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sabato 13 giugno 2020

Prorogata la mostra "Imago splendida" a Bologna

La mostra "Imago splendida. Capolavori di scultura lignea a Bologna dal Romanico al Duecento" organizzata dal 22 novembre 2019 al 6 settembre 2020 presso il Museo Civico Medievale, in collaborazione con la Curia Arcivescovile di Bologna, l’Università di Bologna e la Fondazione Giorgio Cini di Venezia è incentrata sull’affascinante e poco studiata produzione scultorea a Bologna tra XII e XIII secolo. L’esposizione, curata da Massimo Medica e da Luca Mor, è l’occasione per presentare per la prima volta alcuni rarissimi capolavori lignei della città, alcuni dei quali restaurati per l’occasione.
Tali opere, principalmente grandi crocifissi, consentiranno di fissare una nuova tappa verso la comprensione dei modelli di riferimento nella Bologna di quel tempo. Qui, del resto, il Medioevo fu animato da un fiorente clima multiculturale, favorito sia dalla posizione strategica della città sulla Via Emilia, quindi tra gli Appennini e le direttrici verso l’Oltralpe, sia per la nascita nel tardo XI secolo di una celebre scuola giuridica.
Una realtà così cosmopolita garantì un impulso costante per i contatti internazionali, l’indotto dei commerci, lo sviluppo urbano e, non ultime, le commissioni artistiche, tra cui quelle di arredi liturgici e tesori ecclesiastici destinati a soddisfare le crescenti esigenze devozionali. Oggi però di questi manufatti rimane assai poco, come documenta la scultura lignea medievale che, anche a causa della deperibilità del materiale, a Bologna conta soltanto pochi esempi secondo una tendenza che accomuna tutti i grandi centri italiani.
Ciò rende ancora più emblematico il valore delle testimonianze locali superstiti che per lo più si caratterizzano di esempi monumentali di elevata qualità esecutiva. Basti menzionare il superbo gruppo della Crocifissione che campeggia nella Cattedrale di San Pietro (tra i più antichi in Italia ancora completi delle figure dei Dolenti), del tutto isolato nel panorama emiliano-padano ed esito credibile di una bottega alpina itinerante specializzata nella lavorazione del legno che realizzò l’opera entro 1184, anno di consacrazione della nuova chiesa avvenuta alla presenza di papa Lucio III.
Le novità del Duecento trovano invece riscontro in un pregevole gruppo di sculture stilisticamente omogenee che raffigurano il Christus Triumphans, ormai pervase da un naturalismo gotico modulato in virtù dell’iconografia più o meno arcaizzante. Si tratta del Crocifisso ancora poco conosciuto della chiesa Santa Maria Maggiore, che oggi ritorna all'antico splendore dopo l'importante restauro finanziato dal Comune di Bologna; del Crocifisso nelle Collezioni Comunali d’Arte, riallestito nel corso Trecento su una croce dipinta da Simone dei Crocifissi; nonché del Crocifisso pervenuto alla raccolta d’arte della Fondazione Giorgio Cini a Venezia.
L’identificazione di questa importante bottega e l’occasione di esporre insieme le sue opere costituirà pertanto una circostanza pressoché irripetibile, non solo per rendere noti i preziosi dati di restauro e per cercare di approfondire il tema dello spazio liturgico a Bologna tra il XII e XIII secolo (anche grazie all’esposizione di coeve croci dipinte) , ma anche per misurare in dettaglio gli originalissimi effetti locali della rinascenza gotica su un genere artistico così particolare: stimolato in modo sinergico sia dalle novità d’Oltralpe, mediate nel capoluogo emiliano attraverso la circolazione di “arti minori” ( in mostra verranno esposti alcuni preziosi codici miniati ed altri oggetti liturgici) ed eruditi stranieri, sia dall’influsso di quelle toscane che proprio in città manifestarono episodi di primo piano come la famosa Arca marmorea di San Domenico, realizzata per la chiesa omonima da Nicola Pisano e aiuti (1264-1267).

lunedì 3 settembre 2018

Mostra "Romanico" di Lorenzo Pes

Dal 1 settembre al 4 novembre 2018 nella chiesa di Sant'Antioco di Bisarcio la mostra di Lorenzo Pes "Romanico" sarà visitabile negli orari di apertura della chiesa.
Lorenzo Pes è originario di un piccolo paese del Meilogu, Banari; da anni vive e lavora a Firenze operando in laboratori di diverse espressioni plastico pittoriche, (pittura mosaico, incisione, legno, calligrafia e ceramica) e nell'ambito di quest'ultima ha realizzato una serie di frammenti di facciate romaniche e parti di questi edifici in tridimensionale ivi compreso la parte frontale della cattedrale di Sant'Antioco di Bisarcio.
Viaggiatore nei paesi vicini e lontani ammira le differenti architetture e le restituisce nella loro plasticità modellando l'argilla.
La mostra è composta da 38 pezzi ed è dedicata all'architettura romanica e comprende riproduzioni di facciate di chiesa di vari territori.
Particolare attenzione è rivolta alla Sardegna e alla provincia di Sassari, ma lo sguardo dell'artista si rivolge anche al resto dell'Italia e presenta incursioni all'estero come nella sezione dedicata a Gerusalemme che comprende la moschea Al-Aqusa e la cupola d'oro.
Nella sezione in 3D che riproduce anche la facciata originaria di Sant'Antioco di Bisarcio si ritrova anche la cattedrale di Santiago di Compostela e la chiesa di San Pietro di Tuscania.

martedì 26 giugno 2018

Ivrea. Estate all'insegna del Medioevo

Ivrea, Campanile di Santo Stefano
Per il quarto anno consecutivo, l’Ecomuseo dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea (A.M.I.), con il sostegno della Fondazione Guelpa, apre al pubblico dodici siti romanici per tutta l’estate.
Gli edifici, costruiti in quel periodo dell’arte medievale compreso tra l’XI e la metà del XII secolo che prende il nome di ‘romanico’, sono distribuiti su tutto il territorio canavesano e saranno visitabili a partire dal 17 giugno fino al 30 settembre 2018.
Tra i siti che hanno aderito al progetto vi sono la Chiesa di Santa Maria ad Andrate, la Chiesa di Santo Stefano di Sessano a Chiaverano, peculiare per la presenza del campanile in facciata e per il più importante ciclo di affreschi romanici dell’Alto Canavese, la Chiesa di Santa Maria Maddalena a Burolo, la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Pessano a Bollengo e il Campanile di San Martino di Paerno, meglio noto come ‘Ciucarun’; ancora, a Pavone, saranno fruibili la Cappella e il Romitorio di San Grato sulla collina della Paraj Auta, a Moncrivello il Santuario della Madonna di Miralta e a Vialfrè la Chiesa di S. Pietro con il suo splendido campanile.
Per quanto riguarda la zona di Candia Canavese invece, si potranno visitare la Chiesa Priorato di Santo Stefano del Monte e la Chiesa di San Michele Arcangelo, normalmente fruibile al pubblico.
Infine, ad Ivrea, oltre al celebre Campanile di Santo Stefano, sarà possibile vedere il Duomo (Cattedrale di Santa Maria Assunta), regolarmente aperto tutto l’anno per le funzioni liturgiche.
Per agevolare la visita dei siti, l’Ecomuseo AMI ha selezionato alcuni operatori culturali che si occuperanno di soddisfare eventuali curiosità dei turisti; saranno presenti anche alcuni volontari messi a disposizione dai comuni coinvolti nel progetto.
L’obiettivo dell’iniziativa è quello di valorizzare il territorio con le sue bellezze tramite un circuito culturale e turistico, nonché di rendere consapevoli i cittadini del valore storico e artistico dei monumenti che li circondano.
In linea con questo progetto, saranno contemporaneamente accessibili gli undici musei della ‘Rete museale dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea’: dall’Ecomuseo della Castagna a Nomaglio, al Museo della Civiltà Contadina di Andrate, passando per l’Ecomuseo l’Impronta del ghiacciaio di Caravino e il Museo all’Aperto Arte e Poesia “Giulia Avetta” di Cossano; e ancora, da rimarcare il Museo La Bötega del Frèr di Chiaverano, il Museo Dalla Saggina alla Scopa di Foglizzo, come anche il Museum Vischorum di Vische, il Museo Civico Nòssi Ràis di San Giorgio Canavese e il Museo Didattico Memorie del Tempo di Perosa Canavese. Infine, nella provincia di Biella, saranno aperti anche la Casa della Resistenza di Sala Biellese e l’Ecomuseo Storie di Carri e Carradori di Zimone.
L’ingresso a tutte le chiese e ai musei sarà gratuito. Per informazioni  più dettagliate sui giorni e gli orari di apertura delle chiese e dei musei, sarà utile consultare il sito www.ecomuseoami.it.

giovedì 7 giugno 2018

Milleduecento. Civiltà figurative tra l'Umbria e le Marche al tramonto del Romanico

Milleduecento. Civiltà figurative tra l'Umbria e le Marche al tramonto del Romanico.
8 giugno - 4 novembre 2018
Museo Piersanti di Matelica (MC)
Una mostra preziosa, un atto di storia dell’arte, un percorso che spiega perché intorno al 1200, tra Umbria e Marche, il linguaggio figurativo si trasforma così sensibilmente verso un naturalismo di grande potenza plastica, e l’arte guida diviene la scultura in legno policromo. Un’arte che propone un concerto tra le arti, ponendosi come crocevia tra scultura, pittura, arti preziose.
Il percorso espositivo si sviluppa intorno a cinque nuclei tematici: il primo, Un crocifisso modello, presenta il crocifisso di Matelica come testimone d’eccellenza di una tipologia molto ben rappresentata nelle Marche nell’autunno del XII secolo: vi si affiancheranno tra gli altri gli esemplari di Ancona e del duomo di Camerino, come pure i crocifissi del Museo di Sant’Agostino a Genova e della collezione Salini.
Il secondo nucleo, Sculture come oreficerie e oreficerie come sculture, punta invece a mettere in luce gli incroci fra le arti all’insegna della preziosità, reale o simulata, dei manufatti: si tratti di opere in metallo ovvero di sculture che volevano sembrare oreficerie monumentali, e che proprio verso il 1200 si volgono a policromie più naturalistiche. I crocifissi di Arezzo e di Certaldo vengono messi a confronto con le piccole croci bronzee di Cortona e di Fabriano, con la spettacolare croce del Tesoro di San Francesco ad Assisi, e con il formidabile piatto di legatura, smaltato a Limoges, del Museo Civico d’Arte Antica di Torino.
La terza sezione, Pittura a tre dimensioni, si apre con il singolare crocifisso di Arquata del Tronto, che si dichiara a tutti gli effetti come una pittura a rilievo: le intersezioni tra scultura e pittura sono evidenziate dalla croce di Petrus, proveniente da San Salvatore a Campi di Norcia, dalle Madonne troneggianti di Cesi, Castelli, Foligno e l’Aquila, dal frammento di Brera e dalle tavole del Museo Nazionale dell’Aquila e di Santa Maria in Via a Camerino.
Questo nucleo confluisce direttamente nel successivo, che si propone di intitolare Un nuovo senso della natura nell’incontro fra le arti. Qui si intende mostrare come l’osmosi tra pittura, scultura e arti suntuaria generi un rinnovato senso della realtà che ispira una rivoluzione formale tra le più alte e decisive della civiltà occidentale. Vi troveranno spazio i Cristi di Jesi, Montemonaco, San Gimignano e della Galleria Nazionale dell’Umbria, mentre la bella testa di Gesù del Museo del Duomo di Prato troverà un ideale corrispettivo in pietra nella testa virile nel Museo del Ducato di Spoleto.Vi si potrà inoltre ammirare, dopo il restauro, la croce dipinta delle Clarisse di Matelica, normalmente invisibile al pubblico. L’ultima, piccola sezione, Sculture in miniatura, torna al mondo delle arti suntuarie per mettere in risalto altre e succose interferenze: le arti del metallo ispirano formule che pittura e scultura traducono nella scala grande, ma a loro volta riprendono nel minimo formato certe soluzioni statuarie. Lo provano alcuni turiboli, provenienti da Cortona, Arezzo e Firenze e una significativa selezione di matrici per sigilli umbri e marchigiani del Duecento, conservati al Museo del Bargello, tra cui, appunto, la matrice del Comune di Matelica. Qui sarà inoltre presentato uno dei codici miniati del XII secolo conservati nella Biblioteca Vallicelliana di Roma ma provenienti dall’abbazia di Sant’Eutizio in val Castoriana, luogo devastato dal terremoto da cui dipendeva la chiesa del territorio matelicese ove si trovava il crocifisso del Museo Piersanti.

mercoledì 16 maggio 2018

Il Romanico nell'Astigiano

Domenica 20 maggio 2018 alle ore 11:15 sarà inaugurata nel Salone della Scuola Materna di San Paolo Solbrito la Mostra Storica “Il Romanico nell’Astigiano” abbinata al concorso fotografico organizzata dal Gruppo Storico di San Paolo Solbrito.
Nell’ambito della mostra sarà presentato ed esposto il modello in scala del Castello Vecchio dei Conti di San Paolo (secolo XIII / XVI) realizzato dal sig. Claudio Pittana.
Il “Castelvecchio”, risalente al XIII secolo, con ampliamenti e rimaneggiamenti successivi, sorgeva sulla collinetta a levante del centro abitato, che ancor’oggi è denominata “il Castello”. Esso era affiancato dalla chiesa parrocchiale, dedicata a San Paolo Apostolo, dal Cimitero e dalle casupole dei contadini. Il tutto, in epoca medioevale costituiva un ricetto fortificato. Col tempo, le ragioni strategiche che avevano imposto la struttura fortificata del complesso persero di importanza. Gli abitanti si trasferirono sulla piana, dove le attività agricole e commerciali potevano svolgersi in modo più redditizio. Intorno al 1750, la Comunità di San Paolo ottenne dal Vescovo di Asti, Monsignor Felissano, il trasferimento della sede parrocchiale dall’antica chiesa, presso il castello, alla
chiesa, che la Confraternita di San Sebastiano aveva costruito circa cento anni prima sulla piana, e che era ormai la chiesa frequentata dai borghigiani. A questo punto, anche il Conte Riccio, seppure a malincuore, si trasferì nel Gran Palazzo, e per il vecchio maniero iniziò un rapido ed inesorabile declino. Nel giro di qualche decennio venne smantellato, insieme con la chiesa, per vendere i mattoni come materiale da costruzione, e nel Catasto del 1812 non ce n’è più traccia. Quale fosse l’aspetto del Castello Vecchio lo si desume solo da una mappa della fine del XVII secolo, in cui è raffigurato a volo d’uccello.

sabato 11 febbraio 2017

"Pietre color delle acque. Il Romanico del Lario" mostra a Lecco

Un itinerario espositivo che si snoda da un ramo all’altro del Lario, alla riscoperta dei gioielli romanici che da secoli si riflettono nelle acque del lago. Nata dall’omonimo libro di Angelo Sala, la mostra “Pietre color delle acque. Il Romanico del Lario” conduce lo spettatore in un percorso a tappe in cui sette sono le aree toccate: Como, l’Intelvese, la via Regina, l’alto Lario, la sponda lecchese del Lario, il triangolo Lariano e Civate. Per ognuna di queste zone vengono presentati i principali edifici romanici, con una rassegna completa degli altri monumenti esistenti nelle vicinanze. Lungo un percorso che a molti sembrerà quasi “domestico”, si riscoprono così piccoli e grandi capolavori del Romanico, che a volte si mescola a influssi gotici.
"Una mostra per far conoscere il patrimonio romanico del nostro territorio". Presenta così l'esposizione visitabile da sabato 18 febbraio a domenica 19 marzo 2017 in Torre Viscontea l'assessore alla cultura del Comune di Lecco Simona Piazza, che prosegue spiegando: "Si tratta di itinerari spesso sconosciuti, ma di grande valore culturale e bellezza paesaggistica, luoghi che è importante far conoscere e valorizzare anche nell'ottica del potenziamento, nel nostro territorio, di un turismo di matrice culturale".
Gli itinerari proposti lungo le sponde del Lago di Como prendono spunto da quella luce di religiosità in cui il Manzoni colloca gli edifici sacri. Il taglio dell’esposizione non è quindi prettamente storico-artistico; l’intento di fondo è infatti quello di ripercorrere con rinnovata ammirazione le testimonianze di fede che i nostri progenitori dell’età medioevale ci hanno lasciato. Le diverse tappe del percorso espositivo, il cui allestimento è stato curato da Paolo Vallara, prevedono fotografie degli edifici accompagnate da tavole descrittive. Verrà infine esposto un plastico rappresentante il complesso di San Pietro al Monte di Civate, fornito dall'Associazione Amici di San Pietro al Monte.
L'esposizione verrà inaugurata venerdì 17 febbraio alle ore 18.30, presso la Torre Viscontea. Per l’occasione, alle 17.00 dello stesso giorno, sarà presentato il volume “Pietre color delle acque. Il Romanico del Lario” nel vicino Palazzo delle Paure. Interverranno Monsignor Rolla, vicario episcopale di Lecco, e Andrea Dusio, che ha collaborato alla realizzazione della mostra.

mercoledì 27 aprile 2016

“Misericordiae Vultus: La Bellezza della Misericordia in Terra di Lavoro”

In occasione del Giubileo straordinario della Misericordia, indetto da Papa Francesco, il Museo Diocesano di Aversa organizza una Mostra storico-artistica dal titolo “Misericordiae Vultus: La Bellezza della Misericordia in Terra di Lavoro” (lunedì 2 – martedì 31 maggio 2016) con opere d’arte e documenti storici provenienti dal centro aversano e dalle chiese della diocesi normanna sul tema della Misericordia.
La presentazione alla stampa è fissata per venerdì 29 aprile 2016 alle ore 11:30 presso la sede della mostra (Museo Diocesano, Deambulatorio della Cattedrale, Piazza Duomo), mentre l’inaugurazione ufficiale è in programma lunedì 2 maggio alle ore 16:30.
Realizzata dall’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici, diretto da Mons. Ernesto Rascato, in collaborazione con le Soprintendenze Belle Arti e Paesaggio per le Province di Caserta, Benevento e Napoli, con il supporto logistico dell’Associazione In Octabo di Aversa, la rassegna iconografica dedicata al Volto della Misericordia offre un percorso storico artistico che va dal romanico all’arte moderna con numerose opere provenienti dal territorio della Diocesi.
L’itinerario è articolato in tre sezioni: Volto di Gesù Misericordioso, Maria Mater Misericordiae, Santi testimoni della Misericordia. La prima sezione offre una breve rassegna di opere: dal Santo Bambinello delle Cappuccinelle, dal Crocifisso catalano della Cattedrale, Crocifisso miracoloso della Trinità di Aversa, il Crocifissso di Lsuciano, da vari Ecce Homo, dipinti e statue come il Gesù Trasfigurato del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, il Crocifisso bruciato di Grumo Nevano, dipinti come le Tavolette rinascimentali dello Spirito Santo di sant’Antimo. La seconda sezione presenta alcune immagini preziose per la devozione mariana e l’arte aversana: S.Maria Iconavetere di S.Maria a Piazza, la Galactrouphusa o Madonna Lactans da S. Francesco alla Villa, la Madonna della Strada da S. Maria delle Grazie, il tronetto con l’icona della Madonna di Casaluce proveniente dal monastero benedettino di san Biagio, la statua dell’Addolorata da San Filippo e Giacomo. La terza sezione presenta alcune figure emblematiche di Santi della Misericordia: alcuni busti d’argento come san Giuseppe e san Francesco dal Tesoro della cattedrale, alcuni dipinti come la Vocazione di Matteo di G.B.Lama della chiesa di S.Maria degli Angeli (pertinenza Tribunale Napoli Nord), san Rocco della Confraternita di san Rocco degli Agonizzanti; alcuni busti lignei come santo Stefano di Qualiano, san Filippo Neri, statue come santa Lucia da Santa Sofia di Giugliano in Campania, san Giuseppe Cottolengo da Trentola Ducenta. Una sezione a sorpresa offrirà testimonianze archivistiche con documenti storici e musicali sulle traccie della misericordia nel territorio diocesano.

mercoledì 20 aprile 2016

"Metope e leoni del Duomo nell’immaginario del Medio Evo" alla Galleria Civica di Modena

“Mostri, bestiari e popoli favolosi. Metope e leoni del Duomo nell’immaginario del Medio Evo”. Questo è il titolo dell’incontro aperto a tutti con Giovanna Caselgrandi, direttrice dei Musei del Duomo, che si svolgerà giovedì 21 aprile 2016 alle ore 18,00 alla Galleria civica di Modena a Palazzo Santa Margherita, nell'ambito della mostra “Nino Migliori, Lumen. Leoni e metope del Duomo di Modena”, mostra visitabile gratuitamente fino al 5 giugno 2016.
Le fotografie di Nino Migliori donano un nuovo fascino ai “mostri di pietra” della Cattedrale: luci e ombre sollecitano la nostra immaginazione e attirano il nostro sguardo. Perché le cattedrali medievali erano “abitate” da animali reali e immaginari, da creature fantastiche e mitologiche? Perché non c’era timore a raffigurare ammalianti sirene e pericolosi draghi dentro e fuori le chiese? Queste domande trovano risposta nel significato che tali raffigurazioni rivestivano all’interno dell’immaginario simbolico del Medioevo.
La rassegna modenese è il risultato dell’ultimo progetto di ricerca sulla visione condotto da Nino Migliori, che consiste nel fotografare sculture romaniche utilizzando come unica fonte luminosa la luce di una candela, che rende viva l’immagine e vibrante la pietra corrosa dal tempo.
A Modena, in particolare, Nino Migliori ha fotografato i leoni stilofori del transetto della Cattedrale e, più recentemente, le otto metope, sculture attribuite al cosiddetto “Maestro delle Metope” (prima metà XII secolo) utilizzate originariamente per decorare le terminazioni dei quattro contrafforti della navata.
Stampate in bianco e nero, le immagini consentono di analizzare la figura e i dettagli delle singole sculture.
Attraverso l’analisi delle opere, e il loro confronto con i Bestiari, le Enciclopedie e le Mappe del mondo antico, questo ricco apparato di immagini e di simboli troverà nella lezione di Giovanna Caselgrandi, una lettura che rivelerà un Medioevo non stereotipato, fonte di stupore e di ammaestramento.
Le Metope originali sono visibili ai Musei del Duomo, via Lanfranco 6, da martedì a domenica 9,30 – 12,30 e 15,30 – 18,30. Lunedì chiuso - Ingresso ridotto (3 euro) presentando il biglietto rilasciato in sede di mostra I leoni stilofori fotografati sono visibili in Duomo da martedì a domenica dalle 7 alle 19 a orario continuato; lunedì dalle 7 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19.

sabato 30 gennaio 2016

Chiese Romaniche dell'Anfiteatro Morenico di Ivrea: Il progetto

Il progetto, ideato dall'Ecomuseo AMI, coinvolge un gruppo di comuni dell'area con l'intento condiviso di valorizzare il patrimonio delle chiese romaniche del territorio, realizzando un circuito culturale e turistico. L'iniziativa mira quindi a creare un sistema culturale diffuso e permanente che metta in rete le chiese romaniche attraverso una promozione e comunicazione unitaria, l'organizzazione d'itinerari specifici e l'apertura al pubblico dei siti coinvolti in giorni ed orari definiti. L'obiettivo generale è quello di innescare un forte processo di presa di coscienza del valore storico, culturale ed identitario di questi monumenti e, nello stesso tempo, del loro potenziale valore turistico e, dunque, economico.
Al momento sono presenti le schede di 13 edifici romanici del territorio, ognuna con notizie storiche, riferimenti, immagini, utili per programmare un itinerario tematico nel cuore del Medioevo.
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