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venerdì 24 maggio 2019

Restaurata la Croce dipinta di Simone Martini

E’ il modello medievale del Christus patiens, simbolo della sofferenza provocata dalla Passione, quello che Simone Martini, il grande maestro senese protagonista della storia dell’arte medievale italiana, scelse per la raffigurazione del Crocifisso ligneo di San Casciano Val di Pesa.
Adesso il capolavoro torna nella sede originaria della trecentesca Chiesa di Santa Maria al Prato dopo un complesso restauro ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. L’opera restaurata sarà inaugurata e presentata alla cittadinanza sabato 25 maggio 2019 alle ore 17,00 nella Chiesa di Santa Maria al Prato.
Ad illustrare il percorso e il lavoro di restauro conservativo saranno il professor Marco Poli, Governatore della Misericordia, il sindaco di San Casciano, il dottor Andrea Pessina e la dottoressa Maria Pia Zaccheddu della Soprintendenza (Sabap Firenze Prato Pistoia) e il dottor Marco Ciatti, la dottoressa Cecilia Frosinini e la restauratrice Alessandra Ramat dell’Opificio delle Pietre Dure. Il Cristo ligneo sarà collocato in corrispondenza del secondo altare sul lato destro della chiesa. 
L’opera, attribuita a Simone Martini, è stata realizzata intorno al 1330, prima della partenza dell’artista per Avignone. 
La resa scrupolosa dei dettagli anatomici rimanda ad una conoscenza di Giotto, da lui conosciuto durante il suo lavoro ad Assisi nella Cappella di San Martino. Alcuni studiosi ipotizzano che il lavoro originale sia stato commissionato dai domenicani di Santa Maria Novella, probabilmente trasferito in questa chiesa nei secoli successivi in seguito al cambiamento del gusto artistico.
Il restauro è stato finanziato integralmente dall’Opificio delle Pietre Dure.

domenica 10 giugno 2018

Capolavori del Trecento

L‘Umbria celebra l’arte del Trecento con una mostra diffusa visitabile dal 24 giugno al 4 novembre 2018.
70 dipinti a fondo oro su tavola, sculture lignee policrome e miniature, che raccontano la meraviglia ambientale dell’Appennino centrale e la civiltà storico-artistica, civile e socio-religiosa nell’Italia di primo Trecento. Quattro sedi espositive: Trevi, Montefalco, Spoleto e Scheggino, e una trama di itinerari che si dipanano in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, per scoprire il valore di una straordinaria unità di cultura, nelle terre ferite dal sisma che ha colpito l’Italia centrale.
Il successo, nel cuore verde d’Italia, della lezione rivoluzionaria di Giotto e dello stupefacente virtuosismo dei caposcuola senesi Pietro Lorenzetti e Simone Martini, è raccontata in mostra attraverso una costellazione di artisti, spesso anonimi, che si fecero interpreti dell’anima più profonda e vera dell’Appennino, declinando emozioni di fede e dolcezza, dipinte con un linguaggio pittorico intenso, ed un magistero tecnico sorprendente. Fino alla meraviglia che nasce dalla visione di capolavori conservati in musei e raccolte di grande prestigio, come la Fondazione Cini di Venezia, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, l’Alana Collection di Newark (USA).
Da non perdere due stupefacenti dossali esposti nell’appartamento di rappresentanza di Sua Santità il Pontefice, entrambi provenienti da Montefalco, restaurati per l’occasione dai magistrali laboratori dei Musei Vaticani; oppure lo straordinario riavvicinamento del Trittico con l’Incoronazione della Vergine del Maestro di Cesi e il Crocifisso con Christus triumphans dipinti entrambi per il monastero di Santa Maria della Stella di Spoleto, oggi separati tra il Musée Marmottan Monet di Parigi e il Museo del Ducato di Spoleto. Per la prima volta, dall’inizio dell’Ottocento, torneranno insieme.
Per maggiori informazioni a breve sarà attivo il sito ufficiale della mostra: www.capolavorideltrecento.it.

venerdì 8 giugno 2018

Le stoffe di un sogno

Come si veste un sogno? Con quali stoffe? E di quali colori?
Non sempre la ‘materia di cui sono fatti i sogni’ è impalpabile ed evanescente: se il sogno è il medioevo, e il medioevo del Mercato delle Gaite, essa si fa concreta e tattile nelle morbide lane, nelle sete preziose, nelle umili canape, profumata degli odori delle salde, e perfino musicale nell’elegante fruscio dei tessuti come nel cadenzato ritmo delle forbici che alacremente risuona sulle tavole da lavoro. È stata questa la scommessa del Mercato delle Gaite, una delle tante scommesse sulle quali si è giocata la credibilità di gente che, quasi trenta anni fa, ha coltivato il sogno di risvegliare un Medioevo assopito ma ancora vivo nelle pietre dei preziosi monumenti o delle nascoste viuzze.
Nascono così i primi vestiti delle Gaite, tagliati e cuciti dalle donne di Bevagna, che hanno cercato consigli e direttive in costumisti esperti, individuato modelli negli abiti indossati dai personaggi dei cicli di Giotto e Simone Martini ad Assisi (come non pensare, infatti, che questi dipinti – al di là di ogni significato dottrinario o devozionale – siano stati guardati dagli uomini e dalle donne del tempo con lo stesso malcelato desiderio con cui noi sfogliamo le riviste di moda?), ma anche interpretato, senza tradimenti beninteso, quei modelli per renderli unici e assolutamente bevanati e, infine, in qualche modo moderni.
Per questo l’Accademia di Bevagna, l’Associazione Mercato delle Gaite e Sistema Museo, con il patrocinio del Comune di Bevagna, hanno pensato di rintracciare quei costumi per metterli in mostra (9 giugno - 26 agosto 2018). Con questo si è voluto rendere omaggio a tanto lavoro e passione e contemporaneamente fornire, a chi vorrà interessarsene, materia di studio e valutazione per le scelte presenti. Si ringraziano per la collaborazione: le Gaite, le attività commerciali Novità 2000, Les Chics, Garçon & Femme e tutti coloro che hanno messo a disposizione i loro vestiti.
Info e prenotazioni:
Corso Matteotti 70 – Bevagna
bevagna@sistemamuseo.it
tel 0742.360081