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mercoledì 17 aprile 2019

In mostra la Battaglia di Casorate

Da sabato 20 aprile a sabato 8 giugno 2019 all'Abbazia di Morimondo (MI) sarà visitabile un'interessante mostra organizzata dalla Compagnia di Porta Giovia, sulla Battaglia di Casorate con reperti originali, pannelli esplicativi e ricostruzioni che ci racconteranno come i Visconti (signori di Milano) giunsero allo scontro con le maggiori potenze dell'epoca unite in alleanza.
Lo studio e la comparazione delle fonti getta una nuova luce sulla battaglia "ad locum, qui dicitur Kasora"
Visite guidate tutti i sabati e le domeniche dalle 10:30 alle 16:30
Per informazioni: 02 9496 1919 oppure fondazione@abbaziamorimondo.it.
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sabato 18 agosto 2018

Il corredo di Valentina Visconti a Castell'Arquato

Nel 1385 il padre di Valentina Visconti, Gian Galeazzo, diventato signore di Milano, decise di maritare la figlia a Luigi di Valois duca di Orléans e fratello del re di Francia. Il 27 gennaio 1387 fu stipulato il contratto matrimoniale, il rito nuziale fu officiato per procura di Milano l'8 aprile del 1387, ma, per impedirle di lasciare Milano, Gian Galeazzo impugnò la giovane età della figlia.
Il 7 settembre del 1388, nacque Giovanni Maria e Valentina fu costretta a raggiungere il marito e così il 23 giugno del 1389 partì Milano con trecento cavalieri a garanzia di un ingente corredo.
Il corredo rappresentava per tutti un elemento di prestigio e indicava le condizioni socio-economiche della famiglia. Tali beni erano registrati negli inventari notarili e sono un prezioso documento per conoscere le moda dell'epoca.
La mostra, realizzata da Michela Renzi di Vestioevo, propone alcune vesti e sopravvesti e accessori indicati nel corredo e utilizzate da Valentina Visconti attraverso riferimenti storici.
L’esposizione è aperta al pubblico, ingresso gratuito, ogni sabato e domenica da sabato 25 agosto a domenica 30 settembre, compresi i giorni 8 e 9 settembre durante l’evento Rivivi il Medioevo, presso il Locale del Mezzanino del Palazzo del Podestà a Castell’Arquato in provincia di Piacenza.
Inaugurazione sabato pomeriggio 25 agosto.
All’interno del Locale del Mezzanino sono presenti altre esposizioni di appassionati a tema medievale su codici miniati, armi, armature e immagini.
Presso il Palazzo del Podestà si potrà vedere anche un bellissimo cimiero Visconteo affrescato.
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domenica 9 aprile 2017

Moda e arte alla corte dei Visconti

Da domenica 9  a domenica 30 aprile 2017 nel Palazzo Del Podestà Castell Arquato, un evento unico nel suo genere, una mostra dedicata a più settori nata dalla collaborazione tra Vestioevo e la Dottoressa Daniela Miragoli.
Come vestivano alla corte dei Visconti tra il 1300 e il 1400?
Un'esposizione di abiti storici maschili e femminili realizzati secondo gli aspetti stilistici del XIV/XV secolo; due ambienti dedicati alle vesti in uso tra gli abitanti del borgo fino alle eleganti sopravvesti nobiliari trovando riscontro nelle fonti storiche del periodo e del luogo.
L'Arte:
Un'esposizione di manufatti su tavolette di legno, fogli di carta e di sughero che riproducono fedelmente nei colori e nelle imperfezioni originali diversi Codici Miniati-

Inaugurazione domenica 9 Aprile ore 17:00
Orari:
Pre-festivi 15:00/18:00 - Festivi 10:30/12:00 - 15:00/18:00
Per informazioni: vestioevo@libero.it.
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domenica 19 marzo 2017

"Haveria carissimo vedervi in questo habito"

Come si vestivano nel 1300 e nel 1400 gli abitanti e i frequentatori del Castello Visconteo di Pavia? Quali abiti, calzature e copricapi, quali accessori e tessuti indossavano i cavalieri e gli umanisti, le dame di corte e i castellani, i duchi e i loro ospiti illustri? Sono domande che sorgono spontanee percorrendo i loggiati e le immense sale del trecentesco castello.
La mostra "Haveria carissimo vedervi in questo habito – dettagli di moda alla corte dei Visconti e degli Sforza" in programma da domenica 19 marzo a lunedì 19 giugno 2017 prova a rispondere a queste domande, proponendo al visitatore un itinerario attraverso tre sezioni dei Musei Civici di Pavia: Bibliothec@ di corte, Pinacoteca Malaspina e Quadreria dell’Ottocento.
Questa mostra, che si disloca in tre sezioni dei nostri Musei Civici, si presenta come un percorso per suggestioni, dove lo spettatore è guidato alla scoperta di oggetti, provenienti direttamente da un passato affascinante e remoto, quali dipinti, miniature, incisioni, illustrazioni e carte da gioco, che descrivono abitudini e occasioni della vita di corte, racconti di un mondo di sfarzo e attenzione al dettaglio pregiato. Tra gli oggetti, spicca una minuscola scarpetta ritrovata durante i lavori di ristrutturazione del Castello, preziosa per la rarità del reperto, molto ben conservato, e documenti solo apparentemente aridi, come i lunghi elenchi di capi d’abbigliamento e biancheria registrati nei corredi nuziali delle spose legate alla famiglia ducale, dichiara Giacomo Galazzo, Assessore alla Cultura del Comune di Pavia.
Le tre sezioni museali corrispondono alle tre parti in cui è suddivisa la mostra: Tesori raccoglie, nell’antica sala che ospitò per più di un secolo la ricchissima Biblioteca visconteo-sforzesca, una minuscola scarpetta ritrovata durante i lavori di ristrutturazione del Castello, preziosa per la rarità del reperto, molto ben conservato, e insieme, alcuni pezzi notevoli come un tessuto con il celebre emblema del biscione visconteo, miniature francesi e un esempio dei Tarocchi cosiddetti del Mantegna.
Fonti presenta dettagli di moda come le pale d’altare, i dipinti, gli affreschi della Pinacoteca Malaspina e, oltre le opere della collezione permanente, esemplari di pregio come una copia quattrocentesca delle Cronache di Norimberga.
Visioni illustra, nella Quadreria dell’Ottocento, come i miti, le vicende, i protagonisti della storia milanese e pavese rivivano attraverso il recupero romantico, intriso di implicazioni risorgimentali. Pittori come Hayez, Faruffini, Massacra si misurano con il passato medievale e rinascimentale e ricostruiscono l’apparenza di un mondo fatto di architetture, gesti, fogge di abiti e accessori. La messa in scena richiede una regia efficace e un’attenta resa dei costumi, attraverso un linguaggio, che migra anche sulle pagine dei libri, nelle illustrazioni di romanzi storici e fiabe, e che va ad arricchire il nostro immaginario.
In occasione della mostra sono previste iniziative collaterali, quali itinerari guidati, conferenze e visite guidate gratuite per le scolaresche, che si possono prenotare presso Decumano Est: decumanoest@yahoo.it; tel. 3480624218.

lunedì 18 gennaio 2016

I Vivarini. Lo splendore della pittura tra Gotico e Rinascimento

Bartolomeo Vivarini
San Michele arcangelo
Polittico di Scanzo 1488
Bergamo, Accademia Carrara
I Vivarini
Lo splendore della pittura tra Gotico e Rinascimento
a cura di Giandomenico Romanelli
20 febbraio - 5 giugno 2016
Conegliano (TV) Palazzo Sarcinelli
Un evento di straordinario interesse, la prima mostra interamente dedicata ai Vivarini, la famiglia di artisti veneziani, che tra il Quattrocento e il Cinquecento a Venezia si contende il primato con la celebre bottega del Bellini. I Vivarini segnano un momento di passaggio decisivo dell’arte veneta e italiana dal Gotico fiorito al rigore del Rinascimento. È una stagione di grande rinnovamento artistico: Antonio, Bartolomeo e Alvise risentono dell’influenza dei più importanti artisti dell’epoca come Mantegna, Donatello, Paolo Uccello, Antonello da Messina.
In esposizione saranno presenti i più grandi capolavori dei tre Vivarini: dai polittici alle tavole per la devozione privata, storie di santi e di miracoli, scene di straordinaria pietà e modernità. Si potranno ammirare, per la prima volta riuniti, dipinti eccezionalmente trasferiti dalle loro sedi naturali, opere nelle quali i colori, dal rosa al turchino dai violetti cangianti al verde squillante, risaltano in tutta la loro forza accompagnandosi e poi liberandosi dai preziosi fondi oro per poi misurarsi con la natura e paesaggi incantevoli.
Come nelle due mostre precedenti, a completamento e corollario del percorso espositivo, sono proposti una serie di itinerari alla riscoperta dei capolavori sparsi sul territorio della Marca. Un vero e proprio viaggio tra i vigneti e le cascine, i campi e i giardini di villa sulle orme dei Vivarini e dei loro maestri e seguaci.
Una mostra imperdibile, ma anche un’occasione unica di incontro e divertimento. Un calendario fitto di eventi che accompagnerà l’esposizione dall’inizio alla fine con tante iniziative differenziate: bambini e giovani, studenti e insegnanti, adulti e artisti possono accedere a percorsi che comprendono non solo le opere in mostra, ma che includono anche visite guidate abbinate ad escursioni sul territorio, laboratori didattici, gite scolastiche e, non mancheranno, degustazioni di prosecco e caffè, nonché concerti e presentazioni di libri.
Informazioni e prenotazioni
Tel.ì: 0438 1932123 - Web: www.mostravivarini.it.

mercoledì 4 marzo 2015

Arte lombarda dai Visconti agli Sforza

Arte lombarda dai Visconti agli Sforza
Palazzo Reale, Milano
da giovedì 12 marzo a domenica 28 giugno 2015
Per maggiori informazioni visita il sito della mostra.
La mostra che apre il 12 marzo a Palazzo Reale si ispira in modo programmatico, ma criticamente rivisto alla straordinaria esposizione Arte lombarda dai Visconti agli Sforza - allestita nel 1958 nella medesima sede espositiva risanata dopo i bombardamenti del 1943 – che aveva allora riunito oltre cinquecento opere e costituito il punto d’arrivo di una lunga stagione di riscoperte e di studi specialistici.
Stagione iniziata nel 1912 con il monumentale volume La pittura e la miniatura nella Lombardia dai più antichi monumenti alla metà del Quattrocento di Pietro Toesca e proseguita per circa mezzo secolo grazie ai contributi di studiosi italiani e stranieri come Wilhelm Suida, Bernard Berenson, Roberto Longhi. Quella mostra di importanza capitale era, soprattutto, l’affermazione di una identità, la dimostrazione della grandezza di una tradizione culturale e artistica, finalmente liberata – come scriveva Roberto Longhi nell’introduzione al catalogo - “dagli ultimi residui del lungo complesso d’inferiorità che l’ha ostinatamente tenuta in soggezione al confronto d’altre regioni d’Italia”. Era anche il frutto del lungo lavoro di ricerca, di valorizzazione e di restauro del patrimonio artistico ad opera di alcune personalità di alto livello morale e intellettuale, attive negli istituti di tutela cittadini come Fernanda Wittgens, Franco Russoli, Gian Alberto Dell’Acqua, protagoniste, durante la guerra, della difesa del patrimonio milanese e lombardo.
Fortemente promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, coprodotta da Palazzo Reale e Skira Editore, la mostra di oggi ripensa quel progetto nella chiave più pertinente e attuale: quella della centralità di Milano e della Lombardia, alle radici della cultura dell’Europa moderna. Prende in esame lo stesso periodo storico considerato dalla mostra del ’58, dunque i secoli dal primo Trecento al primo Cinquecento: tutta la signoria dei Visconti, poi degli Sforza, fino alla frattura costituita dall’arrivo dei Francesi. Raccoglie i frutti di più di cinquant’anni di studi, che hanno toccato i più diversi settori storici e tecnici, e fatto registrare passi avanti molto significativi nelle conoscenze e anche nella conservazione, nel restauro e nella valorizzazione del patrimonio milanese e lombardo. “Oggi l’arte lombarda della fine del Medioevo e del Rinascimento – affermano i due curatori Mauro Natale e Serena Romano - appare come una realtà storica di grande rilievo internazionale, che estende le proprie diramazioni ai maggiori paesi europei”.

A più di cinquant’anni dall’esposizione di Palazzo Reale, questa nuova splendida mostra propone una rilettura della storia artistica lombarda, riconoscendo nelle aperture e nelle relazioni con gli altri territori una parte sostanziale della sua identità.

I due secoli circa di cui la mostra si occupa sono tra i più straordinari della storia milanese e lombarda, celebrati dalla storiografia e fissati nella memoria comune come una sorta di età dell’oro, il primo momento di compiuta realizzazione di una civiltà di corte dal respiro europeo.

Il percorso della mostra si svolge attraverso una serie di tappe, che costituiscono altrettante sezioni e sottosezioni; l’ordine cronologico illustra la progressione degli eventi e la densità della produzione artistica: pittura, scultura, oreficeria, miniatura, vetrate, con una vitalità figurativa che soddisfa le esigenze della civiltà cortese e conquista rinomanza internazionale al punto da divenire sigla d’eccellenza riconosciuta: l’“ouvraige de Lombardie”.

Dopo una breve sezione introduttiva che include una galleria di ritratti delle due dinastie di grandi committenti, i decenni centrali del Trecento costituiscono la prima sezione espositiva, dedicata a illustrare come i Visconti abbiano impresso una svolta fondamentale alla cultura lombarda, dapprima importando a Milano e in Lombardia artisti “stranieri” - i toscani Giotto e Giovanni di Balduccio - poi aprendo cantieri nelle capitali del ducato, nelle città satelliti, nelle campagne, occupando gli spazi urbani e rinnovando quelli ecclesiastici; fondando biblioteche, come quella di Pavia, che fu una delle più importanti del mondo occidentale e fu poi in gran parte spostata in Francia dopo la conquista del ducato.

Sono qui esposte opere di grandissimo pregio e di svariate ed eccelse tecniche: dipinti su tavola, affreschi, vetrate, sculture in marmo, legno, pietra, oreficeria, miniatura, bronzi, ricami, arazzi come, tra gli altri, i manoscritti Liber Pantheon del 1331 e il Messale – Libro d’ore (1385-1390) appartenuto a Bianca di Savoia, dalla Biblioteca nazionale di Francia; splendide vetrate dalla Chiesa di Santa Maria Matris Domini di Bergamo, uniche del Trecento esistenti in Lombardia; alcune mirabili opere in marmo di Giovanni di Balduccio, del Maestro di Viboldone e di Bonino da Campione provenienti, oltre che dalla Lombardia, da importanti musei europei e americani; disegni, tavole e affreschi di Giovanni da Milano, di Giusto de’Menabuoi, del Maestro di San Nicolò dei Celestini.

Si assiste qui alla trasformazione del linguaggio figurativo lombardo, dapprima ancora legato alla tradizione autoctona, come nella austera ed arcaica Madonna col Bambino del Maestro degli Osii (1330 circa), poi innovato dagli artisti toscani, intrisi di cultura francese.

Una seconda e straordinaria tappa sarà quella degli anni attorno al 1400, dove domina Gian Galeazzo Visconti, personaggio chiave del tardo gotico lombardo: sono gli anni del grande cantiere del Duomo di Milano. La mostra ha voluto rispettare l’integrità delle collezioni del Museo del Duomo, mediante la soluzione di includerne la sezione tardo gotica nel percorso della mostra stessa: un atto di responsabilità solidale, nel momento in cui EXPO 2015 attirerà visitatori nelle mostre e nei musei della città. La Fabbrica del Duomo ha però generosamente accettato di smontare ed esporre alcune statue dei pilastri del Duomo e alcune vetrate, altrimenti difficilmente visibili.

Al volgere del 1400, grazie alla personalità magnetica e intraprendente di Gian Galeazzo, i rapporti della corte milanese con le altre corti e gli altri grandi cantieri europei – specialmente Parigi; ma anche Praga, Vienna, Budapest, le Fiandre – sono strettissimi e contribuiscono alla fioritura di una cultura gotica che rappresenta uno dei punti culminanti dell’esposizione.

I protagonisti di questa stagione sono: Giovannino de’ Grassi e in seguito Michelino da Besozzo: entrambi lavorano al cantiere del Duomo, di entrambi sono esposte opere notevolissime come alcuni preziosi manoscritti – il Taccuino di disegni, l’Offiziolo Visconti e il Landau Finaly 22 di de’ Grassi e il Libro d’Ore di Michelino da Avignone e dalla Morgan Library di New York, prestito eccezionale che non fu concesso nel 1958. Questo straordinario momento creativo corrisponde all’apice del fasto della corte pavese verso la quale convergono artisti di primissimo piano, italiani e stranieri come Jean d’Arbois, Gentile da Fabriano, di cui è in mostra una splendida tavola da Pavia e Pisanello.

Nella terza sezione si passa al lungo regno di Filippo Maria Visconti, molto diverso da Gian Galeazzo, con una personalità nevrotica, non adatta a riunire una vita di corte di qualità. Comincia la crisi del ducato e molti artisti lasciano la Lombardia, disperdendosi. Michelino da Besozzo va infatti a Venezia, Verona e Vicenza, poi rientra a Milano, ma non lavora più per la committenza ducale. In questa sezione domina comunque il linguaggio tardo-gotico con largo uso di materiali preziosi, ori, vestiti sfarzosi, con opere straordinarie: le tavole di Michelino di Verona (Museo di Castelvecchio), di Siena (Pinacoteca Nazionale) e di New York (Metropolitan Museum); magnifici manoscritti di seguaci di Michelino, il bellissimo polittico con Madonna col Bambino, Santo e donatore (1447) di Maestro Paroto, la pregevole scultura in legno Madonna col Bambino (1450 circa) di un anonimo maestro lombardo dalla chiesa milanese di San Tomaso; e ancora pale d’altare, messali, miniature, un prezioso dittico di Francesco Zavattari, ricomposto per la prima volta riunendo le due tavole conservate a Praga e in una collezione privata in Cile; i celebri Tarocchi di Bonifacio Bembo, di cui sarà eccezionalmente ricomposto in mostra il capolavoro costituito dall’Incoronazione del Museo di Cremona e dalle due tavole che l’affiancavano, ora al Museo di Denver; inoltre una serie di opere di alta oreficeria di straordinaria maestria.

Il capitolo successivo, la quarta sezione, mette a fuoco l’importanza capitale dello snodo figurativo che corrisponde alla fine dinastica dei Visconti e alla presa di potere di Francesco Sforza (gli anni intorno al 1450) fino a tutto il periodo di governo di Galeazzo Maria Sforza. Le iniziative di Francesco Sforza si collocano all’insegna della continuità con il passato, ma integrano anche nuove esperienze favorite dalla politica di alleanze sulle quali il duca poggia il proprio potere. Anche il progressivo spostamento della sede della corte da Pavia a Milano, destinata a diventare a breve l’unica capitale stabile del ducato, facilita l’avvento di nuove maestranze e nuove tendenze: il razionalismo figurativo di Vincenzo Foppa che si apre al linguaggio padovano si confronta con il naturalismo di origine fiamminga che filtra da Genova e seduce i signori italiani. E’ il periodo delle grandi botteghe che si spartiscono il lavoro delle grandi imprese decorative al Castello Sforzesco a Milano e a Pavia: Foppa, Bembo, Zanetto Bugatto, Bergognone. Sfilano opere straordinarie come i Santi Stefano e Ambrogio di Donato de Bardi (collezione privata); le splendide tavole di Vincenzo Foppa da Pisa e dalla Pinacoteca di Brera; un magnifico e rarissimo Cristo in pietà tra i santi Ambrogio e Agostino, del Maestro di Chiaravalle; la splendida tavola Madonna con bambino e angeli (1460-70) di Zanetto Bugatto da Villa Cagnola a Gazzada (Varese), finalmente riavvicinata  agli altri elementi che l’affiancavano (Santi ora in collezione privata a New York): il prezioso trittico di Gottardo Scotti (Museo Poldi Pezzoli); una serie di sculture in legno intagliato e dipinto e in terracotta, di un gusto già rinascimentale, anche se fortemente lombardo.

Una quinta e ultima tappa sarà infine dedicata agli anni di Ludovico il Moro e alla spaccatura provocata dalla sua caduta e dall’arrivo dei Francesi: sono anni di cambiamenti radicali nell’urbanistica, nell’architettura e in generale nella produzione artistica grazie alla presenza a Milano di personalità eccezionali come Bramante, Leonardo, Bramantino. In questi anni, malgrado la crisi del sistema politico e la fragilità delle finanze dello stato, le botteghe lavorano a pieno regime: Milano produce ed esporta meravigliosi prodotti di lusso come smalti, oreficerie, ricami eseguiti in gran parte sulla base di progetti elaborati da artisti di primo piano, secondo un procedimento che anticipa quello del moderno “design”. Stimolata dall’ambizione sfrenata del duca, la produzione artistica è sottesa da uno spirito di emulazione/concorrenza nei confronti delle altre corti padane, legate a quella sforzesca da stretti rapporti famigliari oltre che da interessi economici e politici comuni: la sezione prende in esame in modo particolare le relazioni con Ferrara, Bologna, e con Mantova. Vi sono esposte sculture in marmo di Giovanni Antonio Amadeo, importanti tavole di Bernardino Butinone (abitualmente inaccessibili perché di antiche collezioni private), la bella tavola Madonna con il Bambino, santa Dorotea e Caterina, angeli dal Petit Palais di Parigi; vetrate dal Duomo di Milano e alcune tavole di Foppa, tra cui la mirabile Annunciazione (1500 circa) dal Palazzo Borromeo all’Isola Bella (Stresa) e la Madonna in trono con il Bambino e angeli dal Musée des Beaux-Arts di Digione; le due tavole di Bernando Zenale dagli Uffizi; la splendida Madonna e il Salvator Mundi della collezione Borromeo di Bergognone; il celebre manoscritto Ore all’uso degli Umiliati con iconografia da Bergognone, dalla British Library di Londra, mai esposto; e anche qui una serie strepitosa di opere di oreficeria, reliquiari, medaglioni, messali, manoscritti, bronzi, dove emerge con tutta la sua forza la cosidetta arte lombarda. La mostra si chiude con opere che attestano l’impatto avuto in Lombardia da Leonardo e Bramante, con dipinti di Giovanni Antonio Boltraffio, Ambrogio de Predis, Bernardo Zenale.

Le circa duecentocinquanta opere in mostra sono state selezionate in modo da consentire allo spettatore non solo di apprezzare la preziosità dei materiali e delle forme dei singoli oggetti, ma anche di riconoscerne i legami formali, il linguaggio comune cui fanno riferimento produzioni realizzate con materiali e con procedimenti tecnici distinti.

Una mostra importante e affascinante a un tempo che racconta il ruolo fondamentale che la cultura artistica lombarda ebbe tra il Trecento e il Cinquecento, quando in tutta Europa fu sinonimo di qualità eccelsa e di straordinari talenti.

mercoledì 19 settembre 2012

Il Ducato di Milano tra Visconti e Sforza

La Città di Giussano (MB) in collaborazione con Perceval Archeostoria, Compagnia di Porta Giovia (Milano) e Officine Briantee e con il patrocinio della Provincia di Monza e Brianza
presenta la grande mostra
IL DUCATO DI MILANO TRA VISCONTI E SFORZA
Giussano (MB)
Villa Sartirana
Dal 30 settembre al 14 ottobre 2012
La mostra “Il Ducato di Milano tra Visconti e Sforza”, a cura della milanese Compagnia di Porta Giovia in collaborazione con Officine Briantee aperta al pubblico a Villa Sartirana di Giussano (MB) propone uno spaccato di quest'epoca. Si inizia con due plastici che rappresentano Milano nel XIV secolo e una pusterla (porta di accesso) della città. Nelle salette, tre bacheche esporranno oggetti originali e repliche inerenti vari aspetti della vita quotidiana nel XIV secolo: verranno illustrati gli svaghi e i giochi dei ceti più alti, gli oggetti simbolo di potere e ricchezza, gli aspetti produttivi degli oggetti d’uso comune, come scarpe, fibbie e tessuti. La Sala Ottagoni sarà invece dedicata all’aspetto bellico: due manichini di armati (un uomo d’arme e un palvesario) introdurranno al “mestiere delle armi” insieme a una bacheca con vari originali di armi e repliche ed una sezione relativa alla polvere da sparo. I veri “gioielli” in mostra saranno però una bombarda leonardesca, una spingarda inceppata, un archibusone da posta, uno schioppetto e una bombardella, oltre alle prime armi da fuoco medievali, portatili e non. I vasti spazi della Limonaia saranno dedicati alle scoperte e invenzioni medioevali che fanno ormai parte della nostra vita quotidiana. Dopo essere entrati nell'ultima sala, che ricrea l’intimo ambiente di una camera da letto di un ceto medio alto con mobili, suppellettili e drappeggi, chiudono la suggestiva esposizione alcuni manichini in abiti civili, di diversa condizione sociale.
Ad arricchire l'evento, alcune iniziative collaterali. Il 30 settembre, in occasione dell'inaugurazione che si terrà alle ore 17, la conferenza introduttiva "Dalle pietre ai cannoni. Macchinari bellici dal Medioevo a Leonardo" tenuta dal prof. Piersergio Allevi. Il pomeriggio del 7 ottobre, la Compagnia di Porta Giovia terrà un laboratorio didattico sulla scrittura e sulla miniatura che vedrà la preparazione dei colori, gli inchiostri, l'uso delle tavolette di cera, eccetera. Il pubblico interessato potrà provare di persona le varie tecniche (l'evento è rivolto principalmente ai bambini).
Infine, sabato 13 ottobre, alle 21, si terrà invece la lettura teatrale "Le leggende del Ducato" (testo di Elena Percivaldi), interpretata da Graziano Molteni e Paola Donati per la regia di Sara Citterio e Graziano Molteni.