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giovedì 6 ottobre 2022
domenica 23 maggio 2021
Sul filo di Raffaello. Impresa e fortuna nell’arte dell’arazzo
La Galleria Nazionale delle Marche, in collaborazione con i Musei Vaticani e con il Mobilier National di Parigi,
organizza dal 21 maggio al 12 settembre 2021 nel Palazzo Ducale di Urbino, la mostra "Sul filo di Raffaello. Impresa e fortuna nell’arte dell’arazzo" a cura di Anna Cerboni Baiardi e Nello Forti Grazzini, indagando sia l’apporto che il
pittore fornì in questo specifico settore per il quale sperimentò
invenzioni e realizzò cartoni poi tessuti nelle botteghe fiamminghe, sia
la fortuna che le opere di Raffaello conobbero nel corso dei secoli
nella produzione di arazzi. Con dodici grandiose pezze tessute nelle
migliori arazzerie europee, raffiguranti principalmente le pitture delle
Stanze Vaticane, Urbino potrà esibire, nel maestoso salone del
Trono, tutta la monumentale opera pittorica del suo cittadino più
illustre, la potenza e l’equilibrio classico che Raffaello raggiunse a
Roma, circa 25 anni dopo aver lasciato la sua città natale. Gli spazi
dove Raffaello aveva camminato da bambino accompagnato dal padre
Giovanni Santi accoglieranno – in all’indomani del cinquecentenario
della morte del divin pittore e complici gli arazzi – la sua
opera più grandiosa, realizzata a Roma per i papi, apprezzata da
artisti, critici, conoscitori e dai turisti di tutte le epoche.
Il successo ottenuto dalle immagini tessute, riproposte in tempi e manifatture differenti, entra a pieno titolo nel tema della fortuna che l’artista urbinate conobbe nel corso dei secoli. Un’approvazione che è parte integrante del complessivo consenso che Raffaello raggiunse mentre era ancora in vita. Modelli inesauribili di forme e d’invenzioni, le opere di Raffaello raggiunsero i contesti più disparati, grazie all’opera di tanti incisori che con i loro intagli ne consentirono una rapida diffusione. Raffaello aveva offerto il suo fondamentale contributo alla diffusione delle pratiche incisorie con le quali si era garantito una notevole pubblicità; l’incisione lo avrebbe ripagato nel corso dei secoli rendendolo l’autore più tradotto di tutti i tempi. Con gli arazzi si verificò di fatto la stessa cosa: i suoi cartoni nobilitarono questo genere artistico che, più tardi, avrebbe contribuito al consolidamento e all’arricchimento della sua fortuna.
La mostra urbinate si pone nel solco delle ricerche riguardanti l’irradiamento dell’opera del Sanzio, verificandone la fortuna nello specifico campo dell’arazzeria. Spettacolare la visione che avrà lo spettatore entrando nel salone del Trono del palazzo di Federico di Montefeltro: vi troverà squadernati, grazie all’allestimento curato dagli architetti della Galleria Nazionale delle Marche, i celebri affreschi che Raffaello ha realizzato a Roma, qui proposti nei colori e negli intrecci delle tessiture. Undici degli arazzi esposti provengono dal Mobilier National di Parigi e testimoniano come la Francia, più di ogni altro paese, sotto il regno di Luigi XIV (ma poi fino al XIX secolo), abbia nutrito una vera e propria venerazione nei confronti di Raffaello, al punto da concepire il “folle” progetto di ricreare ad arazzo a Parigi, in più repliche, i più celebri affreschi dell’Urbinate, utilizzando – a tal fine – da un lato i pittori francesi dell’Accademia di Francia residenti a Roma per copiare dal vivo i prototipi, dall’altro l’abilità straordinaria degli arazzieri inquadrati da Colbert sotto l’egida della manifattura dei Gobelins, aperta a Parigi e attiva esclusivamente per le commissioni reali, dove molte delle tappezzerie furono tessute.
La Galleria Nazionale delle Marche ha contribuito, oltre che alla conoscenza di questa raffinata arte, anche alla conservazione dei preziosi tessuti sostenendo finanziariamente il restauro di alcuni dei pezzi prestati dal Mobilier National di Parigi. L’intero studio sotteso alla mostra, con un’ampia panoramica sulla produzione di arazzi legati all’universo raffaellesco, è esposto in maniera esaustiva nel ricco catalogo, curato da Anna Cerboni Baiardi e Nello Forti Grazini, edito da Silvana Editoriale.
Il successo ottenuto dalle immagini tessute, riproposte in tempi e manifatture differenti, entra a pieno titolo nel tema della fortuna che l’artista urbinate conobbe nel corso dei secoli. Un’approvazione che è parte integrante del complessivo consenso che Raffaello raggiunse mentre era ancora in vita. Modelli inesauribili di forme e d’invenzioni, le opere di Raffaello raggiunsero i contesti più disparati, grazie all’opera di tanti incisori che con i loro intagli ne consentirono una rapida diffusione. Raffaello aveva offerto il suo fondamentale contributo alla diffusione delle pratiche incisorie con le quali si era garantito una notevole pubblicità; l’incisione lo avrebbe ripagato nel corso dei secoli rendendolo l’autore più tradotto di tutti i tempi. Con gli arazzi si verificò di fatto la stessa cosa: i suoi cartoni nobilitarono questo genere artistico che, più tardi, avrebbe contribuito al consolidamento e all’arricchimento della sua fortuna.
La mostra urbinate si pone nel solco delle ricerche riguardanti l’irradiamento dell’opera del Sanzio, verificandone la fortuna nello specifico campo dell’arazzeria. Spettacolare la visione che avrà lo spettatore entrando nel salone del Trono del palazzo di Federico di Montefeltro: vi troverà squadernati, grazie all’allestimento curato dagli architetti della Galleria Nazionale delle Marche, i celebri affreschi che Raffaello ha realizzato a Roma, qui proposti nei colori e negli intrecci delle tessiture. Undici degli arazzi esposti provengono dal Mobilier National di Parigi e testimoniano come la Francia, più di ogni altro paese, sotto il regno di Luigi XIV (ma poi fino al XIX secolo), abbia nutrito una vera e propria venerazione nei confronti di Raffaello, al punto da concepire il “folle” progetto di ricreare ad arazzo a Parigi, in più repliche, i più celebri affreschi dell’Urbinate, utilizzando – a tal fine – da un lato i pittori francesi dell’Accademia di Francia residenti a Roma per copiare dal vivo i prototipi, dall’altro l’abilità straordinaria degli arazzieri inquadrati da Colbert sotto l’egida della manifattura dei Gobelins, aperta a Parigi e attiva esclusivamente per le commissioni reali, dove molte delle tappezzerie furono tessute.
La Galleria Nazionale delle Marche ha contribuito, oltre che alla conoscenza di questa raffinata arte, anche alla conservazione dei preziosi tessuti sostenendo finanziariamente il restauro di alcuni dei pezzi prestati dal Mobilier National di Parigi. L’intero studio sotteso alla mostra, con un’ampia panoramica sulla produzione di arazzi legati all’universo raffaellesco, è esposto in maniera esaustiva nel ricco catalogo, curato da Anna Cerboni Baiardi e Nello Forti Grazini, edito da Silvana Editoriale.
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Ubicazione:
Piazza Rinascimento, 13, 61029 Urbino PU, Italia
martedì 23 giugno 2020
Il Santo che battezzò Cristo
In occasione del 24 giugno, festa del santo patrono di Firenze, san Giovanni Battista, le Gallerie degli Uffizi presentano sul sito una mostra virtuale dedicata alla figura di Giovanni Battista nell’arte. Titolo dell’ipervisione è Il Santo che battezzò Cristo. Scene dalla vita di San Giovanni Battista, a cura di Anna Bisceglia: esposte online quindici opere delle collezioni realizzate tra Trecento e Novecento, tra cui capolavori di grandi artisti quali Leonardo, Raffaello, Bronzino, Veronese e un’icona russa.
Il Battista è stato infatti molto rappresentato nell’arte figurativa, dal Medioevo al Novecento, in quanto figura chiave, anello di congiunzione tra Vecchio e Nuovo Testamento, tra la tradizione ebraica e il messaggio di Gesù.
Il percorso virtuale ha inizio con la pala d’altare del pittore giottesco Giovanni del Biondo; seguono il San Giovannino nel deserto, opera che Raffaello eseguì a Roma intorno al 1518, e quello di Andrea del Sarto. E ancora, le raffigurazioni della prima infanzia del Battista dipinte da Pontormo e dal Bronzino, e il Battesimo di Cristo raffigurato nei dipinti del Verrocchio e Leonardo e del Veronese. Il martirio e la decollazione sono descritti invece nelle opere di Cranach il Vecchio e di Alonso Berruguete.
Per accedere alla mostra virtuale clicca qui !
martedì 27 settembre 2016
"Orlando furioso 500 anni" mostra a Ferrara
Dal 24 settembre 2016 all'8 gennaio 2017 a Palazzo Diamanti, Ferrara.
Cosa vedeva Ludovico Ariosto quando chiudeva gli occhi? Quali immagini affollavano la sua mente mentre componeva il poema che ha segnato il Rinascimento italiano? Quali opere d’arte furono le muse del suo immaginario? A queste domande vuole dare una risposta la mostra organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte per celebrare i cinquecento anni della prima edizione dell’Orlando furioso. Concepito nella Ferrara estense e stampato in città nel 1516, il poema è uno dei capolavori assoluti della letteratura occidentale che da subito parlò al cuore dei lettori italiani ed europei. Più che una ricostruzione documentaria, l’esposizione sarà una importante rassegna d’arte vera e propria: una straordinaria narrazione per immagini che condurrà il visitatore in un viaggio appassionante nell’universo ariostesco, tra battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e incantesimi. I capolavori dei più grandi artisti del periodo – da Mantegna a Leonardo, da Raffaello a Michelangelo e Tiziano – oltre a sculture antiche e rinascimentali, incisioni, arazzi, armi, libri e manufatti di straordinaria bellezza e preziosità, faranno rivivere il fantastico mondo cavalleresco del Furioso e dei suoi paladini, offrendo al contempo un suggestivo spaccato della Ferrara in cui fu concepito il libro e raccontando sogni, desideri e fantasie di quella società delle corti italiane del Rinascimento di cui Ariosto fu cantore sensibilissimo.
Mostra a cura di Guido Beltramini e Adolfo Tura, organizzata da Fondazione Ferrara Arte e MiBACT Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
Cosa vedeva Ludovico Ariosto quando chiudeva gli occhi? Quali immagini affollavano la sua mente mentre componeva il poema che ha segnato il Rinascimento italiano? Quali opere d’arte furono le muse del suo immaginario? A queste domande vuole dare una risposta la mostra organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte per celebrare i cinquecento anni della prima edizione dell’Orlando furioso. Concepito nella Ferrara estense e stampato in città nel 1516, il poema è uno dei capolavori assoluti della letteratura occidentale che da subito parlò al cuore dei lettori italiani ed europei. Più che una ricostruzione documentaria, l’esposizione sarà una importante rassegna d’arte vera e propria: una straordinaria narrazione per immagini che condurrà il visitatore in un viaggio appassionante nell’universo ariostesco, tra battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e incantesimi. I capolavori dei più grandi artisti del periodo – da Mantegna a Leonardo, da Raffaello a Michelangelo e Tiziano – oltre a sculture antiche e rinascimentali, incisioni, arazzi, armi, libri e manufatti di straordinaria bellezza e preziosità, faranno rivivere il fantastico mondo cavalleresco del Furioso e dei suoi paladini, offrendo al contempo un suggestivo spaccato della Ferrara in cui fu concepito il libro e raccontando sogni, desideri e fantasie di quella società delle corti italiane del Rinascimento di cui Ariosto fu cantore sensibilissimo.
Mostra a cura di Guido Beltramini e Adolfo Tura, organizzata da Fondazione Ferrara Arte e MiBACT Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
mercoledì 28 gennaio 2015
"Raffaello. Opera prima", mostra a Brescia
Sarà Raffaello il nuovo protagonista del ciclo RINASCIMENTO.
Dopo Giorgione, Savoldo e Fra’ Bartolomeo, con il pittore urbinate si
completa così il progetto espositivo di Fondazione Brescia Musei e
Comune di Brescia.
L’esposizione Raffaello. Opera prima nasce con l’obiettivo di riunire i frammenti che costituivano la Pala Baronci (1500 - 1501), considerata l’opera prima di Raffaello che vi lavorò a soli 17 anni con un aiuto, il pittore Evangelista da Pian di Meleto.
La pala, che ha come tema l’incoronazione di San Nicola da
Tolentino, fu commissionata al giovane artista per la chiesa di
Sant’Agostino a Città di Castello (PG). Nel 1789, a causa di un
terremoto, fu gravemente danneggiata e le parti superstiti furono
disperse tra varie collezioni.
Con il terzo episodio vengono riunite a Brescia, presso il Museo di
Santa Giulia, tutte le parti a oggi individuate in collezioni
pubbliche. Così l’Angelo, uno dei capolavori di Pinacoteca Tosio Martinengo, sarà accostato a tre prestiti straordinari: un secondo Angelo proveniente dal Musée du Louvre di Parigi, L’Eterno Padre e la Vergine dal Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli.
Inoltre, Pala Baronci vedrà al suo fianco il disegno preparatorio realizzato da Raffaello, in prestito da Palais des Beaux Arts di Lille: un documento fondamentale per ricostruire l’originaria fisionomia dell’opera.
Completa l’esposizione la copia parziale della Pala Baronci
realizzata da Ermenegildo Costantini (1791), in prestito da Città di
Castello.
Oggi, grazie alla nostra mostra, i quattro frammenti superstiti finora riemersi si ricongiungono.
Una occasione straordinaria, che è servita ad
avviare nuovi studi, indagini, approfondimenti, raccolti nel catalogo di
mostra, sulla formazione, l’attività e lo stile del giovane Raffaello,
sulle vicende del dipinto, sul gusto collezionistico di Paolo Tosio e
della Brescia della prima metà dell’Ottocento.
In concomitanza, proseguono le attività collaterali: i nuovi percorsi esclusivi che abbinano Raffaello. Opera prima alla città, il corso di storia dell'arte, le Colazioni al museo, le attività per le scuole e i gruppi di adulti.
RINASCIMENTO
Raffaello. Opera prima
a cura di Paolo Bolpagni e Elena Lucchesi ragni
con Roberta D'Adda
Museo di Santa Giulia
da venerdì 30 gennaio a lunedì 6 aprile 2015
Inaugurazione: giovedì 29 gennaio 2015 ore 18.00
tutti i giorni ore 9.30-17.30 (lunedì chiuso)
ingresso con il biglietto del museo
info: +39 030 2977834; santagiulia@bresciamusei.com
Catalogo: Sagep editore
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Ubicazione:
Via dei Musei, 81, 25121 Brescia BS, Italia
giovedì 28 novembre 2013
La Madonna di Foligno di Raffaello per la prima volta a Milano
La Madonna di Foligno di
Raffaello per la prima volta a Milano dai Musei Vaticani. Per il sesto
anno consecutivo, il Comune di Milano ed Eni proseguono la tradizione di
esporre gratuitamente un unico capolavoro a Palazzo Marino, quest’anno
in collaborazione con i Musei Vaticani. Nel 2012 l’esposizione
dedicata ad Amore e Psiche è
stata la mostra più visitata d’Italia. L’esposizione ospite a Palazzo Marino nella sala Alessi - dal 28 novembre
2013 al 12 gennaio 2014 - è pensata, anche quest’anno, per dare
gratuitamente a un pubblico vasto ed eterogeneo la possibilità di
approfondire la relazione con un’opera straordinaria; la mostra è
infatti integrata da un’attenta attività didattica e di coinvolgimento –
in sala, sul web e attraverso eventi di accompagnamento. Capolavori
protagonisti delle precedenti edizioni sono stati: La Conversione di Saulo di Caravaggio (dalla collezione Odescalchi); San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci (2009), Donna allo specchio di Tiziano (2010), Adorazione dei pastori e San Giuseppe falegname di Georges de La Tour (2011) e Amore e Psiche stanti di Antonio Canova e Psyché et l’Amour di François Gérard (2012), dal museo del Louvre.
Orari di apertura al pubblicoTutti i giorni dalle ore 9.30 alle 20.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30)
giovedì dalle ore 9.30 alle 22.30 (ultimo ingresso alle ore 22.00).
giovedì dalle ore 9.30 alle 22.30 (ultimo ingresso alle ore 22.00).
Info nel sito del Comune di Milano.
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Ubicazione:
Piazza della Scala, 2, 20121 Milano, Italia
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