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martedì 26 marzo 2013
giovedì 21 marzo 2013
Vexilla Regis. L’arte racconta la fede
Che
cosa c'è di più familiare, di più scontato, per un cristiano, del simbolo della
Croce? Eppure ai cristiani del terzo Millennio farebbe bene, talvolta, mettere
tra parentesi secoli di assuefazione all’immagine del Crocifisso per tornare a
scoprire il significato profondo della Croce con il commosso stupore con cui ad
essa volgevano lo sguardo i credenti dei primi secoli. La Croce, che per noi è
un oggetto consueto, che infonde abitudinariamente un senso di consolazione e
di pace, per i primi discepoli fu infatti un terribile strumento di morte,
riservato dal potere romano agli schiavi ribelli e ai rivoluzionari; da qui la
drammatica domanda: come predicare il vangelo del Figlio di Dio crocifisso,
cioè sottoposto al più infame dei supplizi? Follia e scandalo era ritenuta a
quell’epoca la croce per coloro che si accostavano alla fede cristiana. Eppure
san Paolo, lungi dal rimuovere diplomaticamente e pietosamente l’immagine della
Croce per evitare difficoltà agli evangelizzati, ne fa il centro della sua
teologia, il cuore della salvezza. Scrive Paolo ai Corinzi: «E mentre i Giudei chiedono miracoli e i
Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i
Giudei, stoltezza per i pagani, ma… potenza di Dio e sapienza di Dio» (I
Cor. 1,23-24).
In questo anno della Fede, e a
ricordo dei 17 secoli che ci dividono dall’editto di Milano dell’Imperatore
Costantino, l’intenso e glorioso mistero della Croce, segno della nostra fede e
strumento al tempo stesso di morte e di resurrezione per mezzo del quale
l’umanità trova la propria salvezza, verrà riproposto con una suggestiva
esposizione di stauroteche, di croci di altare e processionali.
La mostra pasquale, allestita nei locali del Museo
diocesano del Palazzo vescovile di Lucera (FG), ha per titolo “Vexilla Regis. L’arte racconta la fede”. Il titolo trae spunto
dalle prime parole di un inno alla Croce attribuito a Venanzio Fortunato (che
l’avrebbe composto nel 569 circa) – Vexilla
Regis prodeunt (Avanzano i vessilli del Re) – con cui la Chiesa canta nei
vespri del tempo della Passione e nella festa dell’Esaltazione della Croce.
Quella Croce che per il cristiano, oggi, non è più, paradossalmente, il simbolo
di sofferenza cieca, ma di donazione; non di morte subita, ma di vita donata.
La Croce di Cristo che diventa non più e non solo un oggetto di legno o un
corpo morto, ma il cuore stesso del mondo, il Figlio di Dio, il Vivente, il
Risorto.
Organizzata dall’Ufficio Beni Culturali
ecclesiastici della Diocesi di Lucera-Troia, dall’Associazione culturale “Terzo
Millennio” e dal Distretto culturale “Daunia Vetus”, la mostra aprirà i
battenti sabato 23 marzo 2013 alle ore
12,00 e rimarrà aperta fino a giugno 2013 nei giorni di mercoledì, sabato e
domenica (ore 10.30-12.30).
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mostre
Ubicazione:
Piazza Duomo, 13, 71036 Lucera FG, Italia
martedì 19 marzo 2013
La primavera del Rinascimento
La mostra si propone di illustrare, in sezioni tematiche, la genesi di
quello che ancora oggi si definisce il “miracolo” del Rinascimento a
Firenze, soprattutto attraverso capolavori di scultura: l’arte che per
prima se ne è fatta interprete.
L’esposizione si apre con una suggestiva panoramica attorno alla riscoperta dell’Antico, attraverso esempi illustri della “rinascita” fra Due e Trecento, con opere di Nicola e Giovanni Pisano, Arnolfo, Giotto, Tino di Camaino e dei loro successori, che assimilano anche la ricchezza espressiva del Gotico, in particolare di origine francese (Sezione 1: L’eredità dei padri). L’“età nuova” si apre assieme al nuovo secolo: con i due rilievi del Sacrificio di Isacco di Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi per la Porta del Battistero (dal Bargello), e con il modello della Cupola brunelleschiana (dal Museo di Santa Maria del Fiore), che riassumono al più alto vertice espressivo il momento fondante del primo Rinascimento (Sezione 2: Firenze 1401. L’alba del Rinascimento). In quegli anni, i successi politici della Repubblica fiorentina, la sua potenza economica e la pace sociale diffondono attraverso gli scritti di grandi umanisti il mito di Firenze come erede della repubblica romana e come modello per gli altri stati italiani.
La scultura pubblica monumentale, attraverso i capolavori di Donatello, Ghiberti, Nanni di Banco, Michelozzo realizzati per i grandi cantieri della città – la Cattedrale, il Campanile, Orsanmichele – è la prima e più alta testimonianza della creazione di un nuovo stile, di questa trasformazione in atto e dell’esaltazione di Firenze e della sua civiltà. (Sezione 3: La romanitas civile e cristiana). La scultura, e in particolare la statuaria, eserciterà perciò una profonda influenza sulla pittura dei massimi artisti del tempo come Masaccio, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Filippo Lippi (Sezione 6: "Pittura scolpita").
L’esposizione illustra inoltre altri temi significativi dell’antichità classica che, attraverso la scultura specialmente donatelliana, vennero assimilati e trasformati nel nuovo linguaggio rinascimentale, a testimonianza del clima spirituale e intellettuale della città, oltre che del suo fervore creativo (Sezione 4: “Spiritelli” fra sacro e profano; Sezione 5: La rinascita dei condottieri). Le ricerche di uno spazio “razionale” e l’invenzione della prospettiva brunelleschiana, trovano proprio nella scultura le loro formulazioni più avanzate – in particolare, nei bassorilievi donatelliani, come la predella del San Giorgio, dal Bargello, e il Banchetto di Erode dal Museo di Lille – con un seguito che tocca la metà del secolo in opere di Desiderio da Settignano o di Agostino di Duccio, a confronto con la pittura, anche antica (Sezione 7: La storia “in prospettiva”).
Fin dagli anni Venti del Quattrocento, i nuovi canoni della scultura, messi a punto dai grandi maestri e illustrati da alcuni capolavori – come le donatelliane Madonna Pazzi, dal Bode Museum di Berlino, la Madonna in terracotta policroma del Louvre e la Madonna Chellini, dal Victoria and Albert; la ghibertiana Madonna Kress, dalla National Gallery di Washington, o la Madonna già attribuita al Brunelleschi e qui a Nanni di Banco, dal Museo Diocesano di Fiesole – si moltiplicano attraverso una produzione sconfinata di rilievi (in marmo, stucco, terracotta policroma e invetriata, ovvero “robbiana”), destinati alla devozione privata, consentendo una capillare diffusione del gusto per la bellezza “nuova” in ogni strato sociale (Sezione 8: La diffusione della bellezza). Allo stesso tempo, Firenze vede concentrarsi la committenza artistica più prestigiosa, quasi sempre pubblica, nei luoghi di solidarietà e di preghiera (chiese, confraternite, ospedali), dove è ancora la scultura a tenere un ruolo di primo piano (Sezione 9: Bellezza e carità).
Attorno al simbolo assoluto della città, rappresentato dal modello ligneo della Cupola di Santa Maria del Fiore, si presenta dunque una rassegna di tipologie e di tematiche scultoree determinanti anche per l’evoluzione delle altre arti figurative, a diretto confronto con i precedenti classici: dalle tombe degli umanisti, alle desunzioni dai sarcofagi, alla rinascita del monumento equestre e del ritratto scolpito. Attorno a quest’ultimo, che vede la sua genesi verso la metà del secolo nei busti marmorei di Mino da Fiesole, Desiderio da Settignano, Antonio Rosellino, si prefigura il passaggio dalla fiorentina libertas, rappresentata dalla committenza pubblica a un mecenatismo privato, che porta già il segno dell’egemonia medicea (Sezione 10: Dalla città al palazzo. I nuovi mecenati). In questa prospettiva, la mostra – che si apre con l’evocazione della cupola brunelleschiana – si chiude con quella della più illustre dimora privata del Rinascimento, attraverso il Modello ligneo di Palazzo Strozzi.
L’esposizione si apre con una suggestiva panoramica attorno alla riscoperta dell’Antico, attraverso esempi illustri della “rinascita” fra Due e Trecento, con opere di Nicola e Giovanni Pisano, Arnolfo, Giotto, Tino di Camaino e dei loro successori, che assimilano anche la ricchezza espressiva del Gotico, in particolare di origine francese (Sezione 1: L’eredità dei padri). L’“età nuova” si apre assieme al nuovo secolo: con i due rilievi del Sacrificio di Isacco di Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi per la Porta del Battistero (dal Bargello), e con il modello della Cupola brunelleschiana (dal Museo di Santa Maria del Fiore), che riassumono al più alto vertice espressivo il momento fondante del primo Rinascimento (Sezione 2: Firenze 1401. L’alba del Rinascimento). In quegli anni, i successi politici della Repubblica fiorentina, la sua potenza economica e la pace sociale diffondono attraverso gli scritti di grandi umanisti il mito di Firenze come erede della repubblica romana e come modello per gli altri stati italiani.
La scultura pubblica monumentale, attraverso i capolavori di Donatello, Ghiberti, Nanni di Banco, Michelozzo realizzati per i grandi cantieri della città – la Cattedrale, il Campanile, Orsanmichele – è la prima e più alta testimonianza della creazione di un nuovo stile, di questa trasformazione in atto e dell’esaltazione di Firenze e della sua civiltà. (Sezione 3: La romanitas civile e cristiana). La scultura, e in particolare la statuaria, eserciterà perciò una profonda influenza sulla pittura dei massimi artisti del tempo come Masaccio, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Filippo Lippi (Sezione 6: "Pittura scolpita").
L’esposizione illustra inoltre altri temi significativi dell’antichità classica che, attraverso la scultura specialmente donatelliana, vennero assimilati e trasformati nel nuovo linguaggio rinascimentale, a testimonianza del clima spirituale e intellettuale della città, oltre che del suo fervore creativo (Sezione 4: “Spiritelli” fra sacro e profano; Sezione 5: La rinascita dei condottieri). Le ricerche di uno spazio “razionale” e l’invenzione della prospettiva brunelleschiana, trovano proprio nella scultura le loro formulazioni più avanzate – in particolare, nei bassorilievi donatelliani, come la predella del San Giorgio, dal Bargello, e il Banchetto di Erode dal Museo di Lille – con un seguito che tocca la metà del secolo in opere di Desiderio da Settignano o di Agostino di Duccio, a confronto con la pittura, anche antica (Sezione 7: La storia “in prospettiva”).
Fin dagli anni Venti del Quattrocento, i nuovi canoni della scultura, messi a punto dai grandi maestri e illustrati da alcuni capolavori – come le donatelliane Madonna Pazzi, dal Bode Museum di Berlino, la Madonna in terracotta policroma del Louvre e la Madonna Chellini, dal Victoria and Albert; la ghibertiana Madonna Kress, dalla National Gallery di Washington, o la Madonna già attribuita al Brunelleschi e qui a Nanni di Banco, dal Museo Diocesano di Fiesole – si moltiplicano attraverso una produzione sconfinata di rilievi (in marmo, stucco, terracotta policroma e invetriata, ovvero “robbiana”), destinati alla devozione privata, consentendo una capillare diffusione del gusto per la bellezza “nuova” in ogni strato sociale (Sezione 8: La diffusione della bellezza). Allo stesso tempo, Firenze vede concentrarsi la committenza artistica più prestigiosa, quasi sempre pubblica, nei luoghi di solidarietà e di preghiera (chiese, confraternite, ospedali), dove è ancora la scultura a tenere un ruolo di primo piano (Sezione 9: Bellezza e carità).
Attorno al simbolo assoluto della città, rappresentato dal modello ligneo della Cupola di Santa Maria del Fiore, si presenta dunque una rassegna di tipologie e di tematiche scultoree determinanti anche per l’evoluzione delle altre arti figurative, a diretto confronto con i precedenti classici: dalle tombe degli umanisti, alle desunzioni dai sarcofagi, alla rinascita del monumento equestre e del ritratto scolpito. Attorno a quest’ultimo, che vede la sua genesi verso la metà del secolo nei busti marmorei di Mino da Fiesole, Desiderio da Settignano, Antonio Rosellino, si prefigura il passaggio dalla fiorentina libertas, rappresentata dalla committenza pubblica a un mecenatismo privato, che porta già il segno dell’egemonia medicea (Sezione 10: Dalla città al palazzo. I nuovi mecenati). In questa prospettiva, la mostra – che si apre con l’evocazione della cupola brunelleschiana – si chiude con quella della più illustre dimora privata del Rinascimento, attraverso il Modello ligneo di Palazzo Strozzi.
Informazioni
Tel. +39 055 2645155
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Orari mostra
Tutti i giorni 9.00-20.00
Giovedì 9.00-23.00
Ingresso in mostra consentito fino a un'ora prima dell'orario di chiusura.
Biglietti
intero euro 12.50
ridotto euro 8.50, 8.00
gruppi scuole e università euro 4.00
Biglietti
Online TicketOne.it Punti vendita TicketOne
Prenotazioni
Sigma CSC
Tel. +39 055 2469600
Fax. +39 055 244145 prenotazioni@cscsigma.it
Tutti i giorni 9.00-20.00
Giovedì 9.00-23.00
Ingresso in mostra consentito fino a un'ora prima dell'orario di chiusura.
Biglietti
intero euro 12.50
ridotto euro 8.50, 8.00
gruppi scuole e università euro 4.00
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Prenotazioni
Sigma CSC
Tel. +39 055 2469600
Fax. +39 055 244145 prenotazioni@cscsigma.it
La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo
Strozzi, Musée du Louvre, Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze, Museo
Nazionale del Bargello con Comune di Firenze, Provincia di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana con il contributo di Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
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Ubicazione:
Piazza Strozzi, 50123 Firenze, Italia
mercoledì 6 marzo 2013
Gian Galeazzo Visconti. 1402 il sogno si infrange a Melegnano
Dal 23 marzo al 7 aprile 2013 presso il Castello Mediceo di Melegnano si tiene la mostra "Gian Galeazzo Visconti. 1402 il sogno si infrange a Melegnano". Per info: Proloco di Melegnano.
La Mostra sarà inaugurata sabato 23 marzo 2013 alle ore 17,00, dalla conferenza della Prof.ssa Francesca Vaglienti, docente di Storia Medievale all'Università degli studi di Milano.
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Ubicazione:
Piazza Vittoria, 20077 Melegnano MI, Italia
venerdì 1 marzo 2013
Il Vangelo secondo Giotto
Sette secoli fa, fra il 1303 e il 1305, Giotto, su commissione del
banchiere padovano Enrico Scrovegni, affresca la Cappella intitolata a
Santa Maria della Carità.
Questa piccola chiesa romanico-gotica, concepita per accogliere
lui stesso e i suoi discendenti dopo la morte, è considerata un
capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo e una delle
massime espressioni dell’arte occidentale. Gli affreschi, dopo un
accurato restauro, sono ritornati all’antico splendore rivelando la
bellezza e la genialità della pittura giottesca, che influenzò
generazioni di artisti e mutò i canoni stilistici dell’arte italiana ed
europea.
Il ciclo pittorico della Cappella sviluppa tre temi principali,
ciascuno in dodici episodi, disposti sulle pareti della navata: la vita
di Gioacchino e Anna; la vita di Maria; la vita, morte e resurrezione di
Gesù.
Infine lo zoccolo con le personificazioni delle sette virtù e dei
sette opposti vizi capitali che conducono rispettivamente al Paradiso e
all’Inferno del grande Giudizio universale dipinto sulla
controfacciata.
La mostra è una fedele riproduzione fotografica, in scala 1:4,
delle pareti della Cappella degli Scrovegni dopo i restauri del 2002.
Essa permette di cogliere la poesia iconica delle corrispondenze
verticali e frontali, del simbolismo dei colori, dei numeri, delle
prospettive architettoniche. Giotto, infatti, assieme a Dante, è
all’apice di una cultura in cui ogni particolare partecipa di un ordine
che tutto abbraccia.
Garbagnate Milanese (MI)
2 marzo - 2 aprile 2013
Basilica SS. Eusebio e Maccabei - via Gran Sasso 6
Comunità Pastorale "Santa Croce" di Garbagnate Milanese
Orari di apertura:
da lunedì a sabato 10.00-12.00, 15.30-17.30
venerdì anche 21.30-22.30
domenica 15.00-17.30
visite guidate anche in altri orari per gruppi e scolaresche, su prenotazione
ingresso libero
Informazioni e prenotazioni visite guidate:
tel. 02 9955607
e-mail: segreteria@comunitasantacrocegarbagnate.it.
web: www.festivaldellafede.it.
Orari di apertura:
da lunedì a sabato 10.00-12.00, 15.30-17.30
venerdì anche 21.30-22.30
domenica 15.00-17.30
visite guidate anche in altri orari per gruppi e scolaresche, su prenotazione
ingresso libero
Informazioni e prenotazioni visite guidate:
tel. 02 9955607
e-mail: segreteria@comunitasantacrocegarbagnate.it.
web: www.festivaldellafede.it.
martedì 26 febbraio 2013
Il Mondo di Leonardo
"Leonardo3 - Il Mondo di Leonardo" www.leonardo3.net
Mostra temporanea con anteprime mondiali
Piazza della Scala, Ingresso Galleria Vittorio Emanuele II - Milano
1 marzo - 31 luglio 2013
Aperta tutti i giorni dalle 10 alle 23 (nessuna chiusura per festività)
Prenotazioni gruppi, scuole, visite guidate e laboratori: Tel. 02-6597728
Biglietti: € 12,00 (intero), € 11,00 (studenti e riduzioni), € 10,00 (gruppi), € 9,00 (bambini e ragazzi), € 6,00 (gruppi scolastici)
Biglietteria: TicketOne
Gruppi, scuole e visite guidate: Ad Artem (Tel. 02-6597728)
Patrocini: Comune di Milano
Premio di Rappresentanza del Presidente della Repubblica
Radio ufficiale: Radio Monte Carlo
Sponsor: Aviva
Curatori: Massimiliano Lisa, Mario Taddei, Edoardo Zanon
Mostra temporanea con anteprime mondiali
Piazza della Scala, Ingresso Galleria Vittorio Emanuele II - Milano
1 marzo - 31 luglio 2013
Aperta tutti i giorni dalle 10 alle 23 (nessuna chiusura per festività)
Prenotazioni gruppi, scuole, visite guidate e laboratori: Tel. 02-6597728
Biglietti: € 12,00 (intero), € 11,00 (studenti e riduzioni), € 10,00 (gruppi), € 9,00 (bambini e ragazzi), € 6,00 (gruppi scolastici)
Biglietteria: TicketOne
Gruppi, scuole e visite guidate: Ad Artem (Tel. 02-6597728)
Patrocini: Comune di Milano
Premio di Rappresentanza del Presidente della Repubblica
Radio ufficiale: Radio Monte Carlo
Sponsor: Aviva
Curatori: Massimiliano Lisa, Mario Taddei, Edoardo Zanon
mercoledì 6 febbraio 2013
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