domenica 5 settembre 2021
VENETIA 1600
venerdì 18 settembre 2020
Il bacino ceramico dell'Abbazia di Santa Maria di Lucedio
Sarà presentato al pubblico sabato 26 settembre 2020 alle ore 17,00 nel corso di una breve cerimonia che si terrà presso la Sala d’Ercole
del Museo Leone di Vercelli, il bacino ceramico di origine medievale proveniente dalla torre campanaria della abbazia di Santa Maria di Lucedio, dove si trovava murato fino al 2007, quando, nel corso dei restauri del complesso abbaziale fu asportato per essere custodito in sicurezza presso la sede dell’amministrazione provinciale, proprietaria del bene.
Nel corso dell’estate 2020, attraverso un accordo concretizzatosi in una convenzione di deposito con il Museo Leone e la
Soprintendenza, la Provincia ha affidato la conservazione e la valorizzazione del prezioso reperto proprio al Museo Leone, da oltre un secolo custode e promotore delle memorie storiche e archeologiche del territorio vercellese.
Il bacino, termine che identifica un recipiente in ceramica usato come elemento decorativo sulle superfici esterne di edifici (soprattutto religiosi, ma anche civili) è uno dei quattro esemplari (di cui oggi solo due conosciuti) murati ciascuno su un diverso lato della torre campanaria. Quello depositato al Leone, già oggetto di un primo consolidamento dopo il distacco, è un piatto circolare decorato nel cavo da un quadrato e dipinto in verde e giallo.
Non è caratteristico delle produzioni locali o piemontesi e trova rimandi in tipologie geograficamente lontane come la griffata orientale o l’arcaica tirrenica, con le quali si riscontrano analogie anche per il motivo decorativo. La sua datazione non è certa ma compatibile con la costruzione del campanile, quindi nel secondo – terzo decennio del 1200.
L’esposizione è stata decisa in collaborazione dal Museo Leone (custode del bene), dalla Provincia di Vercelli (ente proprietario) e dalla Delegazione FAI di Vercelli il cui Gruppo Giovani da due anni a questa parte organizza, in convenzione con la Provincia di Vercelli, le viste accompagnate al campanile di Lucedio.
Accanto al bacile verranno esposte anche tre formelle in pietra arenaria (sempre di proprietà della Provincia e sempre in deposito presso il Museo Leone) che rispettivamente rappresentano:
- una raffigurazione dell’Agnus Dei
- un falconiere a cavallo
- uno stemma gentilizio forse raffigurante l’antico stemma della città di Trino.
Una trentina di anni fa (intorno agli anni Novanta del ‘900), le
formelle furono rimosse dalla loro collocazione dopo un tentativo di furto e quindi restaurate nel laboratorio della Soprintendenza. Erano murate anch’esse nel campanile della chiesa di Lucedio, nel vano al piano terreno, in un allestimento di tipo antiquario che risaliva alla riedificazione seicentesca della chiesa.
Una prima interpretazione critica
ne propone la datazione entro la prima metà del Quattrocento a
testimoniare la stagione tardogotica di arredo dell’edificio. Una
diversa lettura ne mette invece in evidenza i rapporti con la cultura
dei tempi di Federico II, anticipandone la datazione al pieno medio evo
(1240 – 1250).
Completeranno l’esposizione alcune ceramiche di ambito medievale appartenenti alle collezioni di Camillo Leone e alcuni volumi illustrati provenienti dalla biblioteca antica del notaio vercellese, attraverso i quali si cercherà di ritrovare, per confronto, le suggestioni della cultura figurativa che informa i reperti provenienti da Lucedio.
L’esposizione sarà visitabile, da sabato 26 settembre a domenica 4 ottobre 2020 compresa, nei consueti orari apertura del Museo Leone, dal martedì al venerdì dalle 15 alle 17.30 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’ingresso all’esposizione è libero previo il rispetto delle norme anti Covid vigenti. A questo scopo il personale di sala del Museo Leone fornirà tutte le indicazioni necessarie e vigilerà sul rispetto dei protocolli.
mercoledì 7 marzo 2018
Carlo Magno va alla guerra
Dopo una prima tappa a Ginevra nel 2017, l’esposizione giunge con importanti novità a Torino grazie alla collaborazione tra il Museo Civico d’Arte Antica di Torino e il Musée Savoisien di Chambery, nell’ambito delle iniziative della Rete internazionale di musei appartenenti ai territori originariamente parte del ducato di Savoia.
A Torino la mostra, grazie alla curatela di Simonetta Castronovo, conservatore di Palazzo Madama, rivolge particolare attenzione all’arredo e alla vita di corte nei castelli di Piemonte e Valle d’Aosta nel 1300, con opere provenienti da Torino, Moncalieri, Montaldo di Mondovì (Cuneo), San Vittoria d’Alba (Cuneo) e Quart (Aosta).
Le pitture murali provengono dal castello di Cruet, proprietà dei signori de la Rive, vassalli di Amedeo V di Savoia (1285-1323). Lunghe complessivamente oltre 40 metri, sono state staccate dalle pareti della dimora savoiarda nel 1985 per ragioni conservative e, dopo un restauro concluso nel 1988, sono da allora esposte presso il Musée Savoisien di Chambery.
Il ciclo rappresenta episodi tratti da una celebre chanson de geste, il Girart de Vienne di Bertrand de Bar-sur-Aube, composta nel 1180 e dedicata alle vicende di un cavaliere della corte di Carlo Magno. Raffigura pertanto scene di caccia nella foresta, battaglie, duelli, l’assedio a un castello, l’investitura feudale, la raffigurazione di un banchetto, accanto ad episodi narrativi specifici di questo poema cavalleresco.
Presentate in sequenza in Corte Medievale, le pitture ricostruiscono idealmente la decorazione della sala aulica del castello di Cruet grazie a uno scenografico allestimento realizzato dall’architetto Matteo Patriarca con Gabriele Iasi e Studio Vairano.
Accanto a queste straordinarie pitture, la mostra presenta una cinquantina di opere provenienti dalle collezioni di Palazzo Madama e da altre istituzioni, con pezzi mai esposti prima al pubblico. Essi arricchiscono il percorso consentendo di immaginare la vita nei castelli medievali della contea di Savoia tra 1200 e 1300. Sculture, mobili, armi, avori, oreficerie, codici miniati, ceramiche, vasellame da tavola, cofanetti preziosi, monete e sigilli documentano i tanti aspetti dell’arte di corte e della cultura materiale dell’epoca.
Il percorso espositivo si articola in dieci sezioni tematiche: Le pitture murali di Cruet, che racconta la storia dell’edificio e la delicata operazione di stacco degli affreschi; I committenti attivi all’epoca, come Amedeo V conte di Savoia e Filippo principe d’Acaia, attraverso l’esposizione di preziosi documenti duecenteschi; La guerra, i tornei e la caccia, con spade, speroni, punte di freccia e di lancia, ad evocare le armature dei cavalieri medievali, mentre un rarissimo corno in avorio (olifante) richiama le battute di caccia al cervo e al cinghiale, passatempo preferito dell’aristocrazia; Interni gotici, con testimonianze di mobilio medievale; Poemi e romanzi cavallereschi, con codici e pagine miniate; Le spese di corte illustrate da un rotolo pergamenaceo con la contabilità dei conti di Savoia, affiancato ad alcune monete d’argento emesse durante il regno di Amedeo V e Aimone di Savoia; Gli oggetti preziosi e i giochi, con cofanetti in cuoio e legno dipinto, pettini e specchi figurati in avorio e alcuni giochi da tavola per adulti (gli scacchi, il tris) e bambini (le bambole in terracotta); La tavola del principe, con oggetti in uso nella mensa dei castelli; La devozione privata con sculture sacre provenienti dalle cappelle dei castelli della Valle d’Aosta; I santi cavalieri, con sculture lignee e avori raffiguranti i santi venerati nel Medioevo, come san Vittore e sant’Eustachio.
La mostra è, infatti, frutto dell’importante collaborazione con il Musée Savoisien di Chambéry, col quale Palazzo Madama lavora stabilmente dal 2001. I due musei appartengono entrambi alla Rete Sculpture dans les Alpes, circuito internazionale di istituzioni accomunate dall’appartenenza ai territori facenti originariamente parte del ducato sabaudo, costituitasi quindici anni fa per promuovere progetti di ricerca condivisi. Della rete fanno parte anche il Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta, la Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d’Aosta, il Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa, il Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, il Musée d’Histoire du Valais di Sion, il Musée-Château di Annecy, il Musée–Monastère di Brou a Bourg-en-Bresse e la Conservation du Patrimoine della Savoie. Un progetto volto a rafforzare le relazioni istituzionali in una Europa unita dalla cultura, della quale Carlo Magno è stato un precursore.
martedì 27 febbraio 2018
Tutta l'Umbria una mostra
Molte sono le iniziative in programma per celebrare l’evento pensate per promuovere e valorizzare l’arte della regione, con una particolare attenzione alla raccolta della Galleria, vera e propria antologia dei vertici della scuola umbra.
La prima in ordine di tempo è l’esposizione dal titolo "Tutta l’Umbria una mostra. La mostra del 1907 e l’arte umbra tra Medioevo e Rinascimento" in programma alla Galleria Nazionale dell'Umbria da domenica 11 marzo a domenica 10 giugno 2018.
mercoledì 3 febbraio 2016
"Da Zancle a Messina. 2016"
mercoledì 11 novembre 2015
"Mense e bachetti nella Udine rinascimentale" al Castello di Udine
Tra le fonti utilizzate nell'ambito dell'esposizione vanno citati il ricettario del Platina, pubblicato a Cividale nel 1480 e curiosamente il primo libro a stampa noto in Friuli, e una tra le opere più importanti di Pomponio Amalteo, un olio su tela di grandi dimensioni esposto nella Galleria d’Arte Antica dei Civici Musei di Udine in cui viene rappresentata un’ultima Cena all'interno di una sala dall'architettura rinascimentale con aspetti formali che rimandano ai rituali dell’epoca. I personaggi, ossia lo scalco, il credenziere, i paggi e gli scudieri, il cantiniere e il coppiere, e ancora gli oggetti per l’apparecchio della tavola, sono elementi secondari rispetto alla scena del sacrificio dell’Eucarestia, ma fondamentali per immaginare una cena dell’epoca, ecco perché, grazie alla multimedialità, questi stessi elementi si animano e consentono di rivivere il rituale del banchetto.
Il tema della mostra, l'alimentazione, viene raccontato anche dai reperti archeologici che restituiscono suggestivi spaccati di vita quotidiana. Vasellame da mensa, stoviglie da cucina, resti di pasto forniscono significative informazioni sulle consuetudini della tavola e su come l'alimentazione veniva concepita e vissuta nella Udine rinascimentale. Sulla scorta delle ricerche archeologiche effettuate in città negli ultimi vent'anni dai Civici Musei di Udine e dalla competente Soprintendenza, spesso in collaborazione con la Società Friulana di Archeologia, è stato possibile ricomporre l’immagine della città medievale e delle sue successive trasformazioni. Le indagini, generate da lavori infrastrutturali e da interventi di restauro di edifici storici cittadini, offrono una lettura articolata di quello che doveva essere il tessuto urbano tra XV e XVI secolo.
L’esposizione, realizzata grazie al sostegno della fondazione Crup e di Unicredit, sarà aperta al pubblico in castello fino al 18 settembre 2016 da martedì a domenica dalle 10.30 alle 17,00 (intero 5 euro, ridotto 2,50 euro). Per informazioni: Civici Musei del Comune di Udine (tel. 0432 1272591 – www.udinecultura.it).
mercoledì 15 luglio 2015
“Legami storici tra Milano e la Lituania: Bona Sforza e il Palazzo dei Granduchi di Lituania”
Orario
martedì-domenica 9-19.30 giovedì chiusura alle 22,30
Per informazioni, tel. 02.88463660
sabato 11 aprile 2015
"Animalia Dantis" in mostra alla Fortezza di Castrocaro
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In occasione del 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri (1265-1321), in tutta Italia stanno fiorendo iniziative per commemorare il “Sommo Poeta”, padre della lingua italiana. In prima fila, la governativa Società Dante Alighieri e l’Associazione Nazionale “Le Terre di Dante”, con sede a Roma, il cui sito internet presenta nella home-page proprio la mostra “Animalia Dantis”, che è curata da Elio Caruso, direttore del complesso fortificato e museale di Castrocaro, e dalla figlia Elisabetta Caruso, bibliotecaria del British Institute di Firenze.
"Per descrivere il comportamento delle anime che popolano la Divina Commedia - spiegano i due curatori - Dante ricorse spesso a similitudini con il mondo animale, reale e fantastico, illustrato nei bestiari medievali, che certamente conosceva. Da qui l’idea di celebrare il Sommo Poeta con una mostra di maioliche di quei secoli lontani. I pezzi esposti in mostra sono caratterizzati dalle tipiche decorazioni in bruno manganese e verde ramina, oltre che dallo stile a zaffera diluita e a rilievo, e sono riferibili, da una parte, allo straordinario repertorio figurativo di tradizione etrusca e mediorientale e, dall’altra, al fantastico mondo dei bestiari medievali". La mostra resterà aperta sabato dalle 15 alle 20, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20.
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mercoledì 2 aprile 2014
Ferrara al tempo di Ercole I d'Este
Scavi archeologici, restauri e riqualificazione urbana nel centro storico della città
Inaugurazione presso la Residenza Municipale
venerdì 4 Aprile 2014, ore 11
Piazza Municipio n. 2
info 0532 419111 www.comune.fe.it La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.30
Inaugurazione al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara
sabato 5 aprile 2014, ore 17
Via XX Settembre n. 122
info 0532 66299
La mostra è visitabile dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 17 (chiusura biglietteria ore 16.30)
Ingresso € 5,00 incluso nel biglietto del museo
Si è dunque avuta l’occasione di investigare un’area che fu oggetto di una delle più importanti operazioni di trasformazione urbana avviata da Ercole I, culminata nella famosa Addizione erculea del 1492.
Già dal 1470 il Duca si era posto l’obiettivo di un radicale rinnovamento dell’assetto cittadino, rimodernando prima tutti gli edifici che si affacciavano sulla vecchia piazza comunale, per poi passare alla residenza ducale. Nel 1479 venne creato il nuovo Cortile Ducale, corrispondente all’attuale piazza Municipale, realizzato abbattendo parte della precedente residenza, la nuova ala sul Cortile e il Giardino interno.
I risultati delle indagini archeologiche sono ora i protagonisti di due mostre incentrate su "Ferrara al tempo di Ercole I d'Este. Scavi archeologici, restauri e riqualificazione urbana nel centro storico della città" curate, per la parte archeologica, dall'archeologa della Soprintendenza, Chiara Guarnieri.
La prima mostra, dedicata specificatamente a "L'evoluzione del Palazzo Ducale", espone tavole tematiche sul palazzo e sugli affreschi scoperti durante i restauri e sarà inaugurata venerdì 4 aprile, alle ore 11, nella Residenza Municipale in piazza Municipio 2 a Ferrara (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.30, info info 0532 419111 www.comune.fe.it).
La seconda, ospitata al piano nobile del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, è incentrata su "Gli scavi archeologici e i materiali" rinvenuti nelle indagini e ha come temi principali la vita a corte e l’aspetto del palazzo estense, illustrati attraverso i numerosissimi reperti rinvenuti negli scavi (inaugurazione il 5 aprile 2014, ore 17).










