venerdì 13 novembre 2015

Intrecci e Basilischi. Libri di pietra ai tempi di Matilde

In occasione della Fiera di S. Martino e per celebrare i 900 anni della morte di Matilde, il Comune di Canossa (RE) con il patrocinio del Comune di Campagnola Emilia, dedica alla “Gran Contessa” una mostra di scultura che richiama alcuni temi dell’arte medievale: “Intrecci e Basilischi. Libri di pietra ai tempi di Matilde”.
La mostra, allestita presso il Teatro comunale “Matilde di Canossa” a Ciano d’Enza, vede diverse riproduzioni di decorazioni e sculture di capitelli, portali e facciate di antiche chiese dell’XI e XII secolo situate in area matildica. Le opere sono realizzate in arenaria dalla scuola di scultura su pietra di Canossa, i bassorilievi sono realizzati in cotto e graffiti in ceramica dagli alunni della scuola di primo grado “G. Galilei” di Campagnola Emilia.
L’inaugurazione della mostra è prevista per venerdì 13 novembre 2015, alle ore 18.00, e sarà visitabile poi fino al 4 dicembre prossimo. L’orario di apertura è lo stesso della Biblioteca comunale di Canossa.
Per informazioni: Biblioteca comunale di Canossa, tel. 0522248423, mail: biblio@comune.canossa.re.it / www.comune.canossa.re.it.

mercoledì 11 novembre 2015

"Mense e bachetti nella Udine rinascimentale" al Castello di Udine

Dai padiglioni di Expo 2015 ai banchetti tipici della Udine rinascimentale. Nell'anno dell'esposizione universale milanese, dedicata al tema “Nutrire il pianeta-energia per la vita”, il museo Archeologico dei Civici Musei di Udine, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Friuli Venezia Giulia, propone un percorso che, partendo dalle scoperte archeologiche e dal ricco patrimonio culturale della città, illustrerà cibi, libri, suppellettili e rituali dei nobili friulani tra Quattrocento e Cinquecento. Si presenta così “Mense e banchetti nella Udine rinascimentale”, la nuova mostra del museo Archeologico, che sarà inaugurata giovedì 12 novembre 2015 alle 18 nel salone del Parlamento del castello di Udine alla presenza dell'assessore alla Cultura, Federico Pirone, del soprintendente per l’Archeologia di Friuli Venezia Giulia, Luigi Fozzati, dal vicepresidente della Fondazione Crup, Oldino Cernoia, e dal responsabile dell'area Udine di Unicredit, Renzo Chervatin. “È una mostra che ispirandosi ai temi dell'Expo ricostruisce le usanze e i costumi legati al cibo della Udine del Quattrocento e del Cinquecento – spiega l'assessore alla Cultura, Federico Pirone –. Un'iniziativa che attraverso un percorso archeologico racconta la storia della città e valorizza il nostro patrimonio artistico e scientifico e l'attività di indagine portata avanti dal museo Archeologico. Ringrazio sentitamente gli sponsor privati che con il loro contributo hanno reso possibile la realizzazione dell'iniziativa”.
Tra le fonti utilizzate nell'ambito dell'esposizione vanno citati il ricettario del Platina, pubblicato a Cividale nel 1480 e curiosamente il primo libro a stampa noto in Friuli, e una tra le opere più importanti di Pomponio Amalteo, un olio su tela di grandi dimensioni esposto nella Galleria d’Arte Antica dei Civici Musei di Udine in cui viene rappresentata un’ultima Cena all'interno di una sala dall'architettura rinascimentale con aspetti formali che rimandano ai rituali dell’epoca. I personaggi, ossia lo scalco, il credenziere, i paggi e gli scudieri, il cantiniere e il coppiere, e ancora gli oggetti per l’apparecchio della tavola, sono elementi secondari rispetto alla scena del sacrificio dell’Eucarestia, ma fondamentali per immaginare una cena dell’epoca, ecco perché, grazie alla multimedialità, questi stessi elementi si animano e consentono di rivivere il rituale del banchetto.
Il tema della mostra, l'alimentazione, viene raccontato anche dai reperti archeologici che restituiscono suggestivi spaccati di vita quotidiana. Vasellame da mensa, stoviglie da cucina, resti di pasto forniscono significative informazioni sulle consuetudini della tavola e su come l'alimentazione veniva concepita e vissuta nella Udine rinascimentale. Sulla scorta delle ricerche archeologiche effettuate in città negli ultimi vent'anni dai Civici Musei di Udine e dalla competente Soprintendenza, spesso in collaborazione con la Società Friulana di Archeologia, è stato possibile ricomporre l’immagine della città medievale e delle sue successive trasformazioni. Le indagini, generate da lavori infrastrutturali e da interventi di restauro di edifici storici cittadini, offrono una lettura articolata di quello che doveva essere il tessuto urbano tra XV e XVI secolo.
Un periodo in cui Udine conosce un significativo sviluppo economico e, di conseguenza, una notevole crescita edilizia e produttiva stimolata dalle sopravvenute esigenze dei ceti elevati, desiderosi di mostrare la propria agiatezza nella sontuosità delle dimore e nella ricercatezza dei corredi da tavola. Non a caso sono questi i secoli che vedono realizzarsi la grande stagione del “graffito friulano”, una produzione ceramica che raggiunge episodi artistici di altissimo livello, come attestano le mattonelle parietali rinvenute in palazzo Ottelio, ma anche il vasellame restituito per esempio dagli scavi in piazza Venerio, presso Casa Cavazzini e residenza Palladio.
L’esposizione, realizzata grazie al sostegno della fondazione Crup e di Unicredit, sarà aperta al pubblico in castello fino al 18 settembre 2016 da martedì a domenica dalle 10.30 alle 17,00 (intero 5 euro, ridotto 2,50 euro). Per informazioni: Civici Musei del Comune di Udine (tel. 0432 1272591 – www.udinecultura.it).

martedì 10 novembre 2015

Riapre il Nuovo Museo degli Affreschi Cavalcaselle a Verona

Domenica 15 novembre 2015 riapre, rinnovato e ampliato, il Museo degli Affreschi Cavalcaselle.
Un nuovo percorso espositivo, grazie a spazi sapientemente recuperati, integra la grande raccolta di affreschi, già presenti nel sito sin dal 1973 ­ anno della sua apertura per cura di Licisco Magagnato, allora direttore dei civici musei , con importanti opere, realizzate sempre con la tecnica a fresco, del Medioevo e del Rinascimento.
Sede del museo è l’area dell’ex convento di San Francesco al Corso, dove si trova anche la celebere Tomba di Giulietta, con annessi spazi adibiti a verde e all’esposizione di reperti lapidei.
Nel nuovo ordinamento, ad accogliere il visitatore nel chiostro, sono collocate sei statue provenienti dal recinto delle Arche Scaligere, qui riunite al fine di creare un ideale dialogo con i pezzi trecenteschi esposti nelle sale superiori del museo. Proseguendo, mediante un percorso cronologico, il nuovo museo consente di compiere un viaggio attraverso i secoli nella città dipinta. Partendo dall’anno Mille, in un suggestivo piccolo ambiente, sono esposti frammenti lapidei e architettonici, iscrizioni, capitelli, mensole e patere di grande valore storico e decorativo, provenienti da edifici religiosi distrutti coevi al ciclo affrescato della grotta di San Nazaro. Tali rarissime pitture, il cui primo strato è datato 955 e il secondo risale al XII secolo, in occasione della riapertura del museo sono state smontate e ricomposte secondo una nuova restituzione studiata dall’Università di Verona.
Nell’adiacente salone sono esposti gli imponenti sottarchi con ritratti di imperatori romani, provenienti dal Palazzo scaligero di Cansignorio, affrescati da Altichiero a partire dal 1364 e staccati nel 1967. Dopo un accurato restauro, eseguito dal laboratorio di restauro della Soprintendenza per le Belle Arti e il Paesaggio delle province di Verona, Rovigo e Vicenza, i sottoarchi sono ora presentati con un particolare sistema a sospensione che ne consente una lettura dal basso simile a quella che il ciclo aveva originalmente.
Poco lontano, una monumentale Crocifissione e affreschi trecenteschi provenienti dal chiostro di Santa Eufemia, dalla chiesa di Santa Felicita e da altre chiese veronesi. Infine il lungo fregio continuo, affrescato da Jacopo Ligozzi e bottega (1547-1627), raffigurante la Cavalcata di Carlo V e Clemente VII a Bologna nel 1530. Esso è costituito da tredici grandi elementi che compongono un ciclo di circa trenta metri lineari. Dieci di tali elementi vengono presentati nella fascia sommitale della parete, a richiamare l’antica collocazione, mentre tre elementi contigui sono abbassati all’altezza dello sguardo dello spettatore, per consentirne un più diretto apprezzamento, con riferimento alle fonti grafiche che li ispirarono.
Da questo punto in avanti il percorso museale si connette con quello esistente continuando il racconto della città dipinta con altri preziosi affreschi, affiancati da dipinti, bozzetti, ceramiche.
Ingresso gratuito al pubblico sabato 14 novembre a partire dalle ore 14.30 e per tutta la giornata di domenica 15 novembre.

giovedì 22 ottobre 2015

Apre il nuovo Museo dell’Opera del Duomo a Firenze

Giovedì 29 ottobre 2015 aprirà a Firenze il nuovo Museo dell’Opera del Duomo che conserva la maggiore collezione al mondo di scultura del Medioevo e del Rinascimento fiorentino. 750 opere tra statue e rilievi in marmo, bronzo e argento, tra cui capolavori dei maggiori artisti del tempo: Michelangelo, Donatello, Arnolfo di Cambio, Lorenzo Ghiberti, Andrea Pisano, Antonio del Pollaiolo, Luca della Robbia Andrea del Verrocchio e molti altri ancora. Oltre 200 opere visibili per la prima volta al pubblico dopo il restauro, tra queste la Maddalena di Donatello, la Porta Nord di Lorenzo Ghiberti per il Battistero di Firenze e i ventisette pannelli ricamati in oro e sete policrome su disegno di Antonio del Pollaiolo. Nel nuovo Museo troveranno posto anche molte opere mai viste prima o conservate nei depositi per decenni, come le quindici statue trecentesche e quasi settanta frammenti della facciata medievale del Duomo.
L’Opera di Santa Maria del Fiore ha investito 45 milioni di euro di risorse proprie nella realizzazione del nuovo Museo. Direttore e autore del progetto museologico è Timothy Verdon, mentre il progetto architettonico è di Adolfo Natalini e Guicciardini & Magni architetti. La realizzazione del nuovo Museo dell’Opera del Duomo è parte di un programma di interventi, tra cui il restauro delle facciate esterne del Battistero che terminerà il 25 ottobre 2015, messi in campo dall’Opera in vista del V Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa Italiana che si terrà a Firenze a novembre e che vedrà la visita di Papa Francesco.
Porta del Paradiso
Fondato nel 1881, negli ambienti trecenteschi dove Michelangelo scolpì il David, per raccogliere le opere eseguite nei secoli per i monumenti della Cattedrale di Firenze, lo storico Museo dell’Opera del Duomo presentava uno spazio insufficiente per ospitare la vasta collezione, di cui buona parte costituita da opere monumentali. Per questo nel 1997 l’Opera di Santa Maria del Fiore ha acquistato un grande fabbricato attiguo al museo. Dall’unione dei due edifici è nato il nuovo Museo dell’Opera del Duomo che dispone di quasi 6.000 metri quadri di superficie espositiva, più che raddoppiata rispetto al passato, e 25 sale su tre piani, alcune delle quali di enormi dimensioni. Il nuovo e spettacolare allestimento del museo è oggi finalmente in grado di valorizzare capolavori unici al mondo come la Pietà di Michelangelo, la Maddalena e i Profeti di Donatello, le Cantorie di Luca della Robbia e Donatello, le leggendarie Porta del Paradiso e la Porta Nord di Lorenzo Ghiberti del Battistero di Firenze.
Al centro del museo la spettacolare Sala dell’Antica facciata (36 metri x 20 x 20), dove su un lato è stato realizzato un colossale modello (in resina e polvere di marmo) in scala 1:1 dell’antica facciata del Duomo di Firenze realizzata da Arnolfo di Cambio a partire dal 1296, mai finita e distrutta nel 1587. Davanti a questa titanica quinta, ricostruita sulla base di un disegno cinquecentesco, saranno collocate 40 statue del Tre e primo Quattrocento originariamente realizzate per la facciata da artisti quali Arnolfo di Cambio, Donatello e Nanni di Banco.
Porta Sud di Andrea Pisano
Sul lato opposto della sala, la Porta del Paradiso (1425-52) chiamata così da Michelangelo “che tornerà a occupare una posizione frontale rispetto all’antica facciata del Duomo, ricostruendo un rapporto visivo e iconografico perso oltre 400 anni or sono”, afferma Timothy Verdon. Al suo fianco la celebre Porta Nord del Battistero di Firenze, e in futuro anche la Porta Sud di Andrea Pisano, che è stata restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure (suo anche l’intervento sulla Maddalena di Donatello e altre opere della collezione) con dei risultati eccezionali al di là di ogni aspettativa: sotto lo sporco e le incrostazioni superficiali è riemersa la splendida doratura originale, ancora presente dopo sei secoli, nei rilievi scultorei delle 28 formelle, nelle testine di Profeti e Sibille e nel bellissimo fregio a motivi vegetali brulicante di piccoli animali. Il restauro e la realizzazione di una replica eseguita ad arte, che andrà a sostituire l’originale sul Battistero da gennaio 2016 (realizzata dalla Galleria Frilli di Firenze come fu per la Porta del Paradiso nel 1990), è stato finanziato con fondi privati messi a disposizione dalla stessa Opera e della Guild of the Dome Association, di cui fanno parte imprenditori di tutto il mondo. Questo ha permesso di restaurare la Porta Nord in un tempo eccezionalmente breve rispetto alla mole di lavoro e all’importanza dell’intervento.

lunedì 19 ottobre 2015

L'alba delle autonomie

Inaugurata venerdì 9 ottobre al Museo Leone di Vercelli, nella sede di Casa Alciati (via Verdi 30), la mostra L’alba delle autonomie, Statuti comunali piemontesi nelle collezioni della Biblioteca delle Regione Piemonte proseguirà fino all' 8 novembre 2015.
L’esposizione, curata e promossa dal Consiglio regionale del Piemonte in collaborazione con il Museo Leone, presenta al pubblico undici preziosi volumi di Statuti medievali.
Tra questi troviamo esposti nelle teche due manoscritti originali del 1200, miniati in oro, con legature in cuoio a cui è attaccata la catena che permetteva la pubblica consultazione. I due codici degli Statuti comunali, proprietà dell’Archivio storico della Città di Vercelli, risalgono rispettivamente al 1241 e al 1341. Il primo è fra i più antichi corpi statutari che possano vantare i Comuni italiani.
Provenienti dalla collezione della Biblioteca della Regione Piemonte a Torino sono gli altri nove volumi a stampa del Cinquecento: sono gli Statuti della città di Biandrate, Asti, Vercelli, Alessandria, Novara, Cuneo, Fossano, Novi Ligure.
La mostra è introdotta da dieci pannelli esplicativi – curati dal prof. Comba – che illustrano l’importanza dei primi Statuti comunali: essi regolavano in autonomia la vita della popolazione in ogni suo aspetto (doveri e libertà, giustizia, ambiente, sanità pubblica). L’esposizione è completata da un video in cui i maggiori esperti di Statuti medievali ne illustrano i diversi aspetti.
Orario: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 17.30, sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. Ingresso libero.
Info: Museo Leone 0161.253204; web: www.museoleone.it; info@museoleone.it.

mercoledì 14 ottobre 2015

Riapre il Museo dell’Opera del Duomo a Firenze.

Sono circa 750 le opere d'arte che da giovedì 29 ottobre 2015 troveranno la loro definitiva collocazione all'interno del nuovo Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, restituendo alla città una tradizione lunga 720 anni che abbraccia - dai capolavori di Arnolfo Di Cambio a quelli del Verrocchio e Donatello - secoli di tradizione artistica medievale e rinascimentale fiorentina.
Statue, rilievi in marmo, bronzo, argento, originariamente realizzati per gli ambienti esterni ed interni delle strutture che sorgono davanti al Museo - il Battistero di San Giovanni, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore e il Campanile di Giotto - troveranno posto nelle 25 sale, distribuite su tre piani, di questo nuovo edificio. Uno spettacolare allestimento che mira a valorizzare capolavori unici al mondo, frutto di un restauro durato tre anni, molti originariamente concepiti per stare insieme, ma successivamente dispersi in attesa di una collocazione più ampia e definitiva.
Tornano a splendere la Maddalena di Donatello, la Porta del Paradiso e la Porta del Nord del Battistero, opera di Lorenzo Ghiberti, mentre l'antica facciata medievale del Duomo, realizzata da Arnolfo Di Cambio a partire dal 1296, ma distrutta nel 1586, verrà ricostruita a grandezza naturale (un colossale modello in resina) nella sala maggiore del museo. Ed è proprio questa facciata - con le sue 40 statue ricollocate nelle loro nicchie - il “gioiello” più atteso da monsignor Timothy Verdon, storico dell'arte e direttore della nuova struttura. «Firenze, città ricca di glorie antiche - spiega Verdon - ha bisogno di grandi iniziative moderne e il nuovo Museo dell'Opera, una struttura spettacolare di qualità mondiale, è la più importante iniziativa fiorentina degli ultimi anni».
Su un lato della sala del nuovo edificio sarà esposta la Porta del Paradiso che, come spiega Verdon, «tornerà a occupare una posizione frontale rispetto all'antica facciata, ricostruendo un rapporto visivo e iconografico perso oltre 400 anni fa». Ai suoi due lati si potrà ammirare la Porta Nord del Battistero – il cui restauro ha consentito il recupero, dopo sei secoli dalla sua realizzazione, dell'oro che ne ricopriva le sculture - e presto anche la Porta Sud di Andrea Pisano. Il percorso dello spettatore proseguirà al piano terra con le sale che accolgono la Maddalena penitente di Donatello - un'opera che sprigiona una grande forza, ma anche tenerezza e devozione attraverso lo sguardo e le mani congiunte in preghiera - e la Pietà di Michelangelo. All'interno della Galleria del Campanile di Giotto, tra le sedici statue a grandezza naturale, spiccano i Profeti di Donatello, Abacuc e Geremia, e i 54 rilievi scultorei originali che la adornavano. Nella Galleria delle Cantorie di Luca della Robbia e di Donatello si potranno, invece, osservare i due grandi pergami realizzati per il Duomo tra il 1431 e il 1439. Un museo nel museo sarà la Galleria, con i modelli lignei del Quattrocento, tra cui quello attribuito allo stesso artista fiorentino, materiali e attrezzi dell'epoca impiegati per la costruzione della Cupola, oltre alla maschera funebre del grande architetto. Fondata nel 1296 per realizzare il Duomo di Firenze l’Opera continua a portare avanti il suo impegno finalizzato alla conservazione e alla valorizzazione del suo straordinario patrimonio culturale. Il Museo dell'Opera del Duomo, fondato nel 1891, fa parte del sistema museale del Grande Museo del Duomo che racchiude il Duomo di Firenze, la Cupola di Brunelleschi, la Cripta di Santa Reparata, il Battistero di San Giovanni e il Campanile di Giotto. Un accordo artistico che il prossimo 29 ottobre tornerà a orbitare, con il suo spartito di arte, fede, storia, di fronte al suo pubblico, nella spettacolare piazza che rappresenta il cuore vibrante di Firenze.

martedì 29 settembre 2015

Tutti i genovesi del mondo, la grande espansione commerciale tra i secoli XI e XVI

Il registro notarile di Giovanni Scriba (1154-1164), il piu' antico del mondo, i trattati politici e commerciali con gli Stati del Mediterraneo o i libri della contabilita' della colonia di Caffa, da cui risulta, tra le altre, una spesa di rappresentanza effettuata per l'accoglienza prestata ad un ambasciatore straniero inviato nientemeno che da Vlad Tepes, voivoda di Valacchia, noto anche come Vlad Drakul, l'impalatore. Sono solo alcuni tra i rari e preziosi documenti del Medioevo genovese esposti nella mostra 'Tutti i genovesi del mondo, la grande espansione commerciale tra i secoli XI e XVI', organizzata all'Archivio di Stato diGenova in occasione del 70esimo anniversario della fondazione di Alce - Associazione Ligure per il Commercio Estero. La mostra, inserita dal ministero dei Beni Culturali tra le manifestazioni legate ad Expo Milano, sara' aperta gratuitamente al pubblico da giovedì 30 settembre al 5 dicembre 2015. 
Collocate in 17 bacheche e 2 tavoli, si possono ammirare 78 unita' documentarie, alcune delle quali restaurate grazie al progetto "Adotta un documento", avviato nel giugno del 2008 con il patrocinio di Alce. I documenti sono esposti secondo un criterio geografico per testimoniare come i genovesi siano stati in ogni parte del mondo allora conosciuto: in una sorta di viaggio immaginario, il visitatore salpa a bordo di una nave genovese che approda in Corsica, Sardegna, Sicilia, Egitto, Siria, Palestina, prosegue via terra fino in Persia, Cina e India, per poi visitare i territori dell'Impero bizantino (Costantinopoli, Mar Nero e Mare Egeo) e riprendere il mare lungo la Francia, la Spagna islamica e cristiana, il Portogallo e le Fiandre fino all'Inghilterra. Dai documenti emerge come nel Medioevo, in tutte le sue componenti sociali, dall'aristocrazia al piu' umile abitante, senza escludere le donne, Genova avesse nel commercio la ragione stessa della sua esistenza. L'espansione commerciale che porta i genovesi a dominare le rotte di collegamento tra l'Oriente e le Fiandre e' tracciata da accordi politici, trattati internazionali e atti notarili. Tra i documenti in mostra c'e' anche il trattato di pace tra i genovesi e il re di Maiorca, scritto in arabo interlineato in latino, in cui si legge che questi due popoli, per quanto di religioni diverse, chiamano Dio a testimone del fatto che il patto sara' rispettato. Durante il Medioevo i genovesi legano la propria fortuna allo sfruttamento delle proprie capacita' nei campi della navigazione, del commercio e del credito, aprono nuove vie di comunicazione, stringono accordi con altre potenze utilizzando preferibilmente i canali diplomatici ma anche la forza delle armi: conquistano, tra l'altro, l'isola di Chio, strategica per il monopolio dell'allume e oggi terra di sbarco per i migranti provenienti dal nord Africa.