tra cui si segnalano un bassorilievo di Pietro Bernini del Museo Nazionale di San Martino, la Carità di Guido Reni e un dipinto di Pierre Subleyras del Museo di Roma.
I due grandi capolavori di Piero della Francesca e di Caravaggio, per la delicatezza e l’importanza delle opere, saranno documentati attraverso pannelli didattici.
La mostra è curata da Maria Grazia Bernardini e Mario Lolli Ghetti, con il Comitato Scientifico costituito da Claudio Parisi Presicce, Daniela Porro, Claudia Cieri Via, Anna Maria Guiducci, Rita Silvestrelli, Marco Bussagli e presieduto dall’Arcivescovo Jean-Louis Bruguès, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa.
Il catalogo della mostra è edito dalla Gangemi Editore.
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Ubicazione:
Piazza Del Campidoglio, 1, 00186 Roma, Italia
mercoledì 30 dicembre 2015
Piero della Francesca. Indagine su un mito
Piero della Francesca. Indagine su un mito
Musei di San Domenico, Forlì (FC)
da sabato 13 febbraio a domenica 26 giugno 2016
L’affascinante rispecchiamento tra critica e arte, tra ricerca
storiografica e produzione artistica nell’arco di più di cinque secoli è
il tema della mostra Piero della Francesca. Indagine su un mito. Dalla fortuna in vita - Luca Pacioli lo aveva definito “il monarca della pittura” - all’oblio, alla riscoperta.
Alcuni dipinti di Piero, scelti per tracciare i termini della sua
riscoperta, costituiscono il cuore dell'esposizione. Accanto ad essi
figurano in mostra opere dei più grandi artisti del Rinascimento che
consentono di definirne la formazione e poi il ruolo sulla pittura
successiva.
Per illustrare la cultura pittorica fiorentina negli anni trenta e
quaranta del Quattrocento, che vedono il pittore di Sansepolcro muovere i
primi passi in campo artistico, saranno presenti opere di grande
prestigio di Domenico Veneziano, Beato Angelico, Paolo Uccello e Andrea
del Castagno, esponenti di punta della pittura post-masaccesca.
L'accuratezza prospettica di Paolo Uccello e l'enfasi plastica delle
figure di Andrea del Castagno, la naturalezza della luce di Domenico
Veneziano, l'incanto cromatico perseguito da Masolino e dall'Angelico,
costituiscono una salda base di partenza per il giovane Piero. Ma la
mostra vuol dar conto anche dei primi riflessi della pittura fiamminga,
da cogliere negli affreschi del portoghese Giovanni di Consalvo, nei
quali l'esattezza della costruzione prospettica convive con un'inedita
attenzione per le luci e le ombre.
Gli spostamenti dell'artista tra Modena, Bologna, Rimini, Ferrara e
Ancona determinano l’affermarsi di una cultura pierfrancescana nelle
opere di artisti emiliani come Marco Zoppo, Francesco del Cossa,
Cristoforo da Lendinara, Bartolomeo Bonascia. Importanti sono i suoi
influssi nelle Marche su Giovanni Angelo d'Antonio da Camerino e Nicola
di Maestro Antonio; in Toscana, con Bartolomeo della Gatta e Luca
Signorelli; e a Roma, con Melozzo da Forlì e Antoniazzo Romano. Ma
l'importanza del ruolo di Piero è stata colta anche a Venezia, dove
Giovanni Bellini e Antonello da Messina mostrano di essere venuti a
conoscenza del suo mondo espressivo.
La mostra, aperta dal confronto, sempre citato ma fin’ora mai mostrato, tra la Madonna della Misericordia di Piero della Francesca e la Silvana Cenni
di Felice Casorati, da conto della nascita moderna del suo "mito" anche
attraverso gli scritti dei suoi principali interpreti: da Bernard
Berenson a Roberto Longhi.
La riscoperta ottocentesca di Piero della Francesca e affidata a
importanti testimonianze: dai disegni di Johann Anton Ramboux alle
straordinarie copie a grandezza naturale del ciclo di Arezzo eseguite da
Charles Loyeux, fino alla fondamentale riscoperta inglese del primo
Novecento, legata in particolare a Roger Fry, Duncan Grant e al Gruppo
di Bloomsbury, di cui fece parte anche la scrittrice Virginia Woolf.
Il fascino degli affreschi di Arezzo sembra avvertirsi nella nuova
solidità geometrica e nel ritmo spaziale di Edgar Degas. Un simile
percorso di assimilazione lo si ritrova in pittori sperimentali e
d’avanguardia come i Macchiaioli. Echi pierfrancescani risuonano in
Seurat e Signac, nei percorsi del postimpressionismo, tra gli ultimi
bagliori puristi di Puvis de Chavannes, le sperimentazioni metafisiche
di Odilon Redon e, soprattutto, le vedute geometriche di Cézanne.
Il Novecento è per più aspetti il “secolo di Piero": per il costante
incremento portato allo studio della sua opera, affascinante quanto
misteriosa; e per la centralità che gli viene riconosciuta nel panorama
del Rinascimento italiano. Contemporaneamente la sua opera è tenuta come
modello da pittori che ne apprezzano di volta in volta l'astratto
rigore formale e la norma geometrica, o l'incanto di una pittura
rarefatta e sospesa, pronta a caricarsi di inquietanti significati. La
fortuna novecentesca dell’artista è raccontata confrontando, tra gli
altri, gli italiani Guidi, Carrà, Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi,
Funi, Campigli, Ferrazzi, Sironi con fondamentali artisti stranieri
come Balthus e Hopper che hanno consegnato l’eredità di Piero alla piena
e universale modernità.
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mercoledì 16 settembre 2015
“Piero della Francesca. Indagine su un mito” in mostra a Forlì (FC)
I Musei San Domenico di Forlì annunciano, dal 13 febbraio al 26 giugno 2016, la mostra “Piero della Francesca. Indagine su un mito”.
Va subito detto che una mostra come questa non si è mai realizzata.
A rendere possibile il sogno è intervenuto, con la direzione generale di Gianfranco Brunelli un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci, nel quale figurano, tra gli altri, Frank Dabell, Guy Cogeval, Fernando Mazzocca, Paola Refice, Neville Rowley, Daniele Benati, Ulisse Tramonti, James Bradburne, Marco Antonio Bazzocchi, Luciano Cheles, e Maria Cristina Bandera e Giovanni Villa.
Impresa difficile quella proposta a Forlì. Perché il riunire un nucleo adeguato di opere di Piero, artista tanto sommo quanto “raro”, è già operazione complessa.
Riuscire poi a proporre un confronto di questo livello con i più grandi maestri del Rinascimento, da Domenico Veneziano, Beato Angelico, Paolo Uccello a Andrea del Castagno, tra gli altri, è operazione non semplice.
Così come è complesso il riuscire a documentare, riunendo sempre i veri capolavori, l’influsso di Piero sulla generazioni di artisti a lui successiva: Marco Zoppo, Francesco del Cossa, Luca Signorelli, Melozzo da Forlì e Antoniazzo Romano ma anche Giovanni Bellini e Antonello da Messina.
Ma questa mostra, che già così sarebbe un evento storico, si spinge oltre, indagando il mito di Piero quando esso rinasce, dopo i secoli dell’oblio, nel moderno, nei Macchiaioli, Borrani, Lega, Signorini, ad esempio. Ma soprattutto per il fascino che la sua pittura ha su molti artisti europei: da Johann Anton Ramboux o Charles Loyeux, fino alla fondamentale riscoperta inglese del primo Novecento, legata in particolare a Roger Fry, Duncan Grant e al Gruppo di Bloomsbury.
Poi gli echi pierfrancescani che risuonano in Degas, Seurat e Signac, nei percorsi del postimpressionismo, tra gli ultimi bagliori puristi di Puvis de Chavannes, le sperimentazioni metafisiche di Odilon Redon e, soprattutto, le vedute geometriche di Cézanne. La fortuna novecentesca dell’artista è affidata agli italiani Guidi, Carrà, Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi, Sironi confrontati con fondamentali artisti stranieri come Le Corbusier, Balthus e Edward Hopper che hanno consegnato l’eredità di Piero alla piena e universale modernità.
E’ l’affascinante rispecchiamento tra critica e arte, tra ricerca storiografica e produzione artistica nell’arco di più di cinque secoli a costituire il filo conduttore della mostra Piero della Francesca. Indagine su un mito. Dalla fortuna in vita - Luca Pacioli lo aveva definito “il monarca della pittura” - all’oblio, alla riscoperta.
L’eterna immobilità dei solidi umani di Piero, di questi volti appena sfiorati da un’ombra di passione continua ad eternare le sue figure, innalzandole al di sopra del caos, della mediocrità, in una pace sovrannaturale che ce le mostra ancora oggi come rivelazioni.
La mostra è organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì.
Va subito detto che una mostra come questa non si è mai realizzata.
A rendere possibile il sogno è intervenuto, con la direzione generale di Gianfranco Brunelli un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci, nel quale figurano, tra gli altri, Frank Dabell, Guy Cogeval, Fernando Mazzocca, Paola Refice, Neville Rowley, Daniele Benati, Ulisse Tramonti, James Bradburne, Marco Antonio Bazzocchi, Luciano Cheles, e Maria Cristina Bandera e Giovanni Villa.
Impresa difficile quella proposta a Forlì. Perché il riunire un nucleo adeguato di opere di Piero, artista tanto sommo quanto “raro”, è già operazione complessa.
Riuscire poi a proporre un confronto di questo livello con i più grandi maestri del Rinascimento, da Domenico Veneziano, Beato Angelico, Paolo Uccello a Andrea del Castagno, tra gli altri, è operazione non semplice.
Così come è complesso il riuscire a documentare, riunendo sempre i veri capolavori, l’influsso di Piero sulla generazioni di artisti a lui successiva: Marco Zoppo, Francesco del Cossa, Luca Signorelli, Melozzo da Forlì e Antoniazzo Romano ma anche Giovanni Bellini e Antonello da Messina.
Ma questa mostra, che già così sarebbe un evento storico, si spinge oltre, indagando il mito di Piero quando esso rinasce, dopo i secoli dell’oblio, nel moderno, nei Macchiaioli, Borrani, Lega, Signorini, ad esempio. Ma soprattutto per il fascino che la sua pittura ha su molti artisti europei: da Johann Anton Ramboux o Charles Loyeux, fino alla fondamentale riscoperta inglese del primo Novecento, legata in particolare a Roger Fry, Duncan Grant e al Gruppo di Bloomsbury.
Poi gli echi pierfrancescani che risuonano in Degas, Seurat e Signac, nei percorsi del postimpressionismo, tra gli ultimi bagliori puristi di Puvis de Chavannes, le sperimentazioni metafisiche di Odilon Redon e, soprattutto, le vedute geometriche di Cézanne. La fortuna novecentesca dell’artista è affidata agli italiani Guidi, Carrà, Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi, Sironi confrontati con fondamentali artisti stranieri come Le Corbusier, Balthus e Edward Hopper che hanno consegnato l’eredità di Piero alla piena e universale modernità.
E’ l’affascinante rispecchiamento tra critica e arte, tra ricerca storiografica e produzione artistica nell’arco di più di cinque secoli a costituire il filo conduttore della mostra Piero della Francesca. Indagine su un mito. Dalla fortuna in vita - Luca Pacioli lo aveva definito “il monarca della pittura” - all’oblio, alla riscoperta.
L’eterna immobilità dei solidi umani di Piero, di questi volti appena sfiorati da un’ombra di passione continua ad eternare le sue figure, innalzandole al di sopra del caos, della mediocrità, in una pace sovrannaturale che ce le mostra ancora oggi come rivelazioni.
La mostra è organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì.
Ubicazione:
Forlì FC, Italia
sabato 7 marzo 2015
PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza
Vi sono personaggi, nella storia dell’arte, che sono portatori di novità tali da innescare una vera e propria rivoluzione. Uno di questi è sicuramente Piero della Francesca che sarà protagonista della mostra “PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza”, curata da Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro e Luigi Grasselli, in programma a Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 14 marzo al 14 giugno 2015.
Attorno al Maestro di Sansepolcro aleggia da sempre un velo di mistero e di enigmaticità dovuto sia ai pochi documenti che lo riguardano, sia alla singolarità del suo linguaggio espressivo che coniuga, magicamente in equilibrio perfetto, la plasticità e la monumentalità di Giotto e Masaccio con una straordinaria capacità di astrazione e sospensione. Un’essenzialità e purezza di forme che trovano fondamento nei suoi interessi matematici e geometrici mirabilmente espressi nei trattati che ci ha lasciato: l’Abaco, il Libellus de quinque corporibus regularibus, il De Prospecitva pingendi e il da poco scoperto Archimede. Ed è proprio su questi preziosi testimoni dell’opera scritto-grafica di Piero, in specie sul De prospectiva pingendi, che la mostra di Palazzo Magnani prende corpo.
“PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza”, presenta la figura del grande Maestro di Sansepolcro nella sua doppia veste di disegnatore e grande matematico. Per l’occasione sarà riunito a Palazzo Magnani – fatto straordinario, per la prima volta da mezzo millennio – l’intero corpus grafico e teorico di Piero della Francesca: i sette esemplari, tra latini e volgari, del De Prospectiva Pingendi (conservati a Bordeaux, Londra, Milano, Parigi, Parma, Reggio Emilia) i due codici dell’Abaco (Firenze), il Libellus de quinque corporibus regularibus (Città del Vaticano) e Archimede (Firenze).
Ma la mostra non è ‘solo’ l’occasione, prima e unica, per ammirare tutte insieme le opere grafiche del Maestro di Sansepolcro (evento, di per sé, straordinariamente importante per gli studiosi d’ogni Paese); essa è anche un viaggio straordinario nel Rinascimento, unicità italiana che ha influenzato per secoli l’arte e il sapere dell’Occidente (e non solo) producendo i più grandi capolavori, oggi icone insuperate, della cultura figurativa mondiale e dell’immaginario collettivo.
Un viaggio, commentato nell’audioguida da Piergiorgio Odifreddi, condurrà il visitatore tra le opere grafiche e pittoriche di Piero (sarà esposto il suo magnifico affresco staccato del “San Ludovico da Tolosa” del Museo di Sansepolcro) e tra i capolavori pittorici e grafici di altri grandi maestri del XV e XVI secolo quali Lorenzo Ghiberti, Ercole de’ Roberti, Domenico Ghirlandaio, Giovanni Bellini, Francesco di Giorgio, Albrecht Dürer, Bernardo Zenale, Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Amico Aspertini, Michelangelo, e molti altri; opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere (Sbb-Pk Staatsbibliothek di Berlino, Bibliothèque Municipale di Bordeaux, Bibliothèque Nationale de France, British Museum, British Library, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Galleria Nazionale dell'Umbria, Musei Vaticani, Biblioteca Medicea-Laurenziana, Biblioteca Nazionale di Firenze, Biblioteca Ambrosiana, Biblioteca Palatina di Parma, Galleria Estense di Modena, Museo Comunale di Sansepolcro ... solo per citarne alcune).
Fulcro dell’esposizione è l’esemplare del De Prospectiva Pingendi della Biblioteca “Panizzi” di Reggio Emilia, uno dei più importanti testimoni della fondamentale opera prospettica di Piero della Francesca. Il manoscritto, opera di un copista, reca numerose correzioni, note marginali ed estese aggiunte di mano di Piero. Esso fa fede del lavoro di continua revisione del testo e ospita nei suoi 110 fogli numerosi disegni di mano dell’artista: linee sottilissime che solcano le pagine del codice a illustrazione del testo, manifestando la straordinaria perizia grafica dell’autore.
I cosiddetti “maestri della prospettiva”, ossia gli intarsiatori, fondarono la propria arte sul repertorio di temi e di immagini contenuto nel trattato e l’amicizia fraterna che legava Piero ai fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi da Lendinara, intarsiatori per eccellenza, fu degna della menzione di Luca Pacioli. Albrect Dürer dimostra in più luoghi dei suoi scritti la conoscenza del trattato di Piero, mentre Daniele Barbaro compilò addirittura gran parte del suo celebre trattato prospettico (1569) seguendo il De Prospectiva Pingendi.
Se risale solo a Constantin Winterberg (1899) la notizia – mai dimostrata né rintracciata – che Leonardo, dopo aver saputo da Pacioli che Piero aveva compilato un trattato di prospettiva, rinunciò a redigerne uno suo, è però un fatto non trascurabile per la fortuna dell’opera maggiore pierfrancescana che si sia voluto sottolinearne l’eccezionalità e la novità con un paragone eccellente, che pone Piero teorico al di sopra di tutti i pittori prospettici della sua epoca.
Le opere presenti in mostra – un centinaio tra dipinti, disegni, manoscritti, opere a stampa, incisioni, sculture, tarsie, maioliche e medaglie – accompagnano il visitatore in un percorso che segue a grandi linee le tematiche affrontate nei capitoli del De Prospectiva Pingendi e attraversare le sale sarà un po’ come sfogliarne le pagine. Si inizia dai principi geometrici e si prosegue con le figure piane, i corpi geometrici, l’architettura, la figura umana, la proiezione delle ombre e l’anamorfosi.
La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una “macchina didattica” che consente di entrare nell’arte e nella creatività di questo singolarissimo artista. I disegni del trattato sono trasformati in modelli tridimensionali per illustrare al meglio la logica delle loro costruzioni geometriche, mentre una serie di macchine matematiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia riproducono scientificamente gli strumenti della bottega dell’artista rinascimentale, permettendo al visitatore di toccare con mano e comprendere gli accorgimenti tecnici adottati dai pittori per sfruttare creativamente gli inganni della visione.
Suggestive installazioni multimediali saranno parte integrante del percorso di mostra. Alcuni apparati multimediali e app di navigazione in realtà aumentata permetteranno di comprendere meglio la celebre “Città ideale” di Urbino, uno dei capolavori della prospettiva rinascimentale, necessario complemento della trattatistica prospettica.
Per la realizzazione di questi supporti la Fondazione Palazzo Magnani si è avvalsa della preziosa collaborazione scientifica di Imago rerum team/Università Iuav di Venezia/dCP Dip. Culture del Progetto, del DICEA (Dip. Ingegneria Civile Edile e Architettura) e del DII (Dip. Ingegneria del'Informazione) dell'Università Politecnica delle Marche – con la partecipazione della Soprintendenza SBAE Marche – e di Cr-Forma di Cremona che ha condotto le analisi scientifiche sul codice reggiano del De prospectiva pingendi.
Sarà inoltre consultabile in mostra la Biblioteca digitale tematica sui Codici del De prospectiva pingendi a cura del Museo Galileo di Firenze.
La mostra si svolgerà in Palazzo Magnani che tuttavia sarà al centro di una rete di luoghi e segni che coinvolgeranno l’intera città. Infatti, parte integrante del percorso di mostra sarà la Basilica di San Prospero dove gli stalli del coro cinquecentesco focalizzeranno l’attenzione sulla produzione emiliana di tarsie lignee. Atra tappa, rivolta principalmente alle scuole, è l’allestimento presso la sede modenese dell’Università di Modena e Reggio Emilia, di una nutrita sezione dedicata alle macchine matematiche che sarà interessata da laboratori didattici per bambini, adolescenti e adulti.
“PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza” è dunque un appuntamento imperdibile, di rilevanza internazionale, che consentirà di comprendere il linguaggio espressivo di Piero della Francesca – “Monarca a li dì nostri della pictura e architectura” come lo definì Luca Pacioli nella Divina proportione (1509) –, e di decifrare i codici di lettura della sua opera, gettando nuova luce su un artista che ha tramutato la scienza in arte e che ha saputo influenzare, a distanza di tempo, le Avanguardie del primo Novecento e la pittura Metafisica.
Attorno al Maestro di Sansepolcro aleggia da sempre un velo di mistero e di enigmaticità dovuto sia ai pochi documenti che lo riguardano, sia alla singolarità del suo linguaggio espressivo che coniuga, magicamente in equilibrio perfetto, la plasticità e la monumentalità di Giotto e Masaccio con una straordinaria capacità di astrazione e sospensione. Un’essenzialità e purezza di forme che trovano fondamento nei suoi interessi matematici e geometrici mirabilmente espressi nei trattati che ci ha lasciato: l’Abaco, il Libellus de quinque corporibus regularibus, il De Prospecitva pingendi e il da poco scoperto Archimede. Ed è proprio su questi preziosi testimoni dell’opera scritto-grafica di Piero, in specie sul De prospectiva pingendi, che la mostra di Palazzo Magnani prende corpo.
“PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza”, presenta la figura del grande Maestro di Sansepolcro nella sua doppia veste di disegnatore e grande matematico. Per l’occasione sarà riunito a Palazzo Magnani – fatto straordinario, per la prima volta da mezzo millennio – l’intero corpus grafico e teorico di Piero della Francesca: i sette esemplari, tra latini e volgari, del De Prospectiva Pingendi (conservati a Bordeaux, Londra, Milano, Parigi, Parma, Reggio Emilia) i due codici dell’Abaco (Firenze), il Libellus de quinque corporibus regularibus (Città del Vaticano) e Archimede (Firenze).
Ma la mostra non è ‘solo’ l’occasione, prima e unica, per ammirare tutte insieme le opere grafiche del Maestro di Sansepolcro (evento, di per sé, straordinariamente importante per gli studiosi d’ogni Paese); essa è anche un viaggio straordinario nel Rinascimento, unicità italiana che ha influenzato per secoli l’arte e il sapere dell’Occidente (e non solo) producendo i più grandi capolavori, oggi icone insuperate, della cultura figurativa mondiale e dell’immaginario collettivo.
Un viaggio, commentato nell’audioguida da Piergiorgio Odifreddi, condurrà il visitatore tra le opere grafiche e pittoriche di Piero (sarà esposto il suo magnifico affresco staccato del “San Ludovico da Tolosa” del Museo di Sansepolcro) e tra i capolavori pittorici e grafici di altri grandi maestri del XV e XVI secolo quali Lorenzo Ghiberti, Ercole de’ Roberti, Domenico Ghirlandaio, Giovanni Bellini, Francesco di Giorgio, Albrecht Dürer, Bernardo Zenale, Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Amico Aspertini, Michelangelo, e molti altri; opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere (Sbb-Pk Staatsbibliothek di Berlino, Bibliothèque Municipale di Bordeaux, Bibliothèque Nationale de France, British Museum, British Library, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Galleria Nazionale dell'Umbria, Musei Vaticani, Biblioteca Medicea-Laurenziana, Biblioteca Nazionale di Firenze, Biblioteca Ambrosiana, Biblioteca Palatina di Parma, Galleria Estense di Modena, Museo Comunale di Sansepolcro ... solo per citarne alcune).
Fulcro dell’esposizione è l’esemplare del De Prospectiva Pingendi della Biblioteca “Panizzi” di Reggio Emilia, uno dei più importanti testimoni della fondamentale opera prospettica di Piero della Francesca. Il manoscritto, opera di un copista, reca numerose correzioni, note marginali ed estese aggiunte di mano di Piero. Esso fa fede del lavoro di continua revisione del testo e ospita nei suoi 110 fogli numerosi disegni di mano dell’artista: linee sottilissime che solcano le pagine del codice a illustrazione del testo, manifestando la straordinaria perizia grafica dell’autore.
I cosiddetti “maestri della prospettiva”, ossia gli intarsiatori, fondarono la propria arte sul repertorio di temi e di immagini contenuto nel trattato e l’amicizia fraterna che legava Piero ai fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi da Lendinara, intarsiatori per eccellenza, fu degna della menzione di Luca Pacioli. Albrect Dürer dimostra in più luoghi dei suoi scritti la conoscenza del trattato di Piero, mentre Daniele Barbaro compilò addirittura gran parte del suo celebre trattato prospettico (1569) seguendo il De Prospectiva Pingendi.
Se risale solo a Constantin Winterberg (1899) la notizia – mai dimostrata né rintracciata – che Leonardo, dopo aver saputo da Pacioli che Piero aveva compilato un trattato di prospettiva, rinunciò a redigerne uno suo, è però un fatto non trascurabile per la fortuna dell’opera maggiore pierfrancescana che si sia voluto sottolinearne l’eccezionalità e la novità con un paragone eccellente, che pone Piero teorico al di sopra di tutti i pittori prospettici della sua epoca.
Le opere presenti in mostra – un centinaio tra dipinti, disegni, manoscritti, opere a stampa, incisioni, sculture, tarsie, maioliche e medaglie – accompagnano il visitatore in un percorso che segue a grandi linee le tematiche affrontate nei capitoli del De Prospectiva Pingendi e attraversare le sale sarà un po’ come sfogliarne le pagine. Si inizia dai principi geometrici e si prosegue con le figure piane, i corpi geometrici, l’architettura, la figura umana, la proiezione delle ombre e l’anamorfosi.
La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una “macchina didattica” che consente di entrare nell’arte e nella creatività di questo singolarissimo artista. I disegni del trattato sono trasformati in modelli tridimensionali per illustrare al meglio la logica delle loro costruzioni geometriche, mentre una serie di macchine matematiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia riproducono scientificamente gli strumenti della bottega dell’artista rinascimentale, permettendo al visitatore di toccare con mano e comprendere gli accorgimenti tecnici adottati dai pittori per sfruttare creativamente gli inganni della visione.
Suggestive installazioni multimediali saranno parte integrante del percorso di mostra. Alcuni apparati multimediali e app di navigazione in realtà aumentata permetteranno di comprendere meglio la celebre “Città ideale” di Urbino, uno dei capolavori della prospettiva rinascimentale, necessario complemento della trattatistica prospettica.
Per la realizzazione di questi supporti la Fondazione Palazzo Magnani si è avvalsa della preziosa collaborazione scientifica di Imago rerum team/Università Iuav di Venezia/dCP Dip. Culture del Progetto, del DICEA (Dip. Ingegneria Civile Edile e Architettura) e del DII (Dip. Ingegneria del'Informazione) dell'Università Politecnica delle Marche – con la partecipazione della Soprintendenza SBAE Marche – e di Cr-Forma di Cremona che ha condotto le analisi scientifiche sul codice reggiano del De prospectiva pingendi.
Sarà inoltre consultabile in mostra la Biblioteca digitale tematica sui Codici del De prospectiva pingendi a cura del Museo Galileo di Firenze.
La mostra si svolgerà in Palazzo Magnani che tuttavia sarà al centro di una rete di luoghi e segni che coinvolgeranno l’intera città. Infatti, parte integrante del percorso di mostra sarà la Basilica di San Prospero dove gli stalli del coro cinquecentesco focalizzeranno l’attenzione sulla produzione emiliana di tarsie lignee. Atra tappa, rivolta principalmente alle scuole, è l’allestimento presso la sede modenese dell’Università di Modena e Reggio Emilia, di una nutrita sezione dedicata alle macchine matematiche che sarà interessata da laboratori didattici per bambini, adolescenti e adulti.
“PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza” è dunque un appuntamento imperdibile, di rilevanza internazionale, che consentirà di comprendere il linguaggio espressivo di Piero della Francesca – “Monarca a li dì nostri della pictura e architectura” come lo definì Luca Pacioli nella Divina proportione (1509) –, e di decifrare i codici di lettura della sua opera, gettando nuova luce su un artista che ha tramutato la scienza in arte e che ha saputo influenzare, a distanza di tempo, le Avanguardie del primo Novecento e la pittura Metafisica.
venerdì 27 febbraio 2015
"Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza" mostra a Reggio Emilia
Vi sono personaggi, nella storia dell’arte, che sono portatori di novità
tali da innescare una vera e propria rivoluzione. Uno di questi è
sicuramente Piero della Francesca che sarà protagonista della mostra “Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza”,
curata da Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro e Luigi
Grasselli, in programma a Palazzo Magnani di Reggio Emilia da sabato 14 marzo
a domenica 14 giugno 2015.
Un viaggio, commentato nell’audioguida da Piergiorgio Odifreddi,
condurrà il visitatore tra le opere grafiche e pittoriche di Piero (sarà
esposto il suo magnifico affresco staccato del “San Ludovico da Tolosa”
del Museo di Sansepolcro) e tra i capolavori pittorici e grafici di
altri grandi maestri del XV e XVI secolo quali Lorenzo Ghiberti,
Ercole de’ Roberti, Domenico Ghirlandaio, Giovanni Bellini, Francesco
di Giorgio, Albrecht Dürer, Bernardo Zenale, Antonio da Sangallo il
Giovane, Baldassarre Peruzzi, Amico Aspertini, Michelangelo, e
molti altri; opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni
italiane e straniere (Sbb-Pk Staatsbibliothek di Berlino, Bibliothèque
Municipale di Bordeaux, Bibliothèque Nationale de France, British
Museum, British Library, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi,
Galleria Nazionale dell’Umbria, Musei Vaticani, Biblioteca
Medicea-Laurenziana, Biblioteca Nazionale di Firenze, Biblioteca
Ambrosiana, Biblioteca Palatina di Parma, Galleria Estense di Modena,
Museo Comunale di Sansepolcro … solo per citarne alcune).
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| Proiezioni di una testa umana, dal De prospectiva pingendi |
Fulcro dell’esposizione è l’esemplare del De Prospectiva Pingendi
della Biblioteca “Panizzi” di Reggio Emilia, uno dei più importanti
testimoni della fondamentale opera prospettica di Piero della Francesca.
Il manoscritto, opera di un copista, reca numerose correzioni, note
marginali ed estese aggiunte di mano di Piero. Esso fa fede del lavoro
di continua revisione del testo e ospita nei suoi 110 fogli numerosi
disegni di mano dell’artista: linee sottilissime che solcano le pagine
del codice a illustrazione del testo, manifestando la straordinaria
perizia grafica dell’autore.
“PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza” è dunque un
appuntamento imperdibile, di rilevanza internazionale, che consentirà di
comprendere il linguaggio espressivo di Piero della Francesca –
“Monarca a li dì nostri della pictura e architectura” come lo definì
Luca Pacioli nella Divina proportione (1509) –, e di decifrare i codici
di lettura della sua opera, gettando nuova luce su un artista che ha
tramutato la scienza in arte e che ha saputo influenzare, a distanza di
tempo, le Avanguardie del primo Novecento e la pittura Metafisica.
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