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sabato 13 maggio 2023
giovedì 18 novembre 2021
Un splendor mi squarciò 'l velo
Ubicazione:
Piazza della Pilotta, 15, 43121 Parma PR, Italia
mercoledì 20 ottobre 2021
Esposizione straordinaria del Liber figurarum di Gioacchino da Fiore a Reggio Emilia
![]() |
| Drago dell'Apocalisse (draco magnus) |
C’è chi crede che la storia umana sia percorsa da simmetrie
ricorrenti, personalità e circostanze che si ripresentano nei secoli; il
Liber figurarum ha la pretesa coraggiosa (e oltraggiosa) di
fissarle sulla carta, varcando con l’inchiostro e un pensiero tanto
originale quanto profondo la precarietà e i dolori di un’epoca per noi
lontana, nel tentativo di intravedere l’eterno e il rinnovamento finale
dell’umanità.
Dante lo tenne presente nello scrivere la Divina Commedia e cita nel Paradiso il
suo autore come “il calavrese abate Gioacchino / di spirito profetico
dotato”; Michelangelo si rifece alle stesse geometrie nell’affrescare la
Cappella Sistina e Cristoforo Colombo lo ricorda nei suoi diari.
Innumerevoli altri artisti, scultori e pensatori ne furono e sono
tuttora influenzati.
Il Liber figurarum è la summa illustrata del pensiero di
Gioacchino da Fiore, un teologo del dodicesimo secolo di enorme
importanza nel pensiero occidentale. Convinto che la storia umana si
potesse dividere in tre “regni” corrispondenti alle tre Persone della
Trinità, tramite immagini enigmatiche e complesse tentò di intravedere i
contorni della terza era, da lui ritenuta imminente, che avrebbe
purificato l’umanità e portato termine a ogni dolore. La sua tensione
profetica è ricca di sete di rinnovamento ed esercita un fascino
immutato attraverso i secoli.
Questo codice, una delle tre copie esistenti al mondo (le altre sono a
Oxford e Dresda), è una delle più belle e importanti raccolte della
teologia medievale. Le immagini (figurae) furono disegnate da Gioacchino in tempi diversi e poi radunate nel Liber a cui diedero il nome.
In occasione di questa esposizione sarà possibile conoscere anche
tutte le altre attività e proposte dell’Associazione Città di Reggio.
venerdì 8 ottobre 2021
La “Biblioteca” di Dante a Palazzo Corsini
Nell’opera dantesca, e nella Commedia in particolare, la tradizione della cultura
classica, cristiana e medievale si ricapitola come in una summa: autori, libri, scuole
di poeti e filosofi, enciclopedie, mitologie antiche e dogmi cristiani, scrittori canonici
e autori più eccentrici vengono tutti riattraversati dallo sguardo di Dante, che
scrivendo il suo testo ne riscrive simultaneamente la tradizione d’appartenenza. In
tal senso sapere di quali letture, di quali libri, si sia materialmente nutrita la cultura
e la fantasia poetica dell’Alighieri ha da sempre costituito un interrogativo profondo
tanto per i critici che per i lettori per arrivare a una comprensione più profonda della
Commedia. La ricerca tuttavia si scontra sull’evidenza che Dante non ebbe mai una
vera e propria biblioteca, stabile e personale, come poi invece fu per Petrarca; non
possediamo neppure autografi o libri sicuramente a lui appartenuti. Il dibattito su
quali opere Dante abbia effettivamente letto e quali egli conoscesse solo per altrui
citazioni o epitomi è pertanto ancora aperto e di grande rilevanza: il convegno e la
mostra intendono offrire lo status quaestionis integrato con nuove ricerche mirate.
Nella mostra saranno per la prima volta esposte tutte le opere da Dante
esplicitamente citate e presumibilmente lette, quindi parte d’una sua "biblioteca",
secondo i più recenti accertamenti e secondo un percorso rappresentativo del suo
iter intellettuale e poetico. Saranno esposti in larga prevalenza codici dei secoli XIII e
XIV, ovvero libri che corrispondono alle tipologie manoscritte che Dante potrebbe
aver praticato; saranno esposti inoltre alcuni codici provenienti dal fondo
duecentesco della biblioteca di Santa Croce, il convento fiorentino che, secondo gli
studi più recenti, potrebbe aver ospitato la prima formazione del poeta. I
manoscritti saranno ordinati tematicamente e cronologicamente secondo lo
sviluppo dell’opera dantesca, in base anche ai suoi possibili spostamenti prima e
dopo l’esilio. Saranno invece escluse tutte le opere che dalla critica sono state a lui
ricondotte in base ad ipotesi, allusioni o riscontri degli interpreti moderni, spesso
discordi, privilegiando invece quei testi, coi loro antichi libri, che con maggiore
sicurezza permetteranno al visitatore di conoscere e d’esplorare i “punti fermi” della
“biblioteca” dantesca.
La mostra sarà articolata in sei grandi sezioni: 1) La “Bibbia” e la tradizione cristiana;
2) La tradizione classica: gli Auctores nella “Vita nuova”; 3) La tradizione romanza; 4)
La tradizione classica dalla “Vita nuova”; 5) Retorica e trattatistica medievale; 6)
Filosofia, scienza e teologia.
La partizione della mostra, che in più occasioni fa perno su un “prima” e un “dopo”
la Vita nuova, vuole in tal modo distinguere due fasi della biografia dantesca e della
sua “biblioteca”, quella riferibile alla vita fiorentina e quella, testimoniata nelle
opere successive al “libello giovanile”, segnata invece dall’esilio.
Fra gli oltre 70 codici che saranno esposti, provenienti dalle maggiori collezioni
italiane e internazionali – tutti libri fondamentali per la comprensione della poesia
e della cultura dantesca – si segnalano il manoscritto della Biblioteca Nazionale di
Roma Vitt. Emm. 1502, che raccoglie, riccamente illustrati, i testi profetici di
Gioacchino da Fiore, «il calavrese abate Giovacchino /di spirito profetico dotato»,
immortalato in Pd XII; i diversi codici fiorentini provenienti dall’antica biblioteca di
Santa Croce – il convento francescano che forse Dante frequentò prima del suo
esilio –, tra i quali l’antichissimo codice di Servio, il commentatore virgiliano
(Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 22 sin 1), o il manoscritto della Consolatio
philosophiae di Boezio (Plut. 23 dex 11), glossata in volgare all’inizio del Trecento e
ricordata dall’Alighieri come una delle sue letture fondamentali dopo la morte di
Beatrice; o ancora il canzoniere della lirica trobadorica, raccolto nel codice
laurenziano Plut. 41.42, libro per certi aspetti affine alla silloge di poesia provenzale
che fu nota a Dante; il manoscritto corsiniano del Roman de la rose (Roma,
Biblioteca dell’Accademia nazionale dei Lincei e Corsiniana, 55 K 4), sulla cui
conoscenza dantesca si è sviluppato, e si svolge, un lungo e appassionato dibattito
filologico-letterario; per continuare inoltre coi manoscritti filosofici e scolastici, che,
coi loro testi, fondano la struttura mentale della visione dantesca, della sua morale
e della sua teologia: l’Etica aristotelica della Biblioteca Nazionale di Napoli
(VIII.G.25) o gli scritti di Sigieri di Brabante, il filosofo eterodosso che in Paradiso
«silogizzò invidïosi veri» (X, 138), proveniente dalla Biblioteca Cathariniana di Pisa
(ms. 17); per tornare poi ai libri letterari, fonti per l’Alighieri di stile e invenzione,
come il Giovenale parigino (Paris, BnF, lat. 8073), o il Lancillotto della Marciana di
Venezia (Fr. Z 11), dalle cui storie fuoriesce una delle immagini più durature della
poesia dantesca, quella del bacio tra Paolo e Francesca, doppione infernale del
bacio letterario fra Lancillotto e Ginevra.
A integrazione dell’esposizione, sempre dall’8 ottobre, Paesaggi e personaggi della
Commedia. Un'iconografia digitale, una mostra che – prodotta in collaborazione
con l'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale e ideata da Roberto Andreotti,
Federico De Melis, Francesco De Melis e Luca Ruzza - intende illustrare, con una
speciale messa in scena digitale, alcuni aspetti della fortuna iconografica dantesca di
luoghi, paesaggi e personaggi della Divina Commedia, fino alla Contemporaneità. Il
visitatore potrà entrare, in uno scenario avvolgente, in “capsule” monografiche,
“camere oscure” al cui interno si potrà vivere l'esperienza di un'immersione
multisensoriale attraverso varie tecniche, non ultima il cosiddetto “fantasma di
Pepper”, sorta di ologramma originato dal teatro del Seicento. I file visivi e sonori si basano sulle immagini delle opere che artisti di ogni epoca hanno dedicato al poema
dantesco, in dialogo con le altre iniziative espositive dell’Accademia dei Lincei
dedicate alla biblioteca letteraria, culturale, artistica e filosofica di Dante.
Con la mostra La Biblioteca di Dante si intende affrontare per la prima volta il
problema di come è stato possibile il miracolo della Commedia; su quali basi
culturali ha potuto contare Dante nella composizione del poema e quali siano le
ragioni di un successo ancora così straordinario.
Un grande sforzo, dunque, probabilmente il più articolato e impegnativo dell'anno
dantesco, reso possibile dall'impegno congiunto dell'Accademia Nazionale dei Lincei,
di Intesa Sanpaolo, in particolare del Presidente emerito Giovanni Bazoli, del
Presidente Gian Maria Gros-Pietro, di Stefano Lucchini, del presidente
dell’Associazione “Amici dei Lincei” dott. Umberto Quadrino, ma anche dell'ENIT,
dell'Istituto centrale per il patrimonio immateriale del Ministero della Cultura e delle
tante istituzioni, musei e biblioteche, a cominciare dalle grandi biblioteche storiche
romane, ma con sforzo generoso anche dalle biblioteche di tutta l’Italia e l’Europa,
e, ultimi ma non ultimi, dai contributi assicurati dal Comitato Nazionale dantesco.
Ubicazione:
Via della Lungara, 10, 00165 Roma RM, Italia
domenica 19 settembre 2021
Codici friulani della Commedia
In occasione del suo 50° anniversario, la Fondazione de Claricini Dornpacher ha ideato il percorso "Tutte quelle vive luci", una ricca serie
di iniziative per il 700° anniversario della morte di Dante Alighieri.
Un filo rosso lega infatti la famiglia de Claricini al Sommo Poeta: il
letterato Nicolò de Claricini, nel 1466, trascrisse la Divina Commedia,
l’unico codice dantesco editato e commentato in latino in Friuli. Il
manoscritto è tra i pezzi pregiati esposti nella mostra Codici friulani
della Commedia.
Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823), che apre al pubblico domenica 19 settembre 2021 al Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli. Fiore all’occhiello delle manifestazioni dantesche organizzate dalla Fondazione, la mostra curata da Matteo Venier, docente di Letteratura italiana del Rinascimento, raduna per la prima volta tutti i codici danteschi attualmente conosciuti, prodotti o custoditi in Friuli, fra i quali proprio quello editato da Nicolò de Claricin, dal 1971 di proprietà, per lascito testamentario, della Biblioteca civica di Padova.
Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823), che apre al pubblico domenica 19 settembre 2021 al Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli. Fiore all’occhiello delle manifestazioni dantesche organizzate dalla Fondazione, la mostra curata da Matteo Venier, docente di Letteratura italiana del Rinascimento, raduna per la prima volta tutti i codici danteschi attualmente conosciuti, prodotti o custoditi in Friuli, fra i quali proprio quello editato da Nicolò de Claricin, dal 1971 di proprietà, per lascito testamentario, della Biblioteca civica di Padova.
Oltre
al prezioso codice Claricini, un manoscritto corredato di miniature di
grande pregio, al Museo di Cividale saranno esposti altri quattro codici
custoditi in Friuli: il Fontanini della Biblioteca civica guarneriana
di San Daniele del Friuli, risalente alla fine del secolo XIV-inizi
secolo XV; il codice Bartoliniano dell’omonima biblioteca udinese; il
codice Florio della fine del secolo XIV, conservato nella biblioteca
della Università degli Studi di Udine; il codice Sonnino, attualmente
conservato a Roma, ma precedentemente proprietà della biblioteca del
Seminario di Udine. Vi è poi il frammento del Paradiso conservato nella
Biblioteca Civica ‘Joppi’ di Udine. Al nucleo dei codici danteschi sono
affiancati alcuni manoscritti copiati in Friuli e connessi variamente
con il poema dantesco che, seppure indirettamente, ne testimoniano la
diffusione e la lettura.
“È la prima volta che l’antico codice Claricini ritorna nella nostra regione – sottolinea il presidente della Fondazione Claricini Dornpacher, Oldino Cernoia - e lo fa nel contesto di una mostra unica nel suo genere. L’esposizione offre a tutti la possibilità di ammirare queste importantissime testimonianze della nostra cultura e della nostra storia, beni dal valore inestimabile che in questo modo diventano patrimonio di tutti”.
“Obiettivo principale di questa mostra – spiega il curatore Matteo Venier – è documentare e far conoscere al pubblico la fortuna e l’incidenza che l’opera di Dante ebbe nella cultura friulana tardo medievale, moderna e contemporanea. Ed è anche l’occasione per ripercorrere, attraverso appositi pannelli espositivi, la diffusa leggenda del soggiorno di Dante in Friuli all’epoca del patriarca Pagano della Torre”.
A completare l’esposizione, un video che offre al pubblico la lettura di alcuni passi danteschi a cura di Angelo Floramo (Inferno), Antonella Sbuelz (Purgatorio) e Gian Mario Villalta (Paradiso). Codici friulani della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823) è realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Udine – Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale, il Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli e i Comuni di Cividale, Moimacco, San Daniele del Friuli, Udine e Padova, e sarà visitabile fino al 7 novembre 2021.
“È la prima volta che l’antico codice Claricini ritorna nella nostra regione – sottolinea il presidente della Fondazione Claricini Dornpacher, Oldino Cernoia - e lo fa nel contesto di una mostra unica nel suo genere. L’esposizione offre a tutti la possibilità di ammirare queste importantissime testimonianze della nostra cultura e della nostra storia, beni dal valore inestimabile che in questo modo diventano patrimonio di tutti”.
“Obiettivo principale di questa mostra – spiega il curatore Matteo Venier – è documentare e far conoscere al pubblico la fortuna e l’incidenza che l’opera di Dante ebbe nella cultura friulana tardo medievale, moderna e contemporanea. Ed è anche l’occasione per ripercorrere, attraverso appositi pannelli espositivi, la diffusa leggenda del soggiorno di Dante in Friuli all’epoca del patriarca Pagano della Torre”.
A completare l’esposizione, un video che offre al pubblico la lettura di alcuni passi danteschi a cura di Angelo Floramo (Inferno), Antonella Sbuelz (Purgatorio) e Gian Mario Villalta (Paradiso). Codici friulani della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823) è realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Udine – Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale, il Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli e i Comuni di Cividale, Moimacco, San Daniele del Friuli, Udine e Padova, e sarà visitabile fino al 7 novembre 2021.
giovedì 8 ottobre 2020
martedì 7 luglio 2020
Storie di immagini dipinte
In mostra a Pazzo Pitti "Storie di immagini dipinte" dal 24 giugno al 4 ottobre 2020.
Un tesoro di sapere, arte e
devozione, prima rubato e poi ritrovato: sono libri antichi e preziosi
come il minuscolo Ufficio dei Morti appartenuto a Papa Leone X de’
Medici, i grandissimi corali, le pergamene finemente illustrate e
decorate dai alcuni dei più grandi maestri del Medioevo e del
Rinascimento. La mostra “Storie di pagine dipinte. Miniature recuperate
dai Carabinieri” organizzata dalle Gallerie degli Uffizi comprende circa quaranta opere, recuperate dopo il furto da questo speciale comando dell’Arma. I manoscritti e le singole pagine miniate in mostra attraversano la grande stagione di produzione libraria dell’Italia centrale dal Duecento al Cinquecento:
provengono da Castelfiorentino, Colle di Val d’Elsa, Firenze, Perugia e
Pistoia, e le miniature sono opera di artisti importantissimi come il
Maestro di Sant’Alessio in Bigiano, che malgrado sia ancora anonimo era a
capo della bottega più attiva in Toscana nell’ultimo quarto del XIII
secolo; Pacino di Buonaguida (uno dei primi e più dotati tra i seguaci
di Giotto); fino ad Attavante degli Attavanti e Gherardo e Monte di
Giovanni, illustratori di libri di fama internazionale ai tempi di
Lorenzo il Magnifico.
La bellezza e il pregio delle opere esposte non è la sola attrazione
di questa mostra: la sua spettacolarità sta nella storia dei furti e dei
recuperi di cui è protagonista ogni volume, ogni singola pagina, ogni
miniatura ritagliata. Tra queste i corali provenienti dal convento dei Minori Osservanti di San Lucchese a Poggibonsi, oggetto di ben
due furti, negli anni Trenta del ‘900 e poi di nuovo nel 1982; gli
oltre venti volumi dell’abbazia benedettina di Montemorcino in Umbria che, trasferiti nell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore ad Asciano, vennero rubati nel 1975; l’Ufficio dei Morti di Leone X de’ Medici, prezioso
ed elegante come si conveniva a quel papa, raffinato intellettuale. La
rassegna non esclude le opere sfregiate, le pagine da cui sono state
ritagliate le miniature, i fogli strappati dai codici, ed è quindi
un’occasione per pensare al furto di questi manufatti non solo come a
una sottrazione di un bene comune, ma come una violenza che va
dritta al cuore della nostra cultura e che attacca i testi, la nostra
lingua, le pitture che la accompagnavano.
La realizzazione della mostra è dovuta a storici dell’arte,
specializzandi e dottorandi di Storia della Miniatura all’Università
degli Studi di Firenze, sotto la guida della professoressa Sonia Chiodo, una dei massimi esperti della materia.
Particolarmente in un campo complesso come lo studio dei volumi
(codicologia) e delle loro decorazioni, è indispensabile che il lavoro
anti crimine dei Carabinieri si avvalga di precise competenze
specialistiche, come in questo caso: ogni miniatura o libro antico
recuperato deve poter essere ricondotto al contesto di appartenenza, ed è
in questo ambito che un drappello di giovani studiosi ha costruito
l’esposizione di Palazzo Pitti. E la concretezza, l’importanza dei
risultati da loro raggiunti non saranno legate soltanto all’occasione
temporanea della mostra: il loro lavoro include infatti il censimento
di tutte le mancanze in modo da mettere a disposizione della Banca Dati
dei Carabinieri una messe di informazioni aggiornate, essenziali alle investigazioni in corso e a quelle future.
Storie di pagine dipinte ha anche un particolare corredo infografico: sette disegni della nota illustratrice Vanna Vinci, resi interattivi mediante una tecnologia touch,
che presentano ai visitatori, in modo chiaro e accattivante, i luoghi e
i protagonisti delle storie che la mostra ricostruisce: copisti,
miniatori, religiosi e, da ultimo, i ladri e le forze dell’ordine.
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Ubicazione:
Piazza de' Pitti, 1, 50125 Firenze FI, Italia
giovedì 6 giugno 2019
Il Codex Astensis in mostra a Asti
Da giovedì 6 giugno a domenica 7 luglio 2019 la Fondazione Asti Musei, in collaborazione con il Comune di Asti, la
Soprintendenza per i beni archivistici e librari e l’Archivio storico
del Comune, espone nel salone d’onore di Palazzo Mazzetti il Codex Astensis, per farlo conoscere al maggior numero possibile di visitatori, astigiani e turisti. Un’occasione unica per ammirare il più importante documento storico della nostra città all’interno del palazzo barocco più rappresentativo della storia astigiana, sede della pinacoteca civica.
Il Codex Astensis, noto anche come Codice Malabayla, è una raccolta trecentesca splendidamente illustrata di cronache e documenti medievali che
riguardano la città di Asti dal 1065 al 1353, oggi conservato presso
l’Archivio del Comune di Asti e normalmente visibile solo su
prenotazione.
Il Codex, (380 carte legate in 45 fascicoli) è un vero e proprio liber iurium, un
libro di leggi, raccolta di diritti della città di Asti, suddiviso in
cinque parti: la Cronaca di Ogerio Alfieri, i privilegi e diplomi
imperiali concessi al Comune, i documenti relativi ai territori ultra Tanagrum, quelli relativi alle terre citra Tanagrum e una quinta parte contenente diversi atti e scritture.
Il manoscritto, in elegante e professionale minuscola cancelleresca, presenta capilettera riccamente ornati ed è corredato da 105 miniature:
le prime 6 raffigurano personaggi illustri della città e dell’impero,
mentre le rimanenti 99 illustrano i territori intorno alla città.
Una prima esposizione astigiana del Codex Astensis risale al
1971, nell’ambito della manifestazione “Archivi e cultura in Asti”; più
recentemente il documento è stato esibito nella mostra “Dai Visconti
agli Sforza”, allestita a Palazzo Reale a Milano nel 2015.
I visitatori avranno la possibilità di esplorare l’intero repertorio
delle 105 splendide miniature – attribuite in buona parte a Giovannino
de’ Grassi, uno dei massimi esponenti del tardo gotico italiano – grazie
alla proiezione su schermo delle immagini salvate su supporto digitale,
strumento importantissimo a cui è ricorsa la Città nell’ottica della
conservazione di un bene archivistico assai fragile.
Una breve introduzione storica e artistica su tre pannelli completerà
l’esposizione, raccontando anche episodi curiosi e sconosciuti come le
vicende legate al Codex e al suo arrivo ad Asti grazie a Quintino Sella.
La mostra sarà visitabile acquistando lo Smarticket
nei consueti orari di apertura della Fondazione Asti Musei (da martedì a
venerdì, 10-19)
Per informazioni: info@fondazioneastimusei.it; 0141.530403.
mercoledì 20 marzo 2019
Iste liber est. Codici miniati da Polirone alla Teresiana
Le sale monumentali della Biblioteca Comunale Teresiana di Mantova da giovedì 21 marzo a venerdì 3 maggio 2019 ospitano una
raffinata esposizione dedicata ai codici miniati polironiani dall’XI al XV secolo.
Focus della mostra sono le miniature contenute nei manoscritti provenienti dallo scriptorium e dalla biblioteca del monastero di S. Benedetto in Polirone e dal 1797, a seguito delle soppressioni monastiche napoleoniche, conservati presso la storica Biblioteca di Mantova.
Il progetto prevede l’esposizione di 34 codici miniati, tutti appartenenti al Fondo di manoscritti medievali della Biblioteca Teresiana. Si tratta di un nucleo di manoscritti di valore inestimabile per organicità, antichità, aspetti testuali e artistici e oggetto di profondo e sistematico interesse da parte di studiosi italiani e stranieri.
Il percorso espositivo si articolerà in tre sezioni che, partendo dalla nascita dello scriptorium benedettino,
guideranno il visitatore attraverso le varie fasi del suo sviluppo nei secoli, ricostruendo gli scambi di codici e il
contesto in cui si sono verificati, per ripercorrere la memoria della straordinaria storia culturale e spirituale di
quello che fu, dall’XI al XVIII secolo, uno dei più prestigiosi monasteri europei.
Tra i capolavori esposti si potranno ammirare le ricche illustrazioni dello Psalterium Davidicum (ms. 340), che risale
agli anni tra l’XI e il XII secolo; le sfarzose miniature del Missale (ms. 441) risalente al XII secolo, a testimonianza
della grandezza della comunità religiosa; l’importante Breviarium polironianum (ms. 142), realizzato nel 1449, che contiene la prima versione ufficiale del nuovo breviario della Congregazione di Santa Giustina, dal complesso programma iconografico.
La cura scientifica della mostra è affidata alla prof.ssa Giuseppa Z. Zanichelli, docente di Storia della Miniatura e dell’Arte Medievale presso l’Università di Salerno, che da oltre trent’anni studia il fondo polironiano con specifica attenzione alle miniature.
La mostra verrà corredata da un catalogo illustrato, a cura della Biblioteca Teresiana all’interno della collana “Teche”.
Il catalogo, pubblicato da Publi Paolini editore, presenterà un percorso di ricerca sulla miniatura polironiana con saggi introduttivi di Giuseppa Z. Zanichelli, Paolo Golinelli e Corrado Corradini e schede di catalogo di Roberta Benedusi.
La contemporanea conclusione dei complessi lavori di catalogazione scientifica dell’intero Fondo dei manoscritti polironiani della Biblioteca Teresiana permetterà di presentare al pubblico e agli studiosi interessati anche la pubblicazione del terzo e ultimo volume del catalogo dei manoscritti polironiani a cura di Corrado Corradini, Paolo Golinelli e Giuseppa Z. Zanichelli, per le edizioni Pàtron di Bologna.
Per il programma completo della mostra in formato PDF clicca qui !
Ubicazione:
Via Roberto Ardigò, 13, 46100 Mantova MN, Italia
sabato 23 febbraio 2019
"Animali fantastici e dove trovarli" alla Capitolare di Verona
La Biblioteca Capitolare di Verona, in collaborazione con Fondazione Discanto e
con il patrocinio del Comune di Verona, organizza nelle giornate di
sabato 23 e domenica 24 febbraio 2019 un’esposizione temporanea sul tema
“Animali Fantastici e dove trovarli”.
Perché il pavone e il pellicano sono simboli di Cristo? Come nasce un
Basilisco? Chi può catturare un unicorno? In un viaggio tra le figure
zoologiche ed i loro simboli, i visitatori potranno scoprire molte
curiosità sulle fitte connessioni che anticamente si pensava unissero
inscindibilmente il mondo concreto ed il soprannaturale, connessioni che
spesso erano coperte di squame, piume o pelliccia.
Il mondo antico, e quello medievale in particolare, era infatti
pensato come popolato di creature fantastiche o mostruose, specchio di
paure ancestrali e riflesso di mondi ultraterreni. Il percorso proposto
sarà un viaggio zoologico che spazierà dalle antiche leggende alle
simbologie cristiane, tra miniature variopinte e folklore locale, alla
scoperta di alcune di queste straordinarie creature, ma anche dei
significati allegorici degli animali “reali”, in un universo dove il
confine tra vero e immaginario è molto labile, se non superfluo.
Verranno esposti una copia manoscritta del XIV secolo del Livre du
Trèsor di Brunetto Latini, la prima enciclopedia in lingua volgare che
contiene un esteso Bestiario degli animali ritenuti esistenti all’epoca,
alcuni splendidi codici musicali di varie epoche storiche che riportano
illustrazioni e miniature di soggetto mostruoso, e altri testi che
permetteranno di ammirare chimere, draghi, sirene e altre creature
leggendarie.
In entrambe le giornate sono previsti un turno di visite guidate al
mattino, alle ore 11:30, e un turno il pomeriggio, alle ore 16.00, al
prezzo di 10 euro. Nelle fasce orarie 10:30-11:30 e 12:30-16:00 sarà
invece possibile accedere all’esposizione senza guida al prezzo di 5
euro.
Sabato pomeriggio, alle ore 16:00, parallelamente alla visita guidata
si terrà un laboratorio didattico per bambini, nel quale i piccoli
partecipanti di età compresa fra i 6 e i 12 anni potranno, proprio come
gli antichi miniatori del Medioevo, liberare la loro fantasia nel creare
la propria personale creatura fantastica. Il laboratorio avrà la durata
di un’ora, al costo di 10 euro a bambino. Attive numerose promozioni
per famiglie.
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visite guidate
Ubicazione:
Piazza Duomo, 19, 37121 Verona VR, Italia
venerdì 22 febbraio 2019
La Magna Charta: Guala Bicchieri e il suo lascito. L’Europa a Vercelli nel Duecento
Con questo progetto ci si propone di realizzare la mostra della Magna Charta che si terrà in Arca a Vercelli da sabato 23 marzo a domenica 9 giugno 2019
con un allestimento in grado di metterne in luce le caratteristiche e
l’importanza, far conoscere la sua storia e il suo legame con la città
di Vercelli e con il Cardinale Guala Bicchieri.
La Mostra sarà intitolata: “La Magna Charta: Guala Bicchieri e il suo
lascito. L’Europa a Vercelli nel Duecento” e si si estenderà, come
percorso diffuso e tematico, nei musei cittadini: Museo Francesco
Borgogna, Museo Leone e Museo del Tesoro del Duomo e nell’Archivio di
Stato di Vercelli. Saranno effettuate visite guidate all’Abbazia di
Sant’Andrea.
Con questa mostra i curatori ci conducono in un viaggio temporale
attraverso il medioevo e i secoli successivi per scoprire non solo la
storia del documento e dei personaggi ad esso collegati, ma soprattutto
il Cardinale Guala Bicchieri.
La mostra dedica all’immagine del cardinale una breve sezione nella
quale, oltre al richiamo alle raffigurazioni duecentesche di Guala
Bicchieri, saranno esposti due ritratti pittorici di età moderna,
concessi in prestito dall’ASL-Ospedale di S. Andrea di Vercelli, uno dei
quali verrà restaurato per l’occasione.
Altri oggetti in prestito esposti in ARCA provengono da Palazzo
Madama di Torino (il prezioso Cofano di Guala Bicchieri e nove smalti
limosini) e dal Castello Sforzesco di Milano (il coltello eucaristico
legato al nome del cardinale).
I rimanenti prestiti, altrettanto importanti sul piano storico e
documentario, sono di ambito cittadino e quasi tutti inediti: codici,
carte e pergamene della Biblioteca diocesana Agnesiana di Vercelli,
oltre ad una pergamena e a uno dei due codici detti “dei Biscioni” della
Biblioteca Civica di Vercelli.
Si tratta di un evento unico nel suo genere in quanto è la prima volta in assoluto che la Magna Charta arriva in Italia.
![]() |
| Installazione Magna Charta assonometria |
La Mostra sarà ospitata presso il Polo Espositivo Arca di Vercelli.
ARCA è il moderno polo espositivo inaugurato nel 2007. Progettato
dall’architetto Ferdinando Fagnola, è ospitato all’interno dell’ex
chiesa medievale di San Marco. La Chiesa, dopo aver subito varie
trasformazioni nel corso dei secoli, è divenuta oggetto di importanti
lavori di restauro degli affreschi e di recupero delle strutture
architettoniche, visibili in occasione delle mostre temporanee che
“Arca” accoglie al suo interno. Il vero e proprio polo espositivo
consiste in una struttura appoggiata nella navata centrale, mentre le
due laterali sono lasciate libere, per essere impiegate in caso di
iniziative collaterali legate alle esposizioni in corso. Si determina
così una suggestiva contrapposizione tra lo spazio moderno e tecnologico
di “ARCA” e quello dall’atmosfera medievale delle navate laterali e
dell’abside, rendendo ancora più affascinante questo spazio espositivo.
Arca è il luogo più adatto ad ospitare tesori inestimabili come la
Magna Charta, in quanto è dotata di sistemi climatizzazione e
monitoraggio dell’aria e di allarme di ultima generazione.
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Ubicazione:
Piazza San Marco, 1, 13100 Vercelli VC, Italia
martedì 22 gennaio 2019
sabato 15 settembre 2018
Lodi per ogni ora. I corali francescani provenienti dalla Basilica di San Francesco
Nell'ambito del Festival Francescano X edizione, il Museo Civico Medievale di Bologna propone dal 15 settembre 2018 al 17 marzo 2019 un'esposizione dal titolo: "Lodi per ogni ora. I corali francescani provenienti dalla Basilica di San Francesco" curata da Massimo Medica in collaborazione con Paolo Cova e Ilaria Negretti.
La mostra presenta una nutrita selezione dei vari codici liturgici, realizzati tra il XIII e il XV secolo per la basilica bolognese di San Francesco, che attualmente fanno parte della ricca collezione di codici miniati del Museo Civico Medievale di Bologna. Tra questi si segnala la serie di preziosi graduali francescani riccamente miniati dal cosiddetto Maestro della Bibbia di Gerona, protagonista assoluto della decorazione libraria bolognese della fine del Duecento. Prossimi a questa anche la serie poco più tarda degli antifonari, anch'essi ampiamente decorati, ispirandosi in parte alle più antiche esperienze del Giotto assisiate, evidentemente filtrate in città attraverso lo stesso ordine dei frati minori. A queste prime serie di corali ne seguirono altre nel corso del Quattrocento, quando i frati minori si affidarono a vari miniatori coordinati dal bolognese Giovanni di Antonio, per decorare intorno al 1440-50 alcuni dei loro libri liturgici, anch'essi presentati in occasione della mostra.
La mostra presenta una nutrita selezione dei vari codici liturgici, realizzati tra il XIII e il XV secolo per la basilica bolognese di San Francesco, che attualmente fanno parte della ricca collezione di codici miniati del Museo Civico Medievale di Bologna. Tra questi si segnala la serie di preziosi graduali francescani riccamente miniati dal cosiddetto Maestro della Bibbia di Gerona, protagonista assoluto della decorazione libraria bolognese della fine del Duecento. Prossimi a questa anche la serie poco più tarda degli antifonari, anch'essi ampiamente decorati, ispirandosi in parte alle più antiche esperienze del Giotto assisiate, evidentemente filtrate in città attraverso lo stesso ordine dei frati minori. A queste prime serie di corali ne seguirono altre nel corso del Quattrocento, quando i frati minori si affidarono a vari miniatori coordinati dal bolognese Giovanni di Antonio, per decorare intorno al 1440-50 alcuni dei loro libri liturgici, anch'essi presentati in occasione della mostra.
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Ubicazione:
Via Manzoni, 4, 40121 Bologna BO, Italia
sabato 18 agosto 2018
Il corredo di Valentina Visconti a Castell'Arquato
Nel 1385 il padre di Valentina Visconti, Gian Galeazzo, diventato
signore di Milano, decise di maritare la figlia a Luigi di Valois duca
di Orléans e fratello del re di Francia. Il 27 gennaio 1387 fu stipulato
il contratto matrimoniale, il rito nuziale fu officiato per procura di
Milano l'8 aprile del 1387, ma, per impedirle di lasciare Milano, Gian
Galeazzo impugnò la giovane età della figlia.
Il 7 settembre del 1388, nacque Giovanni Maria e Valentina fu costretta a raggiungere il marito e così il 23 giugno del 1389 partì Milano con trecento cavalieri a garanzia di un ingente corredo.
Il corredo rappresentava per tutti un elemento di prestigio e indicava le condizioni socio-economiche della famiglia. Tali beni erano registrati negli inventari notarili e sono un prezioso documento per conoscere le moda dell'epoca.
La mostra, realizzata da Michela Renzi di Vestioevo, propone alcune vesti e sopravvesti e accessori indicati nel corredo e utilizzate da Valentina Visconti attraverso riferimenti storici.
L’esposizione è aperta al pubblico, ingresso gratuito, ogni sabato e domenica da sabato 25 agosto a domenica 30 settembre, compresi i giorni 8 e 9 settembre durante l’evento Rivivi il Medioevo, presso il Locale del Mezzanino del Palazzo del Podestà a Castell’Arquato in provincia di Piacenza.
Inaugurazione sabato pomeriggio 25 agosto.
All’interno del Locale del Mezzanino sono presenti altre esposizioni di appassionati a tema medievale su codici miniati, armi, armature e immagini.
Presso il Palazzo del Podestà si potrà vedere anche un bellissimo cimiero Visconteo affrescato.
Il 7 settembre del 1388, nacque Giovanni Maria e Valentina fu costretta a raggiungere il marito e così il 23 giugno del 1389 partì Milano con trecento cavalieri a garanzia di un ingente corredo.
Il corredo rappresentava per tutti un elemento di prestigio e indicava le condizioni socio-economiche della famiglia. Tali beni erano registrati negli inventari notarili e sono un prezioso documento per conoscere le moda dell'epoca.
La mostra, realizzata da Michela Renzi di Vestioevo, propone alcune vesti e sopravvesti e accessori indicati nel corredo e utilizzate da Valentina Visconti attraverso riferimenti storici.
L’esposizione è aperta al pubblico, ingresso gratuito, ogni sabato e domenica da sabato 25 agosto a domenica 30 settembre, compresi i giorni 8 e 9 settembre durante l’evento Rivivi il Medioevo, presso il Locale del Mezzanino del Palazzo del Podestà a Castell’Arquato in provincia di Piacenza.
Inaugurazione sabato pomeriggio 25 agosto.
All’interno del Locale del Mezzanino sono presenti altre esposizioni di appassionati a tema medievale su codici miniati, armi, armature e immagini.
Presso il Palazzo del Podestà si potrà vedere anche un bellissimo cimiero Visconteo affrescato.
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Ubicazione:
29014 Castell'Arquato PC, Italia
mercoledì 7 marzo 2018
Carlo Magno va alla guerra
La mostra Carlo Magno va alla guerra, allestita nella Corte Medievale di Palazzo Madama dal 29 marzo al 16 luglio 2018, presenta per la prima volta in Italia il rarissimo ciclo di pitture medievali del Castello di Cruet (Val d’Isère, Francia), una testimonianza unica della pittura del Trecento in Savoia.
Dopo una prima tappa a Ginevra nel 2017, l’esposizione giunge con importanti novità a Torino grazie alla collaborazione tra il Museo Civico d’Arte Antica di Torino e il Musée Savoisien di Chambery, nell’ambito delle iniziative della Rete internazionale di musei appartenenti ai territori originariamente parte del ducato di Savoia.
A Torino la mostra, grazie alla curatela di Simonetta Castronovo, conservatore di Palazzo Madama, rivolge particolare attenzione all’arredo e alla vita di corte nei castelli di Piemonte e Valle d’Aosta nel 1300, con opere provenienti da Torino, Moncalieri, Montaldo di Mondovì (Cuneo), San Vittoria d’Alba (Cuneo) e Quart (Aosta).
Le pitture murali provengono dal castello di Cruet, proprietà dei signori de la Rive, vassalli di Amedeo V di Savoia (1285-1323). Lunghe complessivamente oltre 40 metri, sono state staccate dalle pareti della dimora savoiarda nel 1985 per ragioni conservative e, dopo un restauro concluso nel 1988, sono da allora esposte presso il Musée Savoisien di Chambery.
Il ciclo rappresenta episodi tratti da una celebre chanson de geste, il Girart de Vienne di Bertrand de Bar-sur-Aube, composta nel 1180 e dedicata alle vicende di un cavaliere della corte di Carlo Magno. Raffigura pertanto scene di caccia nella foresta, battaglie, duelli, l’assedio a un castello, l’investitura feudale, la raffigurazione di un banchetto, accanto ad episodi narrativi specifici di questo poema cavalleresco.
Presentate in sequenza in Corte Medievale, le pitture ricostruiscono idealmente la decorazione della sala aulica del castello di Cruet grazie a uno scenografico allestimento realizzato dall’architetto Matteo Patriarca con Gabriele Iasi e Studio Vairano.
Accanto a queste straordinarie pitture, la mostra presenta una cinquantina di opere provenienti dalle collezioni di Palazzo Madama e da altre istituzioni, con pezzi mai esposti prima al pubblico. Essi arricchiscono il percorso consentendo di immaginare la vita nei castelli medievali della contea di Savoia tra 1200 e 1300. Sculture, mobili, armi, avori, oreficerie, codici miniati, ceramiche, vasellame da tavola, cofanetti preziosi, monete e sigilli documentano i tanti aspetti dell’arte di corte e della cultura materiale dell’epoca.
Il percorso espositivo si articola in dieci sezioni tematiche: Le pitture murali di Cruet, che racconta la storia dell’edificio e la delicata operazione di stacco degli affreschi; I committenti attivi all’epoca, come Amedeo V conte di Savoia e Filippo principe d’Acaia, attraverso l’esposizione di preziosi documenti duecenteschi; La guerra, i tornei e la caccia, con spade, speroni, punte di freccia e di lancia, ad evocare le armature dei cavalieri medievali, mentre un rarissimo corno in avorio (olifante) richiama le battute di caccia al cervo e al cinghiale, passatempo preferito dell’aristocrazia; Interni gotici, con testimonianze di mobilio medievale; Poemi e romanzi cavallereschi, con codici e pagine miniate; Le spese di corte illustrate da un rotolo pergamenaceo con la contabilità dei conti di Savoia, affiancato ad alcune monete d’argento emesse durante il regno di Amedeo V e Aimone di Savoia; Gli oggetti preziosi e i giochi, con cofanetti in cuoio e legno dipinto, pettini e specchi figurati in avorio e alcuni giochi da tavola per adulti (gli scacchi, il tris) e bambini (le bambole in terracotta); La tavola del principe, con oggetti in uso nella mensa dei castelli; La devozione privata con sculture sacre provenienti dalle cappelle dei castelli della Valle d’Aosta; I santi cavalieri, con sculture lignee e avori raffiguranti i santi venerati nel Medioevo, come san Vittore e sant’Eustachio.
Dopo una prima tappa a Ginevra nel 2017, l’esposizione giunge con importanti novità a Torino grazie alla collaborazione tra il Museo Civico d’Arte Antica di Torino e il Musée Savoisien di Chambery, nell’ambito delle iniziative della Rete internazionale di musei appartenenti ai territori originariamente parte del ducato di Savoia.
A Torino la mostra, grazie alla curatela di Simonetta Castronovo, conservatore di Palazzo Madama, rivolge particolare attenzione all’arredo e alla vita di corte nei castelli di Piemonte e Valle d’Aosta nel 1300, con opere provenienti da Torino, Moncalieri, Montaldo di Mondovì (Cuneo), San Vittoria d’Alba (Cuneo) e Quart (Aosta).
Le pitture murali provengono dal castello di Cruet, proprietà dei signori de la Rive, vassalli di Amedeo V di Savoia (1285-1323). Lunghe complessivamente oltre 40 metri, sono state staccate dalle pareti della dimora savoiarda nel 1985 per ragioni conservative e, dopo un restauro concluso nel 1988, sono da allora esposte presso il Musée Savoisien di Chambery.
Il ciclo rappresenta episodi tratti da una celebre chanson de geste, il Girart de Vienne di Bertrand de Bar-sur-Aube, composta nel 1180 e dedicata alle vicende di un cavaliere della corte di Carlo Magno. Raffigura pertanto scene di caccia nella foresta, battaglie, duelli, l’assedio a un castello, l’investitura feudale, la raffigurazione di un banchetto, accanto ad episodi narrativi specifici di questo poema cavalleresco.
Presentate in sequenza in Corte Medievale, le pitture ricostruiscono idealmente la decorazione della sala aulica del castello di Cruet grazie a uno scenografico allestimento realizzato dall’architetto Matteo Patriarca con Gabriele Iasi e Studio Vairano.
Accanto a queste straordinarie pitture, la mostra presenta una cinquantina di opere provenienti dalle collezioni di Palazzo Madama e da altre istituzioni, con pezzi mai esposti prima al pubblico. Essi arricchiscono il percorso consentendo di immaginare la vita nei castelli medievali della contea di Savoia tra 1200 e 1300. Sculture, mobili, armi, avori, oreficerie, codici miniati, ceramiche, vasellame da tavola, cofanetti preziosi, monete e sigilli documentano i tanti aspetti dell’arte di corte e della cultura materiale dell’epoca.
Il percorso espositivo si articola in dieci sezioni tematiche: Le pitture murali di Cruet, che racconta la storia dell’edificio e la delicata operazione di stacco degli affreschi; I committenti attivi all’epoca, come Amedeo V conte di Savoia e Filippo principe d’Acaia, attraverso l’esposizione di preziosi documenti duecenteschi; La guerra, i tornei e la caccia, con spade, speroni, punte di freccia e di lancia, ad evocare le armature dei cavalieri medievali, mentre un rarissimo corno in avorio (olifante) richiama le battute di caccia al cervo e al cinghiale, passatempo preferito dell’aristocrazia; Interni gotici, con testimonianze di mobilio medievale; Poemi e romanzi cavallereschi, con codici e pagine miniate; Le spese di corte illustrate da un rotolo pergamenaceo con la contabilità dei conti di Savoia, affiancato ad alcune monete d’argento emesse durante il regno di Amedeo V e Aimone di Savoia; Gli oggetti preziosi e i giochi, con cofanetti in cuoio e legno dipinto, pettini e specchi figurati in avorio e alcuni giochi da tavola per adulti (gli scacchi, il tris) e bambini (le bambole in terracotta); La tavola del principe, con oggetti in uso nella mensa dei castelli; La devozione privata con sculture sacre provenienti dalle cappelle dei castelli della Valle d’Aosta; I santi cavalieri, con sculture lignee e avori raffiguranti i santi venerati nel Medioevo, come san Vittore e sant’Eustachio.
L’esposizione rafforza quella sinergia tra Palazzo Madama e i musei francesi,
che ha già consentito nel 2016 di realizzare la mostra dedicata agli
smalti del Cardinale Guala Bicchieri in collaborazione con il Musée de
Cluny di Parigi.
La mostra è, infatti, frutto dell’importante collaborazione con il Musée Savoisien di Chambéry, col quale Palazzo Madama lavora stabilmente dal 2001. I due musei appartengono entrambi alla Rete Sculpture dans les Alpes, circuito internazionale di istituzioni accomunate dall’appartenenza ai territori facenti originariamente parte del ducato sabaudo, costituitasi quindici anni fa per promuovere progetti di ricerca condivisi. Della rete fanno parte anche il Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta, la Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d’Aosta, il Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa, il Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, il Musée d’Histoire du Valais di Sion, il Musée-Château di Annecy, il Musée–Monastère di Brou a Bourg-en-Bresse e la Conservation du Patrimoine della Savoie. Un progetto volto a rafforzare le relazioni istituzionali in una Europa unita dalla cultura, della quale Carlo Magno è stato un precursore.
La mostra è, infatti, frutto dell’importante collaborazione con il Musée Savoisien di Chambéry, col quale Palazzo Madama lavora stabilmente dal 2001. I due musei appartengono entrambi alla Rete Sculpture dans les Alpes, circuito internazionale di istituzioni accomunate dall’appartenenza ai territori facenti originariamente parte del ducato sabaudo, costituitasi quindici anni fa per promuovere progetti di ricerca condivisi. Della rete fanno parte anche il Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta, la Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d’Aosta, il Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa, il Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, il Musée d’Histoire du Valais di Sion, il Musée-Château di Annecy, il Musée–Monastère di Brou a Bourg-en-Bresse e la Conservation du Patrimoine della Savoie. Un progetto volto a rafforzare le relazioni istituzionali in una Europa unita dalla cultura, della quale Carlo Magno è stato un precursore.
In occasione di questa esposizione Palazzo Madama si avvale inoltre del supporto dell’Alliance Française di Torino, che ha curato la traduzione francese dei testi in mostra.
Per tutto il periodo della mostra sono previsti vari incontri e conferenze per approfondire il tema del Medioevo cavalleresco tra Italia e Francia. Per i visitatori inoltre ci sarà la possibilità di partecipare a visite guidate, corsi di lingua francese a cura dell’Alliance Française e attività per le famiglie dedicate alla mostra.
Accompagna la mostra un catalogo scientifico edito da Libreria Geografica.
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Ubicazione:
Piazza Castello, 10121 Torino TO, Italia
martedì 27 febbraio 2018
Tutta l'Umbria una mostra
Nel 2018 si celebrano i cento anni della Galleria Nazionale
dell’Umbria, uno dei più importanti musei della nazione – fondato il 17
gennaio 1918 – che vanta una straordinaria collezione di capolavori di
artisti come Duccio, Beato Angelico, Piero della Francesca,
Pintoricchio, Perugino e Pietro da Cortona.
Molte sono le iniziative in programma per celebrare l’evento pensate per promuovere e valorizzare l’arte della regione, con una particolare attenzione alla raccolta della Galleria, vera e propria antologia dei vertici della scuola umbra.
La prima in ordine di tempo è l’esposizione dal titolo "Tutta l’Umbria una mostra. La mostra del 1907 e l’arte umbra tra Medioevo e Rinascimento" in programma alla Galleria Nazionale dell'Umbria da domenica 11 marzo a domenica 10 giugno 2018.
Molte sono le iniziative in programma per celebrare l’evento pensate per promuovere e valorizzare l’arte della regione, con una particolare attenzione alla raccolta della Galleria, vera e propria antologia dei vertici della scuola umbra.
La prima in ordine di tempo è l’esposizione dal titolo "Tutta l’Umbria una mostra. La mostra del 1907 e l’arte umbra tra Medioevo e Rinascimento" in programma alla Galleria Nazionale dell'Umbria da domenica 11 marzo a domenica 10 giugno 2018.
La rassegna, curata da Cristina Galassi e Marco Pierini, prende
spunto dalla storica “Mostra d’antica arte umbra” del 1907, la più
imponente esposizione mai organizzata nella regione, che attraverso poco
meno di mille pezzi (170 dipinti, più di 30 sculture e arredi lignei e
in pietra, un centinaio di manufatti di oreficeria, 300 oggetti tra
paramenti sacri, tessuti e merletti antichi, 160 codici miniati e circa
200 ceramiche), contribuì a definire per la prima volta le
caratteristiche della scuola umbra e i suoi tratti originali.
La mostra presenterà circa 130 opere di autori quali Arnolfo di
Cambio, Gentile da Fabriano, Niccolò di Liberatore, Benozzo Gozzoli,
Matteo da Gualdo, Pintoricchio e Perugino, e riproporrà, con grande
impatto visivo grazie all’allestimento progettato da Daria Ripa di Meana
e Bruno Salvatici, la sorprendente ricchezza dell’arte che fiorì in
Umbria tra Medioevo e Rinascimento, mettendo parallelamente in evidenza
l’evoluzione degli studi storico-critici condotti nel lasso di tempo che
va dal 1907 a oggi.
L’iniziativa coinvolgerà l’intera regione, chiamata in causa per il
patrimonio artistico dei musei comunali, per quello delle istituzioni
ecclesiastiche e per quello di proprietà privata. Ed è proprio per
questo motivo che si è deciso di riproporre, come titolo, lo slogan che
fu allora efficacemente coniato: “Tutta l’Umbria una Mostra”.
lunedì 19 giugno 2017
1143: la croce ritrovata di Santa Maria Maggiore
I Musei Civici d’Arte Antica, in
collaborazione con l'Arcidiocesi di Bologna, organizzano presso il Museo Civico Medievale una mostra dedicata alla croce di Santa Maria Maggiore,
ritrovata nell'ottobre 2013, durante i lavori di pavimentazione del
portico della chiesa. L'esposizione, in calendario da giovedì 22 giugno 2017 a domenica 7 gennaio 2018, è curata da Massimo Medica e nasce
dall'occasione di esporre per la prima volta al pubblico la croce viaria
dopo il restauro eseguito da Giovanni Giannelli (Laboratorio di
restauro Ottorino Nonfarmale S.r.l.).
L'opera rientra nella tipologia di croci poste su colonne che venivano collocate nei punti focali della città a segnalare spazi sacri come chiese e cimiteri, o di particolare aggregazione come i trivi o i crocicchi e le piazze. Stando alla tradizione tale uso si diffuse già in epoca tardo antica a partire dalle "leggendarie" quattro croci poste a protezione della città retratta romana da sant'Ambrogio o san Petronio e oggi conservate nella basilica petroniana. È però soprattutto a paritre della nascita del Comune (1116) e con l'espansione urbanistica della città del XII e XIII secolo che si venne a sviluppare tale fenomeno. Talvolta le croci venivano protette da piccole cappelle e corredate di reliquie, di altari per la preghiera, e di tutto il necessario per la celebrazione della messa. Segno distintivo e identificativo per la città le croci segnarono lo spazio urbano fino al 1796, quando l’arrivo delle truppe napoleoniche e l’instaurazione della nuova Repubbilica, trasformarono la città e suoi simboli.
La croce ritrovata di Santa Maria Maggiore è di notevole interesse sia perché rientra tra i molti esemplari andati dispersi, sia perchè è possibile datarla 1143, grazie all’iscrizione presente nel braccio destro. L’opera si viene così a collocare tra i più antichi modelli a noi pervenuti, come quella di poco successiva degli Apostoli ed Evangelisti, detta anche di piazza di Porta Ravegnana che risale al 1159. Scolpita su entrambe le facce, la croce ritrovata presenta sul recto la figura del Cristo dal modellato assai contenuto, caratterizzato da incisivi grafismi che rilevano le fisionomie del volto e il gioco delle pieghe del panneggio.
Sul verso invece la scultura
è mpreziosita da sinuosi ed eleganti tralci d’acanto, intervallati da
fiori e da elementi vitinei posti a cornice della mano di Dio
benedicente, ormai non più leggibile. Tali motivi decorativi richiamano
modelli antichi o tardoantichi, reinterpretati con una verve esecutiva
che trova un suo riscontro in certi repertori decorativi della coeva
miniatura come dimostrano i codici miniati dell'XI e XII secolo, esposti
in mostra accanto a tavolette d'avorio E preziose opere di oreficeria esempi della cultura artistica diffusa nella città felsinea.L'opera rientra nella tipologia di croci poste su colonne che venivano collocate nei punti focali della città a segnalare spazi sacri come chiese e cimiteri, o di particolare aggregazione come i trivi o i crocicchi e le piazze. Stando alla tradizione tale uso si diffuse già in epoca tardo antica a partire dalle "leggendarie" quattro croci poste a protezione della città retratta romana da sant'Ambrogio o san Petronio e oggi conservate nella basilica petroniana. È però soprattutto a paritre della nascita del Comune (1116) e con l'espansione urbanistica della città del XII e XIII secolo che si venne a sviluppare tale fenomeno. Talvolta le croci venivano protette da piccole cappelle e corredate di reliquie, di altari per la preghiera, e di tutto il necessario per la celebrazione della messa. Segno distintivo e identificativo per la città le croci segnarono lo spazio urbano fino al 1796, quando l’arrivo delle truppe napoleoniche e l’instaurazione della nuova Repubbilica, trasformarono la città e suoi simboli.
La croce ritrovata di Santa Maria Maggiore è di notevole interesse sia perché rientra tra i molti esemplari andati dispersi, sia perchè è possibile datarla 1143, grazie all’iscrizione presente nel braccio destro. L’opera si viene così a collocare tra i più antichi modelli a noi pervenuti, come quella di poco successiva degli Apostoli ed Evangelisti, detta anche di piazza di Porta Ravegnana che risale al 1159. Scolpita su entrambe le facce, la croce ritrovata presenta sul recto la figura del Cristo dal modellato assai contenuto, caratterizzato da incisivi grafismi che rilevano le fisionomie del volto e il gioco delle pieghe del panneggio.
L'inaugurazione al pubblico si terrà giovedì 22 giugno 2017 alle ore 18,00.
Ubicazione:
Via Manzoni, 4, 40121 Bologna, Italia
sabato 27 maggio 2017
Imago Librorum a Rovereto
Per maggiori informazioni e programma completo della mostra clicca qui !
Ubicazione:
Corso Bettini, 43, 38068 Rovereto TN, Italia
martedì 16 maggio 2017
Antichi Erbari della Biblioteca di Trento in mostra a Castel Caldes
Un’interessante rassegna dedicata agli antichi erbari conservati
nella Biblioteca Comunale di Trento, verrà proposta dal 20 maggio al 16
ottobre 2017 nella magnifica cornice di Castel Caldes. Rari e preziosi volumi
dal XV al XVIII, saranno esposti nel maniero che domina l’imbocco della
valle di Sole: un'occasione unica per scoprire volumi rari, illustrati
da xilografie e incisioni su rame di grande pregio artistico, che hanno
permesso di tramandare fino ad oggi antichi saperi e conoscenze su
piante e fiori che in essi vengono accuratamente descritti. Sarà esposta
anche una selezione di antichi strumenti da farmacia, provenienti da
Casa de Gentili di Sanzeno, e cortesemente prestati dall'ente
proprietario, ossia il BIM dell'Adige.
La proposta offre in visione al
grande pubblico opere d'arte che rimarrebbero altrimenti accessibili
solo a pochi intenditori, valorizzando così il patrimonio culturale
cittadino. Alcuni tra i più bei codici miniati del Quattrocento e del
Cinquecento, oggi conservati in alcune delle più importanti biblioteche
europee, sono stati, almeno per qualche tempo, nelle mani dei principi
vescovi di Trento che li hanno acquistati o posseduti.
Tra questi, ad
esempio, il Tacuinum Sanitatis della fine del Trecento, oggi alla
Österreichische Nationalbibliothek di Vienna, che appartenne al vescovo
Giorgio di Lichtenstein. Le sue splendide miniature furono realizzate in
ambiente veronese e si inquadrano chiaramente nell’ambiente del gotico
internazionale che si manifestò a Trento negli affreschi dei Mesi di
Torre Aquila del maestro Venceslao di Boemia. Presente in mostra vi è l’Erbario di Trento
(esposto in fac-simile) un prezioso manoscritto della seconda metà del
Quattrocento, che raccoglie tavole con illustrazioni di piante
officinali e medicinali corredate da spiegazioni sul loro impiego e sui
rimedi realizzabili. Si ammirano le rappresentazioni di note piante
disegnate e colorate ad acquarello, bizzarre formule magiche, cabale,
citazioni evangeliche, preghiere, vengono citate piante e animali i cui
nomi sono talvolta inventati con etimologie assurde e ingenue. Il
prezioso codice conservato nel Castello del Buonconsiglio realizzato da
artisti di bottega veneta è un’opera in cui si sposano felicemente la
finalità scientifica e la riuscita artistica, strumento di lavoro per
botanici e medici, di guarigione per i malati, per noi di conoscenza
della vita reale di quel tempo in cui si integravano gli apporti
culturali più diversi. È coinvolgente e suggestivo osservare
dall’interno un mondo lontano in parte scomparso (alcune piante non
esistono più), in parte mai esistito (vegetali e animali fantastici), in
parte tuttora attuale nella medicina alternativa.
Inaugurazione: venerdì 19 maggio 2017 ore 17.30.
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Ubicazione:
Via Novembre, 38022 Caldes TN, Italia
giovedì 9 marzo 2017
“Hoc instrumentum scripsi ego”, mostra a Caiazzo (CE)
Lo scorso 13 dicembre, dopo un deposito di decenni presso l’Archivio di Stato di Napoli, la Diocesi di Alife-Caiazzo ha riportato a casa oltre 1000 pergamene appartenenti all’antica Diocesi di Caiazzo.
L’intero fondo comprende 1411 documenti che coprono un arco di tempo compreso tra l’anno 1007 e il 1887, oggi conservate nei locali del rinnovato Archivio storico diocesano a Caiazzo.
L’intero fondo comprende 1411 documenti che coprono un arco di tempo compreso tra l’anno 1007 e il 1887, oggi conservate nei locali del rinnovato Archivio storico diocesano a Caiazzo.
In una mostra allestita dal 25 marzo al 1 aprile 2017 nella
Chiesa Concattedrale di Maria SS. Assunta e S. Stefano Menecillo, la
Direzione dell’Archivio Storico Diocesano intende sintetizzare le
dinamiche del recupero di tale patrimonio documentario – bene di
notevole valore storico per la Diocesi e la città di Caiazzo, attraverso
un percorso espositivo tematico in grado di trasmettere al visitatore
la reale portata dei risultati raggiunti.
“Hoc instrumentum scripsi ego”: il notariato caiatino nelle pergamene dell’archivio dell’Antica Diocesi di Caiazzo è il titolo della mostra che sarà inaugurata il giorno 25 alle 11.30,
e che vedrà accanto al Vescovo Mons. Valentino Di Cerbo e al direttore
dell’Archivio, dott. Luigi Arrigo con il suo staff, due presenze
d’eccezione: Mons Pagano dell’Archivio segreto Vaticano e il dott. Paolo Franzese, Direttore dell’Archivio di Stato di Napoli.
L’attesa per molti studiosi, cultori, o
semplicemente curiosi è per alcuni documenti in particolare che
richiamano devozione, fede, storia. Si tratta della Pergamena di Santo Stefano dell’anno 1007 e due documenti del conte di Alife, Rainulfo, corrispondenti a due donazioni, la prima al vescovo di Caiazzo, Orso (1117), la seconda ad un privato (1129).
L’esposizione proporrà ai visitatori il
tema del notariato così come ricavabile dai documenti a disposizione,
ponendo particolare attenzione al periodo riferibile alla seconda metà
del XIII secolo. Le ragioni di questa scelta affondano le proprie radici
nell’interesse suscitato dai documenti appartenenti a questo periodo
cronologico, che evidenziano la vivacità politica e culturale di Caiazzo
di quel tempo attraverso gli atti documentari di ben quattordici notai
pubblici regolarmente operanti.
Ubicazione:
81013 Caiazzo CE, Italia
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