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mercoledì 8 maggio 2024

Una Pavia medievale inedita

Le carte della Chiesa pavese
: con questo titolo l’Università e la Diocesi di Pavia hanno scelto di inaugurare sabato 11 maggio 2024, dalle ore 18, nel Museo diocesano, la mostra Una Pavia medievale inedita. Chiesa e città tra XI e XV secolo, che rimarrà aperta nei fine settimana dello stesso mese, seguendo gli orari del Museo.

La mostra è il risultato della collaborazione tra l’Archivio diocesano e i Dipartimenti di Giurisprudenza e Studi umanistici dell’Ateneo. Lavorando nel ricco Fondo pergamene dell’Archivio, le ricercatrici e i ricercatori hanno allestito un percorso suddiviso in sette pannelli, seguendo la traccia che il titolo della mostra lascia intravedere. La Pavia medievale che i visitatori si troveranno di fronte termina con alcuni magnifici capolettera miniati dell’età di Gian Galeazzo Visconti, inseriti in un registro di decreti promulgati tra il 1385 e il 1396, e inizia con un privilegio di papa Pasquale II del 1105, che è il più antico documento apostolico custodito dall’Archivio diocesano. Tra questi due pezzi si collocano i restanti cinque pannelli dell’itinerario, che riempiono le nicchie dell’ottagono bramantesco, al centro del quale verranno collocati gli originali dei pezzi riprodotti e commentati lungo l’esposizione.
Lo scopo della mostra è quello di mostrare le ricchezze edite e inedite dell’Archivio e ricordare che esse sono vive, tanto per la Diocesi, quanto per la città di Pavia.

martedì 7 luglio 2020

Storie di immagini dipinte

In mostra a Pazzo Pitti "Storie di immagini dipinte" dal 24 giugno al 4 ottobre 2020.
Un tesoro di sapere, arte e devozione, prima rubato e poi ritrovato: sono libri antichi e preziosi come il minuscolo Ufficio dei Morti appartenuto a Papa Leone X de’ Medici, i grandissimi corali, le pergamene finemente illustrate e decorate dai alcuni dei più grandi maestri del Medioevo e del Rinascimento. La mostra “Storie di pagine dipinte. Miniature recuperate dai Carabinieri” organizzata dalle Gallerie degli Uffizi comprende circa quaranta opere, recuperate dopo il furto da questo speciale comando dell’Arma. I manoscritti e le singole pagine miniate in mostra attraversano la grande stagione di produzione libraria dell’Italia centrale dal Duecento al Cinquecento: provengono da Castelfiorentino, Colle di Val d’Elsa, Firenze, Perugia e Pistoia, e le miniature sono opera di artisti importantissimi come il Maestro di Sant’Alessio in Bigiano, che malgrado sia ancora anonimo era a capo della bottega più attiva in Toscana nell’ultimo quarto del XIII secolo; Pacino di Buonaguida (uno dei primi e più dotati tra i seguaci di Giotto); fino ad Attavante degli Attavanti e Gherardo e Monte di Giovanni, illustratori di libri di fama internazionale ai tempi di Lorenzo il Magnifico.
La bellezza e il pregio delle opere esposte non è la sola attrazione di questa mostra: la sua spettacolarità sta nella storia dei furti e dei recuperi di cui è protagonista ogni volume, ogni singola pagina, ogni miniatura ritagliata. Tra queste i corali provenienti dal convento dei Minori Osservanti di San Lucchese a Poggibonsi, oggetto di ben due furti, negli anni Trenta del ‘900 e poi di nuovo nel 1982; gli oltre venti volumi dell’abbazia benedettina di Montemorcino in Umbria che, trasferiti nell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore ad Asciano, vennero rubati nel 1975; l’Ufficio dei Morti di Leone X de’ Medici, prezioso ed elegante come si conveniva a quel papa, raffinato intellettuale. La rassegna non esclude le opere sfregiate, le pagine da cui sono state ritagliate le miniature, i fogli strappati dai codici, ed è quindi un’occasione per pensare al furto di questi manufatti non solo come a una sottrazione di un bene comune, ma come una violenza che va dritta al cuore della nostra cultura e che attacca i testi, la nostra lingua, le pitture che la accompagnavano.
La realizzazione della mostra è dovuta a storici dell’arte, specializzandi e dottorandi di Storia della Miniatura all’Università degli Studi di Firenze, sotto la guida della professoressa Sonia Chiodo, una dei massimi esperti della materia. Particolarmente in un campo complesso come lo studio dei volumi (codicologia) e delle loro decorazioni, è indispensabile che il lavoro anti crimine dei Carabinieri si avvalga di precise competenze specialistiche, come in questo caso: ogni miniatura o libro antico recuperato deve poter essere ricondotto al contesto di appartenenza, ed è in questo ambito che un drappello di giovani studiosi ha costruito l’esposizione di Palazzo Pitti. E la concretezza, l’importanza dei risultati da loro raggiunti non saranno legate soltanto all’occasione temporanea della mostra: il loro lavoro include infatti il censimento di tutte le mancanze in modo da mettere a disposizione della Banca Dati dei Carabinieri una messe di informazioni aggiornate, essenziali alle investigazioni in corso e a quelle future.
Storie di pagine dipinte ha anche un particolare corredo infografico: sette disegni della nota illustratrice Vanna Vinci, resi interattivi mediante una tecnologia touch, che presentano ai visitatori, in modo chiaro e accattivante, i luoghi e i protagonisti delle storie che la mostra ricostruisce: copisti, miniatori, religiosi e, da ultimo, i ladri e le forze dell’ordine.
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venerdì 22 febbraio 2019

La Magna Charta: Guala Bicchieri e il suo lascito. L’Europa a Vercelli nel Duecento

Con questo progetto ci si propone di realizzare la mostra della Magna Charta che si terrà in Arca a Vercelli da sabato 23 marzo a domenica 9 giugno 2019 con un allestimento in grado di metterne in luce le caratteristiche e l’importanza, far conoscere la sua storia e il suo legame con la città di Vercelli e con il Cardinale Guala Bicchieri.
La Mostra sarà intitolata: “La Magna Charta: Guala Bicchieri e il suo lascito. L’Europa a Vercelli nel Duecento” e si si estenderà, come percorso diffuso e tematico, nei musei cittadini: Museo Francesco Borgogna, Museo Leone e Museo del Tesoro del Duomo e nell’Archivio di Stato di Vercelli. Saranno effettuate visite guidate all’Abbazia di Sant’Andrea.
Con questa mostra i curatori ci conducono in un viaggio temporale attraverso il medioevo e i secoli successivi per scoprire non solo la storia del documento e dei personaggi ad esso collegati, ma soprattutto il Cardinale Guala Bicchieri.
La mostra dedica all’immagine del cardinale una breve sezione nella quale, oltre al richiamo alle raffigurazioni duecentesche di Guala Bicchieri, saranno esposti due ritratti pittorici di età moderna, concessi in prestito dall’ASL-Ospedale di S. Andrea di Vercelli, uno dei quali verrà restaurato per l’occasione.
Altri oggetti in prestito esposti in ARCA provengono da Palazzo Madama di Torino (il prezioso Cofano di Guala Bicchieri e nove smalti limosini) e dal Castello Sforzesco di Milano (il coltello eucaristico legato al nome del cardinale).
I rimanenti prestiti, altrettanto importanti sul piano storico e documentario, sono di ambito cittadino e quasi tutti inediti: codici, carte e pergamene della Biblioteca diocesana Agnesiana di Vercelli, oltre ad una pergamena e a uno dei due codici detti “dei Biscioni” della Biblioteca Civica di Vercelli.
Si tratta di un evento unico nel suo genere in quanto è la prima volta in assoluto che la Magna Charta arriva in Italia.
Installazione Magna Charta assonometria
La Mostra sarà ospitata presso il Polo Espositivo Arca di Vercelli.
ARCA è il moderno polo espositivo inaugurato nel 2007. Progettato dall’architetto Ferdinando Fagnola, è ospitato all’interno dell’ex chiesa medievale di San Marco. La Chiesa, dopo aver subito varie trasformazioni nel corso dei secoli, è divenuta oggetto di importanti lavori di restauro degli affreschi e di recupero delle strutture architettoniche, visibili in occasione delle mostre temporanee che “Arca” accoglie al suo interno. Il vero e proprio polo espositivo consiste in una struttura appoggiata nella navata centrale, mentre le due laterali sono lasciate libere, per essere impiegate in caso di iniziative collaterali legate alle esposizioni in corso. Si determina così una suggestiva contrapposizione tra lo spazio moderno e tecnologico di “ARCA” e quello dall’atmosfera medievale delle navate laterali e dell’abside, rendendo ancora più affascinante questo spazio espositivo.
Arca è il luogo più adatto ad ospitare tesori inestimabili come la Magna Charta, in quanto è dotata di sistemi  climatizzazione e monitoraggio dell’aria e di allarme di ultima generazione.
Per tutte le informazioni e il programma completo clicca qui !

giovedì 9 marzo 2017

“Hoc instrumentum scripsi ego”, mostra a Caiazzo (CE)

Lo scorso 13 dicembre, dopo un deposito di decenni presso l’Archivio di Stato di Napoli, la Diocesi di Alife-Caiazzo ha riportato a casa oltre 1000 pergamene appartenenti all’antica Diocesi di Caiazzo.
L’intero fondo comprende 1411 documenti che coprono un arco di tempo compreso tra l’anno 1007 e il 1887, oggi conservate nei locali del rinnovato Archivio storico diocesano a Caiazzo.
In una mostra allestita dal 25 marzo al 1 aprile 2017 nella Chiesa Concattedrale di Maria SS. Assunta e S. Stefano Menecillo, la Direzione dell’Archivio Storico Diocesano intende sintetizzare le dinamiche del recupero di tale patrimonio documentario – bene di notevole valore storico per la Diocesi e la città di Caiazzo, attraverso un percorso espositivo tematico in grado di trasmettere al visitatore la reale portata dei risultati raggiunti.
“Hoc instrumentum scripsi ego”: il notariato caiatino nelle pergamene dell’archivio dell’Antica Diocesi di Caiazzo è il titolo della mostra che sarà inaugurata il giorno 25 alle 11.30, e che vedrà accanto al Vescovo Mons. Valentino Di Cerbo e al direttore dell’Archivio, dott. Luigi Arrigo con il suo staff, due presenze d’eccezione:  Mons Pagano dell’Archivio segreto Vaticano e il dott. Paolo Franzese, Direttore dell’Archivio di Stato di Napoli.
L’attesa per molti studiosi, cultori, o semplicemente curiosi è per alcuni documenti in particolare che richiamano devozione, fede, storia. Si tratta della Pergamena di Santo Stefano dell’anno 1007 e due documenti del conte di Alife, Rainulfo, corrispondenti a due donazioni, la prima al vescovo di Caiazzo, Orso (1117), la seconda ad un privato (1129).
L’esposizione proporrà ai visitatori il tema del notariato così come ricavabile dai documenti a disposizione, ponendo particolare attenzione al periodo riferibile alla seconda metà del XIII secolo. Le ragioni di questa scelta affondano le proprie radici nell’interesse suscitato dai documenti appartenenti a questo periodo cronologico, che evidenziano la vivacità politica e culturale di Caiazzo di quel tempo attraverso gli atti documentari di ben quattordici notai pubblici regolarmente operanti.

domenica 7 agosto 2016

La Pergamena di Montone

Nel 1216 il castello di Montone si sottomette al Comune di Perugia. Nei decenni successivi, la sottomissione fu rinnovata varie volte, dal momento che Montone rappresentava un luogo strategico per controllare l’Alta Valle del Tevere e le vie di comunicazione verso le Marche e la Romagna. Ottocento anni dopo il 1216, il Comune di Montone organizza una mostra nel Museo civico di San Francesco, nella quale verrà esposto il documento in pergamena che riporta le clausole del patto tra Perugia e Montone.
Questo documento è il più antico pezzo che si è conservato nell’archivio storico di Montone. Inoltre, esso conserva intatto il sigillo pendente, che raffigura un grifo: si tratta della più antica rappresentazione del grifo adoperato come simbolo del Comune di Perugia. Tali caratteristiche rendono la pergamena di Montone un documento unico dal punto di vista storico e culturale.
L’allestimento della mostra contempla, oltre alla pergamena, una suggestiva presentazione audiovisiva, nella quale sono illustrate le caratteristiche del prezioso documento. Il racconto è affidato al professore Attilio Bartoli Langeli, massimo specialista della storia medievale umbra nonché editore del testo della pergamena; attraverso la sua presentazione, il pubblico verrà condotto in un vero e proprio viaggio nel passato: saranno illustrati i modi che venivano utilizzati per preparare una pergamena, le tecniche adoperate per redigere un documento, il ruolo svolto dai notai nella società comunale.
In particolare, il racconto si concentra sulle numerose volte in cui, nel corso del XIII secolo, i patti tra Perugia e Montone vennero rinnovati, in occasione di specifiche contingenze politiche, come ad esempio quando si trattò di contrastare l’offensiva scatenata nelle terre della Chiesa dall’imperatore Federico II di Svevia. Sulla scorta dei documenti presentati dal professore Attilio Bartoli Langeli, si potrà così venire a sapere che, alla metà del Duecento, il comune di Montone risulta essere rappresentato da Fortebraccio di Oddone, esponente di primo piano della nobiltà locale e antenato del condottiero Braccio Fortebracci.
Il sigillo pendente con il grifo
L’esposizione, dunque, intende richiamare l’attenzione sul ricchissimo patrimonio conservato negli archivi comunali umbri, mediante la valorizzazione di un documento particolarmente significativo e delle vicende che lo hanno condotto integro fino a noi. La mostra sarà inaugurata domenica 14 agosto 2016 alle ore 10.30 con una conferenza svolta dal professore Attilio Bartoli Langeli dell’Università degli Studi di Perugia. L’esposizione rimarrà aperta fino al 31 dicembre 2016. Il progetto scientifico è curato dai professori Erminia Irace e Manuel Vaquero Piñeiro dell’Università degli Studi di Perugia; la sua realizzazione è curata dalle Associazioni locali “StoricaMente A.R.I.eS.” e “Pro Loco Montonese”.

giovedì 19 maggio 2016

“Le Pietre di Petra”: antiche pergamene in mostra a Badia Polesine (RO)

La mostra di pergamene, dal titolo “Le Pietre di Petra”, allestita nell’antica cappella di Santa Maria della Vangadizza, che fa parte del complesso dell’ex monastero, sarà inaugurata sabato 21 maggio 2016 alle 19.00, per chiudersi l’11 giugno 2016.
La sera dell’inaugurazione, alle 21.00, al Teatro Sociale “Eugenio Balzan” di Badia Polesine (RO) si potrà assistere ad un concerto dedicato al compositore Orazio Tarditi (Roma, 1601 – Forlì, 1677). Monaco benedettino, a lungo attivo anche presso diverse abbazie venete come quelle di San Michele in isola, di Badia Polesine e di Carceri, Tarditi fu compositore e cantore di solidissima fama tra i suoi contemporanei, come testimoniano le cronache, le dediche e i legami con diversi tra i maggiori musicisti del Seicento italiano. Le musiche presentate sono per lo più inedite, frutto di oltre quindici anni di ricerche condotte dal musicologo Daniele Torelli intorno alla cultura musicale del monachesimo italiano tra Cinque e Seicento. Gli esecutori, accuratamente formati alle prassi esecutive storicamente informate e agli strumenti antichi, provengono tutti dall’Istituto di Musica antica della Civica Scuola di Musica «Claudio Abbado» di Milano e saranno diretti dal Maestro Antonio Frigé, coordinatore dell’Istituto.
La mostra, a cura del Sodalizio Vangadiciense con il patrocinio del Comune di Badia Polesine e della Regione Veneto, si propone di illustrare una fascia temporale importante: dalla prima donazione dell’anno 954, l’atto dal quale inizia lo sviluppo della Vangadizza, alla fine del 1200. La data simbolo della chiusura di questo periodo fu il 1298 quando fra la Vangadizza e il comune di Padova venne firmata la “Permutatio”, con la quale l’antica abbazia cedette i suoi diritti feudali, soprattutto quelli di “catena” sull’Adige e Adigetto a Padova e in cambio ricevette protezione e altri beni a Bosco di Rubano (PD).
L’esposizione ha un duplice obiettivo: rendere fruibile alla collettività il materiale storico custodito fino ad oggi nell’archivio “Guido Mora” del Sodalizio Vangadiciense che ha sede nell’Abbazia della Vangadizza a Badia Polesine e renderla itinerante nei luoghi in cui nei secoli scorsi la Vangadizza ha avuto influenza e possedimenti.
Fra le riproduzioni delle pergamene che verranno esposte, la più significativa è del 1219 con la quale Federico II di Svezia conferma del privilegio riconosciuto alla Vangadizza da Federico I “Barbarossa” con il quale il monastero è dichiarato dipendente soltanto all’autorità imperiale.
Atto del 1219 - foto di Maurizio Braiato
Saranno presentati inoltre alcuni catastici della fine del 1700 del territorio non solo locale per dare una dimensione della presenza della Vangadizza. In mostra anche la planimetria del monastero di fine ‘700 e alcuni frontespizi delle raccolte di atti rilegati in volume. Si potranno inoltre vedere alcune planimetrie del monastero di fine ‘700 e sarà illustrata una storia della Vangadizza su più pannelli curata da Camillo Corrain.
Informazioni
Mostra “Le Pietre di Petra” – mostra di pergamene e documenti storici a cura dell’Archivio storico della Vangadizza di Badia Polesine (Ro)
Quando: Da sabato 21 maggio a sabato 11 giugno 2016 
Dove: Antica cappella di Santa Maria della Vangadizza presso l’Abbazia della Vangadizza – Badia Polesine (Rovigo)
Inaugurazione della mostra: sabato 21 maggio, ore 19.00; a seguire, concerto alle ore 21.00 presso il Teatro Sociale “Eugenio Balzan” di Badia Polesine
Orari di apertura della mostra: tutti i giorni, dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30
Contatti & Info: tel./fax: 0425.594479 mail: sodaliziovangadiciense@libero.it.

lunedì 28 marzo 2016

"Il Trecento a Morimondo" mostra al Monastero di Morimondo (MI)

Il Trecento a Morimondo
Frammenti di Storia
Domenica 10 aprile - domenica 4 settembre 2016
Non sempre i documenti d'archivio consentono una ricostruzione del passato che sia narrazione di eventi tra loro connessi. Spesso infatti quelle fonti risultano tra loro isolate e quindi prive di consequenza, uno scoordinamento dovuto alle vicende che interessarono l'archivio nel corso dei secoli, come distruzioni magari dolose, dispersioni per incuria e altro. Così si presentano oggi anche le pergamene del monastero di Morimondo risalenti al Trecento: già il loro numero – 177 – fa pensare a un impoverimento rispetto alla documentazione che dovette essere stata prodotta in quel secolo, anche considerando che le pergamene superstiti risalenti al Duecento sono 266 e pure esse denunciano lacune.
Tuttavia anche un documento isolato restituisce comunque un'immagine, per quanto circoscritta, del passato. Potremmo dire un fotogramma. E se quell'immagine non può generare il movimento proprio della narrazione mancando altri fotogrammi ad essa prossimi, la visuale può essere allargata con la ricostruzione del più ampio contesto in cui era inserito quell'accadimento documentato dalla pergamena considerata.
E questa è l'impostazione della presente esposizione: partire da un documento per cercare di ricostruirgli attorno il suo contesto storico, in un gioco di specchi per cui gli elementi presenti nella pergamena presa in esame ne richiamano altri esterni e nel contempo vengono da questi ultimi richiamati e magari giustificati. "Frammenti di storia", appunto, nel senso di frammenti che si cerca di ricondurre e ricomporre nel loro quadro storico.
La mostra sarà visitabile ogni sabato e ogni domenica dalle 15,00 alle 17,00.
Per informazioni e prenotazioni contattare la segreteria
Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo
tel 02 9496 1919 dal lunedì al giovedì ore 9:00 – 12:00
Web: www.abbaziamorimondo.it; E-mail: fondazione@abbaziamorimondo.it.

venerdì 8 gennaio 2016

Il Museo Horne di Firenze

Nonostante sia uno dei musei minori di Firenze, fondato da Herbert Percy Horne, storico dell’arte inglese che trascorse buona parte della sua vita nella città di Firenze, con l’intento di ricostruire l’arte e la vita quotidiana dell’epoca a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, il Museo Horne rappresenta un raffinato scrigno di capolavori di pittura e scultura (da Giotto a Simone Martini, a Masaccio, a Filippino Lippi, a Domenico Beccafumi e al Giambologna) ma anche e soprattutto una casa, arredata con pezzi pregiati dal Duecento al Seicento. Tutta da scoprire.
Horne gestì con grande attenzione le opere del palazzo, con l’intento non di creare un museo bensì un esempio di dimora signorile del Rinascimento, proteggendo il patrimonio artistico nel periodo cosiddetto del Risanamento e ricreando uno spazio in cui poter rivivere il passato e scoprire usi e costumi della città tra Quattro e Cinquecento.
Quello per cui si caratterizza è senza dubbio l’incredibile varietà di opere e di oggetti che convivono in assoluta armonia e coerenza con l’ambiente espositivo. Il nucleo fondamentale è costituito dai maestri toscani del Trecento e del Quattrocento: Giotto, Simone Martini, Masaccio, Dosso Dossi, Beccafumi, Giambologna, Bernini, Raffaello sono solo alcuni dei grandi artisti che si possono ammirare all’interno del palazzo Corsi-Horne. Inoltre, di notevole interesse, sono i pezzi d’arredamento dal Duecento al Seicento ed il fondo dei disegni e delle stampe risalenti dal Cinquecento all’Ottocento.
Di grande interesse sono anche l’archivio e la Biblioteca della Fondazione Horne. L’archivio, posto nell’ammezzato del palazzo, racchiude un grande patrimonio di documenti: pergamene, codici ma anche scritti personali dello studioso e spogli di filze antiche, frutto delle ricerche e della documentazioni che lo stesso Horne effettuava negli archivi e nelle biblioteche fiorentine.
Museo Horne
Via dei Benci, 6 50122 Firenze
Tel. 055 244661 (lun-sab 9.00-13.00)
E-mail: info@museohorne.it; segreteria@museohorne.it; www.museohorne.it.

venerdì 11 settembre 2015

Acque della Lombardia medievale

Dall’Adda al Lambro, dal Ticino al Po. Un percorso per raccontare la vita quotidiana della Lombardia medievale. E' la mostra "Acque della Lombardia medievale" in programma da martedì 6 ottobre a mercoledì11 novembre 2015 alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano.
Paesaggi e vie d’acqua in 12 pergamene risalenti al periodo tra il IX e l’XII secolo. Per la prima volta la Biblioteca Ambrosiana apre al pubblico il proprio caveau con una selezione di documenti medievali di alto valore storico. L’iniziativa, cura ta da Rita Pezzola e Federico Gallo, in collaborazione con il B.I.M. Bacino Imbrifero Montano dell’Adda e l’associazione culturale Ad Fontes, propone materiali unici come un documento imperiale col monogramma originale di Federico Barbarossa, una bolla pon tificia di Papa Alessandro III, o ancora una cartula convenientiae del 1116, mai esposta prima, che segnala l’ubicazione di un pozzo nelle adiacenze di Porta Ticinese a Milano
"Il bene prezioso dell'acqua - commenta il monsignor Franco Buzzi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana - è sempre stato occasione di 'pace' e di 'guerra' tra gli uomini". Dai pozzi biblici di Abramo e Giacobbe agli accordi per il controllo delle rogge in Lombardia, tra Medioevo e Ottocento, passando attraverso il tema moderno del Diritto commerciale a solcare i mari. L'acqua come elemento essenziale per la vita dell'intera regione.
Il percorso espositivo, organizzato in sezioni tematiche, presenta un lungo viaggio che dalla Valtellina segue l’intero corso dell’Adda per poi proseguire lungo il lago di Como, e da qui il Lambro e il Ticino fino al Po. Al centro il possesso delle acque e il diritto di navigabilità.
Orari: Martedì - Domenica 10,00 - 18,00
Veneranda Biblioteca Ambrosiana
Piazza Pio XI, 2 20123 Milano, Italia 
tel: +3902806921

martedì 2 dicembre 2014

"La cavalleria medievale" in mostra a Vercelli

Da domenica 7 a domenica 21 dicembre 2014 in mostra "La cavalleria medievale" presso il Museo Leone a Vercelli, nel corridoio delle cinquecentine, un percorso fatto di libri antichi, pergamene e documenti aventi per protagonista la figura del cavaliere. Un'occasione unica per conoscere le preziose collezioni librarie e documentarie custodite presso il Museo. Orari apertura: da martedì a venerdì 15.00-17.30; sabato e domenica 10.00-12.00 e 15.00-18.00. A pagamento. Info: Museo Leone. Tel. 0161.253204.