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mercoledì 18 dicembre 2019

La Madonna Odigitria della Cattedrale di Monreale

Dopo 206 anni e un'attenta opera di restauro finanziata dalla Fondazione Sicilia, viene restituita la Madonna Odigitria, l'icona dinanzi alla quale Guglielmo II avrebbe offerto la bolla d'oro della fondazione dell'Abbazia di Monreale nel lontano 1176.
L'opera viene presentata al pubblico all'interno del suggestivo Monte di Santa Rosalia di Palazzo Branciforte a Palermo, dal 19 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020, nella sua sontuosa veste di capolavoro medievale, l'eccezionale tavola detta Madonna Bruna o Madonna della Negra, conservata presso il Duomo di Monreale.
La Tavola, posta in origine nell'area absidale e spostata in epoca postridentina nella controfacciata, rimase all'interno del Duomo fino all'incendio da cui fu danneggiata nel 1811; la sala rossa del Palazzo Arcivescovile prima e il Museo Diocesano dopo, l'hanno custodita fino ad oggi.
Sulla scorta di interessanti indagini condotte sui pigmenti delle tavole lignee sembra che l'icona, non solo sia coeva dell'epoca della fondazione e quindi compatibile con la tradizione che ne riconosce il capezzale del re Guglielmo, ma sia un'opera di fattura siciliana, come suggerisce del resto l'impiego dell’abete dei Nebrodi, obbediente ai canoni stilistici della temperie artistica di età normanna.
I lavori di restauro, condotti dal novembre 2016 a giugno 2017, sono stati effettuati da Mauro Sebastianelli e Giovanni Travagliato, sotto la direzione di Maria Concetta Di Natale e l'alta Sorveglianza della Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo, coinvolgendo un folto numero di esperti tra restauratori, storici dell'arte e chimici.
La mostra, inserita all’interno della cattedrale lignea del Monte di Santa Rosalia, ha l'intento di presentarsi come un percorso immersivo articolato in tre sezioni che conduce il visitatore attraverso i dati sul restauro e le evidenze storico-artistiche, per giungere infine alla splendida icona di Monreale.
Per seguire l'evento su Facebook clicca qui !

giovedì 16 maggio 2019

"Castrum Superius. Il Palazzo dei Re Normanni" in mostra

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"Castrum Superius. Il Palazzo dei Re Normanni" è la nuova mostra che resta aperta fino al 10 gennaio 2020 (qui tutte le informazioni) e ripercorre le vicende del Palazzo Reale di Palermo catapultando il visitatore in un'altra era - quella Medievale - grazie ad un'avvolgente immersione multimediale.
La mostra allestita nelle Sale Duca di Montalto svela al viaggiatore uno dei periodi più importanti e gloriosi vissuti e cioè quello Normanno, per farlo la Fondazione Federico II ha messo insieme un’equipe internazionale di rinomati studiosi che si sono ritrovati attorno al comune obiettivo di consegnare al fruitore una prospettiva storico-scientifica.

Tra reperti dell’epoca provenienti da importanti Istituzioni regionali e nazionali, documenti antichi, pannelli con descrizioni storiche, modelli in scala e tecnologia avanzata si ricostruisce la fisionomia medievale di Palazzo Reale e della Capella Palatina, dalle prime fasi costruttive sino al tramonto del Regno normanno. Un percorso espositivo articolato in più sezioni.

La prima dedicata a "I Normanni" racconta la storia di tale popolo e la loro presenza in Italia meridionale e in Sicilia. Ma è solo una delle varie sezioni che compongono il percorso: “Sicilia Araba”, “Castrum Superius” (la costruzione, la fortezza – il Palazzo – la Cappella Palatina), “Gli Opifici”, “La Zecca”, “Il Parco Reale”, ”L’Agricoltura” e “La Cucina”.

Tutto contribuisce a conoscere le tematiche che resero il Palazzo Reale di Palermo un perfetto esempio di una cultura fondata sulla sintesi artistica e politica unica del regno normanno in Sicilia.

«Palazzo dei Normanni è diventato un punto di riferimento della cultura palermitana e siciliana. - Così il presidente dell’Assemblea regionale siciliana e della Fondazione Federico II, Gianfranco Miccichè, durante la presentazione alla stampa della nuova esposizione - Alla base c’è una ricerca di grande rigore scientifico che ha consentito, tra le altre cose, di riprodurre in 3D il soffitto della Cappella Palatina, che contiene numerose immagini suggestive difficili da vedere ad occhio nudo. Palazzo Reale è della città e del mondo è questo il punto di partenza inconfutabile e oggettivo. Un concetto che si traduce in due doveri per chi, come noi, ha il grande onore e la responsabilità di gestirlo: renderlo fruibile e non smettere mai di studiare per conoscere fino in fondo i suoi segreti».

Castrum Superius (Palazzo dei Normanni), contrapposto un tempo al Castrum Inferius (Castello a mare) è uno scrigno pieno di tesori sovrapposti come le tante contaminazioni e dominazioni che si sono susseguite in città.

Tanti segreti, storie e personaggi di quel “Palazzo” vengono svelati ai viaggiatori curiosi e attenti, un luogo dove latini, bizantini e saraceni contribuirono a rendere meravigliosa la residenza dei sovrani grazie alle proprie eccellenze in ambito architettonico, ingegneristico e artistico. La mostra è un progetto interistituzionale della Fondazione Federico II, in stretta collaborazione con l’Assemblea Regionale Siciliana, l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, il Dipartimento Regionale dei Beni Culturali, la Soprintendenza per i Beni Culturali e il Centro Regionale per la Progettazione e per il Restauro.

Un intricato legame di culture, di maestranze, di richiami obbligatori tra Palazzo e Cappella Palatina, che sulla base dei più recenti studi condotti da esperti del settore e con l’ausilio di moderni sistemi espositivi multimediali, emergono insieme ad aspetti peculiari del Palazzo che si sono concretizzati negli oltre cento anni di governo normanno dal conte Ruggero al re Guglielmo II. Una lente di ingrandimento su uno dei più importanti monumenti normanni per alcuni aspetti ancora poco noto.

«Abbiamo voluto - ha detto Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II - che stavolta il protagonista della mostra non fosse un artista o il grande pittore. È lo stesso Palazzo Reale, la cui storia è stata sviscerata grazie al lavoro estenuante di una equipe di docenti di fama internazionale. Adesso invitiamo il pubblico ad addentrarsi nell’affascinante e intricato insieme del Palazzo Reale Normanno, da sempre legato indissolubilmente alla Cappella Palatina».
Per tutte le informazioni, orari e biglietti visita il sito ufficiale della Mostra !

mercoledì 3 febbraio 2016

"Da Zancle a Messina. 2016"

Venerdì 5 febbraio 2016, alle ore 12,00, sarà inaugurata a Villa Pace la mostra archeologica “Da Zancle a Messina. 2016”. L’esposizione, realizzata dalla Soprintendenza BB.CC.AA. in collaborazione con l'Università di Messina, resterà aperta fino al 28 febbraio 2016. L’Ateneo sarà scientificamente parte attiva nell’evento, attraverso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, insieme agli archeologi della Soprintendenza U.O. 5-Beni Archeologici e al Museo Regionale di Messina, che ha messo a disposizione reperti numismatici di pregio. Sarà l’occasione per presentare al grande pubblico le novità frutto delle ricerche condotte nel centro urbano. Il percorso, all’interno della Sala museale, è stato organizzato per temi (abitato, necropoli) e per epoche (età preistorica; greco-romana; medievale e moderna). Potranno essere ammirati 170 reperti, prevalentemente inediti, selezionati tra quelli più significativi e di maggiore pregio artistico e storico.
Il percorso dell’allestimento, organizzato in cinque grandi saloni, è stato pensato su più livelli di fruizione: per temi (abitato, necropoli) e per epoche (età preistorica; greco-romana; medievale e moderna). I ben 170 reperti esposti, prevalentemente inediti, sono stati selezionati dal team di archeologi della Soprintendenza tra quelli più significativi e di maggiore pregio artistico e storico.
Il visitatore potrà ammirare ceramiche di varie epoche, per esempio un raro cratere figurato di VII sec. a. C. di produzione euboica dall’abitato, e tre magnifici crateri figurati (V- IV sec. a.C.) dalla necropoli; oppure i modellini di imbarcazione del III sec. a.C. o la danzatrice dalla sepoltura di una bambina del II sec. a.C.; saranno esposti anche manufatti in bronzo ed elementi architettonici e decorativi.
Ci sarà poi una sezione dedicata alle epigrafi, con epitaffi funerari e anche due iscrizioni di eccezionale interesse: una dedica della prima età imperiale romana, probabilmente ad Orione, il mitico creatore della Falce e del Peloro, proveniente dallo scavo di via Geraci, e un eccezionale cippo miliare attribuibile all’età di Costantino, che viene da Pistunina, dal sito comunemente denominato “Villa Melania”.
Per quel che riguarda la sezione numismatica che fa parte delle bellissime collezioni del Museo Regionale, le tante monete esposte ci racconteranno la lunga, unica e prestigiosa storia della Zecca di Messina e la cosiddetta “circolazione monetale” che è stata documentata dai vari scavi archeologici.
L’esposizione si chiude idealmente con la sezione dedicata al periodo medievale e moderno, un ambito scientifico che in questi ultimi anni ha fatto registrare un’intensa attività di ricerca, con risultati di rilievo soprattutto nel campo delle produzioni ceramiche. E tra i reperti esposti ci saranno anche un catino della prima Età normanna, e un grande frammento dell’affresco del XIII secolo, che proviene dall’antica Chiesa di S. Giacomo.
La mostra resterà aperta tutti i giorni, con i seguenti orari: – lunedì-giovedì: dalle 9,00 alle 14,00; – venerdì-sabato: dalle 9,00 alle 18,00; – domenica: dalle 9,30 alle 13,30.

mercoledì 12 febbraio 2014

Costumi arabo normanni in mostra a Palermo

La Torre di San Nicolò di Bari a Palermo in Via Nunzio Nasi, 18 (a pochi passi dallo storico mercato di Ballarò) sarà abbellita dagli abiti realizzati dalla "Sartoria Pipi Costumi Teatrali" di Palermo.
La sartoria, nata nel 1845, famosa per aver confezionato i costumi teatrali per diverse e importanti opere, esporrà dal 15 febbraio al 1 marzo 2014, presso la Torre di San Nicolò all'Albergheria, i costumi di scena, rievocazione degli abiti arabo normanni di loro manifattura.

lunedì 23 luglio 2012

Museo della Civiltà Normanna

IL CESN festeggia il traguardo dei 20 anni di attività arricchendo la collezione del Museo della civiltà Normanna. In mostra 220 esemplari autentici di armi che coprono 2000 anni di storia e un rarissimo pilum romano.
Il museo della civiltà normanna nel Castello di Ariano Irpino si arricchisce di una nuova importante collezione. Lunedì 23 luglio 2012 alle ore 17,00 sarà inaugurata la Sala delle Armi “Mario Troso”, che mette a disposizione del pubblico una raccolta unica nel suo genere. E’ il modo migliore per festeggiare il traguardo dei 20 anni di attività tagliato dal CESN, il Centro Europeo di Studi Normanni, l’istituzione fortemente voluta e guidata dal prof. Ortensio Zecchino e promotrice negli anni di iniziative di studio e divulgative di rilievo internazionale.
Al convegno inaugurale presiederà Girolamo Arnaldi, Accademico dei Lincei. Dopo i saluti del Sindaco, Antonio Mainiero, e dell’Assessore alla Cultura, Manfredi D’Amato, le relazioni di Ortensio Zecchino su “Spade e Vangelo” e di Mario Troso su “Armi in asta”; interverranno Luciano Criscuoli, Capo dipartimento Ricerca ed Istruzione della Regione Campania, Caterina Miraglia, Assessore Regionale Cultura, Musei e Biblioteche e Guido Possa, Presidente della Commissione Istruzione del Senato della Repubblica. La sala delle armi nel Museo della Civiltà Normanna, allestito dal Centro Europeo di Studi Normanni ed ospitato nel Castello di Ariano Irpino, fa rivivere nell’antico maniero il mito del “mestiere delle armi” con un’esposizione permanente di una grande varietà di armi che copre un arco temporale di oltre duemila anni, compreso tra i secoli V a.C. e XVIII d.C. A cominciare dalle armi in asta acquisite, inventariate in molti decenni, dalla passione e dalla competenza dell’Ing. Mario Troso, noto studioso di armi e strategie militari, al quale la sala è intitolata. Duecentoventi esemplari autentici di armi accolgono il visitatore come in una parata. Le armi sono organizzate secondo le famiglie tipologiche di appartenenza: alabarde, picche, corsesche, falcioni, lance, ronconi, brandistocchi, scure, buttafuoco, alighieri, quadrelloni, forche, tridenti, spiedi. La sala accoglie, inoltre, da fondi diversi, rari esemplari di armi da taglio pre-romane e longobarde tra queste un rarissimo pilum romano, esemplare forse unico nel panorama museale italiano. Oltre al grande plastico della battaglia di Hastinhgs, recentemente restaurato, che ricostruisce quanto avvenuto nel 1066 quando prese avvio l’epopea normanna in Europa, spiccano un’armatura cinquecentesca autentica, una scure da decapitazione del XII sec. ed un manichino che riproduce, in dimensioni naturali e con accurata ricercatezza filologica, un guerriero normanno a piedi, armato di tutto punto.

lunedì 2 gennaio 2012

Anteprima delle armi in asta


Dalle ore 18,00 del 2 gennaio 2012 sarà aperta al pubblico - in attesa dell'inaugurazione ufficiale fissata per il prossimo 11 febbraio - una nuova sala del Museo della Civiltà Normanna ospitato nel Castello normanno di Ariano Irpino. La sala conterrà la collezione di armi in asta "Mario Troso", recentemente acquisita dal Centro Europeo di Studi Normanni (CESN), ed altre armi di fondi diversi anch'essi donati al CESN. Il Museo della Civiltà Normanna, realizzato dal CESN, si arricchisce così, di una raccolta di armi che - con reperti compresi in un arco di oltre duemila anni, dal V sec. a.C. al XVIII sec. d.C. - costituisce un unicum nel panorama museale non solo nazionale.
"Nell'annunciare l'evento di grande rilievo dal punto di vista culturale e della valorizzazione anche turistica del nostro patrimonio storico – afferma il Sindaco Antonio Mainiero – desidero rivolgere pubblicamente il più vivo plauso e il più sentito ringraziamento al CESN, ed al suo presidente Senatore Ortensio Zecchino, per aver offerto questa ulteriore grande risorsa alla nostra comunità".

lunedì 19 dicembre 2011

I Signori di Ocre: dai Vestini ai Normanni

Presso il Monastero-Fortezza di Santo Spirito del Comune di Ocre in provincia dell’Aquila si è inugurata la mostra archeologica "I Signori di Ocre: dai Vestini ai Normanni", organizzata dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Abruzzo e il Dipartimento di Storia e Metodologie Comparate dell’Università degli Studi dell’Aquila.
E’ la prima mostra che espone le ricerche archeologici più recenti (anni 2000-2010) provenienti dall’area anticamente occupata dalle popolazioni Vestine nel versante aquilano del Gran Sasso e anche la prima che si inaugura nel territorio del cratere dopo il terremoto del 2009. Il Comitato Scientifico della mostra è composto da Fabio Redi e Alfonso Forgione, docenti dell’Università degli Studi dell’Aquila; Vincenzo d’Ercole e Alberta Martellone, archeologi del Ministero per i beni e le attività culturali. La mostra si articola in due sezioni: nella prima, curata dal Dipartimento di Storia e Metodologie Comparate, sono raccolte e ordinate le testimonianze della vita nel castello e negli annessi; quei reperti, cioè, che tematicamente consentono la ricostruzione dell’immagine storica del castello di Ocre e dei suoi abitanti, dal popolamento del rilievo collinare a partire dall’arrivo dei Normanni conquistatori, al suo abbandono nel corso del XVI secolo, attraverso le distruzioni effettate dagli Aquilani nel 1293 e da Braccio da Montone nel 1423, come ci narra Buccio di Ranallo nella sua Cronaca. Nella seconda sezione, curata dalla Soprintedenza per i beni archeologici dell’Abruzzo, sono esposti 5 corredi funerari provenienti dalla vicina necropoli di Fossa, partendo dalla tomba femminile 135 riferibile alla prima età del ferro, nel cui corredo è presente una caratteristica tazza in bronzo da “sommelier” utilizzata dalle donne Vestine per insaporire ed assaggiare il vino.
Il modo di combattere in linea di fanti armati di lance e pugnali corti è ben espresso dalla tomba maschile 64 riferibile al VII sec.a.C.: nella stessa tomba sono conservati punte in ferro tipiche dei “bastoni da sci” e ganci ad omega che servivano ad allacciare alti scarponi adatti alla guerra in montagna. Il cambiamento avvenuto nel corso dell’età arcaica (VI sec.a.C.) delle tattiche belliche, ben si evince dal corredo maschile della tomba 273 in cui è presente una lunga spada in ferro,del tipo “Capestrano”, funzionale a colpi di taglio fra guerrieri a piedi o a cavallo disposti in ordine sparso. Il costume funerario esclusivo del popolo dei Vestini Cismontani, coloro cioè che abitavano fra L’Aquila e Capestrano nel I millennio a.C., era di seppellire tra 2 coppi sovrapposti, che fungevano da sarcofago, i bambini defunti entro 100 giorni di vita. L’uso dei coppi nelle sepolture dei neonatali, ci testimonia il loro utilizzo come elementi dei tetti delle case, ormai realizzate in muratura. La sepoltura più recente della necropoli di Fossa esposta in mostra è quella della tomba a camera 430 in cui venne deposto un individuo di sesso maschile defunto agli inizi del I secolo d.C. all’età di 62-66 anni.
In una fossa di riduzione scavata ai piedi dell’inumato erano sepolti, ammucchiati, i resti di altri 3 individui (2 donne e 1 uomo) due dei quali deposti sopra altrettanti letti funerari rivestiti in osso. In uno dei due letti, quello più antico, sono ritratti sul “fulcrum” (cuscino) delle lici e dei volti femminili, mentre il cilindro delle gambe raffigura scene di danza fra un giovane eros nudo e figure femminili. L’altro letto, quello più recente, rappresenta nel “fulcrum” il mito di Ercole e leone Nemeo, mentre nelle gambe vi è il volto di una divinità, forse Apollo con un copricapo particolare. In un’altra vetrina sono esposti i reperti provenienti da S.Panfilo d’Ocre e rinvenuti dopo il terremoto del 2009 durante la realizzazione dei moduli abitativi provvisori (MAP) e di una scuola. I materiali testimoniano di una necropoli finora sconosciuta in uso fra il VI e il II sec.a.C.: di grande interesse la lama piegata di una spada in ferro a “codolo” di tipo celtico. Purtroppo le circostanze del rinvenimento e l’assenza di ogni verifica archeologica nel corso dei lavori effettuati dalla Protezione Civile rendono impossibile ulteriori elementi di comprensione storica del sito. L’ultima vetrina del percorso è dedicata a un luogo di culto investigato nel novembre 2008 in località Piè di Colle a Poggio Picenze. Qui sono stati recuperati numerosi reperti archeologici fra cui un volto in pietra di “Attis” , lucerne e ceramica in terra sigillata in uso tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale (I sec.a.C- I sec d.C.).
La mostra contribuisce a qualificare e valorizzare uno dei monumenti più belli significativi della provincia dell’Aquila, il Monastero-Fortezza di Santo Spirito d’Ocre, che può rappresentare un polo di attrazione per il turismo culturale dell’Abruzzo.
La visita è possibile su prenotazione (info Comune di Ocre: 0862751413; Monastero di Santo Spirito: 08621965538) e la mostra resterà aperta fino a dicembre 2012.