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domenica 5 settembre 2021

VENETIA 1600


VENETIA 1600
 
Nascite e rinascite
Da sabato 4 settembre 2021 a venerdì 25 marzo 2022
Venezia, Palazzo Ducale – Appartamento del Doge 
Direzione scientifica: Gabriella Belli 
A cura di: Robert Echols, Frederick Ilchman, Gabriele Matino e Andrea Bellieni
Le vicende della Serenissima sono state segnate da innumerevoli momenti di crisi e rotture, così come da altrettante fasi di rigenerazione e rinnovamento. La storia di Venezia, in altre parole, risulta punteggiata da molteplici nascite e rinascite, esempi concreti di come la città sia sempre stata in grado di affrontare le sfide poste dal mutare dei tempi.
La mostra VENETIA 1600. Nascite e rinascite prevista da settembre 2021 a Palazzo Ducale, propone una lettura inedita della storia della Serenissima che identifica nel concetto di nascita e rinascita un innovativo modello interpretativo del suo passato, per re-immaginarne un futuro possibile e ottimistico. Ad illustrare i momenti salienti della storia e dell’identità di Venezia, la mostra esporrà opere dei massimi artisti, architetti e uomini di lettere che operarono in laguna nell’arco di quasi un millennio.
La mostra comprenderà importanti dipinti di Carpaccio, Tiziano, Veronese, Tiepolo, Canaletto, Guardi e molti altri, nonché una selezione di miniature, stampe, disegni, tessuti, sculture, ceramiche, modelli architettonici, oggetti in vetro e d’uso quotidiano. Particolare attenzione verrà data ad alcuni dei monumenti più rappresentativi della città, quali la basilica di San Marco, il Palazzo Ducale, il Ponte di Rialto, il Fondaco dei Tedeschi, le chiese del Redentore e di Santa Maria della Salute, il Gran Teatro la Fenice e il Campanile di San Marco, fino a includere le maggiori istituzioni museali e culturali della Venezia contemporanea.
Per tutte le informazioni clicca qui !
Oltre ai grandi capolavori provenienti da musei e collezioni private italiane, la mostra intende valorizzare l’inestimabile patrimonio storico-artistico e culturale dei musei, chiese, biblioteche e archivi veneziani, primo fra tutti quello delle collezioni dei Musei Civici di Venezia.

venerdì 18 settembre 2020

Il bacino ceramico dell'Abbazia di Santa Maria di Lucedio

Sarà presentato al pubblico sabato 26 settembre 2020 alle ore 17,00 nel corso di una breve cerimonia che si terrà presso la Sala d’Ercole del Museo Leone di Vercelli, il bacino ceramico di origine medievale proveniente dalla torre campanaria della abbazia di Santa Maria di Lucedio, dove si trovava murato fino al 2007, quando, nel corso dei restauri del complesso abbaziale fu asportato per essere custodito in sicurezza presso la sede dell’amministrazione provinciale, proprietaria del bene.
Nel corso dell’estate 2020, attraverso un accordo concretizzatosi in una convenzione di deposito con il Museo Leone e la Soprintendenza, la Provincia ha affidato la conservazione e la valorizzazione del prezioso reperto proprio al Museo Leone, da oltre un secolo custode e promotore delle memorie storiche e archeologiche del territorio vercellese.

Il bacino, termine che identifica un recipiente in ceramica usato come elemento decorativo sulle superfici esterne di edifici (soprattutto religiosi, ma anche civili) è uno dei quattro esemplari (di cui oggi solo due conosciuti) murati ciascuno su un diverso lato della torre campanaria. Quello depositato al Leone, già oggetto di un primo consolidamento dopo il distacco, è un piatto circolare decorato nel cavo da un quadrato e dipinto in verde e giallo. Non è caratteristico delle produzioni locali o piemontesi e trova rimandi in tipologie geograficamente lontane come la griffata orientale o l’arcaica tirrenica, con le quali si riscontrano analogie anche per il motivo decorativo. La sua datazione non è certa ma compatibile con la costruzione del campanile, quindi nel secondo – terzo decennio del 1200.
L’esposizione è stata decisa in collaborazione dal Museo Leone (custode del bene), dalla Provincia di Vercelli (ente proprietario) e dalla Delegazione FAI di Vercelli il cui Gruppo Giovani da due anni a questa parte organizza, in convenzione con la Provincia di Vercelli, le viste accompagnate al campanile di Lucedio.
Accanto al bacile verranno esposte anche tre formelle in pietra arenaria (sempre di proprietà della Provincia e sempre in deposito presso il Museo Leone) che rispettivamente rappresentano:

  • una raffigurazione dell’Agnus Dei
  • un falconiere a cavallo
  • uno stemma gentilizio forse raffigurante l’antico stemma della città di Trino.

Una trentina di anni fa (intorno agli anni Novanta del ‘900), le formelle furono rimosse dalla loro collocazione dopo un tentativo di furto e quindi restaurate nel laboratorio della Soprintendenza. Erano murate anch’esse nel campanile della chiesa di Lucedio, nel vano al piano terreno, in un allestimento di tipo antiquario che risaliva alla riedificazione seicentesca della chiesa.                                   
Una prima interpretazione critica ne propone la datazione entro la prima metà del Quattrocento a testimoniare la stagione tardogotica di arredo dell’edificio. Una diversa lettura ne mette invece in evidenza i rapporti con la cultura dei tempi di Federico II, anticipandone la datazione al pieno medio evo (1240 – 1250).

Completeranno l’esposizione alcune ceramiche di ambito medievale appartenenti alle collezioni di Camillo Leone e alcuni volumi illustrati provenienti dalla biblioteca antica del notaio vercellese, attraverso i quali si cercherà di ritrovare, per confronto, le suggestioni della cultura figurativa che informa i reperti provenienti da Lucedio.

L’esposizione sarà visitabile, da sabato 26 settembre a domenica 4 ottobre 2020 compresa, nei consueti orari apertura del Museo Leone, dal martedì al venerdì dalle 15 alle 17.30 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’ingresso all’esposizione è libero previo il rispetto delle norme anti Covid vigenti. A questo scopo il personale di sala del Museo Leone fornirà tutte le indicazioni necessarie e vigilerà sul rispetto dei protocolli.

mercoledì 7 marzo 2018

Carlo Magno va alla guerra

La mostra Carlo Magno va alla guerra, allestita nella Corte Medievale di Palazzo Madama dal 29 marzo al 16 luglio 2018, presenta per la prima volta in Italia il rarissimo ciclo di pitture medievali del Castello di Cruet (Val d’Isère, Francia), una testimonianza unica della pittura del Trecento in Savoia.
Dopo una prima tappa a Ginevra nel 2017, l’esposizione giunge con importanti novità a Torino grazie alla collaborazione tra il Museo Civico d’Arte Antica di Torino e il Musée Savoisien di Chambery, nell’ambito delle iniziative della Rete internazionale di musei appartenenti ai territori originariamente parte del ducato di Savoia.
A Torino la mostra, grazie alla curatela di Simonetta Castronovo, conservatore di Palazzo Madama, rivolge particolare attenzione all’arredo e alla vita di corte nei castelli di Piemonte e Valle d’Aosta nel 1300, con opere provenienti da Torino, Moncalieri, Montaldo di Mondovì (Cuneo), San Vittoria d’Alba (Cuneo) e Quart (Aosta).
Le pitture murali provengono dal castello di Cruet, proprietà dei signori de la Rive, vassalli di Amedeo V di Savoia (1285-1323). Lunghe complessivamente oltre 40 metri, sono state staccate dalle pareti della dimora savoiarda nel 1985 per ragioni conservative e, dopo un restauro concluso nel 1988, sono da allora esposte presso il Musée Savoisien di Chambery.
Il ciclo rappresenta episodi tratti da una celebre chanson de geste, il Girart de Vienne di Bertrand de Bar-sur-Aube, composta nel 1180 e dedicata alle vicende di un cavaliere della corte di Carlo Magno. Raffigura pertanto scene di caccia nella foresta, battaglie, duelli, l’assedio a un castello, l’investitura feudale, la raffigurazione di un banchetto, accanto ad episodi narrativi specifici di questo poema cavalleresco.
Presentate in sequenza in Corte Medievale, le pitture ricostruiscono idealmente la decorazione della sala aulica del castello di Cruet grazie a uno scenografico allestimento realizzato dall’architetto Matteo Patriarca con Gabriele Iasi e Studio Vairano.
Accanto a queste straordinarie pitture, la mostra presenta una cinquantina di opere provenienti dalle collezioni di Palazzo Madama e da altre istituzioni, con pezzi mai esposti prima al pubblico. Essi arricchiscono il percorso consentendo di immaginare la vita nei castelli medievali della contea di Savoia tra 1200 e 1300. Sculture, mobili, armi, avori, oreficerie, codici miniati, ceramiche, vasellame da tavola, cofanetti preziosi, monete e sigilli documentano i tanti aspetti dell’arte di corte e della cultura materiale dell’epoca.
Il percorso espositivo si articola in dieci sezioni tematiche: Le pitture murali di Cruet, che racconta la storia dell’edificio e la delicata operazione di stacco degli affreschi; I committenti attivi all’epoca, come Amedeo V conte di Savoia e Filippo principe d’Acaia, attraverso l’esposizione di preziosi documenti duecenteschi; La guerra, i tornei e la caccia,  con spade, speroni, punte di freccia e di lancia, ad evocare le armature dei cavalieri medievali, mentre un rarissimo corno in avorio (olifante) richiama le battute di caccia al cervo e al cinghiale, passatempo preferito dell’aristocrazia; Interni gotici, con testimonianze di mobilio medievale; Poemi e romanzi cavallereschi, con codici e pagine miniate; Le spese di corte illustrate da un rotolo pergamenaceo con la contabilità dei conti di Savoia, affiancato ad alcune monete d’argento emesse durante il regno di Amedeo V e Aimone di Savoia; Gli oggetti preziosi e i giochi,  con cofanetti in cuoio e legno dipinto, pettini e specchi figurati in avorio e alcuni giochi da tavola per adulti (gli scacchi, il tris) e bambini (le bambole in terracotta); La tavola del principe, con oggetti in uso nella mensa dei castelli; La devozione privata con sculture sacre provenienti dalle cappelle dei castelli della Valle d’Aosta; I santi cavalieri, con sculture lignee e avori raffiguranti i santi venerati nel Medioevo, come san Vittore e sant’Eustachio.
L’esposizione rafforza quella sinergia tra Palazzo Madama e i musei francesi, che ha già consentito nel 2016 di realizzare la mostra dedicata agli smalti del Cardinale Guala Bicchieri in collaborazione con il Musée de Cluny di Parigi.
La mostra è, infatti, frutto dell’importante collaborazione con il Musée Savoisien di Chambéry, col quale Palazzo Madama lavora stabilmente dal 2001. I due musei appartengono entrambi alla Rete Sculpture dans les Alpes, circuito internazionale di istituzioni accomunate dall’appartenenza ai territori facenti originariamente parte del ducato sabaudo, costituitasi quindici anni fa per promuovere progetti di ricerca condivisi. Della rete fanno parte anche il Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta, la Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d’Aosta, il Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa, il Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, il Musée d’Histoire du Valais di Sion, il Musée-Château di Annecy, il Musée–Monastère di Brou a Bourg-en-Bresse e la Conservation du Patrimoine della Savoie.  Un progetto volto a rafforzare le relazioni istituzionali in una Europa unita dalla cultura, della quale Carlo Magno è stato un precursore.
In occasione di questa esposizione Palazzo Madama si avvale inoltre del supporto dell’Alliance Française di Torino, che ha curato la traduzione francese dei testi in mostra.
Per tutto il periodo della mostra sono previsti vari incontri e conferenze per approfondire il tema del Medioevo cavalleresco tra Italia e Francia. Per i visitatori inoltre ci sarà la possibilità di partecipare a visite guidate, corsi di lingua francese a cura dell’Alliance Française e attività per le famiglie dedicate alla mostra.
Accompagna la mostra un catalogo scientifico edito da Libreria Geografica.

martedì 27 febbraio 2018

Tutta l'Umbria una mostra

Nel 2018 si celebrano i cento anni della Galleria Nazionale dell’Umbria, uno dei più importanti musei della nazione – fondato il 17 gennaio 1918 – che vanta una straordinaria collezione di capolavori di artisti come Duccio, Beato Angelico, Piero della Francesca, Pintoricchio, Perugino e Pietro da Cortona.
Molte sono le iniziative in programma per celebrare l’evento pensate per promuovere e valorizzare l’arte della regione, con una particolare attenzione alla raccolta della Galleria, vera e propria antologia dei vertici della scuola umbra.
La prima in ordine di tempo è l’esposizione dal titolo "Tutta l’Umbria una mostra. La mostra del 1907 e l’arte umbra tra Medioevo e Rinascimento" in programma alla Galleria Nazionale dell'Umbria da domenica 11 marzo a domenica 10 giugno 2018.
La rassegna, curata da Cristina Galassi e Marco Pierini, prende spunto dalla storica “Mostra d’antica arte umbra” del 1907, la più imponente esposizione mai organizzata nella regione, che attraverso poco meno di mille pezzi (170 dipinti, più di 30 sculture e arredi lignei e in pietra, un centinaio di manufatti di oreficeria, 300 oggetti tra paramenti sacri, tessuti e merletti antichi, 160 codici miniati e circa 200 ceramiche), contribuì a definire per la prima volta le caratteristiche della scuola umbra e i suoi tratti originali.
La mostra presenterà circa 130 opere di autori quali Arnolfo di Cambio, Gentile da Fabriano, Niccolò di Liberatore, Benozzo Gozzoli, Matteo da Gualdo, Pintoricchio e Perugino, e riproporrà, con grande impatto visivo grazie all’allestimento progettato da Daria Ripa di Meana e Bruno Salvatici, la sorprendente ricchezza dell’arte che fiorì in Umbria tra Medioevo e Rinascimento, mettendo parallelamente in evidenza l’evoluzione degli studi storico-critici condotti nel lasso di tempo che va dal 1907 a oggi.
L’iniziativa coinvolgerà l’intera regione, chiamata in causa per il patrimonio artistico dei musei comunali, per quello delle istituzioni ecclesiastiche e per quello di proprietà privata. Ed è proprio per questo motivo che si è deciso di riproporre, come titolo, lo slogan che fu allora efficacemente coniato: “Tutta l’Umbria una Mostra”.

mercoledì 3 febbraio 2016

"Da Zancle a Messina. 2016"

Venerdì 5 febbraio 2016, alle ore 12,00, sarà inaugurata a Villa Pace la mostra archeologica “Da Zancle a Messina. 2016”. L’esposizione, realizzata dalla Soprintendenza BB.CC.AA. in collaborazione con l'Università di Messina, resterà aperta fino al 28 febbraio 2016. L’Ateneo sarà scientificamente parte attiva nell’evento, attraverso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, insieme agli archeologi della Soprintendenza U.O. 5-Beni Archeologici e al Museo Regionale di Messina, che ha messo a disposizione reperti numismatici di pregio. Sarà l’occasione per presentare al grande pubblico le novità frutto delle ricerche condotte nel centro urbano. Il percorso, all’interno della Sala museale, è stato organizzato per temi (abitato, necropoli) e per epoche (età preistorica; greco-romana; medievale e moderna). Potranno essere ammirati 170 reperti, prevalentemente inediti, selezionati tra quelli più significativi e di maggiore pregio artistico e storico.
Il percorso dell’allestimento, organizzato in cinque grandi saloni, è stato pensato su più livelli di fruizione: per temi (abitato, necropoli) e per epoche (età preistorica; greco-romana; medievale e moderna). I ben 170 reperti esposti, prevalentemente inediti, sono stati selezionati dal team di archeologi della Soprintendenza tra quelli più significativi e di maggiore pregio artistico e storico.
Il visitatore potrà ammirare ceramiche di varie epoche, per esempio un raro cratere figurato di VII sec. a. C. di produzione euboica dall’abitato, e tre magnifici crateri figurati (V- IV sec. a.C.) dalla necropoli; oppure i modellini di imbarcazione del III sec. a.C. o la danzatrice dalla sepoltura di una bambina del II sec. a.C.; saranno esposti anche manufatti in bronzo ed elementi architettonici e decorativi.
Ci sarà poi una sezione dedicata alle epigrafi, con epitaffi funerari e anche due iscrizioni di eccezionale interesse: una dedica della prima età imperiale romana, probabilmente ad Orione, il mitico creatore della Falce e del Peloro, proveniente dallo scavo di via Geraci, e un eccezionale cippo miliare attribuibile all’età di Costantino, che viene da Pistunina, dal sito comunemente denominato “Villa Melania”.
Per quel che riguarda la sezione numismatica che fa parte delle bellissime collezioni del Museo Regionale, le tante monete esposte ci racconteranno la lunga, unica e prestigiosa storia della Zecca di Messina e la cosiddetta “circolazione monetale” che è stata documentata dai vari scavi archeologici.
L’esposizione si chiude idealmente con la sezione dedicata al periodo medievale e moderno, un ambito scientifico che in questi ultimi anni ha fatto registrare un’intensa attività di ricerca, con risultati di rilievo soprattutto nel campo delle produzioni ceramiche. E tra i reperti esposti ci saranno anche un catino della prima Età normanna, e un grande frammento dell’affresco del XIII secolo, che proviene dall’antica Chiesa di S. Giacomo.
La mostra resterà aperta tutti i giorni, con i seguenti orari: – lunedì-giovedì: dalle 9,00 alle 14,00; – venerdì-sabato: dalle 9,00 alle 18,00; – domenica: dalle 9,30 alle 13,30.

mercoledì 11 novembre 2015

"Mense e bachetti nella Udine rinascimentale" al Castello di Udine

Dai padiglioni di Expo 2015 ai banchetti tipici della Udine rinascimentale. Nell'anno dell'esposizione universale milanese, dedicata al tema “Nutrire il pianeta-energia per la vita”, il museo Archeologico dei Civici Musei di Udine, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Friuli Venezia Giulia, propone un percorso che, partendo dalle scoperte archeologiche e dal ricco patrimonio culturale della città, illustrerà cibi, libri, suppellettili e rituali dei nobili friulani tra Quattrocento e Cinquecento. Si presenta così “Mense e banchetti nella Udine rinascimentale”, la nuova mostra del museo Archeologico, che sarà inaugurata giovedì 12 novembre 2015 alle 18 nel salone del Parlamento del castello di Udine alla presenza dell'assessore alla Cultura, Federico Pirone, del soprintendente per l’Archeologia di Friuli Venezia Giulia, Luigi Fozzati, dal vicepresidente della Fondazione Crup, Oldino Cernoia, e dal responsabile dell'area Udine di Unicredit, Renzo Chervatin. “È una mostra che ispirandosi ai temi dell'Expo ricostruisce le usanze e i costumi legati al cibo della Udine del Quattrocento e del Cinquecento – spiega l'assessore alla Cultura, Federico Pirone –. Un'iniziativa che attraverso un percorso archeologico racconta la storia della città e valorizza il nostro patrimonio artistico e scientifico e l'attività di indagine portata avanti dal museo Archeologico. Ringrazio sentitamente gli sponsor privati che con il loro contributo hanno reso possibile la realizzazione dell'iniziativa”.
Tra le fonti utilizzate nell'ambito dell'esposizione vanno citati il ricettario del Platina, pubblicato a Cividale nel 1480 e curiosamente il primo libro a stampa noto in Friuli, e una tra le opere più importanti di Pomponio Amalteo, un olio su tela di grandi dimensioni esposto nella Galleria d’Arte Antica dei Civici Musei di Udine in cui viene rappresentata un’ultima Cena all'interno di una sala dall'architettura rinascimentale con aspetti formali che rimandano ai rituali dell’epoca. I personaggi, ossia lo scalco, il credenziere, i paggi e gli scudieri, il cantiniere e il coppiere, e ancora gli oggetti per l’apparecchio della tavola, sono elementi secondari rispetto alla scena del sacrificio dell’Eucarestia, ma fondamentali per immaginare una cena dell’epoca, ecco perché, grazie alla multimedialità, questi stessi elementi si animano e consentono di rivivere il rituale del banchetto.
Il tema della mostra, l'alimentazione, viene raccontato anche dai reperti archeologici che restituiscono suggestivi spaccati di vita quotidiana. Vasellame da mensa, stoviglie da cucina, resti di pasto forniscono significative informazioni sulle consuetudini della tavola e su come l'alimentazione veniva concepita e vissuta nella Udine rinascimentale. Sulla scorta delle ricerche archeologiche effettuate in città negli ultimi vent'anni dai Civici Musei di Udine e dalla competente Soprintendenza, spesso in collaborazione con la Società Friulana di Archeologia, è stato possibile ricomporre l’immagine della città medievale e delle sue successive trasformazioni. Le indagini, generate da lavori infrastrutturali e da interventi di restauro di edifici storici cittadini, offrono una lettura articolata di quello che doveva essere il tessuto urbano tra XV e XVI secolo.
Un periodo in cui Udine conosce un significativo sviluppo economico e, di conseguenza, una notevole crescita edilizia e produttiva stimolata dalle sopravvenute esigenze dei ceti elevati, desiderosi di mostrare la propria agiatezza nella sontuosità delle dimore e nella ricercatezza dei corredi da tavola. Non a caso sono questi i secoli che vedono realizzarsi la grande stagione del “graffito friulano”, una produzione ceramica che raggiunge episodi artistici di altissimo livello, come attestano le mattonelle parietali rinvenute in palazzo Ottelio, ma anche il vasellame restituito per esempio dagli scavi in piazza Venerio, presso Casa Cavazzini e residenza Palladio.
L’esposizione, realizzata grazie al sostegno della fondazione Crup e di Unicredit, sarà aperta al pubblico in castello fino al 18 settembre 2016 da martedì a domenica dalle 10.30 alle 17,00 (intero 5 euro, ridotto 2,50 euro). Per informazioni: Civici Musei del Comune di Udine (tel. 0432 1272591 – www.udinecultura.it).

mercoledì 15 luglio 2015

“Legami storici tra Milano e la Lituania: Bona Sforza e il Palazzo dei Granduchi di Lituania”

Da mercoledì 15 luglio a domenica 2 agosto 2015, nelle nuove sale del Quartiere dell’Ospedale Spagnolo al Castello Sforzesco di Milano, in “parallelo” con la presenza della Lituania a Expo, apre la mostra “Legami storici tra Milano e la Lituania: Bona Sforza e il Palazzo dei Granduchi di Lituania”.
La mostra è articolata in tre sezioni: la prima espone una presentazione della Lituania, dei più importanti fatti storici e del suo patrimonio culturale; la seconda è dedicata ai legami storici tra Lombardia e Lituania: Milano e Vilnius, dalla “via dell’ambra” nell’antichità fino ai giorni nostri; l’ultima sezione è un racconto sul Palazzo dei Granduchi di Lituania, fulcro dei legami storici tra la Lituania e l’Italia. Accanto all’iconografia storica, alle foto moderne, ai commenti testuali e ai modelli delle stufe dei tempi di Bona Sforza, ricostruite nel Palazzo dei Granduchi di Lituania, sono esposti in mostra anche oggetti d’arte del XVI sec. che illustrano i legami tra la Lombardia e la Lituania, Milano e Vilnius. L’esempio più rappresentativo è l’arazzo con lo stemma combinato del Granduca di Lituania Sigismondo Augusto, nel cui campo centrale è raffigurato un biscione che ingoia un fanciullo; si tratta del segno araldico della madre del sovrano, la principessa di Milano Bona Sforza. La mostra esporrà mattonelle da stufa della metà del XVI sec., originali e copie, insieme ad altri manufatti di ceramica associati a Bona Sforza, figura centrale dei legami tra la Lombardia e la Lituania.
Anche nel padiglione lituano a Expo sono esposti oggetti associati al nome di Bona, come la mattonella angolare da stufa del sec. XVI con lo scudo araldico degli Sforza, probabilmente appartenuta alla sovrana, e una forchetta simbolo delle nuove tradizioni gastronomiche portate da Bona Sforza dall’Italia alla Lituania. La figlia di Bona Sforza, Caterina Jagellona, che nel 1562 nel Palazzo di Vilnius sposò il futuro re di Svezia Giovanni III Vasa, una volta trasferitasi in Svezia diffuse l’uso della forchetta anche in quel paese.Bona Sforza, figlia di Gian Galeazzo Sforza e nipote di Ludovico il Moro, principessa di Milano, Napoli, Bari e Rossano, diventata granduchessa di Lituania e regina di Polonia, esercitò un’influenza determinante per la diffusione delle idee e della civiltà del Rinascimento italiano in Lituania e nelle regioni limitrofe.
L’inizio dei legami storici tra Lombardia e terre lituane risale all’età del bronzo (II millennio a. C.). Fu proprio nella Milano medievale che il romano pontefice prese decisioni importanti per la formazione dello Stato lituano. E sempre Milano può aver influito anche sul formarsi della leggenda dell’origine romana dei lituani, diffusasi nel XV e XVI secolo. Gli architetti e gli altri artisti italiani attivi in Lituania durante il Rinascimento e il Barocco (secoli XVI–XVIII) erano in prevalenza lombardi o legati alla Lombardia. È interessante sapere che nel XVIII sec. anche i nunzi apostolici che risiedettero nella Repubblica delle due Nazioni (stato comune di Lituania e di Polonia) per lo più provenivano da Milano.
INGRESSO LIBERO
Orario
martedì-domenica   9-19.30    giovedì chiusura alle 22,30
Per informazioni, tel. 02.88463660

sabato 11 aprile 2015

"Animalia Dantis" in mostra alla Fortezza di Castrocaro

"Animalia Dantis", mostra di antiche maioliche alla Fortezza di Castrocaro Eventi a Forlì
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Da sabato 11 aprile a lunedì 30 novembre 2015 la suggestiva cornice della millenaria Fortezza medievale di Castrocaro ospiterà la mostra “Animalia Dantis”, che raccoglie trenta rarissimi esemplari di maioliche arcaiche delle aree romagnola, umbra e toscana, del periodo che va dal XIII  al XV secolo, sulle quali i maestri ceramisti, immersi nella medesima cultura figurativa e simbolica dantesca, rappresentarono il mondo animale, reale ed immaginario. Maioliche che andranno poi ad ornare e servire osterie, mense popolari e signorili di gran parte d’Italia.
In occasione del 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri (1265-1321),  in tutta Italia stanno fiorendo iniziative per commemorare il “Sommo Poeta”, padre della lingua italiana. In prima fila,  la governativa Società Dante Alighieri e l’Associazione Nazionale “Le Terre di Dante”, con sede a Roma, il cui sito internet presenta nella home-page proprio la mostra “Animalia Dantis”, che è curata da Elio Caruso, direttore del complesso fortificato e museale di Castrocaro, e dalla figlia Elisabetta Caruso, bibliotecaria del British Institute di Firenze.
"Per descrivere il comportamento delle anime che popolano la Divina Commedia - spiegano i due curatori - Dante ricorse spesso a similitudini con il mondo animale, reale e fantastico, illustrato nei bestiari medievali, che certamente conosceva. Da qui l’idea di celebrare il Sommo Poeta con una mostra di maioliche di quei secoli lontani. I pezzi esposti in mostra sono caratterizzati dalle tipiche decorazioni in bruno manganese e verde ramina, oltre che dallo stile a zaffera diluita e a rilievo, e sono riferibili, da una parte, allo straordinario repertorio figurativo di tradizione etrusca e mediorientale e, dall’altra, al fantastico mondo dei bestiari medievali". La mostra resterà aperta sabato dalle 15 alle 20, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20.
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mercoledì 2 aprile 2014

Ferrara al tempo di Ercole I d'Este

Ferrara al tempo di Ercole I d'Este
Scavi archeologici, restauri e riqualificazione urbana nel centro storico della città
da domenica 6 aprile a domenica 13 luglio 2014
L’evoluzione del Palazzo Ducale
Inaugurazione presso la Residenza Municipale
venerdì 4 Aprile 2014, ore 11
Piazza Municipio n. 2
info 0532 419111  www.comune.fe.it
La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.30
Gli scavi archeologici e i materiali
Inaugurazione al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara
sabato 5 aprile 2014, ore 17
Via XX Settembre n. 122
info 0532 66299
La mostra è visitabile dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 17 (chiusura biglietteria ore 16.30)
Ingresso  € 5,00 incluso nel biglietto del museo
I lavori di riqualificazione del centro storico di Ferrara hanno consentito di realizzare una serie di indagini archeologiche che hanno fornito nuovi elementi utili a comprendere meglio il complesso palinsesto costituito dalle residenze estensi.  Gli scavi archeologici hanno interessato l’area dell’attuale piazza Municipale, del retrostante Giardino delle Duchesse, dell’edificio che ne costituiva la cerniera verso nord - noto come “ex Bazzi” - e più recentemente tutto il percorso di corso Martiri della Libertà. Altri interventi effettati all’interno del Castello Estense, seconda residenza in ordine di tempo degli Estensi, hanno fornito ulteriori dati su alcune parti dell’edifico tra cui la zona dei famosi “Camerini d’alabastro”.
Si è dunque avuta l’occasione di investigare un’area che fu oggetto di una delle più importanti operazioni di trasformazione urbana avviata da Ercole I, culminata nella famosa Addizione erculea del 1492.
Già dal 1470 il Duca si era posto l’obiettivo di un radicale rinnovamento dell’assetto cittadino, rimodernando prima tutti gli edifici che si affacciavano sulla vecchia piazza comunale, per poi passare alla residenza ducale. Nel 1479 venne creato il nuovo Cortile Ducale, corrispondente all’attuale piazza Municipale, realizzato abbattendo parte della precedente residenza, la nuova ala sul Cortile e il Giardino interno.
I risultati delle indagini archeologiche sono ora i protagonisti di due mostre incentrate su "Ferrara al tempo di Ercole I d'Este. Scavi archeologici, restauri e riqualificazione urbana nel centro storico della città" curate, per la parte archeologica,  dall'archeologa della Soprintendenza, Chiara Guarnieri.
La prima mostra, dedicata specificatamente a "L'evoluzione del Palazzo Ducale", espone tavole tematiche sul  palazzo e sugli affreschi scoperti durante i restauri e sarà inaugurata venerdì 4 aprile, alle ore 11, nella Residenza Municipale in piazza Municipio 2 a Ferrara (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.30, info info 0532 419111  www.comune.fe.it).
La seconda, ospitata al piano nobile del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, è incentrata su "Gli scavi archeologici e i materiali" rinvenuti nelle indagini e ha come temi principali la vita a corte e l’aspetto del palazzo estense, illustrati attraverso i numerosissimi reperti rinvenuti negli scavi (inaugurazione il 5 aprile 2014, ore 17).
Leggi tutto il programma completo online.

sabato 9 novembre 2013

La tavola imbandita. La ceramica ceretana dal medioevo al rinascimento

La mostra itinerante “La tavola imbandita – La ceramica ceretana dal medioevo al rinascimento” fa tappa a Tarquinia (VT), nell’ambito del programma di “Tarquinia a porte aperte – Un museo nella città”. Dal 10 al 30 novembre 2013 l’esposizione sarà ospitata nella sala “Monte di Pietà” del palazzo comunale e sarà aperta al pubblico dal venerdì alla domenica, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 18 (ingresso libero). «La mostra presenta ceramiche dal XIII al XVII secolo: ceramiche comuni e invetriate, maiolica arcaica e rinascimentale, di produzione laziale e d’importazione dai centri della Toscana e dell’Umbria o dalla più lontana penisola Iberica, con la ceramica ispano-moresca – dichiarano gli organizzatori – Un’eccezionale esposizione di ceramiche e materiali, recuperati con impegno e passione dal Nucleo Archeologico Antica Caere (NAAC) e oggi raccolti in un catalogo, che raccontano la storia di Cerveteri in età medievale e rinascimentale».
L’inaugurazione della mostra avrà luogo alle ore 16 e sarà preceduta da una tavola rotonda intitolata “La ceramica come indicatore delle trasformazioni del territorio tra medioevo e rinascimento: i centri dell’Alto Lazio”. L’incontro si svolgerà dalle ore 10 nella suggestiva cornice di Palazzo Vitelleschi, sede del Museo Archeologico Nazionale Tarquiniense. Parteciperanno importanti personalità del mondo accademico: Alfonsina Russo, soprintendente per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, che aprirà i lavori, Paola Quaranta e Beatrice Casocavallo, della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, Elisabetta De Minicis, dell’Università della Tuscia, Francesca Romana Stasolla, dell’Università La Sapienza, Luciano Frazzoni, direttore del museo civico “Ferrante Ritattore Vonwiller” di Farnese, Simona Pannuzi, diretto archeologico dell’ISCR, Tamara Patilli, direttore del Museo Civico di Vasanello, e Marco Ricci, archeologo medievista.