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giovedì 26 novembre 2020

Il Santo Stefano di Giotto al Museo Horne di Firenze

Sabato 28 novembre 2020
alle ore 16,00 e alle 17,00 primo appuntamento con "Parliamo d'Arte" del Museo Horne di Firenze.
L'argomento di questo appuntamento è "Il Santo Stefano di Giotto".
Il Museo Horne organizza un calendario di conversazioni online per esplorare i suoi capolavori. 
In questo momento complesso il museo offre l’opportunità di mantenere una relazione con l’arte e con le persone.
Parliamo d’arte, è rivolto a tutti gli amanti dell’arte e della storia, ma anche a chi desideri conoscere il patrimonio culturale che è memoria del nostro passato.
Gli incontri sono fruibili gratuitamente tramite piattaforma Zoom, la prenotazione obbligatoria.
Per partecipare all’incontro è necessario REGISTRARSI QUI.
Il giorno dell’incontro i prenotati riceveranno un’email con le credenziali per accedere alla piattaforma, per partecipare basterà cliccare il link ricevuto. In alternativa sarà possibile accedere nella sezione “join a meeting” direttamente dal sito Zoom, inserendo il meeting ID ricevuto.

domenica 10 giugno 2018

Capolavori del Trecento

L‘Umbria celebra l’arte del Trecento con una mostra diffusa visitabile dal 24 giugno al 4 novembre 2018.
70 dipinti a fondo oro su tavola, sculture lignee policrome e miniature, che raccontano la meraviglia ambientale dell’Appennino centrale e la civiltà storico-artistica, civile e socio-religiosa nell’Italia di primo Trecento. Quattro sedi espositive: Trevi, Montefalco, Spoleto e Scheggino, e una trama di itinerari che si dipanano in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, per scoprire il valore di una straordinaria unità di cultura, nelle terre ferite dal sisma che ha colpito l’Italia centrale.
Il successo, nel cuore verde d’Italia, della lezione rivoluzionaria di Giotto e dello stupefacente virtuosismo dei caposcuola senesi Pietro Lorenzetti e Simone Martini, è raccontata in mostra attraverso una costellazione di artisti, spesso anonimi, che si fecero interpreti dell’anima più profonda e vera dell’Appennino, declinando emozioni di fede e dolcezza, dipinte con un linguaggio pittorico intenso, ed un magistero tecnico sorprendente. Fino alla meraviglia che nasce dalla visione di capolavori conservati in musei e raccolte di grande prestigio, come la Fondazione Cini di Venezia, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, l’Alana Collection di Newark (USA).
Da non perdere due stupefacenti dossali esposti nell’appartamento di rappresentanza di Sua Santità il Pontefice, entrambi provenienti da Montefalco, restaurati per l’occasione dai magistrali laboratori dei Musei Vaticani; oppure lo straordinario riavvicinamento del Trittico con l’Incoronazione della Vergine del Maestro di Cesi e il Crocifisso con Christus triumphans dipinti entrambi per il monastero di Santa Maria della Stella di Spoleto, oggi separati tra il Musée Marmottan Monet di Parigi e il Museo del Ducato di Spoleto. Per la prima volta, dall’inizio dell’Ottocento, torneranno insieme.
Per maggiori informazioni a breve sarà attivo il sito ufficiale della mostra: www.capolavorideltrecento.it.

venerdì 8 giugno 2018

Le stoffe di un sogno

Come si veste un sogno? Con quali stoffe? E di quali colori?
Non sempre la ‘materia di cui sono fatti i sogni’ è impalpabile ed evanescente: se il sogno è il medioevo, e il medioevo del Mercato delle Gaite, essa si fa concreta e tattile nelle morbide lane, nelle sete preziose, nelle umili canape, profumata degli odori delle salde, e perfino musicale nell’elegante fruscio dei tessuti come nel cadenzato ritmo delle forbici che alacremente risuona sulle tavole da lavoro. È stata questa la scommessa del Mercato delle Gaite, una delle tante scommesse sulle quali si è giocata la credibilità di gente che, quasi trenta anni fa, ha coltivato il sogno di risvegliare un Medioevo assopito ma ancora vivo nelle pietre dei preziosi monumenti o delle nascoste viuzze.
Nascono così i primi vestiti delle Gaite, tagliati e cuciti dalle donne di Bevagna, che hanno cercato consigli e direttive in costumisti esperti, individuato modelli negli abiti indossati dai personaggi dei cicli di Giotto e Simone Martini ad Assisi (come non pensare, infatti, che questi dipinti – al di là di ogni significato dottrinario o devozionale – siano stati guardati dagli uomini e dalle donne del tempo con lo stesso malcelato desiderio con cui noi sfogliamo le riviste di moda?), ma anche interpretato, senza tradimenti beninteso, quei modelli per renderli unici e assolutamente bevanati e, infine, in qualche modo moderni.
Per questo l’Accademia di Bevagna, l’Associazione Mercato delle Gaite e Sistema Museo, con il patrocinio del Comune di Bevagna, hanno pensato di rintracciare quei costumi per metterli in mostra (9 giugno - 26 agosto 2018). Con questo si è voluto rendere omaggio a tanto lavoro e passione e contemporaneamente fornire, a chi vorrà interessarsene, materia di studio e valutazione per le scelte presenti. Si ringraziano per la collaborazione: le Gaite, le attività commerciali Novità 2000, Les Chics, Garçon & Femme e tutti coloro che hanno messo a disposizione i loro vestiti.
Info e prenotazioni:
Corso Matteotti 70 – Bevagna
bevagna@sistemamuseo.it
tel 0742.360081

sabato 7 aprile 2018

"Il Vangelo secondo Giotto" a Germinaga (VA)

Il mese di aprile vede le parrocchie di Germignaga e Brezzo di Bedero protagoniste di una importante iniziativa culturale presso la chiesa di San Carlo, scelta come sede della mostra “Il Vangelo secondo Giotto“, dedicata alle riproduzioni fotografiche, in scala 1:4 e in alta definizione, dei capolavori realizzati dal pittore fiorentino per la Cappella degli Scrovegni di Padova.
Grazie alla collaborazione con la società editrice Itaca, e tramite il patrocinio del Comune di Germignaga, visitatori e gruppi scolastici potranno ammirare ogni singolo dettaglio delle 38 scene, commissionate dal banchiere Enrico Scrovegni all’inizio del XIV secolo, che immortalano il destino dell’uomo, a disposizione del pubblico da domenica 15 a mercoledì 25 aprile 2018.
L’intero progetto è curato dal professor Roberto Filippetti, studioso di arte e letteratura, da anni impegnato in tutta Italia per avvicinare giovani e adulti all’incontro con le bellezze del patrimonio artistico nazionale. Tra queste, il ciclo di opere realizzato da Giotto, presso il luogo di culto posto nel cuore del centro storico padovano, occupa una posizione di assoluto rilievo, in quanto considerato dagli esperti come l’espressione più alta dell’arte medievale.
Dopo i restauri compiuti nel 2002, il tempo a disposizione per osservare gli affreschi è stato notevolmente ridotto per ragioni conservative. L’intento delle due parrocchie si lega quindi anche all’opportunità, offerta a cittadini e turisti, di poter esplorare e approfondire i particolari delle pareti per tutto il tempo necessario a fornire una completa comprensione.
A tale proposito l’apertura dell’esposizione, in programma per domenica 15 aprile alle ore 16,00 sarà preceduta da un incontro introduttivo del relatore, grazie al supporto di un sofisticato software di videoproiezione, presso il Cinema Teatro Italia di via Mameli, alle ore 21 di sabato 14/4.
Orari di apertura (ingresso libero): da lunedì a venerdì 15-19, con aperture serali il venerdì e il sabato dalle 20 alle 22. Sabato e domenica 14-19. Il 25/4, ultimo giorno di esposizione, apertura straordinaria dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 22. Ulteriori soluzioni sono infine riservate a scolaresche e gruppi, in particolare al mattino, su appuntamento.
Per informazioni e prenotazioni: 389 5931317 (segreteria interparrocchiale) – info@parrocchiagermignaga.it – www.parrocchiagermignaga.it – www.itacaeventi.it.

giovedì 22 giugno 2017

"Magister Giotto" a Venezia

Magister Giotto dal 13 luglio al 5 novembre 2017 alla Scuola Grande della Misericordia a Venezia.
La voce di Luca Zingaretti come guida, gli ampi spazi della Scuola Grande della Misericordia come cornice e, per sottofondo, la musica originale di Paolo Fresu. Immagini, parole, suoni diventano così un’unica esperienza, si fanno spettacolo per portare il pubblico “dentro” alla produzione artistica del maestro medievale.  I dettagli forniti sull’esposizione-evento, sono ancora pochi. Si sa che ad aprire il percorso nell’immensa navata dell’edifico veneziano,  sarà l’imponente Croce realizzata in 3D del Presepe Greccio, e prosegue al primo piano in sette ambienti di grande impatto con le storie francescane di Assisi, la Cappella degli Scrovegni di Padova, i Crocifissi e le opere fiorentine. Il percorso si conclude con la Missione Giotto dell’Agenzia Spaziale Europea, che nel 1986 per la prima volta nella storia intercettò la Cometa di Halley. La cometa che Giotto dovette vedere nel suo passaggio tra il 1301 e il 1302, tanto da dipingerla con estremo realismo nell’Adorazione dei Magi della Cappella degli Scrovegni.
Magister Giotto vede la direzione artistica dell’autore e regista Luca Mazzieri,  la direzione esecutiva di Alessandra Costantini, la curatela di Alessandro Tomei, ordinario di storia dell’arte medievale all’Università “G. D’Annunzio”, Chieti-Pescara e di Giuliano Pisani, filologo classico e storico dell’arte membro del Comitato dei Garanti per la Cultura Classica del MIUR col supporto di un notevole comitato scientifico formato da Cesare Barbieri, professore emerito di astronomia presso l’Università di Padova e Stefania Paone, professore aggregato di storia dell’arte medievale presso l’Università della Calabria a Cosenza.
La mostra si avvale anche della consulenza scientifica di Serena Romano Gosetti di Sturmeck, professore ordinario di storia dell’arte medievale presso l’Università di Losanna.
A breve maggiori informazioni e dattagli nel sito ufficiale della mostra.

sabato 25 marzo 2017

"Il Vangelo secondo Giotto" a Torino

Sabato 1 aprile 2017 a Torino presso il Salone Faà di Bruno, in Via San Donato 31, verrà inaugurata la mostra Il vangelo secondo Giotto, con una fedele riproduzione fotografica in scala 1:4, delle pareti della cappella degli Scrovegni che Giotto affrescò oltre sette secoli fa, fra il 1303 e il 1305, per ordine del banchiere padovano Enrico Scrovegni.
Questa cappella è riconosciuta come l'espressione più alta dell'arte medievale e la mostra itinerante è organizzata dal Museo Francesco Faà di Bruno e dal suo Centro Studi.
Tra il 1303 e il 1305 Giotto affrescò la cappella intitolata a Santa Maria della Carità su commissione del banchiere padovano Enrico Scrovegni, concepita per accogliere lui stesso e i suoi discendenti dopo la morte e oggi nota come cappella degli Scrovegni.
Gli affreschi, dopo un accurato restauro, sono tornati all’antico splendore e mostrano la bellezza e la genialità della pittura giottesca che influenzò generazioni di artisti e mutò i canoni stilistici della pittura italiana ed europea.
Nella pittura di Giotto tutto è simbolo di Dio che si fa uomo, che egli mette in scena perché, attraverso i colori e le immagini, i fedeli possano meditare sulle storie di Maria e di Gesù.
Il ciclo pittorico della cappella sviluppa tre temi principali, divisi in dodici episodi disposti sulle pareti della navata: l’Immacolata Concezione di Maria, la sua nascita e presentazione al tempio, fino alle nozze con Giuseppe; l’infanzia e la vita pubblica di Gesù; l'apice della Redenzione, con la Passione, Morte, Risurrezione, Ascensione e infine la Pentecoste.
Nello zoccolo monocromo delle due pareti si vedono le conseguenze morali di quell’avvenimento: le personificazioni dei sette vizi e delle sette virtù che conducono rispettivamente all’Inferno e al Paradiso del grande Giudizio universale dipinto sulla controfacciata.
In un periodo in cui gli artisti bizantini dipingevano Santi e Madonne idealizzati, Giotto descrisse col pennello i vari episodi della vita di Gesù raffigurando i veri protagonisti della sua storia come uomini di tutti i giorni.
Dopo i restauri del 2002, per ragioni conservative è stato ridotto a pochi minuti il tempo permesso per ammirare questo capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo.
La mostra è una buona opportunità di guardare gli affreschi con il tempo necessario per cogliere la poesia iconica delle corrispondenze verticali e frontali, del simbolismo dei colori, dei numeri, delle prospettive architettoniche.
Prodotta da Itaca, società editoriale e di promozione culturale, la mostra è curata dal professor Roberto Filippetti, che da anni percorre l’Italia per introdurre bambini, giovani e adulti all’incontro con la grande arte, autore dei due volumi, editi da Itaca, dedicati alla mostra, L’Avvenimento secondo Giotto. Cappella degli Scrovegni - Padova e Il Vangelo secondo Giotto. La vita di Gesù raccontata ai ragazzi attraverso gli affreschi della cappella degli Scrovegni.
L’esposizione è ideata grazie al contributo di Regione Veneto e Consorzio Giotto Padova, in collaborazione con l’Azienda Turismo Padova Terme Euganee e con il patrocinio di Provincia di Padova, Comune di Padova e Camera di Commercio di Padova.
La mostra sarà visitabile nei giorni feriali dalle 9 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18, sabato dalle 9 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30, domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19, mentre sarà chiusa a Pasqua e Pasquetta.

venerdì 8 gennaio 2016

Il Museo Horne di Firenze

Nonostante sia uno dei musei minori di Firenze, fondato da Herbert Percy Horne, storico dell’arte inglese che trascorse buona parte della sua vita nella città di Firenze, con l’intento di ricostruire l’arte e la vita quotidiana dell’epoca a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, il Museo Horne rappresenta un raffinato scrigno di capolavori di pittura e scultura (da Giotto a Simone Martini, a Masaccio, a Filippino Lippi, a Domenico Beccafumi e al Giambologna) ma anche e soprattutto una casa, arredata con pezzi pregiati dal Duecento al Seicento. Tutta da scoprire.
Horne gestì con grande attenzione le opere del palazzo, con l’intento non di creare un museo bensì un esempio di dimora signorile del Rinascimento, proteggendo il patrimonio artistico nel periodo cosiddetto del Risanamento e ricreando uno spazio in cui poter rivivere il passato e scoprire usi e costumi della città tra Quattro e Cinquecento.
Quello per cui si caratterizza è senza dubbio l’incredibile varietà di opere e di oggetti che convivono in assoluta armonia e coerenza con l’ambiente espositivo. Il nucleo fondamentale è costituito dai maestri toscani del Trecento e del Quattrocento: Giotto, Simone Martini, Masaccio, Dosso Dossi, Beccafumi, Giambologna, Bernini, Raffaello sono solo alcuni dei grandi artisti che si possono ammirare all’interno del palazzo Corsi-Horne. Inoltre, di notevole interesse, sono i pezzi d’arredamento dal Duecento al Seicento ed il fondo dei disegni e delle stampe risalenti dal Cinquecento all’Ottocento.
Di grande interesse sono anche l’archivio e la Biblioteca della Fondazione Horne. L’archivio, posto nell’ammezzato del palazzo, racchiude un grande patrimonio di documenti: pergamene, codici ma anche scritti personali dello studioso e spogli di filze antiche, frutto delle ricerche e della documentazioni che lo stesso Horne effettuava negli archivi e nelle biblioteche fiorentine.
Museo Horne
Via dei Benci, 6 50122 Firenze
Tel. 055 244661 (lun-sab 9.00-13.00)
E-mail: info@museohorne.it; segreteria@museohorne.it; www.museohorne.it.

mercoledì 14 ottobre 2015

Riapre il Museo dell’Opera del Duomo a Firenze.

Sono circa 750 le opere d'arte che da giovedì 29 ottobre 2015 troveranno la loro definitiva collocazione all'interno del nuovo Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, restituendo alla città una tradizione lunga 720 anni che abbraccia - dai capolavori di Arnolfo Di Cambio a quelli del Verrocchio e Donatello - secoli di tradizione artistica medievale e rinascimentale fiorentina.
Statue, rilievi in marmo, bronzo, argento, originariamente realizzati per gli ambienti esterni ed interni delle strutture che sorgono davanti al Museo - il Battistero di San Giovanni, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore e il Campanile di Giotto - troveranno posto nelle 25 sale, distribuite su tre piani, di questo nuovo edificio. Uno spettacolare allestimento che mira a valorizzare capolavori unici al mondo, frutto di un restauro durato tre anni, molti originariamente concepiti per stare insieme, ma successivamente dispersi in attesa di una collocazione più ampia e definitiva.
Tornano a splendere la Maddalena di Donatello, la Porta del Paradiso e la Porta del Nord del Battistero, opera di Lorenzo Ghiberti, mentre l'antica facciata medievale del Duomo, realizzata da Arnolfo Di Cambio a partire dal 1296, ma distrutta nel 1586, verrà ricostruita a grandezza naturale (un colossale modello in resina) nella sala maggiore del museo. Ed è proprio questa facciata - con le sue 40 statue ricollocate nelle loro nicchie - il “gioiello” più atteso da monsignor Timothy Verdon, storico dell'arte e direttore della nuova struttura. «Firenze, città ricca di glorie antiche - spiega Verdon - ha bisogno di grandi iniziative moderne e il nuovo Museo dell'Opera, una struttura spettacolare di qualità mondiale, è la più importante iniziativa fiorentina degli ultimi anni».
Su un lato della sala del nuovo edificio sarà esposta la Porta del Paradiso che, come spiega Verdon, «tornerà a occupare una posizione frontale rispetto all'antica facciata, ricostruendo un rapporto visivo e iconografico perso oltre 400 anni fa». Ai suoi due lati si potrà ammirare la Porta Nord del Battistero – il cui restauro ha consentito il recupero, dopo sei secoli dalla sua realizzazione, dell'oro che ne ricopriva le sculture - e presto anche la Porta Sud di Andrea Pisano. Il percorso dello spettatore proseguirà al piano terra con le sale che accolgono la Maddalena penitente di Donatello - un'opera che sprigiona una grande forza, ma anche tenerezza e devozione attraverso lo sguardo e le mani congiunte in preghiera - e la Pietà di Michelangelo. All'interno della Galleria del Campanile di Giotto, tra le sedici statue a grandezza naturale, spiccano i Profeti di Donatello, Abacuc e Geremia, e i 54 rilievi scultorei originali che la adornavano. Nella Galleria delle Cantorie di Luca della Robbia e di Donatello si potranno, invece, osservare i due grandi pergami realizzati per il Duomo tra il 1431 e il 1439. Un museo nel museo sarà la Galleria, con i modelli lignei del Quattrocento, tra cui quello attribuito allo stesso artista fiorentino, materiali e attrezzi dell'epoca impiegati per la costruzione della Cupola, oltre alla maschera funebre del grande architetto. Fondata nel 1296 per realizzare il Duomo di Firenze l’Opera continua a portare avanti il suo impegno finalizzato alla conservazione e alla valorizzazione del suo straordinario patrimonio culturale. Il Museo dell'Opera del Duomo, fondato nel 1891, fa parte del sistema museale del Grande Museo del Duomo che racchiude il Duomo di Firenze, la Cupola di Brunelleschi, la Cripta di Santa Reparata, il Battistero di San Giovanni e il Campanile di Giotto. Un accordo artistico che il prossimo 29 ottobre tornerà a orbitare, con il suo spartito di arte, fede, storia, di fronte al suo pubblico, nella spettacolare piazza che rappresenta il cuore vibrante di Firenze.

martedì 28 luglio 2015

"Giotto, l'Italia" da settembre a Palazzo Reale di Milano

Polittico Stefaneschi
Con «Giotto, l’Italia», in calendario da mercoledì 2 settembre 2015 al 10 gennaio 2016, Palazzo Reale di Milano chiude la stagione espositiva legata al semestre di Expo 2015.
Coordinata da un comitato scientifico di prim’ordine, la mostra conta un corpus eccezionale di tredici opere, in prevalenza su tavola, mai riunite prima. «Fra i prestiti da segnalare – racconta Serena Romano, curatrice dell’esposizione assieme a Pietro Petraroia – c’è sicuramente il Polittico Stefaneschi, che finora non aveva mai lasciato la Città del Vaticano, dove è esposto dal 1932. Ma è un prestito importante anche il Polittico Baroncelli, tempera di S. Croce, a Firenze, che, dopo aver preso parte a una rassegna allestita nel 1937, non ha piú girato.
E dal Museo di San Diego, in California, è arrivata la cuspide centrale del polittico fiorentino, che per la prima volta viene ricongiunta all’insieme originario».
Sull’impianto scientifico del progetto espositivo, la curatrice spiega: «Invece di costruire una panoramica del Trecento, che sarebbe stata un’operazione forse piú facile, per la maggiore disponibilità di dipinti, abbiamo preferito puntare su un progetto austero, con lavori certamente giotteschi, di provenienza sicura e documentata. Abbiamo cercato pezzi che, essendo legati a luoghi, committenti, cronologia, ci permettano di avanzare ipotesi sul percorso di Giotto e sul suo viaggio in Italia».
La mostra si avvale di un prestigioso Comitato Scientifico che riunisce i responsabili delle istituzioni italiane che nel corso degli anni e fino ad oggi hanno contribuito non solo alla conservazione e alla tutela delle opere di Giotto, ma anche – e in misura straordinaria – alla conoscenza e all’approfondimento scientifico e tecnico della pittura del maestro.
Il Comitato è composto dal presidente Antonio Paolucci e da Cristina Acidini, Davide Banzato, Giorgio Bonsanti, Caterina Bon Valsassina, Gisella Capponi, Marco Ciatti, Luigi Ficacci, Cecilia Frosinini, Marica Mercalli, Angelo Tartuferi.
Il progetto allestitivo è a cura di Mario Bellini.
Tutte le informazioni sul sito ufficiale della mostra !

giovedì 11 giugno 2015

"Giotto, l'Italia" a Milano

Polittico Stefaneschi
Palazzo Reale, Milano
2 settembre 2015 - 10 gennaio 2016
Un viaggio ideale sulle orme di Giotto nei primi decenni del Trecento con l’esposizione di opere antecedenti al suo arrivo a Milano, dove realizzò per Palazzo Reale, l’ultimo capolavoro ricordato dai suoi biografi: una Gloria Mondana e forse una serie di Uomini illustri, entrambi perduti. L’eredità artistica di Giotto è presente a Milano e in Lombardia in luoghi che la mostra incoraggia a visitare: S. Gottardo al Palazzo, Chiaravalle, Viboldone, S.Abbondio di Como e altri monumenti lombardi.
Promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e dal comune di Milano, ideata da Éupolis Lombardia con la curatela di Pietro Petraroia e Serena Romano, la mostra è prodotta da Palazzo Reale ed Electa ed è allestita nelle sale in cui, in epoca viscontea, Giotto lavorò a uno dei suoi capolavori perduti, la Gloria Mondana e una serie di ritratti di uomini illustri, su committenza di Azzone Visconti. Erano gli anni appena precedenti a quelli della morte, avvenuta nel 1337, e Giotto approda a Milano dopo aver girato in lungo e in largo per l’Italia: l’esposizione presenterà questo viaggio grazie a dodici opere-simbolo, certificate e autografe. Una mostra dunque di pochi, selezionati lavori-gioiello, il cui fiore all’occhiello è senza dubbio il Polittico Stefaneschi in arrivo dai Musei Vaticani. Da quando venne realizzato da Giotto su committenza papale per decorare l’altare maggiore di San Pietro, a Roma, non è mai uscito dal Vaticano.
Non è l’unico pezzo sbalorditivo che sarà esposto nella mostra di Palazzo Reale: dagli Uffizi è in arrivo la Maestà, dalla Basilica di Santa Croce il celeberrimo Polittico Baroncelli e dalla Pinacoteca Nazionale il Polittico di Bologna.
La mano inconfondibile di Giotto rappresenta un tassello fondamentale della storia dell’arte occidentale: è stato lui a portare la modernità in pittura, a superare lo stile medievale e la bidimensionalità grazie a quella spasmodica ricerca di rappresentare le figure nel loro spazio. Della modernità di Giotto e del suo essere stato un artista perennemente itinerante e conteso dai maggiori mecenati dell’epoca parlerà la mostra settembrina che si apre con le sale dove saranno esposte la Maestà della Vergine da Borgo San Lorenzo e la Madonna di San Giorgio alla Costa e si chiude sui capolavori della vecchiaia, tra cui il polittico di Bologna e il Baroncelli per Santa Croce.

venerdì 19 settembre 2014

La Madonna di San Giorgio alla Costa in mostra a Lucca

Quello che il pittore fiorentino non ha mai fatto quando era in vita, avendo attraversato la Toscana in più occasioni senza però giungere a Lucca, lo farà ora, a distanza di settecento anni, con ciò che di più autentico, vivo e concreto alimenta i nostri giorni: la sua arte. Rivoluzionaria, senza tempo, capace di creare corpi veri e solidi nello spazio pur dipinti su una tavola o su un muro. Proprio come si presenta la Madonna di San Giorgio alla Costa, il capolavoro che il Comitato Nuovi Eventi per Lucca (organismo creato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dalla Fondazione Ragghianti) porta in città da sabato 4 ottobre 2014, nel giorno della Festa di San Francesco. Giotto in San Francesco, questo il nome della mostra, che vedrà protagonista un'unica opera dell’allievo di Cimabue, in esposizione per due mesi, fino all’8 dicembre 2014, nell'Oratorio di San Franceschetto, annessa al complesso monumentale dedicato al Santo di Assisi.
Giotto, unanimemente riconosciuto come il primo grande iconografo del Santo di Assisi e come il più diretto interprete artistico della poetica di fede, vita e sensibilità dell'Assisiate, realizzò quest’opera, databile intorno al 1295, negli anni della sua giovinezza. Il capolavoro del Duecento, proveniente dal Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte di Firenze, rimase coinvolto nell'attentato di via dei Georgofili nella notte tra il 26 e 27 maggio del '93. In quell’occasione la Madonna fu trafitta da una miriade di schegge di vetro, iniziando un lunghissimo percorso di restauro, affidato alle abili mani di Paola Bracco dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Oltre a neutralizzare buona parte dei danni provocati dall’esplosione, il restauro riuscì anche a eliminare completamente tutti i deleteri interventi da cui lo strato pittorico originale era stato coperto nei secoli. L’urgenza del restauro è diventata, in corso d’opera, anche l’occasione per una riscoperta e un approfondimento degli studi intorno ad uno dei capisaldi della pittura giottesca: uno dei recuperi più affascinanti e insperati, quasi un restauro di rivelazione alla “vecchia maniera”, comunque suffragato dal dispiego eccezionale di metodi di indagine modernissimi. Solo una piccola fenditura, nella spalla di un angelo “reggicortina”, è stata lasciata volontariamente a ricordare i tragici eventi di cui la tavola è stata ad un tempo testimone e vittima. Anche il supporto ligneo fu recuperato e risanato, sempre nei laboratori dell’Opificio, da Ciro Castelli, autore di vari e autentici miracoli ascrivibili alla storia del restauro moderno. Da quel giorno di maggio del 1993, la tavola più volte è stata richiesta da importanti musei d’Europa e d’Oltreoceano, ma per il nostro Paese, questa di Lucca è l’occasione per rivederla in tutto lo splendore dei colori ritrovati e in un luogo che ne esalterà la bellezza. A dicembre, infine, terminata l'esposizione in San Franceschetto, l’opera tornerà “a casa”, nel Museo Diocesano di Firenze, che riaprirà finalmente le sue porte dopo anni di forzata chiusura.

domenica 27 luglio 2014

Da Giotto a Gentile, pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento

La mostra "Da Giotto a Gentile" a Fabriano, 26 luglio-30 novembre 2014
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La provincia di Ancona torna protagonista di un evento artistico di grande spessore con la mostra Da Giotto a Gentile, pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento, a cura di Vittorio Sgarbi, che si svolgerà a Fabriano da sabato 26 luglio al domenica 30 novembre 2014.
Ospiteranno l'esposizione, costituita da oltre 100 opere, la Pinacoteca Civica "Bruno Molajoli", la Chiesa di Sant’Agostino, Cappelle Giottesche, la Chiesa di San Domenico, Cappella di Sant’Orsola e Sala Capitolare, la Cattedrale di San Venanzio, le Cappelle di San Lorenzo e della Santa Croce.
Oltre a dipinti, pale d'altare, tavole, affreschi staccati si potranno ammirare anche sculture, oreficerie, miniature, manoscritti, codici in prestito dai più prestigiosi musei italiani e stranieri.
In mostra opere di Giotto, Pietro Lorenzetti, Bernardo Daddi, Allegretto Nuzi, gli affreschi e le tavole dipinte dagli artisti locali e alcuni capolavori di Gentile, come la Crocifissione del polittico proveniente da Valleromita di Fabriano, ora nella Pinacoteca di Brera, o la raffinata Madonna dell'umiltà del Museo nazionale di San Matteo di Pisa, nei quali si denota l'eleganza e la raffinatezza dello stile tipico del massimo rappresentante del Gotico Internazionale.
La mostra vede presenti nel Comitato Scientifico illustri studiosi come Mina Gregori, Antonio Paolucci, Maria Rosaria Valazzi, Angelo Tartuferi, Alessandro Marchi, Elvio Lunghi e Giampiero Donnini, Fabio De Chirico oltre a Vittorio Sgarbi che lo presiede. Il catalogo, edito da Mandragora, è curato da Vittorio Sgarbi insieme a Giampiero Donnini e Stefano Papetti responsabile anche dell'allestimento con Liana Lippi, direttore e coordinatore dell'evento.
La mostra Da Giotto a Gentile è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, con il sostegno del Comune di Fabriano, in collaborazione con la Regione Marche, la Soprintendenza Beni Storici Artisci ed Etnoantropologici delle Marche di Urbino, la Soprintendenza Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell’Umbria e la Diocesi di Fabriano-Matelica. La mostra si avvale dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, del Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
ORARI 10.00-21.00; fine settimana 10.00 -23.00; lunedì mattina chiuso
BIGLIETTO 9€ ridotto 6€
INFO MOSTRA e PRENOTAZIONI VISITE GUIDATE:  0732/042195.
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venerdì 1 marzo 2013

Il Vangelo secondo Giotto

Sette secoli fa, fra il 1303 e il 1305, Giotto, su commissione del banchiere padovano Enrico Scrovegni, affresca la Cappella intitolata a Santa Maria della Carità.
Questa piccola chiesa romanico-gotica, concepita per accogliere lui stesso e i suoi discendenti dopo la morte, è considerata un capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo e una delle massime espressioni dell’arte occidentale. Gli affreschi, dopo un accurato restauro, sono ritornati all’antico splendore rivelando la bellezza e la genialità della pittura giottesca, che influenzò generazioni di artisti e mutò i canoni stilistici dell’arte italiana ed europea.
Il ciclo pittorico della Cappella sviluppa tre temi principali, ciascuno in dodici episodi, disposti sulle pareti della navata: la vita di Gioacchino e Anna; la vita di Maria; la vita, morte e resurrezione di Gesù.
Infine lo zoccolo con le personificazioni delle sette virtù e dei sette opposti vizi capitali che conducono rispettivamente al Paradiso e all’Inferno del grande Giudizio universale dipinto sulla controfacciata.
La mostra è una fedele riproduzione fotografica, in scala 1:4, delle pareti della Cappella degli Scrovegni dopo i restauri del 2002. Essa permette di cogliere la poesia iconica delle corrispondenze verticali e frontali, del simbolismo dei colori, dei numeri, delle prospettive architettoniche. Giotto, infatti, assieme a Dante, è all’apice di una cultura in cui ogni particolare partecipa di un ordine che tutto abbraccia. 
Garbagnate Milanese (MI)  
2 marzo - 2 aprile 2013
Basilica SS. Eusebio e Maccabei - via Gran Sasso 6
Comunità Pastorale "Santa Croce" di Garbagnate Milanese
Orari di apertura:
da lunedì a sabato 10.00-12.00, 15.30-17.30
venerdì anche 21.30-22.30
domenica 15.00-17.30
visite guidate anche in altri orari per gruppi e scolaresche, su prenotazione
ingresso libero
Informazioni e prenotazioni visite guidate:
tel. 02 9955607
e-mail: segreteria@comunitasantacrocegarbagnate.it.
web: www.festivaldellafede.it.

mercoledì 11 aprile 2012

L'Avvenimento secondo Giotto

“Arriva” a Fermo la Cappella degli Scrovegni. Una grande mostra su Giotto. A Fermo dal 14 al 28 aprile 2012. Il titolo è già significativo: “L'Avvenimento secondo Giotto”. Si tratta di 40 immagini che il grande pittore dipinse nella chiesa padovana. Nella Cappella degli Scrovegni, Giotto ha messo in scena l'Avvenimento: quello di cui la cristianità aveva fatto “giubilare memoria” nel 1300.
La grande mostra, curata dal prof. Roberto Filippetti, verrà allestita nel suggestivo Oratorio di san Domenico. Saranno 74 i pannelli che consentiranno di vedere a distanza ravvicinata l'opera del massimo pittore medievale. L'iniziativa ha visto il coinvolgimento di dodici universitari della facoltà di Beni Culturali che ha sede a Fermo.
Sette secoli fa, fra il 1303 e il 1305, Giotto, su commissione del banchiere padovano Enrico Scrovegni, affresca la Cappella intitolata a Santa Maria della carità.
Questa piccola chiesa romanico-gotica, concepita inizialmente per accogliere lui stesso e i suoi discendenti dopo la morte, è oggi considerata un capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo e una delle massime espressioni dell'arte occidentale. Nella pittura di Giotto tutto – dalle corrispondenze verticali e orizzontali alle prospettive architettoniche, dal simbolismo dei colori a quello dei numeri – partecipa dell'avvenimento di Dio che si fa uomo.
Un fatto storico che Giotto ha messo in scena perché attraverso i colori e le immagini i fedeli potessero meditare sulla vita di Maria e di Gesù, sulla Sua morte e resurrezione e sul proprio destino di libertà in vista del Giudizio Universale.

venerdì 18 novembre 2011

Gli affreschi "giotteschi" di Sant'Orsola

Tornano a splendere gli affreschi “giotteschi” della chiesa di Sant’Orsola in viale Lecco 125, a Como, e sono visitabili fino al prossimo 11 dicembre 2011 al primo piano della Pinacoteca civica di Palazzo Volpi, in via Diaz 84.
La chiesa di Sant’Orsola, dall’interno barocco, ha un’origine ben più antica. Se oggi si varca l’accesso laterale alla facciata, si scopre parte di ciò che rimane della sua fase più remota e che, da poco restaurata, è stata salvata dallo stato di degrado in cui versava.
Negli anni sessanta del Novecento, dalle pareti dell’antica chiesa furono staccate e strappate alcune porzioni di affresco – delle quali è da poco terminato il restauro – rivelatesi, con il susseguirsi degli studi, pregevoli testimonianze artistiche del XIV secolo.
In Pinacoteca, in questi giorni, a far bella mostra di sé sono un Giudizio Universale e un Compianto sul Cristo deposto dalla Croce, opere, come detto, staccate dalla parete occidentale dell’antico oratorio del monastero delle benedettine Umiliate di Sant’Orsola.
Gli affreschi - che rimandano a una bottega dal sapore giottesco riminese, nota nelle nostre zone per i cantieri di Santa Maria dei Ghirli a Campione d’Italia, di Santa Maria Assunta a Brione Verzasca, sempre in Canton Ticino, e della chiesa ora evangelica di Stuls, nel Cantone dei Grigioni - hanno potuto vedere una nuova luce, grazie al contributo dell’Inner Wheel International Club di Como.
Per festeggiare i suoi primi 25 anni di vita, il sodalizio comasco ha stanziato i fondi per concludere un lavoro, iniziato oltre 40 anni fa, quando il pittore Torildo Conconi ricevette l’incarico di staccare gli affreschi di Sant’Orsola. Il lavoro fu, però, svolto dal suo collaboratore Folco Canova che, visti i ristretti spazi in cui operare, frazionò il dipinto in sette parti di varie dimensioni.
I quattro frammenti di superficie maggiore vennero tolti con la metodologia dello strappo, gli altri con la tecnica dello stacco.
I primi furono poi rimontati su un supporto di tela, gli altri ricomposti in casse lignee e annegati in una colata di gesso.
Un successivo intervento di restauro, promosso nel 1993 dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici della provincia di Como, richiese, dopo l’esecuzione di un rilievo grafico del mosaico d’insieme, la completa rimozione dei frammenti dal letto di gesso.
Dopo varie fasi di lavorazione, i frammenti furono ricomposti su un sopporto in vetroresina, costituito da tre pannelli componibili.
L’ultima fase del restauro ha visto la stesura di un intonaco neutro nelle lacune tra i frammenti, al fine di portarli allo stesso livello, prima dell’integrazione pittorica con la tecnica dell’acquerello.
Il risultato, sapientemente ottenuto nel laboratorio di restauro di Leonardo Camporini - sotto la direzione di Daniele Pescarmona, direttore coordinatore della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Lombardia - permette di apprezzare un’opera dall’indubbio valore artistico.
Come scrive, infatti, don Fausto Sangiani, parroco di Sant’Orsola, in una pagina del giornalino parrocchiale in distribuzione proprio in questi giorni, citando una segnalazione dell’ingegner Alberto Giussani di inizio Novecento, si tratta di «un affresco interessante per l’iconografia, rappresentando un giudizio universale, e anche per lo stile, risalendo ai primi anni del ’400, nonostante l’opera conservi ancora tradizioni trecentesche».
Fino all’11 dicembre 2011, come detto, gli affreschi saranno esposti a Palazzo Volpi (orari: da martedì a sabato 9.30-12.30/14-17; domenica 10-13).
Poi troveranno una futura collocazione, come spiega lo stesso parroco don Fausto Sangiani, a Sant’Orsola, visto che sono di proprietà della parrocchia che, nel frattempo, ha ultimato il restauro della ex cappella medievale delle monache.
L’intervento di restauro della chiesa ha infatti riguardato l’ex chiesa di un fiorente convento di agostiniane, attraverso la ricostruzione della volumetria dell’edificio sacro, mediante una volta in legno lamellare, trasparente alla luce artificiale.
Gli affreschi saranno collocati in uno spazio già predisposto, unitamente ad altri dipinti già restaurati in parete e ad altri che, invece, necessitano ancora di un intervento di restauro.
«Si tratta, in questo caso, di affreschi più tardi - spiega sempre don Fausto - databili alla fine del ’400 e, per i quali, ci si auspica un intervento finanziario».

lunedì 14 novembre 2011

Il Vangelo secondo Giotto

Oltre sette secoli fa, fra il 1303 e il 1305, Giotto, su commissione del banchiere padovano Enrico Scrovegni, affresca la Cappella intitolata a Santa Maria della Carità. Questa piccola chiesa romanico-gotica, concepita per accogliere lui stesso e i suoi discendenti dopo la morte, è considerata un capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo e una delle massime espressioni dell’arte occidentale. Gli affreschi, dopo un accurato restauro, sono ritornati all’antico splendore rivelando la bellezza e la genialità della pittura giottesca, che influenzò generazioni di artisti e mutò i canoni stilistici dell’arte italiana ed europea.
Per l'occasione dal 17 novembre al 4 dicembre 2011, il Centro Scolastico Faes Argonne di via Melchiorre Gioia, 42 a Milano ospiterà l'allestimento di una mostra fotografica che riproduce la celebre Cappella degli Scrovegni, portata a termine da Giotto nel 1305.
"Il Vangelo secondo Giotto. La Cappella degli Scrovegni" è il titolo della mostra, promossa dall’Associazione FAES di Milano, prodotta da Itaca Eventi e realizzata con il contributo di Regione Veneto e Consorzio Giotto.
Il ciclo pittorico della Cappella sviluppa tre temi principali, ciascuno in dodici episodi, disposti sulle pareti della navata: la vita di Gioacchino ed Anna, la vita di Maria; la vita, morte e resurrezione di Gesù. Infine lo zoccolo con le personificazioni delle sette virtù e dei sette opposti vizi capitali che conducono rispettivamente al Paradiso e all’Inferno del grande Giudizio universale dipinto sulla controfacciata.
La mostra è una fedelissima riproduzione fotografica, in scala 1:4, delle pareti della Cappella degli Scrovegni dopo i restauri del 2002, a seguito dei quali, per ragioni conservative, è stato ridotto a pochi minuti il tempo consentito per ammirare uno dei capolavori di Giotto. La mostra, quindi, offre l’opportunità di guardare gli affreschi col tempo necessario per cogliere la poesia iconica delle corrispondenze verticali e frontali, del simbolismo dei colori, dei numeri, delle prospettive architettoniche. Giotto, infatti, assieme a Dante è all’apice di una cultura in cui ogni particolare partecipa di un ordine che tutto abbraccia.
La mostra prenderà il via giovedì 17 novembre e avrà una durata di circa 2 settimane: la visita sarà guidata e gratuita, con possibilità di lasciare un offerta libera; sarà possibile partecipare anche a laboratori pensati per le scuole, come "Le pecore di Giotto" rivolto alle scuole materne e primarie. In questo caso, dopo la visita alla mostra, i bambini proveranno a "smontare" una delle scene dipinte da Giotto, con l’ausilio di un puzzle appositamente realizzato. Ciascuno dovrà poi comporre una propria interpretazione di una delle scene viste in mostra. Ci sarà poi "Nella bottega del frescante" per le scuole Secondarie, grazie al quale i ragazzi entreranno nella bottega di un pittore medievale e vedranno i suoi strumenti di lavoro: i pigmenti in polvere, l’oro in foglia, i pennelli, la calce, il gesso, e le preparazioni delle ricette segrete, tramandate da maestro ad allievo. Alla fine si cimenteranno nella preparazione di un cartone e nell’esecuzione dello spolvero, preparatori alla realizzazione degli affreschi.