mercoledì 14 luglio 2021

La Commedia e Cortona nel tempo di Dante

Dal 25 giugno al 10 ottobre 2021 è in programma la mostra «La Commedia e Cortona nel tempo di Dante». Un progetto curato dal comitato scientifico, con il supporto grafico di Renato Floris e installazioni digitali a cura di Simone Pucci. La mostra prevede l’esposizione temporanea del «Cortonese 88», il manoscritto trecentesco annoverato tra i testimoni più significativi nella tradizione testuale della Commedia, e di alcuni tra i più celebri e rilevanti documenti del patrimonio cortonese, (il «Laudario di Cortona», la cosiddetta «Lettera di Silvestro de Adria» contenente la bolla di indizione del Giubileo del 1300 e la bolla «Vigilis spectatoris» di Giovanni XXII per l’indizione della nuova sede vescovile di Cortona). All’interno della mostra sarà presente uno «sfogliatore» digitale che permetterà di approfondire e conoscere i manoscritti attraverso la lettura e l’ascolto.
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sabato 26 giugno 2021

Riapre al pubblico l'Antico Arsenale di Amalfi

Sabato 26 giugno 2021
l’Antico Arsenale di Amalfi riapre al pubblico.
 
Molte le novità promosse dal Comune di Amalfi per valorizzare il monumento simbolo dei fasti dell’Antica Repubblica Marinara, a partire dalla possibilità di ammirare il monumento nella sua originaria veste per la prima volta, anche grazie all’ultimo intervento di riqualificazione promosso da Scabec lo scorso anno. Lo splendido gioiello di architettura medievale sarà inoltre accessibile in maniera gratuita per tutto l’anno in corso.
Per accompagnare la visita sono stati realizzati nuovi materiali informativi, realizzati in doppia lingua, una mappa dedicata ai più piccoli e soprattutto un percorso tematico digitale chiamato “Le pietre narranti”. Il progetto si basa sull’utilizzo di codici QR distribuiti lungo le pareti dell’Arsenale e accessibili da qualsiasi smartphone, e consente di approfondire la conoscenza dell’edificio e della sua storia attraverso testi, foto e audio, in maniera discreta e senza alterare la percezione visiva della struttura. 
Tra le tante attività di rilancio promosse dal Comune e curate dall’Assessore alla Cultura Enza Cobalto, una delle più importanti è il progetto di riallestimento degli spazi dell’Arsenale, che sarà presentato in occasione della riapertura. “Anche in questo caso la soluzione espositiva sarà volutamente minimale e rispettosa dell’edificio – sottolinea l’assessore – prevedendo la sistemazione dei principali reperti del Museo della Bussola e del Ducato marinaro in nuove teche eleganti e funzionali.
Tra le novità più attese vi è certamente la prossima ricollocazione in Arsenale del Galeone in legno della Regata Storica, restaurato e riportato ai colori originari, che potrà essere finalmente ammirato nel suo contesto più adatto. La presenza del galeone si affiancherà a quella del nuovo plastico tridimensionale della Città di Amalfi nel XIII secolo, curato e realizzato dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, anche questa una novità assoluta. “Il plastico non è solo un eccezionale strumento di conoscenza della storia della città – continua l’Assessore Enza Cobalto – ma è un piccolo gioiello di design che ha impegnato anni di studio, lavoro e ricerca da parte del Centro di Cultura e Storia Amalfitana. A loro va la riconoscenza di tutta l’Amministrazione Comunale anche per l’instancabile attività grazie alla quale l’Arsenale ha raggiunto negli anni l’attenzione che merita, e che oggi consente di conoscerlo e ammirarlo per il suo eccezionale valore storico e culturale”.
Le novità con le quali l’antico cantiere navale della Repubblica di Amalfi riapre al pubblico non sono finite.
L’Estate 2021 comincia quindi con un significativo impegno per il rilancio culturale della città di Amalfi a partire da uno dei propri luoghi-simbolo. L’impegno congiunto dell’Amministrazione Comunale, degli operatori culturali e delle imprese che hanno collaborato alla sua riapertura è un indubbio segnale di ripartenza e soprattutto di fiducia per il futuro, che poggia anche sulle solide e millenarie mura dell’Arsenale.

martedì 22 giugno 2021

"Siena all'alba del Rinascimento" al Museo Puškin di Mosca


Nell’ambito dell’anno trasversale Italia-Russia dedicato alla collaborazione dei musei italiani e russi, la  Direzione regionale musei della Toscana e il Museo Puškin di Mosca, inaugura venerdì 25 giugno 2021 la mostra "Siena all'alba del Rinascimento. Pittura dalle collezioni della Pinacoteca nazionale di Siena, dall'Archivio di Stato di Siena, da altri musei della Toscana e dal Museo Puškin", curata da Vittoria Markova e Elena Rossoni, in programma fino a domenica 3 ottobre 2021.
L’esposizione costituisce un’occasione particolarmente importante per valorizzare la pittura di ambito senese, a partire dalle sue origini duecentesche scaturite dal dialogo con l’arte bizantina, passando dalla sua gloriosa fioritura gotica coi grandi maestri del Trecento, sino alla sua originale evoluzione nel Quattrocento, sviluppatasi in rapporto e a confronto con le novità del Rinascimento, soprattutto di ambito fiorentino.
La Pinacoteca nazionale di Siena, da cui provengono la maggior parte delle opere italiane esposte, fra le quali la Madonna con Bambino di Simone Martini, la Crocifissione con dolenti e San Francesco d’Assisi di Ugolino di Nerio, il Cristo benedicente di Benedetto di Bindo o ancora la Madonna dell’Umiltà di Giovanni di Paolo, è il museo di elezione per percorrere, attraverso i suoi capolavori, l’età d’oro della pittura senese. Il museo infatti conserva un patrimonio fondamentale di pittura che, posto in relazione con le altre numerose testimonianze artistiche nella città e nel territorio, definisce al meglio la ricchezza di Siena, uno prezioso scrigno d’arte il cui centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
Alle opere della Pinacoteca di Siena si aggiungono alcuni altri importanti dipinti provenienti dal Museo Nazionale di San Matteo di Pisa e dal Museo Nazionale d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo, che fanno parte anch’essi della Direzione regionale musei della Toscana. Notevole è anche il nucleo delle biccherne provenienti dall’Archivio di Stato di Siena.
Il confronto diretto fra i dipinti riuniti per la mostra costituisce un’occasione importante sia per far conoscere ai visitatori russi questo particolare capitolo della pittura italiana, sia per arricchire le rispettive conoscenze dei nostri musei e collezioni.
La mostra offre la possibilità di esaminare da vicino generi e tipologie diverse, come ad esempio le biccherne, di spiccato valore civile, ma anche i dipinti destinati alla devozione pubblica e privata, in forma di dittici o trittici di estrema raffinatezza; sino ad arrivare a parti di polittici destinati agli altari, purtroppo spesso smembrati per le vicende della storia. Ognuna di queste opere, che dialogano con i grandi cicli di affreschi ancora presenti nelle chiese senesi e toscane in generale, rappresenta un tassello di un mondo artistico e sociale complesso e articolato che, attraverso l’analisi storico-critica, possiamo ricomporre nella sua bellezza e nella sua varietà.

mercoledì 16 giugno 2021

Incanto tardogotico. Il trittico ricomposto del Maestro della Madonna Straus

Dal 15 giugno al 7 novembre 2021, grazie alla preziosa collaborazione dei Musei Vaticani, sarà riunito e visibile per la prima volta il trittico composto dalla Madonna in trono con il Bambino e gli angeli, attualmente custodito nel Museo Diocesano di Spoleto, e dagli scomparti laterali con le raffigurazioni di Santa Paola Romana e Santa Eustochio che, scampati alla furia del terremoto del 1703, entrarono nel mercato dei collezionisti e sono documentati in Vaticano a partire dal 1867.
La mostra, dal titolo “Incanto tardogotico. Il trittico ricomposto del Maestro della Madonna Straus” è curata da Adele Breda, Curatore del Reparto per l’Arte Bizantino-medievale dei Musei Vaticani, da Stefania Nardicchi, Conservatore del Museo Diocesano di Spoleto, e da Anna Pizzamano, Dottoranda in “Storia e Beni Culturali della Chiesa” presso la Pontificia Università Gregoriana. Il catalogo della mostra, a cura di Adele Breda e Anna Pizzamano, è edito da Quattroemme, Perugia.
In occasione del recente restauro dei due scomparti laterali conservati all’interno della Collezione Vaticana, riportanti la ricercata iconografia di due sante poco note, Paola Romana ed Eustochio, madre e figlia che vissero all’epoca di San Girolamo (fine IV secolo), se ne è approfondito lo studio e si è cercato di trovare lo scomparto centrale perduto. Le ricerche hanno individuato al Museo Diocesano di Spoleto una tavola frammentata, dove è rappresentata una Madonna in trono col Bambino tra due angeli reggicortina. Il dipinto, seppur mutilo della parte inferiore, appare stilisticamente affine ed è stato riconosciuto come parte centrale del trittico. L’opera ornava in origine l’altare della chiesa di Santa Maria presso il castello di Abeto di Preci, da cui l’appellativo di “Maria Santissima di Piè di Castello”. 
Al fine di comparare i tre elementi del trittico, si sono rese necessarie accurate indagini scientifiche: per questo motivo, la Madonna di Spoleto è stata trasferita al Gabinetto di Ricerche Scientifiche applicate ai Beni Culturali dei Musei Vaticani, dove i diversi componenti sono stati esaminati a fondo: l’essenza lignea, i pigmenti, le incisioni e i punzoni ne hanno confermato la piena compatibilità. Il Reparto per l’Arte Bizantino-medievale ha proseguito le ricerche storico-artistiche ed è arrivato all’ipotesi ricostruttiva che viene qui presentata.
Con l’intento di approfondire lo studio di un pittore di elevatissima qualità non abbastanza noto, è stata selezionata anche un’opera più tarda del medesimo maestro da mettere a confronto, la Madonna in trono col Bambino tra due angeli, oggi custodita presso il Museo di Arte Sacra e Religiosità Popolare “Beato Angelico” di Vicchio del Mugello. 
Sono diversi i motivi che hanno condotto a questa scelta. Si tratta, infatti, di polittici realizzati da una delle botteghe fiorentine più raffinate e ricercate del tempo, destinati all’arredo liturgico di cappelle e pievi delle zone rurali di Umbria e Toscana (successivamente smembrati, riconfigurati in parte come opere autonome e in parte dispersi). La sopravvivenza della sola tavola con la Madonna, sia nel caso di Abeto di Preci che in quello di Vicchio, attesta, altresì, una devozione mai interrotta e un legame affettivo e plurisecolare con il territorio, che ha resistito anche alla dispersione degli scomparti laterali. Grazie a questo accostamento è anche possibile intuire le dimensioni originarie della Madonna di Spoleto, gravemente danneggiata nel terremoto del 1703.
Due momenti del percorso stilistico del Maestro della Madonna Straus, attivo a Firenze tra il 1385 e il 1415, un pittore che, da un iniziale neogiottismo, lentamente si apre al nuovo stile internazionale, accogliendo in parte i modi di Lorenzo Monaco e di Gherardo Starnina, ma mantenendo sempre una sua originale arcaicità.

lunedì 31 maggio 2021

“Trame longobarde. Tra architettura e tessuti” in mostra a Campobasso

Il Museo Sannitico di Campobasso ospita dal 29 maggio al 7 agosto 2021 la mostra “Trame longobarde. Tra architettura e tessuti”.

La mostra, a cura di Glenda Giampaoli e Giorgio Flamini, inserita all’interno del progetto “Musei che hanno stoffa” della regione Umbria, si intreccia con la proclamazione dei Monumenti longobardi come patrimonio mondiale dell’Unesco per il sito seriale I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.).  Dopo essere stata ai musei di Cividale, Spoleto, Napoli, Brescia la mostra arriva al Museo Sannitico di Campobasso in virtù della sua appartenenza all’Associazione “Italia longobardorum”, ospitando tra le sua collezioni i corredi della necropoli di Campochiaro. 
Durante la permanenza della mostra a Campobasso, al Museo Sannitico verranno organizzati tra giugno e luglio laboratori didattici su pittura della ceramica, filatura e tessitura e metallurgia longobarda.​

venerdì 28 maggio 2021

Dante e la miniatura a Bologna al tempo di Oderisi da Gubbio e Franco Bolognese

Il Museo Civico Medievale di Bologna aderisce alle celebrazioni per il Settimo Centenario della morte del Sommo Poeta con il progetto espositivo Dante e la miniatura a Bologna al tempo di Oderisi da Gubbio e Franco Bolognese, visibile da venerdì 28 maggio a domenica 3 ottobre 2021.
 

La mostra - curata da Massimo Medica, responsabile Musei Civici d'Arte Antica di Bologna, nonché curatore della preziosa esposizione Le Arti al tempo dell'esilioallestita nella Chiesa di San Romualdo a Ravenna fino all'8 settembre 2021, secondo grande appuntamento del ciclo espositivo Dante. Gli occhi e la mente, promosso dal Comune di Ravenna - Assessorato alla Cultura e dal MAR Museo d'Arte della città di Ravenna in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi – presenta 14 codici miniati riconducibili alla produzione miniatoria bolognese tra seconda metà del XIII e inizi del XIV secolo, selezionati dal patrimonio collezionistico di assoluto pregio del Museo Civico Medievale di Bologna.
Richiamandosi al rapporto, intenso e fecondo, che Dante Alighieri ebbe in vita con la città di Bologna, le ragioni della mostra muovono dallo sguardo curioso e dalla attenta sensibilità critica che egli dovette rivolgere verso le arti figurative, di cui dimostrò di essere a conoscenza nei più importanti sviluppi coevi al suo tempo.
Come è noto Dante soggiornò a Bologna in più occasioni: una prima volta probabilmente intorno al 1286-87, quando forse frequentò, come “studente fuori corso”, l'Università. Più prolungato dovette essere invece il secondo soggiorno, che vide il poeta trattenersi in città per almeno due anni, dal 1304 al 1306. Dopo avere lasciato Verona, e poi Arezzo, Dante ricercava ora nella scrittura e nello studio il motivo del suo riscatto che l'avrebbe risollevato dall'ignominia dell'esilio, iniziato nel 1302. Ed è probabile che in queste circostanze avesse scelto proprio Bologna come possibile nuova meta, atta a garantirgli le necessarie risorse per vivere e anche per studiare e scrivere. 
Una presenza che dovette consentirgli di entrare in contatto con alcuni di quei luoghi deputati alla produzione e alla vendita dei libri, dove probabilmente aveva avuto notizia dello stesso miniatore Oderisi da Gubbio di cui racconta l'incontro, tra i superbi, nell'XI canto del Purgatorio: «Oh!», diss'io lui, «non se’ tu Oderisi,/ l'onor d’Agobbio e l'onor di quell'arte/ ch'alluminar chiamata è in Parisi?»/ «Frate», diss'elli, «più ridon le carte/ che pennelleggia Franco Bolognese;/ l'onore è tutto or suo, e mio in parte.
Ed è in particolare in questo canto, spesso oggetto di riflessioni da parte degli storici dell'arte, a lasciar trapelare l'interesse del poeta per le discipline pittoriche e per l'arte della decorazione miniata del libro. Le terzine lasciano infatti intuire i rapporti del poeta con il mondo della produzione libraria ai più alti livelli, che non doveva limitarsi alla conoscenza personale dell'eugubino, come testimoniato dal riferimento all'enluminure parigina e all'altro miniatore Franco Bolognese, dimostrando come il sapere artistico di Dante fosse aggiornato, e non limitato solo alle figure più note di Cimabue e Giotto, ma anche edotto su un'arte più esclusiva ed elitaria come quella del minio. 
Oderisi da Gubbio risulta in effetti documentato a Bologna tra gli anni sessanta e settanta del Duecento, il che induce a credere che egli avesse operato nell'ambito della miniatura locale del cosiddetto primo stile - una scuola tradizionale ancora legata allo stile bizantino - le cui caratteristiche ritornano, come documentano alcuni dei codici esposti, nella stesura rapida e corsiva, giocata su una gamma assai limitata di colori (ufficio del tempo, ms. 511; antifonario del tempo, ms. 513; lezionario, ms. 514; antifonario del tempo, ms. 515; antifonario del tempo, ms. 516; collettario, ms. 612). 
A questa prima fase dovette seguire più tardi una diversa e più aggiornata corrente di stile capace di rinnovare, nel ricorso ad una sintassi figurativa legata ai modelli della tradizione bizantina, il carattere delle decorazione dei codici bolognesi in una direzione goticizzante. 
Questa ulteriore corrente, definita secondo stile, ebbe come protagonista il cosiddetto Maestro della Bibbia di Gerona, nome che gli deriva da una sontuosissima Bibbia oggi conservata alla Biblioteca Capitolare di Gerona. Come risulta dai graduali da lui miniati per la chiesa di San Francesco (mss. 526,527) la sua attitudine a confrontarsi con i modelli più colti della cultura ellenistico-bizantina rivive nelle cadenzate euritmie che caratterizzano le varie figurazioni, ripensate si direbbe direttamente sugli esempi della miniatura di età paleologa, ma anche antecedenti collegabili alla rinascenza macedone. Il tutto interpretato con una verve ed una vitalità, anche cromatica, di sapore tutto occidentale, tale da presupporre un confronto anche con le coeve novità della pittura monumentale, ben documentate a Bologna negli anni del più antico soggiorno di Dante, dalla Maestà che Cimabue eseguì per la chiesa dei Servi. 
Ed è forse a questo cambiamento che Dante allude nella Commedia quando dopo avere fatto riferimento ad Oderisi da Gubbio parla appunto dell'altro miniatore, il fantomatico Franco Bolognese “l'onor è or tutto suo, e mio in parte”, come del resto potrebbe lasciare intendere anche l'ambientazione del poema nell'anno 1300, quando sicuramente Oderisi era già defunto. 
I riflessi di questo stile aulico si possono cogliere in buona parte dei codici miniati a Bologna tra la fine del Duecento e i primissimi anni del Trecento (graduale, ms.521; antifonario, ms.529, antifonario ms.532, matricola dei Merciai del 1303, ms.629) dove tuttavia appare crescente anche l'adesione ad un ritmo narrativo di stampo ormai gotico che in taluni casi sembra già presupporre la conoscenza di certi modelli giotteschi. 
In occasione del primo giorno di apertura al pubblico, venerdì 28 maggio 2021 alle ore 17.00 il curatore Massimo Medica conduce una visita guidata.
Prenotazione obbligatoria entro le h 13.00 del giorno stesso, telefonando ai numeri  051 2193916 / 2193930.
Costo di partecipazione compreso nel biglietto di ingresso al museo. 
Info, prenotazioni e modalità di pagamento: www.museibologna.it/arteantica 
È inoltre previsto un calendario di quattro visite animate pomeridiane rivolte al pubblico adulto, a cura di “Senza Titolo” S.r.l., che saranno arricchite da letture tratte dalla Divina Commedia e dalle opere di studiosi e letterati di fama mondiale che si sono occupati di Dante e dell'arte del suo tempo: 
venerdì 18 giugno h 17.00; venerdì 9 luglio h 17.00; venerdì 17 settembre h 17.00; venerdì 1 ottobre h 17.00. 
Costo: € 6 a partecipante + biglietto museo, pagamento possibile tramite bonifico o Paypal. 
Prenotazione obbligatoria entro le h 13.00 del giorno in cui è prevista la visita animata. 
Info, prenotazioni e modalità di pagamento: www.senzatitolo.net. 
Lo svolgimento delle attività è subordinato all'evolversi delle disposizioni governative in merito all'emergenza sanitaria in corso.

lunedì 24 maggio 2021

Riapre il Museo della Carta di Amalfi

Il Museo della Carta di Amalfi, una suggestiva cartiera medievale del XIII secolo, riapre al pubblico con tante novità e nuovi giochi per bambini ed esperienze uniche per adulti. Veniteci a trovare in questo luogo magico dove è possibile riscoprire il fascino della pregiata carta bambagina di Amalfi”.
Con questo lancio i curatori del Museo della Carta di Amalfi informa che, a partire da sabato 29 maggio 2021, il museo finalmente riapre i battenti dopo lo stop dovuto dai decreti governativi per fronteggiare la pandemia da Covid -19.
I visitatori potranno tornare finalmente a visitare il Museo della carta a mano, scoprendo non solo la storia e la tecnica che si nasconde dietro la realizzazione della pregiatissima carta ma anche partecipando in prima persona a tale realizzazione tramite esperienze interattive.
I visitatori potranno infatti cimentarsi in prima persona nella realizzazione del foglio di carta a mano di Amalfi, eseguendo l’antica lavorazione.
I percorsi guidati, disponibili in lingua italiana, inglese, tedesco, francese e spagnolo, condurranno gli ospiti in un affascinante viaggio in una vera cartiera tra macchinari secolari restaurati e ancora funzionanti, esposizione di cimeli antichi e opere manufatturiere, la biblioteca “Nicola Milano”, la sala dei Magistri in arte cartarum.
Un’esperienza imperdibile anche per le famiglie con bambini: i piccoli potranno infatti cimentarsi nell’esecuzione delle antiche tecniche di produzione della carta, divertendosi nel massimo della sicurezza.
Ovviamente la visita si svolgerà in totale sicurezza dal momento che il museo ha provveduto ad attivare tutte le norme di prevenzione contro la diffusione del Covid19, predisponendo visite organizzate in un ambiente sicuro e sanificato.
Inoltre ricordiamo che il museo della Carta è situato nella zona della Valle delle Ferriere e dei Mulini, un’oasi di tranquillità poco affollata in cui i visitatori possono godere di spazi aperti e il fascino della natura incontaminata.
Il museo seguirà orario di apertura continuato, dalle ore 10:00 alle ore 18:30, dal Martedì alla Domenica, mentre resterà chiuso il lunedì.
Per tutte le altre informaizoni relative al museo è possibile visitare la pagina ufficiale www.museodellacarta.it.

domenica 23 maggio 2021

Sul filo di Raffaello. Impresa e fortuna nell’arte dell’arazzo

La Galleria Nazionale delle Marche, in collaborazione con i Musei Vaticani e con il Mobilier National di Parigi, organizza dal 21 maggio al 12 settembre 2021 nel Palazzo Ducale di Urbino, la mostra "Sul filo di Raffaello.
Impresa e fortuna nell’arte dell’arazzo" a cura di Anna Cerboni Baiardi e Nello Forti Grazzini, indagando sia l’apporto che il pittore fornì in questo specifico settore per il quale sperimentò invenzioni e realizzò cartoni poi tessuti nelle botteghe fiamminghe, sia la fortuna che le opere di Raffaello conobbero nel corso dei secoli nella produzione di arazzi. Con dodici grandiose pezze tessute nelle migliori arazzerie europee, raffiguranti principalmente le pitture delle Stanze Vaticane, Urbino potrà esibire, nel maestoso salone del Trono, tutta la monumentale opera pittorica del suo cittadino più illustre, la potenza e l’equilibrio classico che Raffaello raggiunse a Roma, circa 25 anni dopo aver lasciato la sua città natale. Gli spazi dove Raffaello aveva camminato da bambino accompagnato dal padre Giovanni Santi accoglieranno – in all’indomani del cinquecentenario della morte del divin pittore e complici gli arazzi – la sua opera più grandiosa, realizzata a Roma per i papi, apprezzata da artisti, critici, conoscitori e dai turisti di tutte le epoche.
Il successo ottenuto dalle immagini tessute, riproposte in tempi e manifatture differenti, entra a pieno titolo nel tema della fortuna che l’artista urbinate conobbe nel corso dei secoli. Un’approvazione che è parte integrante del complessivo consenso che Raffaello raggiunse mentre era ancora in vita. Modelli inesauribili di forme e d’invenzioni, le opere di Raffaello raggiunsero i contesti più disparati, grazie all’opera di tanti incisori che con i loro intagli ne consentirono una rapida diffusione. Raffaello aveva offerto il suo fondamentale contributo alla diffusione delle pratiche incisorie con le quali si era garantito una notevole pubblicità; l’incisione lo avrebbe ripagato nel corso dei secoli rendendolo l’autore più tradotto di tutti i tempi. Con gli arazzi si verificò di fatto la stessa cosa: i suoi cartoni nobilitarono questo genere artistico che, più tardi, avrebbe contribuito al consolidamento e all’arricchimento della sua fortuna.
La mostra urbinate si pone nel solco delle ricerche riguardanti l’irradiamento dell’opera del Sanzio, verificandone la fortuna nello specifico campo dell’arazzeria. Spettacolare la visione che avrà lo spettatore entrando nel salone del Trono del palazzo di Federico di Montefeltro: vi troverà squadernati, grazie all’allestimento curato dagli architetti della Galleria Nazionale delle Marche, i celebri affreschi che Raffaello ha realizzato a Roma, qui proposti nei colori e negli intrecci delle tessiture. Undici degli arazzi esposti provengono dal Mobilier National di Parigi e testimoniano come la Francia, più di ogni altro paese, sotto il regno di Luigi XIV (ma poi fino al XIX secolo), abbia nutrito una vera e propria venerazione nei confronti di Raffaello, al punto da concepire il “folle” progetto di ricreare ad arazzo a Parigi, in più repliche, i più celebri affreschi dell’Urbinate, utilizzando – a tal fine – da un lato i pittori francesi dell’Accademia di Francia residenti a Roma per copiare dal vivo i prototipi, dall’altro l’abilità straordinaria degli arazzieri inquadrati da Colbert sotto l’egida della manifattura dei Gobelins, aperta a Parigi e attiva esclusivamente per le commissioni reali, dove molte delle tappezzerie furono tessute.
La Galleria Nazionale delle Marche ha contribuito, oltre che alla conoscenza di questa raffinata arte, anche alla conservazione dei preziosi tessuti sostenendo finanziariamente il restauro di alcuni dei pezzi prestati dal Mobilier National di Parigi. L’intero studio sotteso alla mostra, con un’ampia panoramica sulla produzione di arazzi legati all’universo raffaellesco, è esposto in maniera esaustiva nel ricco catalogo, curato da Anna Cerboni Baiardi e Nello Forti Grazini, edito da Silvana Editoriale.

venerdì 21 maggio 2021

"Charun demonio e l’immaginario mitologico dantesco" a Perugia

“Charun demonio e l’immaginario mitologico dantesco”
Venerdì 21 maggio - sabato 30 ottobre 2021

In occasione del settimo centenario della morte di Dante Alighieri, il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, in collaborazione con la Galleria Nazionale dell’Umbria, il Comune di Perugia, l’Università degli Studi di Perugia, l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci”, la Società Bibliografica Toscana, il Rotary International Fellowship of old books e il Rotary Club Perugia propone la mostra “Charun demonio e l’immaginario mitologico dantesco” dal 21 maggio al MANU.
All’interno del percorso espositivo si intende valorizzare una scelta di reperti archeologici afferenti alle collezioni museali che richiamano l’immaginario mitologico della Commedia, e che dialogheranno con antichi volumi e opere d’arte contemporanee.
Nell’ambito della mostra saranno esposte le opere vincitrici del premio artistico “Romeo Gallenga Stuart” riservato agli studenti delle Scuole Superiori e delle Università umbre, grazie a un contributo finanziario del Rotary Club Perugia.
Disegno della locandina di George Cochrane, grafica di Facsimile Finder.
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giovedì 20 maggio 2021

Apre al pubblico il nuovo Museo del Duomo di Cittadella (PD)

In veste totalmente rinnovata e in nuovi spazi, il Museo del Duomo di Cittadella (PD) riapre i battenti da sabato 22 maggio 2021. Sorge accanto al Duomo e ingloba anche quanto rimane della precedente chiesa medievale, con i suoi preziosi affreschi.
Il Museo, voluto dalla Parrocchia del Duomo, viene inaugurato dopo un lungo percorso e vari stralci di lavori, che hanno visto in passato l’apporto del Mibact, e in quest’ultima fase quello fondamentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e del Comune di Cittadella. Ora il Museo del Duomo apre al pubblico offrendo emozioni vere pur nel numero contenuto delle opere allineate sulle pareti o inserite nelle bacheche. L’allestimento è stato affidato allo studio dell’architetto Gianni Toffanello che, in accordo con l’Ufficio diocesano per i Beni culturali e il Museo diocesano di Padova, ha selezionato alcune tra le opere raccolte lungo i decenni precedenti, inserendole in un percorso di arte, storia e teologia.
La scelta dei curatori è stata precisa: privilegiare la qualità sulla quantità, per offrire pitture e sculture – ma anche esempi di arti applicate – che risultino effettivamente “eccezionali” per livello o per significato. In primis la grandiosa “Cena in Emmaus”, capolavoro datato 1537 di Jacopo da Ponte detto Bassano e, poco discosta una Flagellazione (fine XVI secolo) di particolare intensità già attribuita a Palma il Giovane ma più verosimilmente riconducibile ad Andrea Vicentino. Ma basterebbe la grande tempera su tavola raffigurante il Compianto sul Cristo morto, capolavoro della pittura veneta di metà Quattrocento, attributo da Federico Zeri ad Andrea da Murano, per giustificare una visita al nuovo Museo del Duomo.
Nelle sale del Museo, tra gli altri “pezzi” di grande rilievo, spiccano le sculture lignee, tutte di epoca tardo medievale o rinascimentale: il busto policromo di una Vergine Annunciata, il mistico Crocifisso processionale quattrocentesco, sempre in legno intagliato e policromo, il San Rocco e il San Sebastiano cinquecenteschi.
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martedì 11 maggio 2021

La Forma del Tempo al Poldi Pezzoli di Milano

Al Museo Poldi Pezzoli di Milano è in programma da giovedì 13 maggio a lunedì 27 settembre 2021 la mostra “La Forma del Tempo”, curata da Lavinia Galli, traccia un percorso nell’arte e nella tecnologia che evidenzia il rapporto dell’uomo con il Tempo. Con trenta opere: orologi, dipinti, sculture e codici; strumenti di misurazione, come il raro “svegliatore monastico” del XV sec. e l’”Astrario” medievale. Inoltre orologi a molla e a pendolo, e preziosi “orologi notturni” del 1600, marchingegni silenziosi decorati con immagini simboliche. In mostra insieme a dipinti di diversi autori, come “Allegoria del Tempo e della Prudenza”, di Tiziano (National Gallery, Londra; nella foto dettaglio), di Andrea Previtali e Bernardino Mei.
L’esposizione si articola in tre sezioni: La misura del Tempo e dello spazio, Le immagini del Tempo e Nottetempo.

mercoledì 5 maggio 2021

Dante nei Musei Vaticani

Nell’anno di Dante – protagonista del 2021 – anche i Musei del Papa partecipano del desiderio del mondo, e della Santa Sede in particolare, di onorare la memoria del Sommo Poeta nell’anniversario del VII centenario della sua morte (1321-2021).

Forte e profondo è sempre stato il legame tra il Poeta e la Sede petrina, tra la sua produzione letteraria e la fede cattolica. E se nella speciale ricorrenza Papa Francesco dedica all’Allighieri la Lettera Apostolica “Candor Lucis aeternae", esortando a rendere accessibile il patrimonio letterario e umano di Dante al di là delle aule, affinché “non sia semplicemente letto, commentato, studiato”, i Musei Vaticani rispondono a questa sollecitazione con un progetto didattico virtuale di facile accesso e fruizione sul sito web ufficiale.
Dante nei Musei Vaticani” è il titolo dell’iniziativa divulgativo-espositiva che si inserisce nell’ambito delle celebrazioni promosse dal Comitato scientifico-organizzativo istituito per l’occasione dal Pontificio Consiglio della Cultura in programma dal 3 maggio al 31 dicembre 2021. Il progetto mira ad evidenziare il filo rosso “dantesco che corre lungo tutto l’itinerario museale; una sorta di “percorso” permanente attraverso quelle opere e testimonianze visive che rimandano, direttamente o simbolicamente, al poeta fiorentino e al suo capolavoro: la Divina Commedia.
L’esperienza formativa e conoscitiva sul portale dei Musei Vaticani è supportata da un prezioso materiale didattico – scaricabile e stampabile – che potrà costituire anche una pratica miniguida da portare con sé quando si vorrà andare personalmente alla scoperta dei luoghi e dei simboli danteschi all’interno degli ambienti e delle collezioni pontificie.
Una ricca photogallery permette inoltre di familiarizzare – a distanza ravvicinata e con dovizia di particolari – con le opere citate e commentate nel dossier (suddiviso nei tre Regni danteschi) curato da Adele Breda, coordinatrice altresì dell’intero progetto didattico.
Il lancio web del Percorso Dantesco, in programma per lunedì 3 maggio 2021, coincide in maniera inaspettata e non programmata con la riapertura al pubblico dei Musei Vaticani dopo il lungo stop imposto dall’emergenza pandemica. Ci auguriamo che questa nuovo inizio sotto il segno di Dante sia foriero di ogni bene e possa rappresentare – come auspicato da Papa Francesco – “un invito alla speranza, quella speranza di cui Dante è profeta”.

venerdì 30 aprile 2021

"I luoghi di Dante nelle tavole di Massimo Tosi" al Castello di Poppi

La mostra "I luoghi di Dante", in programma al Castello di Poppi dal 30 aprile al 30 giugno 2021, raccoglie le tavole presenti nel sesto volume della collana Viaggio in Toscana di Massimo Tosi della Federighi Editori, lavoro dedicato al genio di Dante Alighieri nell’anno in cui si celebrano con manifestazioni nazionali e internazionali i settecento anni dalla morte. Firenze, Ravenna e le città che lo hanno ospitato, celebrano con convegni e mostre il Sommo Poeta. Il progetto è pensato quindi per descrivere un aspetto importante della storiografia e della fortuna del Poeta stesso. La città che l’ha visto nascere e crescere, quelle che l’hanno accolto nel suo peregrinare da esiliato, i luoghi dei suoi viaggi e le nobili dimore che l’hanno ospitato sono trattati dall’Autore con la consueta maestria, descritti con accurati disegni e ricostruzioni non privi di spunti artistici di grande livello. Non a caso Massimo Tosi nel 2018 è stato insignito del titolo di Accademico d’Onore dall’ Accademia delle Arti del Disegno di Firenze; la più antica del mondo, che fu fondata da Vasari nel 1563 e che ha annoverato importanti figure, prima fra tutte quella di Michelangelo Buonarroti.

mercoledì 28 aprile 2021

Riapre la mostra "I segreti della Vercelli Medievale"

Riapre venerdì 30 aprile 2021 alle ore 17,00 la mostra “I Segreti della Vercelli Medievale” allestita in Arca, il contenitore espositivo ospitato nell'ex chiesa di San Marco. La mostra, promossa da Comune e Arcidiocesi, curata da Daniele De Luca e impreziosita dalle clip dello storico Alessandro Barbero, proseguirà  fino al 27 giugno 2021, consentendo ai visitatori di ammirare alcuni dei più preziosi documenti, pergamene e libri conservati negli archivi di Comune e Archivio Capitolare: tra loro la pergamena dei Biscioni e il Vercelli Book.
«Le attuali normative - ricordano dal Comune - consentono la riapertura di mostre e musei con le dovute cautele in materia sanitaria.
Restano confermati gli orari da martedì a domenica dalle 10 alle 19, ma è indispensabile prenotare ai seguenti recapiti: prenotazioni.vercelli@gmail.com; 380 18 68 799, reperibile dalle 10 alle 18 da martedì a domenica.

lunedì 12 aprile 2021

Le Arti al tempo dell’esilio

Da sabato 24 aprile a domenica 4 luglio 2021, in San Romualdo a Ravenna, si potrà ammirare la preziosa mostra “Le Arti al tempo dell’esilio”, secondo grande appuntamento del ciclo espositivo “Dante. Gli occhi e la mente”, promosso dal Comune di Ravenna - Assessorato alla Cultura e dal MAR Museo d’Arte della città di Ravenna, a cura di Massimo Medica. A promuovere congiuntamente il ciclo, manifestazione ufficiale del Settimo Centenario della morte di Dante, sono accanto al Comune di Ravenna, i Musei degli Uffizi, per effetto di un accordo pluriennale di collaborazione che idealmente sancisce il gemellaggio tra la città dove il Poeta nacque e quella in cui morì e riposa.
 
Questa, annunciata alla presenza del Presidente della Repubblica, è una mostra di autentici capolavori. Quantitativamente concentrata, essenziale, precisa: la scelta curatoriale è stata quella di riunire solo testimonianze di assoluta eccezione, precisamente aderenti al tema, realmente emblematiche delle tappe dell’esilio dantesco. Proponendo ciò che il Poeta ebbe occasione di ammirare nel suo lungo peregrinare per l’Italia, opere la cui eco influenzò la sua Commedia, straordinario “poema per immagini”.
Ad accogliere questo percorso espositivo d’eccezione è un luogo altrettanto significativo: la Chiesa monastica di San Romualdo, di origine camaldolese, attigua alla Biblioteca Classense, nel cuore storico di Ravenna.
A dare, e non solo idealmente, il via al percorso della mostra sarà la potente scultura in bronzo dorato raffigurante Bonifacio VIII, di colui cioè che condannò il Poeta all’esilio. Prestito fondamentale concesso in virtù dell’importante scambio culturale fra le città di Ravenna e Bologna, quest’ultima accoglierà al posto del Bonifacio VIII, presso il museo medievale, un'opera a mosaico di Marco De Luca, mosaicista ravennate.
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martedì 30 marzo 2021

"Dante. La visione dell'arte" ai Musei di San Domenico di Forlì


Da giovedì 1 aprile a domenica 11 luglio 2021 presso i Musei San Domenico di Forlì "dovrebbe" tenersi la mostra "Dante. La visione dell'arte".
Forlì, città ghibellina degli Ordelaffi, fra il 1302 e il 1313 ospitò in varie occasioni l’esule Poeta. In questo luogo, a metà strada tra la natìa città e quella che ospita i suoi resti mortali, sarà allestita una mostra dal titolo “Dante. La visione dell’arte”.
L’esposizione intende restituire una rilettura della figura di Dante e della sua opera attraverso le immagini che lo hanno reso celebre in tutto il mondo, in un arco temporale   che va dal Duecento al Novecento. L'obiettivo è di presentare le molteplici traduzioni figurative della potenza visionaria del poeta, con una particolare attenzione alle analogie tra le sue vivide parole e oltre 300 opere d'arte con cui gli artisti ne hanno dato interpretazione nei secoli. La mostra avrà un carattere internazionale, con l’esposizione di opere provenienti dalle più importanti collezioni del mondo.
Per il visitatore sarà come avere una mappa per un affascinante viaggio tra le parole e le immagini, a dimostrazione di come il successo corale di Dante nelle diverse forme artistiche abbia contribuito a definire, attraverso la sua eredità, i codici espressivi della nostra civiltà. Ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e dalle Gallerie degli Uffizi, in collaborazione con il Comune di Forlì e i Musei San Domenico, la mostra è diretta da Eike Schmidt (direttore delle Gallerie degli Uffizi) e da Gianfranco Brunelli (direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì). Mentre curatori del progetto sono il prof. Antonio Paolucci e il prof. Fernando Mazzocca.
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venerdì 12 febbraio 2021

Riapre "I Colori della Giostra" di Arezzo

Da mercoledì 10 febbraio 2021 ha riaperto al pubblico “I Colori della Giostra”. Il percorso espositivo dedicato al Saracino, posto a piano terra di Palazzo Comunale di Arezzo, ha utilizzato questi mesi di chiusura forzata causa contenimento pandemia Covid-19 per apportare una ulteriore novità. Dopo il restyling che ha trasformato il museo attraverso tecnologie digitali, immersive e interattive, è stato introdotto un potenziamento dell’oculus, il visore in realtà aumentata che permette al visitatore che lo indossa di simulare la carriera del giostratore contro il Buratto.

Grazie al nuovo progetto di sviluppo, con il quale l’amministrazione comunale di Arezzo – Ufficio Politiche Culturali e Turistiche ha partecipato al bando del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ottenendo dal Fondo Nazionale per la Rievocazione Storica un contributo di 24.640 euro, il contenuto dell’oculus non sarà più fruibile soltanto in maniera individuale da chi lo indossa ma sarà a disposizione di tutti i visitatori mediante monitor che proietteranno immagini interattive.
Il percorso espositivo, la cui gestione è affidata alla Fondazione Arezzo Intour, sarà aperto mercoledì 10, giovedì 11 e venerdì 12 febbraio e poi da lunedì 15 febbraio ogni giorno dal lunedì al venerdì con orario 14.30 - 18.30 in ottemperanza al dpcm che vede la chiusura dei musei il sabato e la domenica.
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