giovedì 14 gennaio 2016

Ha riaperto il Museo Nazionale d'Abruzzo

A sei anni di distanza dal  drammatico terremoto, l’Aquila ricomincia a vivere ed uno dei  segni tangibili della sua rinascita e’ l’apertura del MUNDA, il Museo Nazionale d’Abruzzo, un progetto fortemente voluto dal MIBACT che ha investito in questa nuova istituzione museale oltre sei milioni di euro. Un "gesto" che vuole essere anche una mano tesa nei confronti dell’amministrazione aquilana ancora alle prese con enormi problemi legati alla ricostruzione della citta’.
Allestito nell’ex mattatoio comunale, situato accanto alla Fontana delle 99 Cannelle, il MUNDA ospita più di 100 opere, in passato esposte nella Fortezza Spagnola, l'imponente castello cinquecentesco in attesa di essere pienamente recuperato.
Un ricco nucleo di opere tra cui madonne e crocifissi lignei, santi in terracotta e in pietra, dipinti su tela e tavole, ottanta delle quali fresche di interventi che hanno eliminato le lesioni causate dal sisma. Opere, in parte montate ora su piedistalli di sicurezza appositamente realizzati, pronti a oscillare alla minima vibrazione.
Allestito cronologicamente e tematicamente, il nuovo percorso, articolato in cinque grandi ambienti espositivi, si apre  con una sezione archeologica che propone manufatti del territorio come mascheroni in osso, gladiatori scolpiti nella pietra, monili in oro, dischi in lamina di bronzo lavorato, un cinturone a placche decorato con un animale fantastico. Testimonianze di antiche culture locali che vanno dal IX secolo a.c. sino al II secolo d.C. Sempre in questa sala, da non perdere, alcuni pezzi  frutto di recenti campagne di scavo tra cui il cippo funerario con serpente e i letti in osso.
Segue la sezione sul Medioevo  dove sono esposti notevoli manufatti lignei tra cui delle Madonne lactans d'influenza bizantina e delle Vergini angioine  insieme a tavole a soggetto mariano tra cui la celeberrima Madonna de Ambro e quella di Gentile da Rocca.
Madonna "de Ambro" (XIII secolo)
 
Il passaggio dal Tardo Gotico al Rinascimento e’ documentato da alcuni capolavori come il Polittico della Madonna in Trono di Jacobelli dl Fiore e il Trittico di Beffi, esposto in questi anni alla National Gallery of Art di Washington, al Nevada Art Museum di Reno e al Getty Center di Los Angeles. Non mancano qui pezzi di alta oreficeria come il Reliquario a cofanetto di Giovanni d’Angelo da Penne in argento, bronzo dorato e smalti e il Nodo di croce processionale  di Nicola da Guardiagrele, decorato con smalti champlavés.
Ben rappresentata lungo il percorso anche la seconda meta’ del XV secolo, vivace momento storico contraddistinto dalla presenza in citta’ di diverse botteghe tra cui quella di Saturnino Gatti a cui si deve una ricchissima Madonna del Rosario e di Silvestro di Giacomo, autore di San Sebastiano, un’ intensa scultura lignea. E a questo periodo  risale anche la produzione artistica del grande pittore Cola di Amatrice e dello scultore Pompeo Cesura.
Chiude il percorso la  ricca sezione dedicata al naturalismo e al barocco che comprende la preziosa collezione Cappelli, affidata in deposito conservativo al Museo. Una raccolta di cui fanno parte opere dei protagonisti della scena artistica napoletana del Seicento tra cui la delicata Maddalena in meditazione del teschio di Jusepe de Ribera; quattro capolavori di Mattia Preti; il Cristo benedicente di Massimo Stanzione e alcune opere di Francesco Solimena.

domenica 10 gennaio 2016

“La cucina del mortaio e del pestello: alimentazione e salute tra Medioevo e Età moderna”

Prosegue fino al 3 settembre 2016 al Museo Petrarchesco Piccolomineo di Via della Madonna del Mare 13 (3° piano) l’interessante mostra “La cucina del mortaio e del pestello: alimentazione e salute tra Medioevo e Età moderna”, curata da Alessandra Sirugo e Cristina Fenu, affascinante itinerario – con particolare riguardo alla realtà triestina – tra le spezie usate dagli “aromatari” (i farmacisti del Medioevo), depositari delle conoscenze sulle loro proprietà e la loro coltivazione. I ‘semplici’, le piante con riconosciute proprietà medicinali, sono talmente importanti nella vita di una realtà come quella di Trieste che i farmacisti, in servizio per la comunità cittadina dal 1413, traggono profitto dalla professione tutelata dagli Statuti del 1365. Zanino de Serravalle e  Maestro Gasparino sono aromatari e coltivatori dell’orto loro concesso dal Comune, per il quale tengono aperta la loro bottega di giorno, di notte e nelle feste comandate.
La mostra, a ingresso libero con accesso privo di barriere architettoniche, è aperta da lunedì a sabato dalle 9,00 alle 13,00; giovedì anche dalle 15,00 alle 19,00. Si prenotano visite didattiche per le scuole e per gruppi turistici (aggiornamenti sul sito www.museopetrarchesco.it e sul profilo Facebook; per informazioni tel. 040-675.8184 e 675.8277; E-mail: museopetrarchesco@comune.trieste.it)

venerdì 8 gennaio 2016

Il Museo Horne di Firenze

Nonostante sia uno dei musei minori di Firenze, fondato da Herbert Percy Horne, storico dell’arte inglese che trascorse buona parte della sua vita nella città di Firenze, con l’intento di ricostruire l’arte e la vita quotidiana dell’epoca a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, il Museo Horne rappresenta un raffinato scrigno di capolavori di pittura e scultura (da Giotto a Simone Martini, a Masaccio, a Filippino Lippi, a Domenico Beccafumi e al Giambologna) ma anche e soprattutto una casa, arredata con pezzi pregiati dal Duecento al Seicento. Tutta da scoprire.
Horne gestì con grande attenzione le opere del palazzo, con l’intento non di creare un museo bensì un esempio di dimora signorile del Rinascimento, proteggendo il patrimonio artistico nel periodo cosiddetto del Risanamento e ricreando uno spazio in cui poter rivivere il passato e scoprire usi e costumi della città tra Quattro e Cinquecento.
Quello per cui si caratterizza è senza dubbio l’incredibile varietà di opere e di oggetti che convivono in assoluta armonia e coerenza con l’ambiente espositivo. Il nucleo fondamentale è costituito dai maestri toscani del Trecento e del Quattrocento: Giotto, Simone Martini, Masaccio, Dosso Dossi, Beccafumi, Giambologna, Bernini, Raffaello sono solo alcuni dei grandi artisti che si possono ammirare all’interno del palazzo Corsi-Horne. Inoltre, di notevole interesse, sono i pezzi d’arredamento dal Duecento al Seicento ed il fondo dei disegni e delle stampe risalenti dal Cinquecento all’Ottocento.
Di grande interesse sono anche l’archivio e la Biblioteca della Fondazione Horne. L’archivio, posto nell’ammezzato del palazzo, racchiude un grande patrimonio di documenti: pergamene, codici ma anche scritti personali dello studioso e spogli di filze antiche, frutto delle ricerche e della documentazioni che lo stesso Horne effettuava negli archivi e nelle biblioteche fiorentine.
Museo Horne
Via dei Benci, 6 50122 Firenze
Tel. 055 244661 (lun-sab 9.00-13.00)
E-mail: info@museohorne.it; segreteria@museohorne.it; www.museohorne.it.

mercoledì 30 dicembre 2015

Piero della Francesca. Indagine su un mito

Piero della Francesca. Indagine su un mito
Musei di San Domenico, Forlì (FC)
da sabato 13 febbraio a domenica 26 giugno 2016

L’affascinante rispecchiamento tra critica e arte, tra ricerca storiografica e produzione artistica nell’arco di più di cinque secoli è il tema della mostra Piero della Francesca. Indagine su un mito. Dalla fortuna in vita - Luca Pacioli lo aveva definito “il monarca della pittura” - all’oblio, alla riscoperta.
Alcuni dipinti di Piero, scelti per tracciare i termini della sua riscoperta, costituiscono il cuore dell'esposizione. Accanto ad essi figurano in mostra opere dei più grandi artisti del Rinascimento che consentono di definirne la formazione e poi il ruolo sulla pittura successiva.
Per illustrare la cultura pittorica fiorentina negli anni trenta e quaranta del Quattrocento, che vedono il pittore di Sansepolcro muovere i primi passi in campo artistico, saranno presenti opere di grande prestigio di Domenico Veneziano, Beato Angelico, Paolo Uccello e Andrea del Castagno, esponenti di punta della pittura post-masaccesca.
L'accuratezza prospettica di Paolo Uccello e l'enfasi plastica delle figure di Andrea del Castagno, la naturalezza della luce di Domenico Veneziano, l'incanto cromatico perseguito da Masolino e dall'Angelico, costituiscono una salda base di partenza per il giovane Piero. Ma la mostra vuol dar conto anche dei primi riflessi della pittura fiamminga, da cogliere negli affreschi del portoghese Giovanni di Consalvo, nei quali l'esattezza della costruzione prospettica convive con un'inedita attenzione per le luci e le ombre.
Gli spostamenti dell'artista tra Modena, Bologna, Rimini, Ferrara e Ancona determinano l’affermarsi di una cultura pierfrancescana nelle opere di artisti emiliani come Marco Zoppo, Francesco del Cossa, Cristoforo da Lendinara, Bartolomeo Bonascia. Importanti sono i suoi  influssi nelle Marche su Giovanni Angelo d'Antonio da Camerino e Nicola di Maestro Antonio; in Toscana, con Bartolomeo della Gatta e Luca Signorelli; e a Roma, con Melozzo da Forlì e Antoniazzo Romano. Ma l'importanza del ruolo di Piero è stata colta anche a Venezia, dove Giovanni Bellini e Antonello da Messina mostrano di essere venuti a conoscenza del suo mondo espressivo.
La mostra, aperta dal confronto, sempre citato ma fin’ora mai mostrato, tra la Madonna della Misericordia di Piero della Francesca e la Silvana Cenni di Felice Casorati, da conto della nascita moderna del suo "mito" anche attraverso gli scritti dei suoi principali interpreti: da Bernard Berenson a Roberto Longhi. 
La riscoperta ottocentesca di Piero della Francesca e affidata a importanti testimonianze: dai disegni di Johann Anton Ramboux alle straordinarie copie a grandezza naturale del ciclo di Arezzo eseguite da Charles Loyeux, fino alla fondamentale riscoperta inglese del primo Novecento, legata in particolare a Roger Fry, Duncan Grant e al Gruppo di Bloomsbury, di cui fece parte anche la scrittrice Virginia Woolf.
Il fascino degli affreschi di Arezzo sembra avvertirsi nella nuova solidità geometrica e nel ritmo spaziale di Edgar Degas. Un simile percorso di assimilazione lo si ritrova in pittori sperimentali e d’avanguardia come i Macchiaioli. Echi pierfrancescani risuonano in Seurat e Signac, nei percorsi del postimpressionismo, tra gli ultimi bagliori puristi di Puvis de Chavannes, le sperimentazioni metafisiche di Odilon Redon e, soprattutto, le vedute geometriche di Cézanne.
Il Novecento è per più aspetti il “secolo di Piero": per il costante incremento portato allo studio della sua opera, affascinante quanto misteriosa; e per la centralità che gli viene riconosciuta nel panorama del Rinascimento italiano. Contemporaneamente la sua opera è tenuta come modello da pittori che ne apprezzano di volta in volta l'astratto rigore formale e la norma geometrica, o l'incanto di una pittura rarefatta e sospesa, pronta a caricarsi di inquietanti significati. La fortuna novecentesca dell’artista è raccontata confrontando, tra gli altri, gli italiani Guidi, Carrà, Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi, Sironi con fondamentali artisti stranieri come Balthus e Hopper che hanno consegnato l’eredità di Piero alla piena e universale modernità.

domenica 20 dicembre 2015

“Storie dalla Terra e dal Mare – Archeologia in Liguria 2000-2015” a Genova


Fino a lunedì 28 marzo 2016 a Palazzo Reale nelle sale del Teatro del Falcone è visibile l’esposizione, realizzata dalla Soprintendenza Archeologia della Liguria in collaborazione con la Regione Liguria, il Comune di Genova e il Museo di Palazzo Reale, dal titolo “Storie dalla Terra e dal Mare – Archeologia in Liguria 2000-2015”.
La mostra punta l’attenzione sugli straordinari ritrovamenti effettuati sul territorio regionale in quindici anni di attività dal 2000 al 2015.
Con oltre duecento pezzi in esposizione la Soprintendenza Archeologia della Liguria presenta i principali risultati della ricerca archeologica nel territorio, dimostrandone, anche in quei casi dove gli scavi hanno comportato disagi e ritardi alle opere pubbliche a cui erano collegati, l’utilità fondamentale per accedere ad alcune grandi problematiche storiche della Liguria antica, medievale e moderna.
Non solo Genova è stata in questi anni al centro dell’interesse per la sua storia sepolta, ma anche i centri storici di Chiavari, Savona, Albenga, Imperia e Sanremo.
In tema di archeologia subacquea, l’altro grande campo di applicazione delle moderne tecniche di ricerca archeologica, le indagini recenti hanno riguardato i porti di Genova, Vado e Imperia con il ritrovamento di materiali che testimoniano l’importanza di questi approdi nel corso dei secoli fino ai giorni nostri.
Dalla Preistoria al Medioevo fino all’età industriale, sono numerosi i nuovi contesti in mostra che offrono preziosi spunti per il dibattito sulla vita quotidiana in Liguria attraverso i secoli. L’archeologia con le dirette testimonianze materiali del passato riesce, infatti, a dare risposte a quesiti sulle forme dell’abitare e sui modi della produzione che spesso sfuggono alla storia ufficiale. Nella terza sezione della mostra abitati preistorici (come San Nicolao a Castiglione Chiavarese), castelli medievali (Torretta e Sesta Godano) e cantine ottocentesche (Sanremo) rivelano ai visitatori questi aspetti meno noti delle forme dell’abitare e della produzione.
L’ultima sezione affronta il tema della ritualità in ambito funerario e cultuale alla luce di recenti rinvenimenti di notevole impatto evocativo, come in particolare i corredi di sepolture e i contesti sacrificali delle nuove necropoli liguri di Albenga e Albisola.
Tutti i materiali esposti, freschi di restauro e finora custoditi nei depositi della Soprintendenza, sono presentati per la prima volta al pubblico .
Orario di apertura: Dal martedì al sabato 10:30-17:30; domenica 14-19. Lunedì chiuso. Ingresso gratuito.

venerdì 18 dicembre 2015

Mostra di strumenti antichi e della liuteria

Venerdì 18 dicembre 2015 alle ore 15,30 ci sarà l'apertura della seconda edizione della Mostra di strumenti antichi e della liuteria al Museo Diocesano e Cripta di San Rufino di Assisi.
La Mostra, a cura di M° Vincenzo Cipriani, M° Luca Piccioni, M° Giovanni Brugnami, sarà visitabile fino al 6 gennaio 2016 con ingresso libero.

giovedì 17 dicembre 2015

"La memoria dei commercialisti dal Medioevo ad oggi" a Verona

La mostra sulla memoria dei commercialisti dal medioevo ai giorni nostri Eventi a Verona
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I commercialisti veronesi celebrano i 70 anni dalla ricostituzione dell’Ordine con una mostra sulla storia della professione contabile presso la Biblioteca Civica scaligera liberamente visitabile dalla cittadinanza da sabato 19 dicembre 2015 a sabato 16 gennaio 2016.
Si terrà sabato 19 dicembre 2015 alle ore 11,00, presso Protomoteca Biblioteca Civica di Verona in Via Cappello, 43, la cerimonia inaugurale della mostra “La memoria dei commercialisti dal Medioevo ad oggi”. Si tratta di un’iniziativa dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Verona, in collaborazione con la Biblioteca Civica di Verona, per celebrare i 70 anni dalla ricostituzione dell’ODC veronese.
Alla conferenza inaugurale della mostra, dopo i saluti introduttivi di Alberto Mion, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Verona e di Agostino Contò, responsabile della Biblioteca Civica scaligera, interverranno Giovanni Battista Alberti professore ordinario di economia aziendale Università di Verona, Claudio Carcereri de’ Prati, presidente dell’Accademia di Agricoltura di Scienze e Lettere di Verona, e Giovanni Borghini, curatore della mostra e consigliere dell’Ordine dei Commercialisti. Sarà Giorgio Maria Cambié, presidente della Commissione Cultura dell’Ordine dei Commercialisti di Verona, a moderare la tavola rotonda.
Presso la Biblioteca Civica saranno esposti documenti di interesse storico e culturale, dal medioevo ai giorni nostri, sull’evoluzione del ruolo del contabile e della professione di commercialista in relazione alla storia economica della città di Verona.
La cittadinanza è invitata, la mostra sarà visitabile gratuitamente, orario: lunedì 14,00-19,00, da martedì a venerdì 9,00-19,00, sabato 9,00-12,00.
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