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giovedì 4 novembre 2021

Bagliori Gotici. Dal Maestro del 1310 a Bartolomeo Vivarini

Bartolomeo Vivarini, Cristo in pietà, 1485-1490,
tempera su tavola, fondo oro, cm. 48 x 48
Quasi due anni di studio e recupero delle opere sono serviti a Matteo Salamon e agli studiosi che lo hanno affiancato per infine annunciare -  dall’11 novembre al 17 dicembre 2021 - la mostra Bagliori Gotici. Dal Maestro del 1310 a Bartolomeo Vivarini che sarà allestita al piano nobile di palazzo Cicogna a Milano, sede della Galleria Salamon.
La mostra proporrà un suggestivo percorso attraverso due secoli di pittura italiana, dalla fine del Duecento ai maestri del Tardo Gotico, e presenterà 20 dipinti su tavola di eccezionale valore. Per buona parte si parla di “nuove acquisizioni agli studi”, sebbene molte delle opere fossero già conosciute da Federico Zeri (1921 - 1998), che disponeva delle relative immagini nella sua fototeca. In alcuni casi – ad esempio l’incantevole Madonna col Bambino di Agnolo Gaddi, di certo uno dei vertici della mostra –, le tavole sono state riconosciute meritevoli di dichiarazione d’interesse culturale (notificate) da parte del Ministero della Cultura. Il provvedimento di notifica equivale a dichiarare i dipinti “come degni di far parte delle maggiori collezioni museali italiane”, e attribuisce loro la prerogativa di documenti imprescindibili del nostro patrimonio nazionale.
In buona sostanza: opere che il collezionista avveduto non dovrebbe farsi scappare.
La rassegna espositiva prenderà avvio da un’importante tavola dell’anonimo noto come ‘Maestro del 1310’, fondatore della scuola pistoiese. Il dipinto, ritenuto da Tartuferi una prova giovanile di questo geniale autore, è databile al 300-1305, ed è testimone di una persistente tradizione gotica in Italia, alternativa al classicismo di Giotto e segnata da evidenti influenze francesi. L’estrema rarità delle opere del maestro conservate in raccolte private – si conosceva finora solo una preziosa tavola, già nella villa chiantigiana della pop-star Madonna – attesta la straordinaria rilevanza di questo recupero.
Il Trecento italiano viene sondato attraverso l’analisi di un notevole dittico di Jacopo del Casentino, di un altarolo dell’inconsueto Giovanni Gaddi – fratello maggiore di Agnolo –, un Cristo in pietà fra Santi Margherita e Giovanni dell’anonimo artista senese noto come Maestro del Trittico Richardson, e di due tavole di scuola bolognese, una Madonna addolorata e un San Giovanni Evangelista, di Lippo di Dalmasio, raro Maestro Bolognese del Trecento.
Discorso a parte merita il dossale col Giudizio finale di Niccolò di Tommaso, chiara testimonianza del carattere retrospettivo e quasi ‘neobizantino’ della pittura in Toscana dopo la peste del 1348.
Alla lunga stagione del Gotico Internazionale, a cavallo fra i due secoli, appartengono uno splendido altarolo del fiorentino Cenni di Francesco di Ser Cenni, due delicate Madonne di Lorenzo di Bicci e una incisiva tavola con San Francesco che mostra le stimmate del senese Andrea di Bartolo; e ancora una Madonna col Bambino fra i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista ad opera del pittore portoghese Álvaro Pires de Évora, attivo a lungo in Italia nel primo ‘400 e la cui vicenda personale risulta essere emblematica delle traiettorie culturali tracciate dagli artisti in questa fase.
Allievo di Gentile da Fabriano a Venezia era verosimilmente l’anonimo artista indicato da Zeri come il ‘Maestro dell’Annunciazione Ludlow’, del quale in mostra si presenta una raffinata Madonna in trono col Bambino. Questi in laguna incarna il trait d’union tra gli artisti del Tardogotico e i maestri del primo Rinascimento, a partire da Antonio Vivarini che nella prima attività pare prendere spunto dai suoi modelli. Il Cristo in pietà di Antonio Vivarini interpreta la cultura umanistica padovana in senso schiettamente lineare, mentre l’analogo soggetto realizzato successivamente da Bartolomeo mostra come pure a Venezia, nella seconda metà del XV secolo, avesse attecchito la concezione prospettica della forma dei maestri fiorentini. Chiudono la rassegna un’intensa Crocifissione del pesarese – ma di cultura felsinea – Giovanni Antonio Bellinzoni e una deliziosa Madonna col Bambino e quattro santi del fiorentino Ventura di Moro, tavola questa della metà del Quattrocento ma che pare ancora affermare, con ammirevole consapevolezza storica, l’attualità della tradizione del secolo precedente.

mercoledì 10 luglio 2019

Fili d'oro e dipinti di seta. Velluti e ricami tra Gotico e Rinascimento

Da sabato 13 luglio a domenica 3 novembre 2019 al Castello del Buonconsiglio.
Piviali in luminoso velluto, pianete scintillanti di oro e d’ argento, rare dalmatiche con ricami in fili di seta variopinta, preziose stoffe fiorentine e veneziane dai molteplici ornati, oltre ad alcuni importanti dipinti sacri di Altobello Melone,  Michele Giambono, Francesco Torbido, Rocco Marconi, e i due magnifici dipinti del misterioso Maestro di Hoogstraeten, raccontano l’affascinante storia dei preziosi manufatti tessili eseguiti tra la seconda metà del XV secolo e primi decenni del XVI secolo in Italia e nell’Europa del Nord. Si tratta di capolavori in velluto con ricchi ricami in seta e oro prodotti presso centri che all’epoca assicuravano un assoluto grado di perfezione tecnica e formale, come Firenze, Venezia e Milano. Tra questi vi è il preziosissimo parato di papa Niccolò V del Museo del Bargello di Firenze, commissionato nel 1450 dalla città di Siena e donato al pontefice in occasione della canonizzazione di San Bernardino, ma anche il cappuccio di piviale del Castello Sforzesco di Milano, appositamente restaurato per l’occasione e decorato con un ricamo per il cui disegno preparatorio è stato fatto il nome del grande Botticelli. Dopo oltre cinque secoli, affiorano capolavori inediti che testimoniano influssi derivanti da diverse tradizioni tessili, approfondite grazie agli specialisti che collaborano all’iniziativa, comprendendo anche esempi che denunciano la circolazione di manufatti importati da grandi centri di produzione transalpini tramite gli intensi scambi commerciali tra la penisola italiana e i fiorenti mercati delle Fiandre e della zona del Reno e il desiderio di sfarzo dei più facoltosi committenti.
La mostra Fili d’ oro e dipinti di seta. Velluti e ricami tra Gotico e Rinascimento è la prima iniziativa che approfondisce questa particolare categoria di lussuosi tessuti ricamati ancora presenti nelle aree dell’intero arco alpino, a suo tempo creati sia per la committenza religiosa che laica ma sopravvissuta fino ad oggi grazie alla lungimirante attività di conservazione della Chiesa e alla passione di molti collezionisti. Grazie a queste testimonianze artistiche viene valorizzata una produzione di opere che, pressoché sconosciuta ai più, si rivela preziosa per comprendere l’altissimo livello raggiunto dalle botteghe di tessitori e ricamatori italiani al “tramonto del Medioevo” anche grazie all’introduzione di innovative soluzioni imprenditoriali.

Nelle più belle sale del Castello del Buonconsiglio viene pertanto esposta una quarantina di paramenti sacri, oltre a una selezione di dipinti su tavola che ne illustrano funzioni e fogge, in parte presenti nelle collezioni del museo e in parte ottenute in prestito da parrocchie, da Musei diocesani e da istituzioni prestigiose come il Castello Sforzesco di Milano, la Galleria degli Uffizi, il Museo Correr e Palazzo Mocenigo di Venezia, i Civici Musei di Padova, il Museo Nazionale del Bargello di Firenze, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo di Palazzo Madama di Torino, il Museo del Tessuto di Prato, la Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, Castelvecchio di Verona ed altri ancora.
Tutte le informazioni, orari, biglietti sul sito del Castello del Buonconsiglio.

lunedì 8 aprile 2019

Mostra Notre-Dame de Paris a Torino

Una mostra innovativa e multimediale dà vita a quattro sculture gotiche provenienti dalla celebre cattedrale di Notre-Dame de Paris che accompagneranno il pubblico a riflettere su temi cruciali per l'arte: l’organizzazione del lavoro in un cantiere medievale complesso come quello di una cattedrale, il tema della distruzione e mutilazione delle opere d’arte per ragioni politiche, fino a quello del restauro integrativo “romantico” dei monumenti medievali, che caratterizza gli interventi del XIX secolo in tutta Europa. L’esposizione, curata della conservatrice di Palazzo Madama Simonetta Castronovo e allestita nella Sala Stemmi del museo fino al 30 settembre 2019, è frutto di una collaborazione con il Musée de Cluny – Musée national du Moyen Âge di Parigi.
L’evento si configura come una mostra dossier dedicata al tema della scultura gotica francese nella prima metà del 1200 e, in particolare, al cantiere della cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Dal portale dell’Incoronazione della Vergine sulla facciata occidentale proviene la Testa d’Angelo, mentre dal portale del braccio settentrionale del transetto provengono la Testa di Re mago, la Testa di uomo barbuto e la Testa di figura femminile, allegoria di una virtù teologale. Queste quattro opere, oltre a essere esempi di altissima qualità della scultura medievale europea, sono testimonianze di quel momento della civiltà gotica indicato dal celebre storico dell’arte Cesare Gnudi come “classicismo gotico” o “naturalismo gotico”, che ebbe un forte influsso, alla fine del Duecento, anche sui protagonisti del Gotico in Italia: Giotto, Nicola Pisano, Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio.
Le teste sono presentate con un coinvolgente allestimento audiovisivo, realizzato da Leandro Agostini, che ricrea uno sfondo architettonico e ambientale per le sculture, arricchendo la visita con proiezioni e voci fuori campo, che animano i quattro personaggi e ne raccontano la storia. In questo modo il percorso espositivo diventa un’occasione di approfondimento sulle straordinarie sculture gotiche di Notre-Dame, offrendo contemporaneamente ai visitatori una narrazione sulla Cattedrale parigina (dal Medioevo alle distruzioni successive alla Rivoluzione Francese, fino ai restauri integrativi di Eugène Viollet-le-Duc alla metà dell’Ottocento) e un’illustrazione dei diversi caratteri iconografici e stilistici dei suoi portali.
Tra il 1793 e il 1794 le quattro sculture esposte a Palazzo Madama furono rimosse dalla cattedrale parigina, insieme a molte altre che decoravano la galleria dei Re e i portali della facciata, su ordine del Comité revolutionnaire de la Section de la Cité, in quanto simbolo della feudalità, della monarchia e della religione. Infatti dal 1793 la Francia era diventata una repubblica - Luigi XVI e Maria Antonietta erano stati ghigliottinati all’inizio dell’anno -  retta da un Comitato di salute pubblica guidato da Robespierre. Le sculture, molte ormai allo stato di frammenti, abbandonate a lungo sul sagrato della chiesa, vennero successivamente cedute a impresari cittadini interessati a reimpiegarle come materiale da costruzione. Una perdita che è all’origine dell’imponente cantiere di restauro della Cattedrale, negli anni 1845-64, a opera di Eugène Viollet-le-Duc e Jean-Baptiste Lassus, che si dovettero basare, per realizzare le nuove sculture, in sostituzione di quelle perdute, su disegni e incisioni antiche raffiguranti i portali, imitando per quanto riguarda lo stile il linguaggio delle sculture gotiche coeve di Chartres, Reims e Amiens. Molte delle sculture originali di Notre-Dame, comprese le quattro opere esposte a Palazzo Madama, insieme a centinaia di frammenti, sono state rinvenute nel 1977 durante lavori alle fondazioni dell’hôtel Moreau a Parigi, sede della Banque Française du commerce extérieur, che poi decise di donarle allo Stato francese per essere depositate al Musée de Cluny, che le conserva dal 1980.
La mostra suggella un proficuo rapporto di collaborazione con il Musée di Cluny, avviato già nel 2015 all’interno della Rete europea dei musei di arte medievale, nata nel 2011 per promuovere iniziative espositive comuni, ricerche condivise, convegni e conferenze sul patrimonio di arte medievale conservato in tali istituzioni. La rete oggi riunisce il Musée de Cluny di Parigi, il Museo del Bargello di Firenze, lo Schnütgen Museum di Colonia, il Museo Diocesano di Vic in Catalogna, Palazzo Madama- Museo Civico d’Arte Antica di Torino, il Musée Mayer van den Bergh di Anversa, il Catharijnconvent di Utrecht e il Musée de l’Oeuvre Notre-Dame di Strasburgo. Il Musée de Cluny e Palazzo Madama hanno già realizzato un’importante mostra in partenership: Les émaux de Limoges à décor profane. Autour des collections du cardinal Guala Bicchieri (Parigi, Musée de Cluny, 13 aprile – 29 agosto 2016), poi presentata a Torino con il titolo Un cardinale in viaggio. Guala Bicchieri collezionista di arte gotica tra Vercelli, Limoges, Parigi e Londra (10 novembre 2016 – 6 febbraio 2017).

domenica 29 gennaio 2017

"L'anima del gotico mediterraneo" al Cervantes di Napoli

Sarà visitabile fino a venerdì 3 marzo 2017 “L’anima del gotico mediterraneo”, mostra allestita all’Instituto Cervantes di Napoli (via Nazario Sauro), diretto da Luisa Castro. L’esposizione, frutto di un progetto di ricerca finanziato dal governo di Aragona in collaborazione con l’ambasciata di Spagna in Italia, le università di Saragozza e di Salerno, comprende analizza le relazioni architettoniche della Corona D’Aragona e dei vari territori che ne fecero parte. Dal regno di Aragona, alle contee catalane-Principato di Catalogna dai tempi di Pedro IV il Cerimonioso, fino al regno di Valenza, ai regni insulari di Sardegna e Maiorca e ai regni di Sicilia e di Napoli. Entità storicamente e culturalmente diverse, che  riuscirono a mantenere le proprie peculiarità nonostante avessero intrapreso un innovativo progetto politico comune. Dal punto di vista temporale, vengono analizzati gli anni di espansione della corona, dal 1282 al 1516 (anno in cui Carlo I di Spagna unifica definitivamente i regni di Castiglia e Aragona). Alle 60 fotografie stampate su alluminio, si affiancano cartelli interattivi che si integrano con un catalogo bilingue spagnolo-italiano e una cartografia cronologica didattica realizzata dai professori Luis Agustín Hernández, Aurelio Vallespín Muniesa, Angélica Fernandez Morales e Ricardo Santonja Jiménez.

mercoledì 23 novembre 2016

"Giovanni dal Ponte (1385 - 1437). Protagonista dell'umanesimo tardo gotico fiorentino"

"Giovanni dal Ponte (1385 - 1437). Protagonista dell'umanesimo tardo gotico fiorentino" è il titolo della mostra dedicata all'affermato rappresentante dell'arte toscana del primo '400 che da martedì 22 novembre 2016 a venerdì 17 marzo 2017 verrà allestita negli spazi della Galleria dell'Accademia a Firenze.
Circa 50 opere, molte delle quali provenienti dai maggiori musei italiani e del mondo (fra cui l''Incoronazione della Vergine', meraviglioso trittico appena restaurato, e l'imponente pala dell''Annunciazione e quattro santi') testimoniano e fanno riscoprire le meraviglie del tardo-gotico fiorentino.
La mostra, che è stata curata da Angelo Tartuferi e Lorenzo Sbaraglio, ha lo scopo sia di colmare una carenza di studi e conoscenza dell'artista sia di favorirne una classificazione critica più adeguata. Infatti è ormai accertato che il dal Ponte occupò un ruolo non marginale negli sviluppi della pittura fiorentina del primo Rinascimento, soprattutto per la creazione di un linguaggio individuale ed estroso, aggiornato sull'attività dei maestri attivi a Firenze in quell'epoca, da Gherardo Starnina a Lorenzo Monaco e Lorenzo Ghiberti fino a Masaccio, Masolino e Beato Angelico.
La mostra è aperta dal martedì alla domenica con orario 8,15-18,50.

sabato 12 marzo 2016

"Francesco nell'arte. Da Cimabue a Caravaggio" mostra alla Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno

Si inaugura sabato 12 marzo 2016 alle ore 17:00 presso la Sala della Ragione a Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno, alla presenza dell'assessore regionale al Turismo-Cultura, Moreno Pieroni la mostra "Francesco nell'arte. Da Cimabue a Caravaggio". Dopo l'inaugurazione seguirà la visita guidata alla mostra allestita nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno.
Curata da Giovanni Morello e Stefano Papetti è la prima delle quattro Grandi Mostre del Giubileo che la Regione Marche promuove come unica regione italiana a dedicare al Giubileo della Misericordia un programma di mostre importantissime che si svolgeranno per tutto l'arco del 2016. Un anno straordinario con una proposta altrettanto straordinaria di esposizioni per valore degli allestimenti, preziosità delle opere ospitate e prestigio dei curatori che si sono impegnati per realizzare progetti espositivi di livello internazionale, come è stato sottolineato anche recentemente nella presentazione a Roma presso il Ministero dei Beni Culturali.
Stefano Papetti, curatore della mostra e direttore della Pinacoteca civica, ha sottolineato come la mostra di Ascoli Piceno, con numerosissimi prestiti da tutta Italia, sarà anche l'occasione non solo per i visitatori ma anche per gli studiosi di avere un raffronto sull'iconografia di San Francesco, da Cimabue al Piazzetta, che non è stata, al contrario di altri Santi, univoca. "Una ricerca - ha ricordato il critico d'arte - anche sulle diverse raffigurazioni del saio, della postura, la tonsura e le stigmate. Ma sarà anche un modo per conoscere l'arte francescana di Ascoli Piceno dove Francesco sostò più di due mesi nel 1215 per la sua predicazione convincendo a seguirlo molti rampolli delle più nobili famiglie ascolane."
Grazie ai prestiti richiesti ai maggiori musei italiani, sarà possibile ripercorrere l'evoluzione della figura di Francesco nella pittura dal Medioevo alla Controriforma, quando, in base alle norme relative all'arte sacra sancite in occasione del Concilio di Trento, venne ribadita la necessità di rappresentarlo rispettando la tradizione iconografica stabilita fin dal XIII secolo, come attesta nel suo "Dialogo sugli errori de' pittori circa le istorie" il sacerdote fabrianese Giovanni Andrea Gilio (1564).
Nell'imponente Sala della Vittoria della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, saranno quindi collocati i dipinti della mostra che si aggiungeranno ai due capolavori legati al tema francescano già presenti nelle raccolte comunali: la grande tela di Tiziano raffigurante San Francesco che riceve le stigmate e la tavola di Cola dell'Amatrice raffigurante il santo di Assisi con altri confratelli.
Idealmente la mostra troverà un suo sviluppo nella Sala del piviale dove è esposto il prezioso paramento liturgico ricamato in opus anglicanum donato alla città di Ascoli dal Pontefice Nicolò IV, il primo francescano ad essere asceso alla cattedra di san Pietro.
Info prenotazioni
Tel.:0736/298213
Email: info@ascolimusei.it.
Internet: http://www.ascolimusei.it
 

giovedì 3 marzo 2016

"Antonio da Tradate. L'Arte Sacra nel Varesotto e Canton Ticino"

Una cultura figurativa nata ai piedi delle Prealpi, tra oratori e chiesette di paesi e castellanze; cicli di affreschi commissionati da intere collettività per le quali il senso della devozione comunitaria era primario.
Si concentra su questi e molti altri temi della pittura tra Tardogotico e Rinascimento la mostra intitolata: "Antonio da Tradate. L'Arte Sacra nel Varesotto e Canton Ticino", ospitata da sabato 19 marzo a domenica 17 aprile 2016 al Civico Museo Parisi-Valle di Maccagno (inaugurazione: sabato 19 marzo, ore 18.00).
Grande protagonista della rassegna sarà il monumentale affresco del pittore Antonio da Tradate, raffigurante la Crocifissione, collocato originariamente sul muro esterno di una casa di Campagnano, da cui fu strappato nella seconda metà degli anni Sessanta (oggi è conservato presso il Palazzo Municipale di Luino).
L'affresco mostra Gesù crocefisso davanti alle mura della città di Gerusalemme. Ai lati ci sono Maria, affranta dal dolore, e san Giovanni che si porta la mano al volto, mentre la Maddalena inginocchiata abbraccia la croce. Dalle ferite di Cristo scorre copioso il sangue che due angeli in volo raccolgono nei calici con evidente richiamo all'Eucarestia.
La mostra accompagna lo spettatore in questi temi storici ed artistici dell'arte medievale grazie anche a 20 pannelli che presentano le iconografie della Madonna del Latte, dell'Ultima Cena e del Ciclo dei Mesi, le più frequentemente attestate nel territorio insubrico. La serie di pannelli e il catalogo annesso (disponibile in mostra a Maccagno) sono stati curati da Paola Viotto, Francesca Urizzi, Sara Poretti e Laura Bonicalzi e realizzati dallo studio Concreo di Andrea Benzoni. 
Antonio da Tradate. L'Arte Sacra nel Varesotto e Canton Ticino
Da sabato 19 marzo a domenica 17 aprile 2016
Civico Museo Parisi-Valle di Maccagno
Via Leopoldo Giampaolo, 1
Inaugurazione: sabato 19 marzo, ore 18.00
Ingresso gratuito
Orari apertura: venerdì dalle 14.30 alle 18.30
sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 18.30
Disponibilità di apertura per gruppi (minimo 15 persone) previa comunicazione in museo:
tel. +039 0332 561202
e-mail: info@museoparisivalle.it
fb: Museo Parisi Valle Maccagno
Twitter: @MuseoParisi

lunedì 18 gennaio 2016

I Vivarini. Lo splendore della pittura tra Gotico e Rinascimento

Bartolomeo Vivarini
San Michele arcangelo
Polittico di Scanzo 1488
Bergamo, Accademia Carrara
I Vivarini
Lo splendore della pittura tra Gotico e Rinascimento
a cura di Giandomenico Romanelli
20 febbraio - 5 giugno 2016
Conegliano (TV) Palazzo Sarcinelli
Un evento di straordinario interesse, la prima mostra interamente dedicata ai Vivarini, la famiglia di artisti veneziani, che tra il Quattrocento e il Cinquecento a Venezia si contende il primato con la celebre bottega del Bellini. I Vivarini segnano un momento di passaggio decisivo dell’arte veneta e italiana dal Gotico fiorito al rigore del Rinascimento. È una stagione di grande rinnovamento artistico: Antonio, Bartolomeo e Alvise risentono dell’influenza dei più importanti artisti dell’epoca come Mantegna, Donatello, Paolo Uccello, Antonello da Messina.
In esposizione saranno presenti i più grandi capolavori dei tre Vivarini: dai polittici alle tavole per la devozione privata, storie di santi e di miracoli, scene di straordinaria pietà e modernità. Si potranno ammirare, per la prima volta riuniti, dipinti eccezionalmente trasferiti dalle loro sedi naturali, opere nelle quali i colori, dal rosa al turchino dai violetti cangianti al verde squillante, risaltano in tutta la loro forza accompagnandosi e poi liberandosi dai preziosi fondi oro per poi misurarsi con la natura e paesaggi incantevoli.
Come nelle due mostre precedenti, a completamento e corollario del percorso espositivo, sono proposti una serie di itinerari alla riscoperta dei capolavori sparsi sul territorio della Marca. Un vero e proprio viaggio tra i vigneti e le cascine, i campi e i giardini di villa sulle orme dei Vivarini e dei loro maestri e seguaci.
Una mostra imperdibile, ma anche un’occasione unica di incontro e divertimento. Un calendario fitto di eventi che accompagnerà l’esposizione dall’inizio alla fine con tante iniziative differenziate: bambini e giovani, studenti e insegnanti, adulti e artisti possono accedere a percorsi che comprendono non solo le opere in mostra, ma che includono anche visite guidate abbinate ad escursioni sul territorio, laboratori didattici, gite scolastiche e, non mancheranno, degustazioni di prosecco e caffè, nonché concerti e presentazioni di libri.
Informazioni e prenotazioni
Tel.ì: 0438 1932123 - Web: www.mostravivarini.it.

mercoledì 23 settembre 2015

"Cosa nutre la vita", mostra a Gallarate (VA)

Il cibo dell’anima, nell’arte medievale, attraverso tre temi portanti. In occasione di Expo il Centro Culturale Tommaso Moro in collaborazione con il Decanato di Gallarate (VA) presenta la mostra “Cosa nutre la vita. Il cibo e l’arte sacra in Varesotto e Canton Ticino”, allestita nella suggestiva cornice della chiesa romanica di San Pietro, in piazza Libertà, pieno centro della città.
Realizzata col Centro culturale Massimiliano Kolbe di Varese (che l’ha presentata tra fine maggio e inizio giugno), curata da Paola Viotto, Francesca Urizzi, Sara Poretti e Laura Bonicalzi e con la produzione dello studio varesino Concreo di Andrea Benzoni, la mostra vuole approfondire le rappresentazioni del cibo nell’arte sacra del nostro territorio in età tardogotica.
In particolare, attraverso le tre sezioni che compongono i 20 pannelli del percorso espositivo, vengono presentate le iconografie della Madonna del Latte, dell’Ultima Cena e del Ciclo dei Mesi in quanto sono le più frequentemente attestate nel territorio insubrico. “
Se il cibo costituisce la metafora più efficace del bisogno che anima il cuore di ogni uomo, il cristianesimo che ha il suo baricentro nell’avvenimento dell’Incarnazione, in un Dio che si fa uomo e che attraverso la sua debolezza salva l’uomo offrendo se stesso, vero pane del cielo, rappresenta un’interessante prospettiva con cui confrontarsi. L’arte sacra ha sempre avuto una funzione innanzi tutto didattica prima che ornamentale e così se la Madonna del Latte, attraverso la tenera immagine di Gesù Bambino che sugge come ogni bambino dal seno della Vergine, vuol esprimere visivamente il mistero dell’Incarnazione, gli affreschi delle Ultime Cene vogliono ricordare l’istituzione dell’Eucaristia anticipando il tema della Passione. I cicli dei mesi infine, incardinando l’azione umana nel Tempo Divino, permettono al visitatore di accostarsi ad una concezione del valore e della dignità del lavoro assolutamente entusiasmante, quanto eccezionale: esso infatti diventa strumento e possibilità privilegiata per raggiungere il proprio compimento”.
La mostra sarà accompagnata anche da un incontro pubblico sul tema, che si terrà giovedi 1 ottobre 2015 ore 21 presso l’Aula Magna dell’Istituto Sacro Cuore (in via Bonomi 4 Gallarate). Tra i relatori, oltre all ‘arch. Laura Bonicalzi, una delle curatrici e al prof. Silvano Gomaraschi, vicepreside del locale Istituto professionale alberghiero, ci sarà anche il prof. Mons. Luca Bressan, Vicario episcopale nella diocesi di Milano per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione sociale .
La mostra sarà visitabile da mercoledi 23 settembre a domenica 4 ottobre 2015
da lunedi a venerdi: 16 – 19; 21 – 22.30
sabato e festivi: 10 – 12.30; 15 – 19; 21- 22.30

venerdì 23 gennaio 2015

Nei sotterranei gotici di Napoli

Mancano solo pochi giorni alla prossima riapertura al pubblico dei sotterranei della Certosa di San Martino, splendido monumento di epoca medievale che dall'alto del belvedere di San Martino si affaccia sulla città. Dal 24 gennaio 2015, ogni sabato e domenica gli ipogei della certosa saranno aperti e pronti ad accogliere nella loro veste rinnovata dalla recente opera di restauro, turisti e napoletani.
I sotterranei costituiscono i suggestivi e imponenti ambienti delle fondamenta trecentesche della Certosa, una edificazione che iniziò nel maggio del 1325 per volere di Carlo, duca di Calabria, figlio del sovrano Roberto d’Angiò.
Un’ opera di ingegneria possente ed elegante, con una successione di pilastri e volte ogivali a sostegno dell’intera struttura certosina, nei lunghi corridoi e negli slarghi sono esposte le opere in marmo della Sezione di sculture ed epigrafi. Una raccolta che si è formata attraverso acquisti, lasciti, donazioni, cessioni e depositi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. L’esposizione comprende circa centocinquanta opere in marmo, distribuite nei vari ambienti secondo un ordine cronologico (dal medioevo al XVIII secolo) ma rispettando anche i contesti di provenienza.
Tra le sculture in marmo, le opere più rilevanti di epoca trecentesca, si segnalano: il sarcofago di Beatrice del Balzo, ricavato dal reimpiego di una vasca romana del II-III secolo d.C., il frammento di una Figura femminile giacente (forse Maria di Valois) della bottega del grande s cultore-architetto senese Tino di Camaino, la cosiddetta Madre di Corradino (forse Maria di Borgogna, moglie di Carlo I d’Angiò o più probabilmente una Santa Caterina d’Alessandria), e una lastra a rilievo raffigurante La Morte e Franceschino da Brignale (1361), singolare ex-voto allegorico costruito sul contrasto tra il senso dell’attaccamento alla vita e l’ineluttabilità della morte. Tra le opere del Quattrocento sono da segnalare la doppia lastra tombale, raffigurante padre e figlia, della famiglia de Miro (1413), di fattura e di dise gno ancora trecenteschi e, per la prima metà del Cinquecento, la splendida Madonna col Bambino di cultura raffaellesca.
La visita ai sotterranei si conclude con un capolavoro di uno tra i principali protagonisti della scultura europea del Settecento: l’imponente e languido San Francesco d’Assisi (1785-1788 circa) di Giuseppe Sanmartino e con un’Allegoria velata (forse una Modestia), scolpita probabilmente dal suo allievo Angelo Viva che evoca le celebri sculture della Cappella Sansevero. Non meno significativa è la raccolta epigrafica, un archivio di pietra che testimonia con le sue iscrizioni fatti di vita urbana quotidiana , pagine di storia della città attraverso i secoli.
Prenotazione obbligatoria, (max 50 persone): accoglienza.sanmartino@beniculturali.it.
In caso di maltempo le visite non potranno aver luogo.
Ingresso: € 6,00 (intero complesso monumentale)
Informazioni: accoglienza.sanmartino@beniculturali.it; tel. 081 2294 568