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domenica 3 luglio 2022

Percorsi del sacro dall’Altomedioevo all’Età moderna a Bibbiena

Sarà inaugurato domenica 3 luglio 2022, alle ore 17, il nuovo percorso espositivo del Museo Archeologico del Casentino ‘Piero Albertoni’ di Bibbiena, in provincia di Arezzo. La nuova sala si chiama "Percorsi del sacro dall’Altomedioevo all’Età moderna" e porterà il nome del prof. Giovanni Cherubini, illustre accademico già docente di storia medievale all’Università di Firenze e originario del paese di Partina, nel comune di Bibbiena. L’inaugurazione sarà anche l’occasione per ricordare, a dieci anni dalla scomparsa, la figura di Piero Albertoni, membro del gruppo archeologico, cui proprio il Museo di Bibbiena è stato intitolato nel 2013.
 
L’intervento sulla sala è stato ideato dai Laboratori Archeologi San Gallo, società cooperativa aderente a Confcooperative Toscana Nord, grazie alla collaborazione del direttore scientifico del Museo Archeologico, Francesco Trenti, del Gruppo Archeologico Casentinese e della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio. Il riallestimento della piccola sala, usata finora per mostre temporanee, è stato realizzato grazie a una campagna di crowdfunding online che ha raccolto la cifra necessaria. La sala è dedicata a un percorso che dalle decorazioni lapidee delle prime chiese altomedievali arriva alla Pietà seicentesca della Mausolea donata dai Monaci Camaldolesi, passando per materiali rinvenuti negli scavi presso abbazie e monasteri casentinesi.
Chiara Marcotulli presidente della cooperativa Laboratori Archeologi San Gallo spiega che la sala “affronta l’epoca medievale e, in piccola parte, l’età moderna. Finora il museo arrivava fino all’epoca antica, ai romani, e questa sala chiude il percorso cronologico del medioevo casentinese. Noi ci siamo occupati della cura dell’allestimento, dei testi e dei pannelli. Il filo conduttore è il tema del sacro, quindi vengono allestite opere scultoree e ceramiche, ma anche monete che vengono da contesti sacri soprattutto da pievi del Casentino. I testi dei pannelli spiegano l’evoluzione del cristianesimo nel Casentino, affrontando il tema dell'incastellamento, della diffusione degli edifici ecclesiastici e delle vie di pellegrinaggio che caratterizzano questa parte della Toscana”. Laboratori Archeologi San Gallo è una cooperativa di archeologi specializzati nel medioevo che si occupa di ricerca storica e archeologica, ma anche di comunicazione e divulgazione dei beni culturali.

venerdì 17 dicembre 2021

Inaugurazione sezione medievale Torre del Marcangione del Museo “Pallottino” di Melfi

Venerdì 17 dicembre 2021
alle ore 12,00 nel Museo Archeologico Nazionale “Massimo Pallottino” di Melfi (PZ) è in programma l’inaugurazione della sezione medievale Torre del Marcangione a cura di Annamaria Mauro e Erminia Lapadula.
La sezione medievale del Museo, ospitata nella Torre del Marcangione, espone i reperti rinvenuti nel corso dei numerosi lavori di restauro del castello e in particolare quelli che hanno interessato la stessa torre.
Grazie all’intervento Opere di riqualificazione e valorizzazione funzionale del Castello di Melfi, inserito nel programma PON “Cultura e Sviluppo” FESR 2014-2020, avviato nel 2016 e portato avanti dal Segretariato Regionale insieme agli altri Istituti periferici del Ministero della Cultura, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e la Direzione Regionale Musei, si è potuto completare il restauro della torre e contestualmente procedere al suo allestimento. Le nuove sale ampliano il percorso del museo “Massimo Pallottino”.
La nuova sezione espone i reperti compresi tra il 1100 e il 1700 che documentano la storia del castello e la sua importanza. Grazie agli oggetti, ai colori e ai decori si viaggia attraverso seicento anni di storia, testimoniata anche dalla torre che conserva tra le sue mura le tracce di un passato importante.
I materiali esposti nei tre piani della Torre del Marcangione raccontano i cambiamenti nel gusto e negli usi alimentari, l’evoluzione della tecnologia nella produzione delle ceramiche, ma anche la ricchezza e la raffinatezza che hanno caratterizzato soprattutto l’età di Federico II di Svevia. È in questo periodo, infatti, che si assiste ad un fenomeno davvero significativo: la tangibile commistione tra la cultura islamica, retaggio della Sicilia arabo normanna, quella bizantina, cui l’imperatore era stato educato, e le tradizioni più radicate nei territori peninsulari dell’Italia meridionale.
L’ambiente centrale ospita il bacino da parata in protomaiolica policroma con la scena simbolica del grifone che aggredisce un cervo. Attraverso questa si accede alla sala delle ceramiche dove è esposto il vasellame da mensa: dalle prime produzioni con rivestimento vetroso, alle protomaioliche degli inizi del XIII secolo ed ancora alle invetriate policrome di età angioina. Il viaggio continua con i manufatti tecnologicamente più complessi, con decorazioni graffite su ingobbio, ed ancora con le ceramiche smaltate e le maioliche policrome cinquecentesche e seicentesche.
Scendendo di un piano, la sala dei bestiari ci introduce nella tradizione simbolica del Medioevo qui rappresentata attraverso le ceramiche con animali o scene di caccia.
La sala dei vetri, invece, ospita una raccolta di bicchieri, coppe e bottiglie con pregevoli decorazioni a smalto e iscrizioni pseudo cufiche.
Il percorso di visita si conclude nell’ambiente più alto della torre, pregevole per la sua architettura, dove si conservano parti dell’armatura, nonchè la spada dal fodero decorato con simboli cristiani, appartenute ad un soldato delle guarnigioni poste a difesa del castello. Siamo, ormai, agli inizi dell’Età moderna.

giovedì 19 novembre 2020

Al via i lavori del Monumento Fieschi al Museo Diocesano a Genova

Si avvicina un appuntamento online, come si conviene in tempi da contenimento e prevenzione dal Covid-19, venerdì 20 novembre 2020 alle ore 15:30 sulla Pagina Facebook del Museo Diocesano oppure su YouTube al link https://youtu.be/d4yVL9djXJg (streaming a cura dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi e de Il Cittadino di Genova) dal titolo “Rinasce un capolavoro. Il monumento Fieschi al Museo Diocesano”. Già da qui si intuisce l’intento di riscoperta dell’arte trecentesca e di valorizzazione della casata Fieschi come protagonista nella storia della città, nell’ambito di uno studio attento e in itinere promosso dall’Arcidiocesi di Genova e dalla Fondazione Compagnia di San Paolo come maggior sostenitore,sponsor Coop Liguria, redatto nella sua veste finale da Paola Martini (Direzione del Museo Diocesano) con l’architetto Giovanni Tortelli (Studio Tortelli Frassoni) per la progettazione e l’allestimento museografico. Si avvale del supporto scientifico di Clario Di Fabio, uno  tra i più importanti studiosi del medioevo genovese e in particolare del Monumento Fieschi e di un comitato consultivo delle più autorevoli istituzioni culturali della città andando a ricreare un vero e proprio spazio apposito al Museo Diocesano di Genova, che cambierà dunque connotazione arricchendosi di un altro punto chiave nel percorso espositivo.  Un avvio lavori in questo periodo di chiusure che connota come il Museo Diocesano non si fermi e come riesca ad attrarre pubblici diversi attraverso apposite modalità comunicative, coaugulando dagli studiosi agli appassionati e del resto è stato anche uno dei primi ad aderire a Lilliput, progetto per rendere i poli museali della Liguria a misura di famiglie e di bambini.
Il monumento Fieschi era già stato allestito temporaneamente al Museo Diocesano con la direzione di Giulio Sommariva, attuale conservatore del Museo dell’Accademia Ligustica, ora, dopo ulteriori indagini, con la speranza di rievocarne il gigantismo e l’importanza nonostante la dispersione di molti frammenti architettonici, consci dell’avvincente sapore della conquista e di una sorta di “giallo” storico, si riescono a ritrovare ulteriori elementi all’estero o in collezioni private.
L’intento non è quello di una semplice riproposizione, che non sarebbe possibile con una ricostruzione archeologica completamente fedele, ma di restituire la centralità e l’emozione originaria, riparando anche a quella cancellazione della storia dell’influenza della casata Fieschi, dopo il colpo di Stato naufragato di Gianluigi Fieschi.
Questo evento, che sarà altresì trasmesso da emittenti televisive e rimarrà sul canale de Il Cittadino, vedrà alternarsi alla presenza di Sua Eccellenza Mons. Marco Tasca, Arcivescovo di Genova, Giovanni Toti, Presidente Regione Liguria, Ilaria Cavo, Assessore alla Cultura regionale, Marco Bucci, Sindaco di Genova, Barbara Grosso, Assessore alla Cultura del Comune di Genova, Nicoletta Viziano, ingegnere, Comitato di Gestione della Fondazione Compagnia di San Paolo per il versante istituzionale, mentre come relatori Paola Martini, Conservatore Museo Diocesano, responsabile del progetto, storica dell’arte, Gianluca Ameri, ricercatore di Storia dell’Arte Medievale presso l’Università degli Studi di Genova, Clario Di Fabio, docente di Storia dell’Arte Medievale dell’Università degli Studi di Genova, supporto scientifico del progetto, Giovanni Tortelli, architetto, progettazione e allestimento del progetto. Saranno presenti alla conferenza con dibattito moderato dalla giornalista Giulia Cassini,  Manuela Salvitti, Architetto e Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria, Massimo Bartoletti, Storico dell’arte, funzionario Soprintendenza della Liguria, Antonio Quarta, Ten.Col. Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.
Per seguire l'evento su facebook clicca qui !

mercoledì 14 ottobre 2020

Inaugurazione del nuovo polo culturale “EmozionArti” del Comune di Minervino Murge (BT)

S
arà inaugurato giovedì 15 ottobre 2020 alle ore 10,00 presso il Palazzo Comunale di Minervino Mirge (BT) il nuovo polo culturale “EmozionArti” del Comune di Minervino Murge (BT). Le antiche stanze della zona medievale del nostro castello di origini normanne saranno adibite a luoghi della cultura, della conoscenza, del sapere, dell’arte a disposizione di tutti i cittadini. Al già presente Museo Archeologico “D’Aloja” ospitato nelle sale al piano terra, vengono aggiunte, nel corpo sul piano soprastante, la Biblioteca Comunale “Barbera”, trasferita dalla precedente sede privata di Corso De Gasperi, e la nuova pinacoteca comunale “Roccotelli”.
Libri, pitture e sculture insieme per dare alla lettura, allo studio, alla ricerca un contesto tutto speciale fatto di colore, arte, paesaggio, luce. Noi di Minervino Live abbiamo avuto il privilegio speciale da parte dell’Amministrazione di visitare in anteprima il nuovo sito culturale ristrutturato. Le aule che fino a qualche anno fa ospitavano gli uffici e il tribunale del Giudice di Pace, sono state adeguate per ospitare i libri del fondo comunale e le opere d’arte donate alla comunità cittadina dall’artista minervinese Michele Roccotelli, in un' integrazione tra pinacoteca e biblioteca. Si tratta di un vero e proprio percorso che partendo dalla maestosa scalinata che succede il museo ti accompagna nel cuore del castello dove ammirare tra androni, stanze, torri e corridoi, le tele e le sculture del Roccotelli con lo sguardo sempre teso sul territorio, immergendosi nei testi dei libri conservati, su postazioni multimediali allestite, con lo sfondo dei paesaggi incantevoli mostrati dalle finestre nel “nido d’aquila”, come definì la sua dimora arroccata sulla Murgia uno dei primi abitanti di questo luogo, il principe Giovanni Pipino.  
Le stanze che diedero alla luce la regina d’Italia Isabella Del Balzo, che divennero rifugio per il Cavalier Bayard, che furono da casa d’infanzia per il papa Innocenzo XII, oggi diventano la casa di tutti, la casa della cultura, un luogo per “EmozionArti”.
L’evento inaugurale organizzato dalla Sindaca, prof.ssa Maria Laura Mancini, dall’Amministrazione Comunale e il contributo dell’azienda Sangalli Ambiente, avrà luogo alla presenza del prefetto della BAT, dott. Mauzio Valiante, ospite d’onore il principe don Marzio Pignatelli, gli interventi di Bianca Tragni, Lino Patruno, Yvonne Carbonaro, Rita Ceci. Nel corso dell’inaugurazione della nuova sede della Biblioteca Comunale “Luigi Barbera” e della Pinacoteca Comunale “Michele Roccotelli”, sarà presentato il libro “La camera delle meraviglie” a cura di Rita Ceci e dello stesso autore. Saranno inoltre sorteggiate le opere che faranno parte di un concorso social dedicato ai lettori del libro.

lunedì 26 giugno 2017

Inaugura a luglio il Museo Federico II Stupor Mundi

Sabato 1 luglio 2017, nello storico Palazzo Ghislieri a Jesi, la città che ha dato i natali a Federico II di Svevia, sarà inaugurato il Museo Federico II Stupor Mundi, primo grande museo a lui dedicato, che riprende l’appellativo con cui veniva chiamato l’imperatore  dai suoi contemporanei per affermare la sua inesauribile curiosità intellettuale. Il progetto è nato dalla volontà dell’imprenditore e presidente della Fondazione Federico II Stupor Mundi, Gennaro Pieralisi, di dedicare al grande Imperatore un luogo che potesse ripercorrerne la vita straordinaria, raccontare le sue imprese sia in politica che in cultura, e diffondere la conoscenza degli edifici, palazzi, castelli e vestigia, ancora conservati in Italia e in Europa.
La curatela scientifica è stata affidata a Anna Laura Trombetti Budriesi, docente di Storia medievale all’Università degli Studi di Bologna, coadiuvata da Laura Pasquini e Tommaso Duranti, ricercatori presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dello stesso ateneo. L’allestimento museografico è stato realizzato dalla società Volume S.r.L di Milano, società leader nel campo degli allestimenti museali e dei servizi per lo spettacolo.
Il Museo Federico II Stupor Mundi sorge in una posizione unica al mondo: la stessa piazza dove il 26 dicembre 1194 Costanza d’Altavilla, sotto una tenda in mezzo al popolo, diede alla luce. Federico II Hohenstaufen, futuro Re di Germania e di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Il ricordo della città natale rimase vivo nella memoria dell’Imperatore svevo, come mostra la lettera inviata agli abitanti di Jesi nell’agosto 1239, nella quale la descrive come “nobile città della Marca, insigne principio della nostra vita, terra ove la nostra culla assurse a particolare splendore” e la definisce “la nostra Betlemme”. La nascita di Federico II nella città marchigiana, ed i privilegi ad essa concessi dai suoi eredi, è alla base dell’antica definizione di “Jesi Città Regia”.
Federico II di Hohenstaufen non fu solo un grande politico e condottiero, ma anche un personaggio di rara intelligenza, un fine intellettuale e studioso capace di anticipare i tempi. Si circondò di poeti eccelsi, con cui fondò la Scuola Poetica Siciliana, alla base della nascita della letteratura italiana; i suoi interessi per il sapere e la ricerca comprendevano anche i campi della medicina, dell’astronomia e della matematica, fu uomo di potere e uomo di cultura. Sedici sale tematiche, disposte su tre piani, che attraverso accurate ricostruzioni scenografiche e tridimensionali, installazioni multimediali e l’utilizzo di tecnologie di ultima generazione, come il video mapping e supporti touch-screen, costituiranno un vero e proprio viaggio immersivo e multisensoriale alla scoperta di Federico II di Svevia: la nascita e la storia dei suoi antenati; l’incoronazione come Imperatore nella medievale Basilica di San Pietro; il suo rapporto con i papi e la Chiesa; la Crociata in Terrasanta; le mogli e la discendenza; la sua passione per la falconeria (fu autore di un prezioso trattato ancora oggi attuale e modernissimo); il suo sconfinato interesse per le arti, le scienze e il sapere, che hanno contribuito a creare l’immagine di un mito che, per la prima volta, viene racchiusa in un unico luogo.

giovedì 8 dicembre 2016

Triora inaugura il nuovo Museo delle Streghe

Palazzo Stella a Triora
Sabato 10 dicembre 2016, alle ore 11.00, a Triora (IM) si inaugura il Museo Etnostorico della Stregoneria di Triora (MES), situato nello storico e centralissimo Palazzo Stella, recuperato e restaurato dopo i gravissimi danni della II Guerra Mondiale. Una doppia inaugurazione, che riporta alla luce un gioiello architettonico di Triora e insieme un’ importante cultura presente nel borgo: quella delle persone accusate di stregoneria diabolica e orribilmente torturate nei notissimi processi degli anni 1587-89.
Tutto questo è il risultato di una sfida raccolta da chi ha voluto, progettato e allestito questo Museo all’interno di Palazzo Stella: il Comune di Triora, promotore del costoso e laborioso progetto della nuova sede museale, la Regione Liguria, che lo ha finanziato e sostenuto, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio che ne ha seguito tutte le fasi di progettazione e allestimento, l’architetto Luca Dolmetta che ne ha ideato e curato gli interventi architettonici ed espositivi, il prof. Paolo Portone che ne ha tracciato l’itinerario culturale e i testi.
La prima fase di allestimento propone quattro significative sale, che si prefiggono di raccontare saperi e punti di riferimento di un mondo sempre più emarginato e perseguitato nell’Occidente medievale e moderno e giunto fino a noi attraverso una pesante stratificazione di stereotipi: dalla strega alla befana. Con la prima si entra subito nelle coordinate e negli strumenti operativi del ‘pensiero magico’, con la prestigiosa collezione esoterica “Pio Breddo”. Nella seconda si materializzano, in forme artistiche, le immagini delle “Dee, spiriti e creature femminili” presenti nel pantheon archetipico delle accusate. Nella terza sala fragranze erboristiche ci guidano ad esplorare le competenze fitoterapiche delle “dominae herbarum” , mentre un pannello di passaggio ci introduce al grigiore della quarta sala, con l’invenzione della strega diabolica e il processo di Triora. Qui, testi antichi di esperti demonologi attestano un’evidente premeditazione nel colpire i ‘devianti’, mentre la voce di Franchetta Borelli, alias Laura Sicignano, ci coinvolge direttamente nelle torture per estorcere ‘confessioni’.
Una sala del Museo
Già in questa prima fase di allestimento c’è una specifica attenzione ai bambini, accolti all’ingresso dal video della Scuola Primaria di Triora, e nelle sale sono collocate, in basso, riproduzioni di esclusivi acquerelli di Libereso Guglielmi e illustrazioni di Diana Fontana del volumetto “Le streghe assurde”.
E siamo solo all’inizio di un percorso destinato a proseguire in altre suggestive sale di Palazzo Stella, che ospiteranno anche una ricchissima Biblioteca e un Centro di Documentazione internazionali sui temi della stregoneria e della caccia alle streghe.

sabato 22 ottobre 2016

Inaugurazione del nuovo complesso Via Francigena Entry Point a Lucca

Dopo l’anteprima al pubblico nei fine settimana del mese di settembre, che ha registrato oltre 1.500 presenze, alle 16.30 di sabato 22 ottobre 2016 si terrà nella ex Casa del Boia di Lucca la cerimonia del taglio del nastro del Museum. Un luogo che, con l’attigua HOSPITALITY nella Casermetta San Salvatore (che offre un servizio di ristorazione e servizi per i pellegrini in passaggio a Lucca), propone un viaggio immersivo e didattico lungo la Via Francigena.
Il programma della giornata prevede il ritrovo alle 16.30 presso l’Hospitality e la presentazione degli allestimenti e della gestione; a seguire il taglio del nastro presso la passerella di ingresso alla casa del Boia lato Mura.
Alle 17.30 nella sala polifunzionale del Museum ci saranno i saluti del sindaco della città di Lucca Alessandro Tambellini, del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca Arturo Lattanzi, del presidente dell'Opera delle Mura Alessandro Biancalana, del presidente dell’Associazione Europea delle Vie Francigene Massimo Tedeschi e del Raggruppamento Temporaneo di Imprese che ha curato l’allestimento e che gestirà il nuovo polo musale e ristorativo; dalle 19,00 alle 21,00 subito dopo sarà possibile visitare gratuitamente il Museum.
L’apertura al pubblico è domenica 23 ottobre 2016 alle ore 10: il Museum sarà visitabile con una tariffa promozionale fino al 31 dicembre, mentre sarà sempre prevista la riduzione per i residenti nel Comune di Lucca. Inoltre, sono state realizzate speciali riduzioni junior per i ragazzi e il pubblico scolastico.
L’esperienza fortemente immersiva, “Francigena Emotion. IL VIAGGIO, LA FEDE, LA BELLEZZA”, integrata nella struttura architettonica magnificamente restaurata della cannoniera della Casa del Boia, introdurrà IL VIAGGIO lungo la Via Francigena attraverso sette secoli, dall’anno Mille fino alla fine del ‘600, attraversando luoghi, paesi e culture diverse e raccontando le storie di viaggiatori immaginari. La Via Francigena, infatti, rappresenta uno dei tracciati dell’evoluzione della cultura europea. La multiproiezione è stata realizzata da ETT S.p.A.
Al piano superiore, abbiamo curato gli exhibit multimediali che introdurranno grandi e bambini alla scoperta di tematiche ancora oggi attuali e fonte di sviluppo turistico e culturale, presentando con tecnologie innovative e metodologie ludiche e didattiche lo sviluppo del tracciato della Via Francigena, la storia della città di Lucca, il mangiare in viaggio e l’esperienza del viaggiatore.
Per approfondimenti e informazioni su orari, biglietti e iniziative del complesso Via Francigena Entry Point:
tel. 0583496554

sabato 15 ottobre 2016

"Mulier Capitanate" mostra al Museo Civico di Foggia

MULIER CAPITINATE - Abbigliamento ed oggettistica di uso quotidiano della donna in epoca sveva.
Da sabato 15 a domenica 30 ottobre 2016 presso il Museo Civico di Foggia - Piazza Nigri 1.
INAUGURAZIONE Sabato 15 Ottobre 2016 alle ore 18:00.
La Capitanata durante l’epoca sveva era una regione del Regno di Sicilia molto particolare, poiché vedeva all’interno del suo territorio la stabile coesistenza di sudditi di culture, estrazione sociale e religioni molto diverse tra loro. La contemporanea convivenza, non sempre facile, di occidentali, saraceni ed ebrei, ha reso tale territorio un banco di prova nel panorama del Duecento. La continua presenza della corte itinerante dell’imperatore Federico II di Svevia testimonia la sua predilezione per la provincia di Capitanata, da lui amata così tanto da appellarla “pupille dei nostri occhi”.
Scopo della presente mostra è illustrare la figura della donna e la sua condizione in epoca sveva. Per condizione femminile si intende il complesso di norme, costumi e visioni del mondo che riguardano il ruolo della donna nella società duecentesca.
Numerose e diverse culture hanno riconosciuto alla donna capacità e ruoli limitati alla procreazione e alla cura della prole e della famiglia; è con le “canzoni”, proprie del Duecento, che la donna venne angelicata e considerata un tramite tra Dio e l’uomo. Questa esposizione vuole quindi rivalutare la donna medievale dandole il giusto spazio e il riconoscimento che merita.
Nel quotidiano la donna ha sempre espresso la sua femminilità, il proprio status e le condizioni in cui ha vissuto attraverso la cura del corpo, l’abbigliamento, i gioielli, gli oggetti utilizzati per lavoro o per diletto. Pudica o peccatrice, ricca o povera, integrata o discriminata, ha contribuito in maniera decisiva alla costruzione della società odierna e alla sua emancipazione, che ha rappresentato, negli ultimi secoli, la ricerca di un’uguaglianza formale e sostanziale tra lei e l’uomo.
L’esposizione racconta la moda, come specchio della società, e alcuni degli oggetti della vita quotidiana dal punto di vista femminile ricreando lo “spirito del tempo” attraverso un’analisi della cultura materiale, espressione con la quale si indicano tutti gli aspetti visibili e concreti di una cultura. L’abbigliamento costituisce uno stato culturale. È una manifestazione di cultura, non meno dell’arte, dell’architettura, della letteratura e della musica. Come tutti i fenomeni culturali, esso comunica una grande quantità di informazioni, sia a livello fisico che simbolico, sulla società di cui fa parte. Le mode, o i modi di vestire, riflettono non solo il gusto estetico di una società particolare, ma anche i suoi costumi sociali e i suoi valori. L’abito, inoltre, è spesso un chiaro indicatore economico: il tessuto, la qualità del taglio e gli ornamenti di un indumento sono comunemente distintivi dello status socio-economico. Più sottilmente, e spesso simbolicamente, l’abbigliamento è un riflesso delle norme politiche e religiose.
A cura dell'Associazione Storico Culturale IMPERIALES FRIDIERICI II di Foggia.

domenica 31 luglio 2016

Inaugurazione Museo Palazzo Citino a Longobucco (CS)

La TESSITURA, i filati pregiati realizzati al telaio e le più antiche testimonianze di arte tessile. L’ARGENTERA, le secolari miniere d’argento e i metodi di estrazione della GALENA ARGENTIFERA, il minerale di cui la zona è geologicamente ricca. L’emblematica figura di BRUNO DI LONGOBUCCO, il celeberrimo concittadino vissuto nel 1200, precursore della microchirurgia. La visione artistica e le opere del Maestro Tommaso PIRILLO. Sono, questi, i temi raccontati ed approfonditi nelle nuove sale del museo sulla Storia di Longobucco (CS), che sarà inaugurato il prossimo martedì 2 agosto 2016.
Le quattro sezioni museali saranno presentate presso l’EX CONVENTO DEI FRANCESCANI in via Roma, alle ORE 18,00. Al convegno parteciperanno, tra gli altri, i membri dell’Amministrazione Comunale ed i rappresentanti del Gruppo Azione Locale Sila Greca. Seguirà il momento del taglio del nastro e l’apertura ufficiale delle sale a PALAZZO CITINO.
Due sale riguarderanno l’arte del telaio, i metodi di produzione e le raffinate tecniche di lavorazione tradizionale. Sono stati raccolti per l’esposizione molti filati preziosi, in parte offerti da operatori del settore, come TESSUTI CELESTINO; in parte donati dagli stessi cittadini.
Nella zona dedicata all’ARGENTERA si potranno vedere i frammenti della GALENA ARGENTIFERA, il minerale di cui la zona è geologicamente ricca. In questa sala sarà possibile trovare anche alcuni fossili millenari, che testimoniano le antichissime origini del borgo.
A Bruno di Longobucco ed alla storia della medicina è dedicata un’ampia porzione del museo. Al suo interno rimarranno in esposizione le copie dei trattati duecenteschi scritti dal medico, la CHIRURGIA MAGNA e la CHIRURGIA PARVA e il calco originale da cui è stato creato il busto del riformatore della disciplina medica medievale, oggi esposto all’Università di Padova.
Proprio all’autore di questa opera scultorea ed alle sue creazioni più significative, Tommaso PIRILLO, è riservata una delle sale. L’artista rappresenta un altro simbolo dell’identità e della cultura di Longobucco.

domenica 17 luglio 2016

Alchimia e Medicina a Napoli

Un’inaugurazione, una presentazione, una piccola kermesse nel segno dell’Ars Regia. L’appuntamento è nella barocca piazzetta degli Incurabili, dalle ore 19,00 di giovedì 21 luglio 2016, per l’inaugurazione di un nuovo spazio del Museo delle Arti Sanitarie: l’Antro alchemico, ovvero la ricostruzione di un laboratorio usato nel Medioevo dai ricercatori dell’elisir di lunga vita. Il simbolico anfratto - che ospita oggetti legati alla storia della Grande Opera - arricchisce ulteriormente il percorso museale della struttura di Caponapoli che annovera già numerosi documenti, libri, stampe e varie collezioni.
Il cuore della serata – che prevede momenti musicali e anche ludici – sarà un incontro a più voci intorno al tema dell’Alchimia a Napoli e dei suoi rapporti con le origini della Medicina, della Chimica e della Farmacia che costituirà l’occasione per presentare per la prima volta al pubblico partenopeo il volume “Alchimia e Medicina a Napoli” (edizioni Intra Moenia) di Antonio Emanuele Piedimonte, saggista e giornalista de “La Stampa”.

L’incontro-dibattito sarà animato dal noto studioso e saggista Massimo Marra (autore di diversi libri sull’Alchimia e direttore di collana per le Mediterranee), dall’artista e scrittore Maurizio Elettrico (esperto di storia dell’Astrologia e di Medicina astrologica), dal filosofo Gennaro Carillo (docente dell’Università “Suor Orsola Benincasa”), e dal professor Gennaro Rispoli (storico della Medicina, nonché fondatore e direttore del Museo delle Arti Sanitarie).

Una serata sul colle della misteriosa Sirena Partenope che è dedicata innanzitutto a tutti quelli che amano andare oltre la superficialità delle apparenze, ai curiosi senza pregiudizi, a quelli che sanno ascoltare e sentire, e a coloro che amano cercare cioè che si nasconde in bella mostra.

giovedì 14 gennaio 2016

Ha riaperto il Museo Nazionale d'Abruzzo

A sei anni di distanza dal  drammatico terremoto, l’Aquila ricomincia a vivere ed uno dei  segni tangibili della sua rinascita e’ l’apertura del MUNDA, il Museo Nazionale d’Abruzzo, un progetto fortemente voluto dal MIBACT che ha investito in questa nuova istituzione museale oltre sei milioni di euro. Un "gesto" che vuole essere anche una mano tesa nei confronti dell’amministrazione aquilana ancora alle prese con enormi problemi legati alla ricostruzione della citta’.
Allestito nell’ex mattatoio comunale, situato accanto alla Fontana delle 99 Cannelle, il MUNDA ospita più di 100 opere, in passato esposte nella Fortezza Spagnola, l'imponente castello cinquecentesco in attesa di essere pienamente recuperato.
Un ricco nucleo di opere tra cui madonne e crocifissi lignei, santi in terracotta e in pietra, dipinti su tela e tavole, ottanta delle quali fresche di interventi che hanno eliminato le lesioni causate dal sisma. Opere, in parte montate ora su piedistalli di sicurezza appositamente realizzati, pronti a oscillare alla minima vibrazione.
Allestito cronologicamente e tematicamente, il nuovo percorso, articolato in cinque grandi ambienti espositivi, si apre  con una sezione archeologica che propone manufatti del territorio come mascheroni in osso, gladiatori scolpiti nella pietra, monili in oro, dischi in lamina di bronzo lavorato, un cinturone a placche decorato con un animale fantastico. Testimonianze di antiche culture locali che vanno dal IX secolo a.c. sino al II secolo d.C. Sempre in questa sala, da non perdere, alcuni pezzi  frutto di recenti campagne di scavo tra cui il cippo funerario con serpente e i letti in osso.
Segue la sezione sul Medioevo  dove sono esposti notevoli manufatti lignei tra cui delle Madonne lactans d'influenza bizantina e delle Vergini angioine  insieme a tavole a soggetto mariano tra cui la celeberrima Madonna de Ambro e quella di Gentile da Rocca.
Madonna "de Ambro" (XIII secolo)
 
Il passaggio dal Tardo Gotico al Rinascimento e’ documentato da alcuni capolavori come il Polittico della Madonna in Trono di Jacobelli dl Fiore e il Trittico di Beffi, esposto in questi anni alla National Gallery of Art di Washington, al Nevada Art Museum di Reno e al Getty Center di Los Angeles. Non mancano qui pezzi di alta oreficeria come il Reliquario a cofanetto di Giovanni d’Angelo da Penne in argento, bronzo dorato e smalti e il Nodo di croce processionale  di Nicola da Guardiagrele, decorato con smalti champlavés.
Ben rappresentata lungo il percorso anche la seconda meta’ del XV secolo, vivace momento storico contraddistinto dalla presenza in citta’ di diverse botteghe tra cui quella di Saturnino Gatti a cui si deve una ricchissima Madonna del Rosario e di Silvestro di Giacomo, autore di San Sebastiano, un’ intensa scultura lignea. E a questo periodo  risale anche la produzione artistica del grande pittore Cola di Amatrice e dello scultore Pompeo Cesura.
Chiude il percorso la  ricca sezione dedicata al naturalismo e al barocco che comprende la preziosa collezione Cappelli, affidata in deposito conservativo al Museo. Una raccolta di cui fanno parte opere dei protagonisti della scena artistica napoletana del Seicento tra cui la delicata Maddalena in meditazione del teschio di Jusepe de Ribera; quattro capolavori di Mattia Preti; il Cristo benedicente di Massimo Stanzione e alcune opere di Francesco Solimena.

mercoledì 11 novembre 2015

"Mense e bachetti nella Udine rinascimentale" al Castello di Udine

Dai padiglioni di Expo 2015 ai banchetti tipici della Udine rinascimentale. Nell'anno dell'esposizione universale milanese, dedicata al tema “Nutrire il pianeta-energia per la vita”, il museo Archeologico dei Civici Musei di Udine, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Friuli Venezia Giulia, propone un percorso che, partendo dalle scoperte archeologiche e dal ricco patrimonio culturale della città, illustrerà cibi, libri, suppellettili e rituali dei nobili friulani tra Quattrocento e Cinquecento. Si presenta così “Mense e banchetti nella Udine rinascimentale”, la nuova mostra del museo Archeologico, che sarà inaugurata giovedì 12 novembre 2015 alle 18 nel salone del Parlamento del castello di Udine alla presenza dell'assessore alla Cultura, Federico Pirone, del soprintendente per l’Archeologia di Friuli Venezia Giulia, Luigi Fozzati, dal vicepresidente della Fondazione Crup, Oldino Cernoia, e dal responsabile dell'area Udine di Unicredit, Renzo Chervatin. “È una mostra che ispirandosi ai temi dell'Expo ricostruisce le usanze e i costumi legati al cibo della Udine del Quattrocento e del Cinquecento – spiega l'assessore alla Cultura, Federico Pirone –. Un'iniziativa che attraverso un percorso archeologico racconta la storia della città e valorizza il nostro patrimonio artistico e scientifico e l'attività di indagine portata avanti dal museo Archeologico. Ringrazio sentitamente gli sponsor privati che con il loro contributo hanno reso possibile la realizzazione dell'iniziativa”.
Tra le fonti utilizzate nell'ambito dell'esposizione vanno citati il ricettario del Platina, pubblicato a Cividale nel 1480 e curiosamente il primo libro a stampa noto in Friuli, e una tra le opere più importanti di Pomponio Amalteo, un olio su tela di grandi dimensioni esposto nella Galleria d’Arte Antica dei Civici Musei di Udine in cui viene rappresentata un’ultima Cena all'interno di una sala dall'architettura rinascimentale con aspetti formali che rimandano ai rituali dell’epoca. I personaggi, ossia lo scalco, il credenziere, i paggi e gli scudieri, il cantiniere e il coppiere, e ancora gli oggetti per l’apparecchio della tavola, sono elementi secondari rispetto alla scena del sacrificio dell’Eucarestia, ma fondamentali per immaginare una cena dell’epoca, ecco perché, grazie alla multimedialità, questi stessi elementi si animano e consentono di rivivere il rituale del banchetto.
Il tema della mostra, l'alimentazione, viene raccontato anche dai reperti archeologici che restituiscono suggestivi spaccati di vita quotidiana. Vasellame da mensa, stoviglie da cucina, resti di pasto forniscono significative informazioni sulle consuetudini della tavola e su come l'alimentazione veniva concepita e vissuta nella Udine rinascimentale. Sulla scorta delle ricerche archeologiche effettuate in città negli ultimi vent'anni dai Civici Musei di Udine e dalla competente Soprintendenza, spesso in collaborazione con la Società Friulana di Archeologia, è stato possibile ricomporre l’immagine della città medievale e delle sue successive trasformazioni. Le indagini, generate da lavori infrastrutturali e da interventi di restauro di edifici storici cittadini, offrono una lettura articolata di quello che doveva essere il tessuto urbano tra XV e XVI secolo.
Un periodo in cui Udine conosce un significativo sviluppo economico e, di conseguenza, una notevole crescita edilizia e produttiva stimolata dalle sopravvenute esigenze dei ceti elevati, desiderosi di mostrare la propria agiatezza nella sontuosità delle dimore e nella ricercatezza dei corredi da tavola. Non a caso sono questi i secoli che vedono realizzarsi la grande stagione del “graffito friulano”, una produzione ceramica che raggiunge episodi artistici di altissimo livello, come attestano le mattonelle parietali rinvenute in palazzo Ottelio, ma anche il vasellame restituito per esempio dagli scavi in piazza Venerio, presso Casa Cavazzini e residenza Palladio.
L’esposizione, realizzata grazie al sostegno della fondazione Crup e di Unicredit, sarà aperta al pubblico in castello fino al 18 settembre 2016 da martedì a domenica dalle 10.30 alle 17,00 (intero 5 euro, ridotto 2,50 euro). Per informazioni: Civici Musei del Comune di Udine (tel. 0432 1272591 – www.udinecultura.it).

venerdì 19 giugno 2015

"Un documento una storia" all'Archivio di Stato di Milano

Un documento una storia
Dal pranzo della badessa all'abolizione della pastasciutta: come cambia l'alimentazione nei secoli (XII - XX)
Mostra documentaria 23 giugno - 31 ottobre 2015, Archivio di Stato di Milano.
Inaugurazione: Martedì 23 giugno 2015, ore 18,00
Interventi: Daniela Ferrari, direttore Archivio di Stato di Milano
Giovanni Liva, Archivio di Stato di Milano
Andrea Perin, architetto museografo
Lettura documenti a cura della Compagnia Teatrale Luna Rossa.
Aperitivo sotto il portico.

venerdì 23 gennaio 2015

Nei sotterranei gotici di Napoli

Mancano solo pochi giorni alla prossima riapertura al pubblico dei sotterranei della Certosa di San Martino, splendido monumento di epoca medievale che dall'alto del belvedere di San Martino si affaccia sulla città. Dal 24 gennaio 2015, ogni sabato e domenica gli ipogei della certosa saranno aperti e pronti ad accogliere nella loro veste rinnovata dalla recente opera di restauro, turisti e napoletani.
I sotterranei costituiscono i suggestivi e imponenti ambienti delle fondamenta trecentesche della Certosa, una edificazione che iniziò nel maggio del 1325 per volere di Carlo, duca di Calabria, figlio del sovrano Roberto d’Angiò.
Un’ opera di ingegneria possente ed elegante, con una successione di pilastri e volte ogivali a sostegno dell’intera struttura certosina, nei lunghi corridoi e negli slarghi sono esposte le opere in marmo della Sezione di sculture ed epigrafi. Una raccolta che si è formata attraverso acquisti, lasciti, donazioni, cessioni e depositi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. L’esposizione comprende circa centocinquanta opere in marmo, distribuite nei vari ambienti secondo un ordine cronologico (dal medioevo al XVIII secolo) ma rispettando anche i contesti di provenienza.
Tra le sculture in marmo, le opere più rilevanti di epoca trecentesca, si segnalano: il sarcofago di Beatrice del Balzo, ricavato dal reimpiego di una vasca romana del II-III secolo d.C., il frammento di una Figura femminile giacente (forse Maria di Valois) della bottega del grande s cultore-architetto senese Tino di Camaino, la cosiddetta Madre di Corradino (forse Maria di Borgogna, moglie di Carlo I d’Angiò o più probabilmente una Santa Caterina d’Alessandria), e una lastra a rilievo raffigurante La Morte e Franceschino da Brignale (1361), singolare ex-voto allegorico costruito sul contrasto tra il senso dell’attaccamento alla vita e l’ineluttabilità della morte. Tra le opere del Quattrocento sono da segnalare la doppia lastra tombale, raffigurante padre e figlia, della famiglia de Miro (1413), di fattura e di dise gno ancora trecenteschi e, per la prima metà del Cinquecento, la splendida Madonna col Bambino di cultura raffaellesca.
La visita ai sotterranei si conclude con un capolavoro di uno tra i principali protagonisti della scultura europea del Settecento: l’imponente e languido San Francesco d’Assisi (1785-1788 circa) di Giuseppe Sanmartino e con un’Allegoria velata (forse una Modestia), scolpita probabilmente dal suo allievo Angelo Viva che evoca le celebri sculture della Cappella Sansevero. Non meno significativa è la raccolta epigrafica, un archivio di pietra che testimonia con le sue iscrizioni fatti di vita urbana quotidiana , pagine di storia della città attraverso i secoli.
Prenotazione obbligatoria, (max 50 persone): accoglienza.sanmartino@beniculturali.it.
In caso di maltempo le visite non potranno aver luogo.
Ingresso: € 6,00 (intero complesso monumentale)
Informazioni: accoglienza.sanmartino@beniculturali.it; tel. 081 2294 568